Tag - basta guerre

Campi di guerra
Nelle città trasformate in campi di guerra, gli affari sono affari… di cosa nostra e i governi sono scia-calli, duri da estirpare: tengono la democrazia in un pugno di ferro tra criminali di guerra che producono e usano le de-testate cariche… di lancio prolungato nell’avvento di un futuro ignorato e malandato. Nelle città trasformate in campi di guerra, i fascisti del nuovo secolo riscrivono la storia con le violenze di casa e di strada e il papa americano viaggia e s’imbatte nella gloria dei sostenitori s-fasciati di testa… che abbracciano le armi per una difesa ottusa, con perdite di coscienza fuori controllo. Nelle città trasformate in campi di guerra,  scorre la nobiltà di un sangue infetto, ripulito e riciclato dai figli dell’obbedienza, che fanno quadrare i torna-conti elettorali nelle camere della paranormalità criminosa e nei cerchi bestiali delle re-migrazioni con-fermate obbligatorie… alla fine del mondo. Nelle città trasformate in campi di guerra, ci sono i cervelli bacati di un governo longevo, dove la vita si sconta vivendo tra malfattori impenitenti che fanno nuotare la gente in un fiume di lagrime e ci vuole tanto coraggio per propagan-dare la scuola ai soli italiani che sanno amare e sanno legare, per grazia divina, la loro lingua, la loro famiglia e la loro patria. Pino Dicevi
September 23, 2026
Pressenza
Ma le bandiere dell’Adunata di Biella sono riciclabili?
Biella, la piccola città del Piemonte che conta poco più di quaranta mila abitanti (40.000) e il Biellese, il territorio che circonda la città, che invece ne ha poco meno di centosettanta mila (170.000) ha retto i quattrocento mila (400.000) alpini che il 9/10/11 maggio si sono riversati nella città e in tutto il territorio circostante; per quanto, commercialmente, le ricadute si siano concentrate in poche vie del centro ristretto a poche vie. La cittadina laniera piemontese è stata infatti la sede dell’Adunata Nazionale degli Alpini. Questa la considerazione sulla logistica che ha funzionato. Tanto che, viene da chiedersi, perché poi normalmente il servizio treni, e anche quelo dei pullman ATAP, sia così scadente. Anche ieri la tratta ferroviaria Milano-Torino è stata un disservizio totale. Si trattava di potenziare gli interregionali per il Salone del libro di Torino. Ma no, non era proprio possibile dare un servizio decente e abbiamo viaggiato come sui carri bestiame. Si vede che la cultura, anche quando paga, non merita. Ripartiamo dalla foto. E’ stata scattata da Serena, mia moglie, a casa nostra e ritrae me con i nostri ospiti alpini. Quello alto, il Lippa, è un amico del mare. Ci siamo frequentati per molti anni ai lidi comacchiesi. Così gli abbiamo dato volentieri una mano, essendo alpino, per fare in modo che l’esperienza biellese dell’adunata, sua e dei suoi amici, fosse positiva. E così è stato. Tra le cose piacevoli annovero la serata insieme a Roppolo di chiacchiere di naja. Loro che raccontavano la naja vera, quella alpina e io il servizio civile. E vi assicuro che i racconti del mio anno da obiettore di coscienza al militare presso la comunità di diversamente abili del Don Gnocchi, non erano certo meno avventurosi dei loro. Anzi univano avventura e utilità sociale. Ma questa è un’altra storia. Quello che voglio dire è che non ho, come credete, un atteggiamento aprioristicamente contrario all’adunata. E’ un bene per il Biellese che abbia funzionato la macchina e che ci sia stato un ritorno – sul breve – dal punto di vista della socialità e dell’economia. E’ anche un bene che il Mucrone, il monte alle spalle di Biella, che sarebbe dovuto essere illuminato per tre notti di rosso, bianco e verde, invece lo è stato assai meno e anche solo parzialmente. Non è stato un ripensamento né degli organizzatori dell’Adunata, né dell’ente finanziatore, la Provincia di Biella. Ci hanno pensato le nuvole; segno che proprio l’uomo deve rendersi conto che dovrebbe limitare i suoi deliri prometeici. Devo, però, anche dire che avevamo ragione noi. “Noi chi?” Mi chiederebbe il mio censore. Ma noi che abbiamo organizzato il 5 maggio, pochi giorni prima dell’adunata, un incontro, tra l’altro molto partecipato, dal titolo “Addio alle armi” presso la sede del Centro Territoriale Volontariato di Biella. Ospiti non di richiamo ma di spessore, che è anche meglio: Giorgio Monestarolo, Marco Meotto, Simonetta Valenti e Daniele Gamba . Oggi mi è arrivato un link da infoaut che riporta in modo attento, preciso e completo gli interventi e il senso della nostra contrarietà al clima neo bellicista e patriottico di questa 96esima Adunata degli Alpini a Biella. A proposito mi è stato detto, da chi di adunate ne ha fatte assai, che non si erano mai viste così tante bandiere italiane come a Biella. Anzi no, come nel Biellese. Non mi soffermo quindi sui singoli casi che macchiano il risultato di questo evento Adunata, di cui sono piene le cronache dei giornali locali e nazionali e le pagine social. Queste anche pienissime di commenti fascistissimi. E sì, non si può che definire così chi fa dello squadrismo in salsa digitale, arrivando a far togliere i post critici o che semplicemente riportano verità scomode. Un po’ come facevano le squadracce fasciste nel 1920 e 21 quando bruciavano le Case del Popolo, picchiavano i socialisti e i comunisti con il manganello e somministravano anche l’olio di ricino. Sento già i”bei tempi quelli” che fioccano nei commenti social. Non è questo suprematismo delmastriano che toglierà Biella dai luoghi che non contano, come ha scritto Filippo Barbera su Il manifesto di venerdì scorso. Biella e il Biellese possono riappropriarsi di un ruolo di primo piano, invece, proprio proponendosi come esempio di conversione ecologica. Proprio parlando di sostenibilità mi viene da chiedere: ma la quantità abnorme di bandiere appese verrà tolta? E per caso il tessuto di cui sono fatte è riciclabile? Ettore Macchieraldo
May 18, 2025
Pressenza