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Qui resteremo – Dialoghi, immagini e suoni sulla Palestina
PRATO, venerdì 23 maggio 2025, dalle ore 18.00 Il Centro per l’arte contemporanea “Luigi Pecci” in collaborazione con Il Diwan – Una goccia per Gaza, Associazione Gaza Fuorifuoco Palestina, Federazione provinciale ANPI di Prato, ANPI di Vernio, Associazione Firenze Suona presenta Qui resteremo – Dialoghi, immagini e suoni sulla Palestina Incontro-dibattito con FRANCESCA ALBANESE, MICAELA FRULLI, OMAR SULEIMAN Mostra di fotografi palestinesi e mostra Kufia, matite italiane per la Palestina Sulle orme di Ali Rashid – che ci ha lasciato improvvisamente lo scorso 14 maggio – instancabile attivista per la pace e promotore del dialogo tra culture, venerdì 23 maggio, proseguiamo nel solco del suo impegno di una vita col settimo appuntamento de Il Diwan – Una goccia per Gaza al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci (Viale della Repubblica, 277 – Prato) con numerose iniziative dedicate alla drammatica situazione della popolazione di Gaza e dei territori occupati in Cisgiordania vittima di un esodo forzato e di uno sterminio in diretta. Alle ore 18.00, nella Sala Cinema del museo, un incontro di aggiornamento, analisi e dibattito sui recenti drammatici avvenimenti in Gaza e in tutta la Palestina con Francesca Albanese, giurista e docente specializzata in diritto internazionale e diritti umani, dal 2022 Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi Occupati, autrice con Christian Elia di J’accuse. Gli attacchi del 7 ottobre, Hamas, il terrorismo, Israele, l’apartheid in Palestina e la guerra (2023, Fuoriscena); Micaela Frulli, docente di Diritto internazionale presso l’Università di Firenze, condirettrice della rivista Questions of International Law, membro del comitato di direzione di The International Spectator, membro del comitato scientifico Centro Macrocrimes, membro del Comitato Direttivo della Antonio Cassese Initiative for Justice, Peace and Humanity, membro del Comitato di direzione della Italian Branch dell’International Law Association, membro dello International Humanitarian Law Institute e della Società italiana di diritto internazionale; e Omar Suleiman, attivista palestinese. Alle ore 20.30, nella Sala Incontri del museo, l’inaugurazione della mostra Qui resteremo a cura di Patrizio Esposito e dell’associazione Gaza Fuorifuoco Palestina con trenta fotografie da Gaza e dalla Cisgiordania scattate da giornalisti palestinesi a partire dal novembre 2023, spesso a rischio della vita (duecentotrenta i reporter e i fotografi uccisi fino ad oggi, un centinaio gli imprigionati) e della mostra Kufia, matite italiane per la Palestina, la celebre raccolta con tavole di Milo Manara, Andrea Pazienza, Guido Crepax, Igort, Josè Munoz, Vauro, Altan, Vincino. Dalle ore 21.30 musica del vivo con gli Est!Est!Est!, tre musicisti della Baro Drom (Vieri Bugli, violino; Modestino Musico, fisarmonica; Gabriele Pozzolini, percussioni) in uno spettacolo acustico in solidarietà con la Palestina e in memoria di Ali Rashid, ex Primo Segretario della Delegazione Palestinese in Italia, ex deputato della Repubblica italiana (XV legislatura), scrittore e attivista per la pace in Palestina. Al bar-bistrot del museo ci sarà un buffet dai sapori palestinesi ad offerta libera (facoltativo, contributo minimo di 10€). Il diwan era in Medio Oriente il luogo fisico in cui ci si radunava, un luogo comodo dove stare seduti, leggere, discutere di letteratura, di poesia, ma anche di argomenti scomodi. Il Diwan – Una goccia per Gaza è un progetto culturale itinerante ideato da Ali Rashid che prevede dibattiti, testimonianze, letture, musica, proiezioni, arti dello spettacolo, cucina palestinese. Un momento di incontro, scambio e approfondimento sul Medio Oriente, per una cultura che metta al centro la pace. Quello del 23 maggio 2025 è il settimo appuntamento del ciclo di incontri del Diwan che, negli eventi precedenti, ha visto la partecipazione di Vauro Senesi (vignettista), Davide Riondino (cantautore, attore, regista e scrittore), Patrizio Esposito (grafico e fotografo dell’associazione Gaza Fuorifuoco Palestina), Paolo Gozzani (Segretario Regionale CGIL Toscana), Giancarlo Albori (Presidente provinciale Anpi di Massa Carrara), Rossano Rossi (Segretario Generale CGIL Toscana), Wasim Dahmash (saggista, docente universitario e traduttore di lingua e letteratura araba), Micol Meghnagi (giornalista e ricercatrice all’Università degli Studi di Bologna), lo scrittore Pietro Cardelli, Micaela Frulli (docente di Diritto internazionale all’Università degli Studi di Firenze), Iain Chambers (antropologo, sociologo e docente di Studi culturali e Postcoloniali del Mediterraneo all’Università degli Studi di Napoli L’Orientale), Luca Galassi (giornalista di Emergency), Vincenzo Stefano Luisi (Presidente di PCRF-Italia), Vivian Khalaf, Lubna Musa e Suhail Flaifl (rappresentanti internazionali di PCRF – Palestine Children’s Relief Fund), Giuseppe Salamone (blogger e attivista politico), Luigi De Magistris (politico, già magistrato, europarlamentare e sindaco di Napoli), Domenico Gallo (politico e magistrato), i rappresentanti del Collettivo di fabbrica dei Lavoratori GKN; oltre a numerosi musicisti che si sono esibiti in concerto, tra i quali Fry Moneti e Gianluca Spirito dei Modena City Ramblers, la band degli APB, il gruppo Barrio Porteño e Sarraj Alsersawi, suonatore palestinese di oud.   La speranza è un obbligo morale. Per creare un futuro che non è più certezza, ma pura ipotesi. Il futuro ci sarà se lo avremo creato. Ali Rashid Redazione Toscana
Ali Rashid: un uomo ammirevole
Ali Rashid ha avuto un infarto, il secondo, e ne è morto. Credo che nel conteggio dei morti di Gaza vada aggiunto un “più uno”. Ali era palestinese, per molti anni aveva rappresentato l’Organizzazione per la liberazione della Palestina e poi l’Autorità nazionale palestinese. Io lo conobbi verso la fine degli anni ottanta, veniva in redazione per parlare con i compagni più amici dei palestinesi e portare la sua opinione, facemmo amicizia e una volta gli dissi: “Sei uno degli uomini più belli che conosca”. Lui, con il suo sorriso morbido, rispose: “Anche tu sei bello”. Lui scherzava, io no. Aveva quella fluidità garbata di molti arabi, nonostante la sua vita fosse stata ingrata, esule due volte da quella che sarebbe diventata Israele, profugo in una tenda in Giordania, infine miracolosamente accettato come studente in una università italiana. Si era laureato e si era dedicato ai suoi, tutti quanti. E non smetteva: qualche mese fa mi telefonò per rinvitarmi a partecipare a una “lezione”, così la definì, a Firenze, sulla Palestina. Io gli dissi: ho appena avuto un problema di salute grave, non posso muovermi. E lui, affettuoso come sempre, mi disse “non preoccuparti, faremo una serie di queste lezioni”. Fu a metà degli anni novanta, trent’anni fa, che ci legammo davvero. Noi facevamo un settimanale, supplemento del Manifesto, che si chiamava Extra, lui venne e ci chiese se ci interessava il racconto del suo primo viaggio in Israele, in un tempo relativamente pacifico, alla ricerca della casa di famiglia, di suo nonno, che non aveva visto da quando erano tutti fuggiti prima in campagna e poi in Giordania. Ci interessa eccome, gli rispondemmo, scrivi. Dopo un po’ tornò con un testo che io lo aiutai a mettere in piega, discutevamo ogni aggettivo, ogni paragrafo. Lui ci teneva molto, e io anche. La sua era stata una famiglia di antica nobiltà, la casa di suo nonno era un piccolo palazzo di pietra bianca, dove il piccolo Ali era cresciuto. Lui raccontava di come avesse individuato la via, dentro quella che ora è Tel Aviv, l’incrocio stradale esatto, ma ecco, la casa di pietra bianca era stata rasa al suolo e sostituita da palazzine banali come se ne vedono in ogni periferia europea. Così Ali si sedette su una panchina e rimase a guardare, cercando di vedere la casa di famiglia attraverso i muri e i balconi reali. Quando raccontai a Piergiorgio Maoloni, il grande grafico che ci aiutava a fare Extra, la storia di Ali, lui si mise d’impegno e propose una illustrazione in cui le linee di una casa antica si intrecciavano a quelle delle case moderne, una specie di groviglio inestricabile. Ali vide il disegno e gli spuntarono lacrime sull’orlo degli occhi: Ecco, disse, è stato proprio così. Si vedeva bene, e si leggeva, la zona oscura tra il passato che non c’è più e un presente che non si vuole accettare. La scomparsa di Ali Rashid è l’ennesima riprova, durissima, che i compagni, gli amici, se ne vanno, ma io spero che da qualche parte, qui o in Palestina, una piccola targa, magari solo un sasso bianco, ricordino che è esistito un uomo ammirevole come lui. Dalla pagina Facebook di Gigi Sullo Redazione Italia