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#Palermo, mercoledi 21 ottobre, ore 17 - Data center a #Unipa? #nodatacenters Il 20 luglio 2026 sono stati inaugurati all’Università di Palermo il nuovo Data Center di Ateneo e la piattaforma HPE Private Cloud AI.
October 20, 2026
Antonio Mazzeo
La Sicilia fa scuola? No, fa vetrina. La passerella agli Stati Generali dell’Istruzione a Palermo
Ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, il 14 e 15 ottobre, vanno in scena gli Stati Generali dell’Istruzione con l’atto finale di un percorso che è iniziato nel 2025, con otto incontri provinciali, rimasti in realtà mere tappe istituzionali non aperte ai territori. La presentazione ufficiale parla di grande ascolto dal basso per rilanciare la scuola siciliana, con INDIRE a garantire il supporto scientifico. Parole d’ordine: innovazione didattica, inclusione, legalità, intelligenza artificiale, contrasto alla dispersione, orientamento, sistema 0-6, filiera 4+2. Basta leggere le carte per capire che la ragione dell’evento è un’altra. Gli stessi documenti dell’Assessorato dicono che gli otto incontri, giunti al secondo anno consecutivo nel 2026, servono a «tracciare un bilancio delle iniziative avviate negli ultimi quattro anni dal governo Schifani». L’obiettivo, scritto nero su bianco, non è decidere insieme il futuro, ma illustrare gli interventi già attuati, quelli in fase di realizzazione, e quelli programmati, e comunicare quanto è stato realizzato finora. Non è una rifondazione, è una rendicontazione di fine mandato. E, infatti, la vetrina è già pronta: 700 milioni di euro annunciati e presentati come investimento in edilizia, nuove tecnologie, aule immersive e laboratori, progetti di educazione alla legalità e di contrasto al disagio. La scuola viene raccontata come cantiere, non come luogo dove si discute su cosa insegnare, come insegnare e perché in Sicilia quasi un ragazzo su cinque abbandona prima di finire il percorso scolastico o formativo. È qui il primo ribaltamento: si mette al centro l’hardware, non il software. Si contano i banchi, le LIM, i climatizzatori, non le ore di tempo pieno che mancano, non le cattedre di sostegno coperte al 70% da precari. La forma della partecipazione smentisce da sola la retorica dell’ascolto. L’invito formale è riservato ai dirigenti scolastici, con modulo da compilare e scadenza. Restano fuori tutti gli altri soggetti che la scuola la vivono ogni giorno: studenti e studentesse, genitori, personale ATA, docenti precari, educatrici dei nidi, il terzo settore che ogni giorno argina la povertà educativa nei quartieri. I docenti possono entrare nei workshop solo se iscritti dal dirigente. Questa non è un’assemblea di tutti gli ordini di scuola, è una platea selezionata dall’alto per avallare indirizzi già definiti. E le decisioni già prese hanno due nomi precisi: 0-6 e 4+2. Lo 0-6, sulla carta, dovrebbe essere la nostra frontiera più avanzata: il sistema integrato che tiene insieme nido 0-3 e scuola dell’infanzia 3-6, con pari dignità educativa e continuità pedagogica. È un principio sacrosanto, che viene dal miglior pensiero pedagogico italiano. In Sicilia significa, però, fare i conti con il vuoto. In oltre trecento comuni il nido non esiste proprio. A mancare non è il coordinamento pedagogico, mancano gli edifici, il personale, il servizio. Abbiamo una regione dove il diritto all’educazione nei primi mille giorni di vita è geograficamente negato. Parlare di sistema integrato senza partire da questi dati significa trasformare un diritto negato in una procedura da rendicontare. L’integrazione smette di essere una conquista materiale per bambine e bambini e famiglie e si riduce a un timbro, un attestato finale INDIRE che certifica l’integrazione di un servizio che nei fatti non esiste. Il 4+2 rende ancora più evidente la sua funzione ideologica. Oggi la secondaria di secondo grado dura cinque anni. Con la nuova filiera tecnologico-professionale diventa quattro anni a scuola più due anni di ITS Academy, l’alta formazione tecnica post-diploma. L’obiettivo dichiarato è accelerare il passaggio al lavoro e consentire l’allineamento ai modelli europei. In realtà è una biforcazione precoce e classista. A quattordici anni, in territori dove la dispersione sfiora il 19%, proporre un diploma quadriennale abbreviato e depotenziato significa creare un canale a basso valore legale fuori dal circuito prestabilito, cucito sui fabbisogni del tessuto produttivo locale. Per chi può permetterselo resta il quinquennio liceale e l’università, il tempo lungo dello studio, la possibilità di cambiare idea. Per gli altri, per i ragazzi delle periferie, delle aree interne, la filiera rapida rischia di diventare destinazione obbligata, la scorciatoia per poveri spacciata per modernità. A rendere tutto più moderno, il programma della due giorni propone come metodologie di supporto e orientamento le Thinking Routine di Harvard, nate per rendere visibile il pensiero critico, per insegnare a sostare nel dubbio. Qui, però, tali strategie educative vengono usate al contrario: come percorso di addestramento morbido per confermare la vocazione tecnica già scelta. Non servono a mettere in discussione, servono a razionalizzare. Messi in fila, 0-6 e 4+2 disegnano una linea retta senza interruzioni: al nido impari a conoscerti, a quattordici anni a progettarti, a diciotto a produrre. È lo slogan stesso del modulo di orientamento: “Dal conoscersi al progettarsi”. Sembra empowerment, in realtà è un binario unico in cui ogni tappa conferma la precedente, canalizza senza orientare. L’orientamento vero prevede crisi, ripensamenti, deviazioni, la possibilità di cambiare idea, anche quando costa tempo e fatica. E in questo quadro c’è un rimosso enorme, che rivela più di ogni altra cosa la natura di vetrina dell’evento: i CPIA, i centri provinciali per l’istruzione degli adulti, creati per decreto nel 2012 e a regime dal 2015. Eredi delle vecchie scuole serali, oggi tengono in piedi, in tutta Italia, il percorso di circa 185 mila persone straniere che chiedono alfabetizzazione e titoli di studio; oggi i CPIA vengono indicati dallo stesso governo, nell’ultimo decreto scuola, come il perno per la formazione linguistica dei genitori stranieri. In tutto il paese sono 130 centri con 692 sedi associate. Il problema è rappresentato dalle carenze strutturali che i CPIA materialmente vivono: non dispongono di una sede propria e sono ospitati in locali di altre scuole, al pomeriggio, quando finiscono le lezioni regolari; non hanno organici stabili e sono penalizzati dall’assenza di insegnanti non specificamente formati. Ci sono, soprattutto nelle grandi città come Palermo e Catania, liste d’attesa consistenti. Risulta, così, evidente il paradosso: come si può organizzare un confronto, sull’integrazione, sull’inclusione, sullo 0-6, sul rapporto tra scuola e famiglie, lasciando fuori la rete che ogni giorno costruisce il ponte linguistico con quelle famiglie. La loro assenza ai Cantieri culturali non è una dimenticanza, è una scelta politica: i CPIA raccontano una scuola povera, senza sede, precaria, che non si può mettere in vetrina. A chiudere il cerchio arrivano due interventi simbolo che, più di ogni altro, rivelano l’ideologia di fondo nella preparazione dei lavori. Il primo è Geopop, un progetto editoriale di divulgazione scientifica che utilizza il format e il linguaggio dei social. Portare il modello dei milioni di views dentro la scuola significa suggerire velatamente che se la scuola non funziona è perché i docenti non sanno comunicare in modo abbastanza accattivante. È una scorciatoia pericolosa. Mafia e povertà educativa non diventano più comprensibili se rese “semplici, ingaggianti, memorabili”. Si trasformano in altro: si riducono a intrattenimento. Il secondo intervento è rappresentato dal modulo su competenze e valori come leva per la competitività europea. Qui il lessico tradisce tutto. La scuola smette di essere luogo di emancipazione, spazio di formazione delle cittadine e dei cittadini, e diventa leva, ingranaggio e strumento utile a competere con USA e Cina. L’alunna/o non è più persona, è capitale umano. Tutto questo rende finto il titolo stesso poiché la scuola smette di essere comunità che apprende e diventa brand regionale. Da un lato si dice “il sapere cresce quando le voci si incontrano“, dall’altro si celebra la presenza delle “voci più autorevoli“. Ma se il sapere ha bisogno di tutte le voci, una platea di soli autorevoli è la sua negazione. Un vero momento costituente farebbe l’esatto opposto. Partirebbe dai nodi rimossi: dai nidi comunali che mancano, dai Cpia senza sede e con le liste d’attesa, dal sostegno precario al 70%, dal tempo pieno ridotto a privilegio per pochi, da quel 4+2 che rischia di trasformarsi in scorciatoia per poveri. Un vero momento costituente restituirebbe potere vincolante, non consultivo, a chi la scuola la vive ogni giorno. AI CANTIERI ALLA ZISA NON SERVE UNA VETRINA. SERVE UN’ASSEMBLEA VERA. ‎ Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle Università, Palermo -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Giornata dei Senzatetto: il Governo taglia 307 milioni su 450
della redazione di «Diogene» Foto Downtowngal Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported license   Sabato 10 ottobre si celebra la Giornata mondiale dei senzatetto. In Italia la ricorrenza cade mentre il principale intervento del PNRR dedicato alle persone senza dimora è passato dai 450 milioni di euro inizialmente programmati a 143 milioni dopo la revisione del Piano. Anche l’obiettivo è
Palermo: controllo vaccini nelle scuole da parte dei Carabinieri tra militarizzazione e politiche securitarie
Il titolo di questo articolo non rappresenterebbe alcuna novità, visto che arrivano all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università continue segnalazioni su attività svolte dalle forze armate, in funzione dimostrativa, e purtroppo educativa, sempre ideologicamente orientate a rendere normale la guerra e la repressione veicolata come ordine pubblico. Tuttavia, stavolta si tratta di altro. Infatti, i Carabinieri sono andati a visitare gli uffici amministrativi di alcune scuole dell’infanzia e primaria di Palermo su imposizione del giudice minorile, della Procura della città, come previsto dalla procedura quando il magistrato ravvisa l’ipotesi di un reato. Un controllo effettuato sugli elenchi degli iscritti (su piattaforma istituzionale SIDI), per individuare i minori ai quali gli esercenti la potestà genitoriale non hanno fatto effettuare le vaccinazioni obbligatorie, previste dalla normativa vigente. Operazione normale, fatta già in tempi non sospetti, non toccati da paranoica difesa della libertà delle famiglie, rispetto alle scelte di cura sui figli e le figlie, ma si sa, il caso della famiglia nel bosco, ha aperto il fronte dei pro e dei contro. Un caso di discuria, come purtroppo se ne incontrano molti altri, celati dietro le porte delle case, sia sottoproletarie che borghesi, fra le macerie a cui la guerra sottopone la parte più fragile delle popolazioni. La vecchia carta stampata della pseudo sinistra radical italiana, Repubblica online, gridava al controllo dei Carabinieri nelle scuole. Direttamente in sezione, in classe? No, ne sono seguiti approfondimenti più o meno corretti con il cenno al caso-pretesto delle verifiche e una sintesi del provvedimento emanato dalla Procura (clicca qui; oppure qui; e anche qui). Brevemente: muore una bambina di quattro anni di difterite (vaccino obbligatorio) e il magistrato decide di indagare per intercettare le famiglie inadempienti e comminare le sanzioni, da pene pecuniarie a misure di restrizione e sospensione della potestà genitoriale, come avvenne nel caso della famiglia nel bosco. Soprattutto riappare il fantasma No Vax, vecchia locuzione quasi infamante nata in Era Covid. La pratica illegale di non vaccinare i minori  è piuttosto vecchia. Molti genitori credono che i vaccini obbligatori siano responsabili di gravi patologie infantili, l’antidoto si commuta in pharmakon, veleno prima di essere cura o prevenzione. Secondo gli obblighi legislativi il/la dirigente è responsabile, cui spetta il primo controllo, il sollecito e la segnalazione ufficiale. Il Dl n. 73  del 7 giugno 2017, emanato dalla Ministra della Salute Beatrice Lorenzin, ha aumentato il numero delle vaccinazioni obbligatorie a 12. Già nel primo anno di applicazione si levarono alcune obiezioni, anche di pediatri, sul numero esagerato di somministrazioni distribuite, oltre al sospetto che dietro il provvedimento ci fosse il suggerimento delle case farmaceutiche, vere e proprie lobbies con pacchetti azionari assai ampi, anche con implicazione nelle ricerche e nelle produzioni legate alla guerra (Cfr. M. Mazzucato, R. Collington, Il grande imbroglio. Laterza. Bari-Roma 2023). In Era Covid si capovolse una intera cultura medica e di saperi farmacologici. Migliaia di persone rifiutarono il vaccino, alcune si organizzarono in movimenti di opposizione, in molti si rassegnarono allo stigma e alle sanzioni. Aspetti drammatici e comici marezzarono il fenomeno, mentre si trascuravano gli aspetti legislativi di rapporto fra legalità e legittimità dei provvedimenti (lockdown ristretto, emissione della carta di transito Gren Pass, controlli stradali). Tragiche furono le sospensioni dal servizio dei funzionari pubblici, dei docenti (successivamente chiusi in sgabuzzini e nelle biblioteche delle scuole), la solitudine degli anziani, le lezioni in video per gli alunni e le alunne (che hanno creato un fenomeno complesso, mai più riassorbito, anzi diventato un modello di didattica), la claustrofobia nelle case e la perdita del salario, la mancanza delle cure ordinarie, e altro ancora. Di fatto, venne sdoganata una forma di governo decretizio, verticalizzato e ideologicamente orientato al controllo securitario della popolazione, resa infantilizzata dal timore. Nell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università siamo ancora svegli e proviamo a non trascurare anche il senso comune, quello che suggerisce appunto attenzione e prudenza, anche quando si svolge un controllo routinario, che i/le dirigenti fanno apparire come qualcosa di straordinario. Soprattutto quando il luogo è la scuola, che dovrebbe esser luogo non facilmente violabile da forze estranee ai compiti educativi, quelli che preludono al controllo e alla militarizzazione strisciante. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
22-26 settembre: Milano, Venezia, Bologna, Palermo
Incontri con Samah Jabr su «Trauma infinito. Una psichiatra palestinese racconta» In occasione della pubblicazione di «Trauma infinito. Una psichiatra palestinese racconta» (Feltrinelli, 2026), Samah Jabr sarà in Italia per i seguenti incontri: – martedì 22 settembre, ore 18.30-20:30 presso Casa delle donne, via Marsala 10, Milano – mercoledì 23 settembre, ore 15-17, aula Mazzariol, Palazzo Malcanton Marcora, Università Ca’ Foscari, Venezia
September 19, 2026
La Bottega del Barbieri
DHARMA ∴ Essere Me Non Mi Cambierà
Essere Me Non Mi Cambierà “Essere Me Non Mi Cambierà” è l’album d’esordio dei DHARMA, in uscita il 18 settembre per Sangue Acido Dischi.  Dieci tracce che intrecciano alternative rock italiano, seconda ondata emo e slanci art rock/progressive, in un percorso tra buio interiore, memoria e desiderio, dove i legami diventano tanto rifugio quanto trappola. La title track chiude il disco con un manifesto di autenticità e resistenza. Credits Tracklist Etichetta Discografica Sangue Acido Dischi Genere Musicale Alternative Rock, Emo […]
September 18, 2026
ALLternative.it
#Palermo, mercoledì 9 settembre 2026, ore 19 - #Armi autonome e #IA. Intervengono Antonio Mazzeo, giornalista #NoWar e Diego Mauri: Professore di diritto internazionale, UNIPA #stopthegenocideingaza🇵🇸 Modera Gabriel Illescas Alvarez, Unità advocacy CISS.
September 9, 2026
Antonio Mazzeo
#Palermo, mercoledì 9 settembre 2026, ore 19 - #Armi autonome e #IA. Intervengono Antonio Mazzeo, giornalista #NoWar e Diego Mauri: Professore di diritto internazionale, UNIPA #stopthegenocideingaza🇵🇸 Modera Gabriel Illescas Alvarez, Unità advocacy CISS.
September 2, 2026
Antonio Mazzeo
#stopthegenocideingaza🇵🇸 Martedì 25 agosto a #Castelbuono ( #Palermo) per denunciare ancora una volta il #genocidio israeliano del popolo #palestinese e il dilagante processo di #militarizzazione e israelizzazione della #Sicilia. Il mio ringraziamento sincero alle compagne e ai compagni del Comitato Zahar, al sindaco di Castelbuono Mario Cicero, ad Elio Teresi di BDS Palermo, a Zona Aut Palermo.
August 26, 2026
Antonio Mazzeo
Una bambina di quattro anni è morta di difterite
In Italia non succedeva dal 1991. Non ce l’ho con quei genitori. Ce l’ho con chi li ha convinti. Scrivo questo articolo con le mani che tremano un po’, e vi chiedo scusa in anticipo se non sarò freddo come dovrebbe essere un medico. Alcuni giorni fa, all’ospedale dei Bambini […] L'articolo Una bambina di quattro anni è morta di difterite su Contropiano.
August 23, 2026
Contropiano