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TARANTO: ALLE ORIGINI DELL’OMICIDIO DI SAKO BAKARI “LA REGRESSIONE E IL FALLIMENTO DELLA SOCIETÀ”
Un corteo ieri sera nella Città vecchia ha ricordato Sako Bakari, il 35enne di origine maliana ucciso all’alba di sabato 9 maggio in piazza Fontana da un gruppo di giovanissimi tra i 15 e i 16 anni insieme a un maggiorenne. L’iniziativa è stata organizzata dalle parrocchie del centro pugliese, mentre giovedì 14 maggio dalle ore 17.30 toccherà alle associazioni antirazziste, le realtà sociali e le comunità del territorio. Secondo gli investigatori il branco era alla ricerca di qualcuno di debole e indifeso da importunare, poi la situazione gli sarebbe completamente sfuggita di mano. Di “un omicidio di una brutalità che a Taranto non si era mai verificato” parla il giornalista Gianmario Leone, interpellato da Radio Onda d’Urto. Anche se “Taranto non è mai stata una città razzista e la comunità africana è perfettamente integrata”, l’episodio deve risuonare “come un campanello d’allarme” perché dimostra “l’involuzione e la regressione della società”. Come espresso anche dalla Procuratrice capo di Taranto Eugenia Pontassuglia “c’è un problema di educazione civile” e di valori. Gianmario Leone, che è anche insegnante di storia e filosofia in un liceo, aggiunge in merito che “anche nelle scuole di élite, frequentate dai figli della Taranto bene, negli ultimi anni registriamo situazioni mai verificate che parlano di totale assenza di educazione e rispetto. Un problema che si sta radicando in tutti i livelli e tutti i luoghi della nostra società”. La ricostruzione della vicenda, le reazioni politiche e della cittadinanza tarantina nell’intervista a Gianmario Leone giornalista del Corriere di Taranto. Ascolta o scarica Appena appresa la notizia dell’omicidio di Sako Bakari, il Presidente dell’Alto Consiglio del Mali in Italia Mahamoud Idrissa Boune, si è recato immediatamente a Taranto, dove si è anche incontrato con alcuni familiari di Sako che vivono in Spagna e in Francia. In qualità di rappresentante del governo maliano in Italia, Boune è stato anche ricevuto dagli investigatori e dalla Procuratrice, che hanno espresso la volontà di arrivare ad una verità giudiziaria al più presto. Nell’intervista che abbiamo realizzato, Boune si dice preoccupato per l’aumento degli episodi di violenza e razzismo che coinvolgono le persone di origine africana che vivono in questo paese. Il riferimento è anche all’aggressione di Diala Kante da parte della polizia a Milano e all’omicidio di Moussa Diarra a Verona. Di queste vicende è responsabile la politica e specialmente di “quelli che fanno campagne razziste” per guadagnarsi voti con temi quali la “remigrazione”. L’intervista al Presidente dell’Alto Consiglio del Mali in Italia Mahamoud Idrissa Boune. Ascolta o scarica
May 13, 2026
Radio Onda d`Urto
WORKING CLASS HEROES: FUORI E DENTRO L’EX ILVA DI TARANTO SI CONTINUA A MORIRE
Benvenuti e benvenute a una nuova puntata di Working class heroes, la trasmissione quindicinale che tratta i temi del lavoro sulle frequenze di Radio Onda d’Urto ogni due lunedì nello spazio Cassetta degli Attrezzi. Nella puntata di lunedì 16 marzo siamo tornati su una vicenda che vede da decenni nella città di Taranto una divisione molto forte e che ruota attorno all’ex acciaieria più grande d’Europa: il conflitto tra la tutela della salute e la tutela del lavoro, tra chi pensa che si possa tutelare la salute mettendo in sicurezza dal punto di vista ambientale l’acciaieria e chi invece ritiene che l’unica soluzione sia chiuderla, convertirla, farci qualcosa d’altro. Prima di partire, qualche numero per capire e ribadire l’importanza di questa città nella città che da tempo il governo vorrebbe vendere. L’ex Ilva oggi si chiama Acciaierie d’Italia ed è in amministrazione straordinaria. La produzione è lontana da quella che renderebbe sostenibile l’azienda, circa 6milioni di tonnellate di acciaio, e che permetterebbe di rimettere al lavoro le circa 8mila persone coinvolte, e altre 1.600 che nel 2018 il gruppo ArcelorMittal, quando era entrato nella proprietà, si era riservato di assumere. Per farlo bisognerebbe arrivare a 8 milioni di tonnellate di acciaio prodotte all’anno. Attualmente circa 4.450 persone sono in cassa integrazione. Gli altoforni sono obsoleti, la manutenzione non è adeguata, e nell’ex Ilva si continua a morire sia dentro che fuori. Sono già due gli omicidi sul lavoro in questo 2026. L’ultimo è stato l’operaio Loris Costantino, aveva 36 anni: due settimane fa lavorando per conto della ditta di pulizie Gea Power è caduto da un’altezza di circa 10 metri perché è crollata la superficie dove stava camminando. Il 12 gennaio era morto Claudio Salamida, operaio di 46 anni, anche lui cadendo. E poi la morte fuori. Una sentenza recentissima del tribunale di Milano chiede che si sospenda la produzione della fabbrica se entro il prossimo 24 agosto non vengono attuate alcune prescrizioni. In sostanza, l’autorizzazione integrata ambientale non è stata giudicata sufficiente. I cittadini di Taranto rischiano ancora lesioni gravi . In questa trasmissione troverete l’opinione del giornalista Gianmario Leone, del Corriere di Taranto; di Massimo Castellana, presidente dell’Associazione genitori tarantini; Francesco Rizzo, operaio ex Ilva e del direttivo nazionale del sindacato USB. Ascolta o scarica
March 17, 2026
Radio Onda d`Urto