Tag - biellese

Il referendum costituzionale e le comunità porose
Torniamo nel Biellese, terra d’origine dell’ex Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, dimessosi poco prima che la piazza di Biella si riempisse per chiederne il passo indietro. Eravamo in centinaia a manifestare per ribadire che questo territorio non è il feudo di nessuno. Men che meno di chi è stato condannato per rivelazione di segreto d’ufficio, di chi ha taciuto sull’inquietante sparo di Capodanno a Rosazza o di chi, infine, ha mostrato una grave “leggerezza” diventando socio di una giovane il cui padre è legato a contesti malavitosi. Ha ragione Karim, consigliere di minoranza del Movimento 5 Stelle a Biella, quando ha urlato con orgoglio nel megafono che la vittoria del NO al referendum è un segnale chiaro: “La mafia e il fascismo sono la stessa montagna di merda”. Una citazione forte, tratta da I cento passi. Tuttavia, non date per scontato che questo risultato netto — emerso chiaramente a livello nazionale, meno nel Biellese — si traduca automaticamente in un appoggio elettorale alla coalizione progressista. Per capire come muoversi, bisogna guardare oltre la Serra, verso Ivrea e l’esperienza di Laboratorio Civico. Molto dipenderà dalla capacità di intercettare i giovani: un soggetto sfuggente, poco incasellabile, ma che in questo referendum si è rivelato determinante. C’è poi un altro tema centrale, vitale per il nostro territorio: quello delle Terre alte. Ho ricevuto alcune amichevoli critiche all’articolo di due giorni fa, scritto a caldo dopo la vittoria del No. Forse ci siamo lasciati trasportare dall’entusiasmo descrivendo la “stretta di mano” tra i giovani di città e gli anziani di montagna, ma il dato politico resta incontrovertibile: tutti gli 11 comuni biellesi in cui ha prevalso il NO fanno parte delle Terre alte. Per definirle, mi affido all’UNCEM: sono spazi multifunzionali che superano la semplice definizione geografica di “montagna” per abbracciare territori fragili ma ricchi di risorse, dove il rapporto uomo-ambiente è il perno della stabilità ecologica. Parliamo del 60% della superficie italiana e di una parte vastissima del Biellese. In queste aree sta accadendo qualcosa di nuovo. Riprendo una definizione del sociologo Filippo Barbera: la nascita di comunità porose. Non gruppi chiusi di soli nativi, ma collettività aperte composte da persone che si prendono cura del bene comune. L’esempio può essere Pace Futuro a Pettinengo: un progetto capace di rigenerare il tessuto sociale accogliendo l’altro, trasformando la marginalità in risorsa e cultura, dimostrando che la porosità è l’unica strategia per il ripopolamento. Veniamo agli 11 paesi in cui è prevalso il No anche nel Biellese. Partendo da Occidente, lungo la Serra, troviamo Magnano, Sala e Torrazzo. Salendo verso il cuore della Valle Cervo, ecco Piedicavallo e Campiglia Cervo. Muovendoci poi verso Oriente, nella zona della Valle di Mosso e della Valsessera, incontriamo Bioglio, Ternengo, Pettinengo, Veglio, Callabiana e infine Coggiola. Sono questi i comuni dove il Biellese ha saputo esprimersi con i giovani italiani, con Karim. Ora spetta a noi costruire queste comunità porose. Ettore Macchieraldo
March 25, 2026
Pressenza
Se la montagna biellese diventa bussola di civiltà
Il Biellese è il territorio di sperimentazione della nuova destra: lo abbiamo già scritto. È il luogo da cui proviene il Sottosegretario alla Giustizia e, non a caso, nel primo comunicato delle opposizioni locali dopo il risultato nazionale, ne sono state richieste giustamente le dimissioni. In generale, i risultati del referendum sulla giustizia nel Biellese non sono esaltanti per chi sperava in un segnale di rottura. A Biella città, il Sì ha prevalso di misura con il 51,4%, riflettendo una spaccatura quasi perfetta nel capoluogo. Tuttavia, è il dato aggregato dei 74 comuni della provincia a delineare una tendenza più netta: qui il Sì si è imposto con una media del 54,8%, superando la performance nazionale. È facile capirne il perché: i numeri seguono la curva demografica. Il Biellese è un’area dove l’inverno demografico è più avanzato che nel resto d’Italia e gli over 55 hanno scelto, in maggioranza, di assecondare la riforma costituzionale proposta dal Governo Meloni. Ci sono però dei dati difformi su cui è fondamentale ragionare. L’eccezione la troviamo, ad esempio, nei comuni dell’Alta Serra. Qui, sopra i 600 metri, il No ha vinto a dispetto dell’età media avanzata degli abitanti. A Magnano, Sala Biellese e Torrazzo si è votato come i ventenni delle grandi metropoli: un No convinto, che in alcuni seggi ha superato il 60%. Non è stato un voto di conservazione, ma di protezione. L’incrocio con i dati delle Regionali 2024 è impietoso per i partiti di governo. Due anni fa, questi stessi paesi avevano concesso ampia fiducia alla coalizione di centro-destra (con punte del 58%). Oggi, di fronte a un quesito che toccava i nervi scoperti della democrazia, quegli stessi elettori hanno scelto la libertà di giudizio sopra la fedeltà di bandiera. Mentre i centri urbani si svuotano di partecipazione, i nostri paesi di montagna diventano “presidi di consapevolezza”. Forse perché quassù si ha ancora il tempo di leggere, di discutere al circolo, di ascoltare il silenzio necessario per pesare una scelta. I giovani a livello nazionale e i nostri “vecchi” di montagna si sono stretti la mano idealmente in questo referendum. Hanno scelto di non svendere i principi per una promessa di rapidità che sa di inganno. Dalle Terre Alte biellesi arriva un monito: la democrazia non è una pratica da sbrigare, ma un sentiero da manutenere con cura, passo dopo passo, senza scorciatoie pericolose. Redazione Piemonte Orientale
March 23, 2026
Pressenza
Local March for Gaza: attraversare la pianura – quarto giorno
Domenica, ci si trova alle 9:00 in Piazza del Municipio a Roppolo. Come in oriente, la ritualità ha la sua importanza : si legge la petizione ed è il turno di Paolo. Dopodiché si cominciano a raccogliere le firme. Intanto prende il megafono Daniele Palazzo, Sindaco di Roppolo. Esprime il suo dolore nel vedere e nel sentire che vengono uccisi civili, a Gaza dall’esercito israeliano, mentre sono in fila ad attendere il cibo. Ore 9:30 si parte alla volta di Cavaglià e poi Santhià. In realtà ci si divide in due: il gruppo più numeroso verso Santhià e un drappello di 5 ciclisti che alle 10 parte da Cavaglià per andare a Mortara. Il gruppo in bici aspetta le 10 a Villa Salino Cavaglià, racconta Ettore, poi saluta Marcello e prende la strada per Mortara. Siamo in 5, un’Anna e una Laura di Occhieppo, un’ altra Anna di Ivrea e io. Il vero fenomeno però è Giampiero, ottant’anni suonati e un fiato invidiabile. Non solo ha fatto i 70 km e pussa di oggi, ma non ha mai smesso di parlare! E domani sarà con noi a Milano. Il viaggio tutto liscio, addirittura una leggera brezza. Abbiamo fatto strade secondarie, siamo passati da paesi sconosciuti. Un’altra Italia dimenticata da scoprire. Riso e mais si alternano come colture del paesaggio. Aironi cenerini, Ibis e altri uccelli che non conosco. Intanto a Santhià il gruppo a piedi è accolto in biblioteca dalla sindaca Angela Ariotti, dal vicesindaco e dall’ ANPI. Sono stati avvisati tardi e non si aspettavano di ricevere la fine della Marcia Locale per Gaza. Chiedono di organizzare un altro evento per coinvolgere piu popolazione, e dopo la lettura della petizione, i saluti e un primo “bilancio” del Cammino (473 firme raccolte nelle 15 soste in altrettanti paesi, 14 sindaci coinvolti, 7 comuni che hanno ufficialmente aderito, 160 pellegrini distribuiti sui 4 giorni di marcia), si offrono di accompagnarci in processione laica fino al municipio, dove si trova la targa “qui inizia il Cammino di Oropa”. Le Donne in Cammino per la Pace performano l’ultimo “Cessate il Fuoco”, un ragazzo palestinese ringrazia commosso. Un’ultima foto insieme, un coro unanime che esce dal profondo, tutti abbiamo sentito di altri 100 palestinesi uccisi in fila per l’acqua. PALESTINA LIBERA! A Mortara ci aspetta il presidio organizzato dall’ANPI locale. Un bel banchetto, bandiere della Palestina e della Pace. Persone attente e sensibili, collezioniamo 48 firme. Domani partiamo presto da Mortara. Laura e Anna eporediese ci hanno abbandonato ma, comunque, guadagniamo due ciclisti mortaresi e il marito di Anna, biellese, ci raggiunge stasera. Saremo un sestetto che si riunirà agli altri che in treno stanno già raggiungendo Milano. Diversamente col cuore a Gaza, d’altronde Nessuno da vicino è normale! Nazarena e Ettore Redazione Piemonte Orientale
July 14, 2025
Pressenza
Local march for Gaza nel biellese: secondo giorno
Ci mobilitiamo appena dopo la colazione, dal Santuario di Graglia in direzione del piccolo paesino di Torrazzo, che ci ospiterà per la notte. I boschi hanno accolto i nostri passi, i nostri silenzi, le nostre speranze e le nostre chiacchiere. A Netro abbiamo incontrato l’amministrazione e raccolto le firme. Poco dopo siamo arrivati a Donato e l’accoglienza sia del sindaco, che della Proloco, che dei commercianti e, ovviamente, che dei cittadini ci ha davvero commosso. Alcuni elementi della banda musicale ci hanno accompagnati in piazza, il discorso del sindaco ci ha fatto ricordare che le istituzioni possono essere nostre alleate, contro il genocidio e contro la guerra. Dopo qualche chilometro siamo arrivati a Sala Biellese, che ha una grande storia di società di mutuo soccorso e di resistenza. Ci ha accolto Luciano della Casa Museo della resistenza. Paolo Naldin, scrittore e attivista, ha preso il microfono per raccontarci il suo viaggio verso Gaza, durante la Global March to Gaza. Ci ha raccontato di quando gli italiani e tutti gli altri attivisti sono stati fermati al Cairo, all’aeroporto ma anche negli hotel dove alloggiavano: controlli a tappeto di chi stata tentando di aprire un canale umanitario di supporto alla popolazione di Gaza. Ci ha invitato a pensare di quanto sarebbe importante riportare la compassione in politica, l’empatia, l’umanità. “I cittadini si devono esprimere, non stare in silenzio” e questo lo vogliamo gridare tutti noi, durante questa marcia, ma anche e soprattutto quando la marcia terminerà. Per evitare per quanto più possibile l’omertà e il silenzio. Per denunciare il genocidio. Luca, di Biellesi per la Palestina, ci ha riassunto il rapporto di Francesca Albanese che contiene le accuse e le denunce di tutte le aziende e multinazionali che hanno interessi e che sono complici dell’occupazione israeliana nei Territori palestinesi e del genocidio. Seguire Luciano mentre ci guidava nel Museo della resistenza ci ha fatto riflettere ancora una volta di quanto sia vitale non subire i soprusi e riconoscerli quanto prima, per evitare che la storia si ripeta. La giornata si è chiusa con l’ottima accoglienza che abbiamo ricevuto alla Bocciofila di Torrazzo, da cui partiremo domani, per la terza tappa della Local March for Gaza. Sara Massarotto Redazione Piemonte Orientale
July 12, 2025
Pressenza
Local March for Gaza nel Biellese: prima tappa
Sono passate 3 settimane da quando abbiamo deciso di organizzare questa Local March for Gaza. Dovendo fare un bilancio di questa prima giornata abbiamo più fatti da citare, tutti positivi. Innanzitutto lo stesso processo che ci ha portato a questa prima giornata, dove decine di persone hanno colto il momento e il senso e si sono generosamente messe in gioco, facendosi carico spontaneamente di “pezzi” di organizzazione. Questo processo oggi ha portato settanta persone ad uscire di casa e a recarsi al punto di incontro a Oropa, per la maggior parte in autobus. Lo hanno fatto per camminare insieme e per essere presenti alla prima tappa della Local march for Gaza, in cui era possibile firmare la petizione “Marcia locale per Gaza – L’Italia scelga la pace” (trovi il testo qui); Un altro fatto importante, forse il più importante, è stata la mobilitazione di ogni paese attraversato. Siamo stati accolti da comuni, proloco, cittadini e anche parroci, che pur non partecipando alla marcia hanno deciso di accogliere e firmare la petizione. La fila di cittadini in coda a Sordevolo per mettere la propria firma è stata particolarmente toccante. D’altra parte, il saluto negato dal rettore di Oropa è stato riscattato dalla calorosa accoglienza ricevuta dal rettore del Santuario di Graglia, che ha tenuto a intrattenersi coi pellegrini per quasi un’ora nella chiesa del Santuario. Le proloco hanno giocato un ruolo essenziale nell’organizzazione delle soste e, parafrasando un volontario, hanno ottenuto in cambio un patrimonio di relazioni e collaborazioni tra proloco di paesi diversi e associazioni locali. La marcia ha risposto a un esigenza diffusa di “fare qualcosa” di fronte all’inaccettabile, perché non si può e non si vuole essere anestetizzati di fronte alle migliaia di bambini uccisi o alle 50, 70, 100 persone massacrate quotidianamente dalle bombe o dai cecchini che colpiscono le persone in fila per ottenere cibo. Moltissime persone alla partenza dai paesi hanno mandato messaggi di questo tipo: “Iniziativa importante, importantissima per il nostro futuro” oppure “Grazie per averci fatto partecipi di questo importante cammino di solidarietà e amicizia !!!!”. Ciò è accaduto perché l’iniziativa viene da abitanti dei paesi che hanno usato il linguaggio dei paesi, dove parole come cammino, sentiero, processione o pellegrino sono famigliari e rassicurano. Parole che sono comprese e che nulla tolgono alla radicalità del racconto che viene fatto sulla realtà di Gaza e sul genocidio dei palestinesi. Per questo fin dall’inizio abbiamo voluto organizzare una processione locale e una marcia globale, un Cammino di Oropa laico e multiconfessionale, per i Biellesi e i pellegrini, per dare voce allo stesso bisogno di dire “non in mio nome”. Vita, terra e libertà per il popolo palestinese è ciò che vogliamo, anche per noi. Nazarena e Ettore Redazione Piemonte Orientale
July 10, 2025
Pressenza
Ma le bandiere dell’Adunata di Biella sono riciclabili?
Biella, la piccola città del Piemonte che conta poco più di quaranta mila abitanti (40.000) e il Biellese, il territorio che circonda la città, che invece ne ha poco meno di centosettanta mila (170.000) ha retto i quattrocento mila (400.000) alpini che il 9/10/11 maggio si sono riversati nella città e in tutto il territorio circostante; per quanto, commercialmente, le ricadute si siano concentrate in poche vie del centro ristretto a poche vie. La cittadina laniera piemontese è stata infatti la sede dell’Adunata Nazionale degli Alpini. Questa la considerazione sulla logistica che ha funzionato. Tanto che, viene da chiedersi, perché poi normalmente il servizio treni, e anche quelo dei pullman ATAP, sia così scadente. Anche ieri la tratta ferroviaria Milano-Torino è stata un disservizio totale. Si trattava di potenziare gli interregionali per il Salone del libro di Torino. Ma no, non era proprio possibile dare un servizio decente e abbiamo viaggiato come sui carri bestiame. Si vede che la cultura, anche quando paga, non merita. Ripartiamo dalla foto. E’ stata scattata da Serena, mia moglie, a casa nostra e ritrae me con i nostri ospiti alpini. Quello alto, il Lippa, è un amico del mare. Ci siamo frequentati per molti anni ai lidi comacchiesi. Così gli abbiamo dato volentieri una mano, essendo alpino, per fare in modo che l’esperienza biellese dell’adunata, sua e dei suoi amici, fosse positiva. E così è stato. Tra le cose piacevoli annovero la serata insieme a Roppolo di chiacchiere di naja. Loro che raccontavano la naja vera, quella alpina e io il servizio civile. E vi assicuro che i racconti del mio anno da obiettore di coscienza al militare presso la comunità di diversamente abili del Don Gnocchi, non erano certo meno avventurosi dei loro. Anzi univano avventura e utilità sociale. Ma questa è un’altra storia. Quello che voglio dire è che non ho, come credete, un atteggiamento aprioristicamente contrario all’adunata. E’ un bene per il Biellese che abbia funzionato la macchina e che ci sia stato un ritorno – sul breve – dal punto di vista della socialità e dell’economia. E’ anche un bene che il Mucrone, il monte alle spalle di Biella, che sarebbe dovuto essere illuminato per tre notti di rosso, bianco e verde, invece lo è stato assai meno e anche solo parzialmente. Non è stato un ripensamento né degli organizzatori dell’Adunata, né dell’ente finanziatore, la Provincia di Biella. Ci hanno pensato le nuvole; segno che proprio l’uomo deve rendersi conto che dovrebbe limitare i suoi deliri prometeici. Devo, però, anche dire che avevamo ragione noi. “Noi chi?” Mi chiederebbe il mio censore. Ma noi che abbiamo organizzato il 5 maggio, pochi giorni prima dell’adunata, un incontro, tra l’altro molto partecipato, dal titolo “Addio alle armi” presso la sede del Centro Territoriale Volontariato di Biella. Ospiti non di richiamo ma di spessore, che è anche meglio: Giorgio Monestarolo, Marco Meotto, Simonetta Valenti e Daniele Gamba . Oggi mi è arrivato un link da infoaut che riporta in modo attento, preciso e completo gli interventi e il senso della nostra contrarietà al clima neo bellicista e patriottico di questa 96esima Adunata degli Alpini a Biella. A proposito mi è stato detto, da chi di adunate ne ha fatte assai, che non si erano mai viste così tante bandiere italiane come a Biella. Anzi no, come nel Biellese. Non mi soffermo quindi sui singoli casi che macchiano il risultato di questo evento Adunata, di cui sono piene le cronache dei giornali locali e nazionali e le pagine social. Queste anche pienissime di commenti fascistissimi. E sì, non si può che definire così chi fa dello squadrismo in salsa digitale, arrivando a far togliere i post critici o che semplicemente riportano verità scomode. Un po’ come facevano le squadracce fasciste nel 1920 e 21 quando bruciavano le Case del Popolo, picchiavano i socialisti e i comunisti con il manganello e somministravano anche l’olio di ricino. Sento già i”bei tempi quelli” che fioccano nei commenti social. Non è questo suprematismo delmastriano che toglierà Biella dai luoghi che non contano, come ha scritto Filippo Barbera su Il manifesto di venerdì scorso. Biella e il Biellese possono riappropriarsi di un ruolo di primo piano, invece, proprio proponendosi come esempio di conversione ecologica. Proprio parlando di sostenibilità mi viene da chiedere: ma la quantità abnorme di bandiere appese verrà tolta? E per caso il tessuto di cui sono fatte è riciclabile? Ettore Macchieraldo
May 18, 2025
Pressenza