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Milano-Cortina 2026: zero trasparenza
I Giochi Olimpici invernali si avvicinano tra mille contraddizioni. Articoli di Luca Pisapia, Paolo Pileri e un appello alla mobilitazione promosso dal Comitato Insostenibili Olimpiadi 2026 Foto ripresa da https://cio2026.org/   La morte al lavoro di Milano Cortina 2026 di Luca Pisapia (*) Morire di freddo ai Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026, con la temperatura che scende sotto lo
Libera: la corruzione dilaga nell’Italia sotto “mazzetta”
Dal 1° gennaio al 1° dicembre 2025, Libera ha censito da notizie di stampa 96 inchieste su corruzione e concussione, circa otto inchieste al mese (erano 48 nel 2024) Ad indagare su questo fronte sempre caldo si sono attivate 49 procure in 16 regioni italiane. Complessivamente 1.028 persone (lo scorso anno erano 588) sono state indagate per reati che spaziano dalla corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio al voto di scambio politico-mafioso, dalla turbativa d’asta all’estorsione aggravata dal metodo mafioso. Dall’analisi delle inchieste, ancora in corso e dunque senza un accertamento definitivo di responsabilità individuali, emerge una corruzione “solidamente” regolata, spesso ancora sistemica e organizzata, dove a seconda dei contesti il ruolo di garante del rispetto delle “regole del gioco” è ricoperto da attori diversi: l’alto dirigente, il faccendiere ben introdotto, il “boss dell’ente pubblico” o l’imprenditore dai contatti trasversali, il boss mafioso o il “politico d’affari”. Sono ben 53 i politici indagati (sindaci, consiglieri regionali, comunale, assessori) pari al 5,5% del totale delle persone indagate. Di questi 24 sono sindaci, quasi la metà. Il maggior numero di politici indagati riguarda la Campania e la Puglia con 13 politici, seguita da Sicilia con 8 e Lombardia con 6. “L’istantanea, sottolinea Libera, mostra un quadro allarmante: l’avanzata sotterranea e senza freni della corruzione in Italia. Da Torino a Milano, da Bari a Palermo, da Genova a Roma, passando per le città di provincia come Latina, Prato, Avellino, nel salernitano, nel corso del 2025 risuona incessantemente un allarme “mazzette” con il coinvolgimento in una vasta gamma di reati di corruzione di un migliaio di amministratori, politici, funzionari, manager, imprenditori, professionisti e mafiosi”. Più in dettaglio, nella ricerca di Libera si evince che le regioni meridionali, comprese le isole, “primeggiano” con 48 indagini in totale, seguite da quelle del Centro (25) e dal Nord (23). Prima in classifica la Campania con 18 inchieste, seguita dal Lazio con 12, Sicilia con 11. La Lombardia con 10 inchieste è la prima regione del Nord Italia. Se guardiamo il numero delle persone indagate la classifica cambia. Prima rimane sempre la Campania con ben 219 persone indagate, segue la Calabria con 141 persone indagate, terza la Puglia con 110 persone, a seguire la Sicilia con 98 persone indagate. Prima regione del Nord Italia la Liguria con 82 persone, seguita dal Piemonte con 80 persone indagate. La mappa dell’inchieste e il numero degli indagati, per i quali naturalmente vale una presunzione di non colpevolezza, è frutto di una ricerca avente come fonte lanci di agenzie, articoli su quotidiani nazionali e locali, rassegne stampe istituzionali, comunicati delle Procure della Repubblica e delle forze dell’ordine. Si tratta di numeri che ci indicano che siamo di fronte all’avanzare silenzioso di fenomeni di corruzione, a devastanti costi sociali, politici, economici e ambientali e alla negazione di diritti fondamentali che essa genera. Stiamo assistendo da anni a un progressivo depotenziamento dei principali presidi anticorruzione – repressivi e preventivi – faticosamente edificati nel tempo. Libera ha lanciato “Fame di Verità e Giustizia”, la campagna nazionale che mette al centro il contrasto a mafie e corruzione, che da maggio sta attraversando il Paese, da Nord a Sud, per animare il dibattito pubblico con l’obiettivo di riscrivere l’agenda in tema di lotta alle mafie e corruzione. In un recente documento, per quanto riguarda la lotta alla corruzione, libera ha proposto di: 1. approvare una regolazione generale e stringente delle situazioni di conflitto di interesse, vero brodo di coltura della corruzione, ancora più necessaria e urgente dopo l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio; 2. introdurre una regolazione stringente dell’attività di lobbying, favorendo la massima riconoscibilità, trasparenza e “certificazione” degli attori privati e pubblici coinvolti nella cruciale fase di interscambio tra decisori pubblici e portatori di istanze private; 3. rafforzare i meccanismi di controllo dei finanziamenti privati ad associazioni e fondazioni politiche, nonché alle campagne elettorali, introducendo un registro elettronico contenente le informazioni sui fondi impiegati e rafforzando poteri e risorse a disposizione della commissione di controllo; 4. contribuire all’istituzione di corsi trasversali di sensibilizzazione e formazione avanzata in tema di etica pubblica e lotta alla corruzione nelle sedi universitarie e presso gli ordini professionali, in modo da favorire trasversalmente il maturare di consapevoli barriere morali all’illecito nella futura classe dirigente; 5. promuovere un’effettiva e fruibile trasparenza amministrativa, intesa non in senso burocratico, ma secondo lo spirito della legge che fa riferimento all’“accessibilità totale delle informazioni” da parte della cittadinanza, chiamata a organizzarsi nelle forme delle comunità monitoranti: 6.  favorire la pratica del whistleblowing del settore pubblico e in quello privato. Qui per approfondire: https://www.libera.it/it-schede-2727-fame_di_verita_e_giustiza_2. Giovanni Caprio
Peppino Tilocca: un autentico militante della pace
Alcuni giorni fa, ho perso un amico, un compagno: Peppino Tilocca, ma Pino per tutte/i. Era di Burgos, un paese difficile, di cui era stato Sindaco eletto con Rifondazione Comunista sino al 2005, ma l’anno prima della scadenza, già insegnante degli istituti superiori ad Oristano, gli avevano bruciato, una dopo l’altra, le sue auto. Il peggio doveva avvenire con una bomba poggiata all’ingresso della casa dove abitava il padre, la quale scoppiando ne provocò la morte. Eppure Pino figlio di comunisti, non si arrese né alla violenza, né al silenzio omertoso, che successivamente fu definito in stile mafioso per le complicità che maturarono pur di coprire, nascondere i suoi assassini. Un grande uomo, un compagno con una forza di volontà e senza mai dire no alle richieste di aiuto. Lo conobbi ragazzo negli anni ‘70 del secolo scorso. Ci ritrovammo a ricordare insieme Peppino Impastato quando in molti a sinistra se l’erano dimenticato. Piangemmo l’omicidio del padre in un clima di omertosa connivenza che fu giustamente accostato all’agire mafioso. L’impegno ventennale in Libera con don Luigi Ciotti, noi entrambi atei ma riconoscenti per una attività libera da condizionamenti istituzionali. Mi dispiace ora di non aver collaborato meglio e di più con Pino. Nel 2003 promossi ed organizzai la prima “Carovana della Pace” che girò tutta la Sardegna, da Domusnovas a Teulada e Capo Frasca, da Perdasdefogu – i poligoni militari dove anche gli israeliani vengono ad esercitarsi -, fino a La Maddalena, allora infestata dai sommergibili nucleari degli yankee. In quella occasione ci incontrammo per parlare di una società giusta e nonviolenta, in una terra martoriata da incendi, che sono atti terroristici e, spesso, di atteggiamenti mafiosi; mi chiese che facessimo nel 2003 una deviazione verso il paese da lui diretto. Ci accolse con i ragazzi delle elementari e tantissimi disegni da loro fatti per l’occasione con le maestre. Ci siamo parlati nelle due ultime marce per il popolo palestinese per una pace giusta e due popoli incastrati tra loro, ci siamo trovati in tanti per darti l’ultimo saluto, gli studenti e gli amministratori di Oristano, Cabras e Burgos. Infine abbiamo cantato insieme “Bella ciao”, una canzone che rispecchia la tua vita di partigiano per la pace e la libertà. Redazione Sardigna
“Nel ricordo di Giancarlo Siani” Una serata per la verità e l’impegno civile
Il Comune di Napoli onora la memoria del giovane cronista con la prima proiezione pubblica del docufilm “Quaranta anni senza Giancarlo Siani, regia di Filippo Soldi . In programma anche la presentazione del cortometraggio “Il compleanno di Ciro” dedicato a un’altra vittima innocente della camorra: Ciro Colonna Martedì 23 settembre – Ore 20.00 – Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore – Ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili Era il 23 settembre 1985, quando la camorra spiezzò la vita di un giovane cronista napoletano: Giancarlo Siani. Aveva solo 26 anni, ma in quei tempi precari e difficili aveva già lasciato un segno indelebile nel giornalismo d’inchiesta, raccontando con coraggio le trame di potere e criminalità che avvelenavano la sua terra. In occasione del 40esimo anniversario della sua scomparsa, il Comune di Napoli ne onora la memoria con una serata speciale dedicata alla verità e all’impegno civile. Martedì 23 settembre alle ore 20.00, presso il Complesso monumentale di San Domenico Maggiore, si terrà una doppia prima proiezione pubblica a Napoli: quella del docufilm “Quaranta anni senza Giancarlo Siani”, prodotto da Combo International in collaborazione con Rai Documentari, per la regia di Filippo Soldi e con la partecipazione di Toni Servillo, e quella del cortometraggio “ Il compleanno di Ciro ”, dedicato a un’altra giovane vittima innocente della camorra, Ciro Colonna, ucciso per uno scambio di persona nel 2016, all’età di 19 anni, nel quartiere di Ponticelli. La serata, con ingresso libero fino all’esaurimento dei posti disponibili, è promossa dal Comune di Napoli con Fondazione Giancarlo Siani e Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Interverranno: Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli; Ferdinando Tozzi, delegato del sindaco di Napoli per l’industria musicale e l’audiovisivo; Mariano Di Palma, referente di Libera Campania; Paolo Siani, fratello di Giancarlo Siani; Armando D’Alterio, pubblico ministero che ha condotto le indagini sul caso Siani; Pietro Perone, giornalista e autore del volume “Giancarlo Siani. Terra nemica”; il regista Filippo Soldi; la famiglia Colonna; Marta Esposito, regista, e Marianna Mercurio, attrice del cortometraggio “Il compleanno di Ciro”. Siani non si limitava a riportare i fatti di cronaca: scavava, collegava, denunciava. Fu proprio una sua inchiesta a svelare i legami tra la politica e la camorra, in particolare nel contesto della ricostruzione post terremoto del 1980. Una serie di articoli che decretarono la sua fama, ma anche la sua condanna a morte: il giornalista fu assassinato sotto casa, nel quartiere dell’Arenella, mentre era ancora a bordo della sua Citroën Méhari verde. Da quella terribile giornata, in “Quaranta anni senza Giancarlo Siani” parte il racconto dell’incredibile lavoro investigativo avviato otto anni più tardi, nel 1993, dal cosiddetto “Pool Siani”: un gruppo di giornalisti che, in collaborazione con le forze dell’ordine, è riuscito a far riaprire il caso irrisolto dell’omicidio del cronista, permettendo di consegnare alla giustizia i suoi assassini e mandanti. Sul grande schermo, prima del docufilm di Soldi, scorreranno le immagini del cortometraggio “Il compleanno di Ciro”, scritto e diretto da Marta Esposito e presentato in anteprima al 55esimo Giffoni Film Festival. Lo short movie restituisce con delicatezza e poesia una giornata mai avvenuta nella vita di Ciro Colonna: la madre Adelaide si prepara al ritorno del figlio dopo anni trascorsi all’estero, in un rito che incarna l’essenza del ricordo e l’incolmabile vuoto dell’assenza. Il cortometraggio è nato da un laboratorio che si è svolto nello Spazio Metamorfosi di Ponticelli nell’ambito della terza edizione del progetto “La voce dei giovani”, promosso e finanziato dal Comune di Napoli e curato da Giffoni Innovation Hub. Dieci studenti, di età compresa tra i 13 ei 18 anni, hanno partecipato a un percorso di teoria e pratica del linguaggio audiovisivo, realizzato in collaborazione con il presidio di Libera Ponticelli e con l’Istituto Comprensivo 83° Porchiano Bordiga. “Il compleanno di Ciro” è prodotto da Giffoni Innovation Hub, Mad Entertainment e Gabbianella, con il patrocinio di Libera e con il sostegno attivo del Comune di Napoli, da anni impegnato nella promozione della cultura della legalità tra le nuove generazioni. Redazione Napoli
A Quarrata, la 32ª “Marcia per la Giustizia”. Non c’è pace senza giustizia: percorsi per la risoluzione dei conflitti e la tutela dei diritti
Pubblichiamo il comunicato della Rete Radié Resch, Associazione di solidarietà internazionale, sulla 32ª “Marcia per la Giustizia” che si svolgerà a Pistoia il 6 settembre 2005. Ciao, abbiamo il piacere di invitarti a partecipare alla trentaduesima “Marcia per la Giustizia” di cui siamo tra gli organizzatori. Ti comunichiamo subito che la Marcia si farà e si terrà sabato 6 settembre, a partire dalle ore 20:30, come sempre in piazza Risorgimento a Quarrata (PT) e, come l’anno scorso, si caratterizzerà di due momenti che si intrecciano tra loro: * Un seminario giovani pomeridiano; * Una serata in piazza con uno spettacolo artistico e con l’intervento di plurimi relatori. Il continuo e costante mutamento dei tempi e delle situazioni politico-sociali impone spazi di riflessione e di confronto per le generazioni più giovani che, dal nostro punto di vista, possono e devono contribuire al dibattito pubblico con il loro punto di vista sulla realtà contemporanea e globale. Per questo motivo, dopo il successo della scorsa edizione, come organizzatori abbiamo deciso di confermare l’esperienza del “Seminario Giovani” anche per la trentaduesima Marcia per la Giustizia. I promotori della Marcia per la Giustizia sono: Associazione Casa della Solidarietà di Quarrata; Associazione Rete Radié Resch – sede di Quarrata; Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie e il Comune di Quarrata. In più, siamo inoltre lieti di aver ottenuto anche quest’anno il patrocinio della Regione Toscana. Il titolo della Marcia di quest’anno è: “Non c’è pace senza giustizia: percorsi per la risoluzione dei conflitti e la tutela dei diritti”. Programma serale della Marcia per la Giustizia A partire dalle ore 20:30, come sempre in piazza Risorgimento a Quarrata (PT), la serata prevederà: * Dalle ore 20:30 alle ore 21, dal palco allestito in piazza, ci sarà la prima parte dello spettacolo artistico del Laboratorio Accademico Danza. * Dalle ore 21 alle ore 23, sempre dal palco in piazza, ci saranno gli interventi di don Luigi Ciotti (fondatore Gruppo Abele e Libera), don Mattia Ferrari (Cappellano di Mediterranea Saving Humans) Giovanni Bombardieri (Procuratore della Repubblica di Torino), Tommaso Pastore (Capo Centro Operativo della Direzione Investigativa Antimafia di Torino), Marialuisa Rovetta (Figlia di Alessandro Rovetta, vittima innocente delle mafie), Antonella Lombardo (Direttore artistico Laboratorio Accademico Danza e Presidente DanceLab Armonia) e i e le portavoce del Seminario Giovani (sintesi del laboratorio pomeridiano dei giovani). Questi illustri ospiti svilupperanno i loro contributi a partire dal tema “ Non c’è pace senza giustizia: percorsi per la risoluzione dei conflitti e la tutela dei diritti”. * Dalle ore 23 alle ore 23:15 ci sarà la seconda parte dello spettacolo artistico del Laboratorio Accademico Danza. Come ti abbiamo anticipato, per l’intero pomeriggio di sabato 6 settembre si terrà un Seminario Giovani. Il seminario è rivolto a tutti i ragazzi e a tutte le ragazze dai 14 ai 30 anni, è completamente gratuito e si svolgerà sempre sabato 6 settembre, dalle 14.30 alle 19:30, al Circolo Arci Parco Verde di Quarrata (Via Galigana, 417, Quarrata). Anche i giovani che parteciperanno al seminario svilupperanno il proprio approfondimento a partire dal tema “Non c’è pace senza giustizia: percorsi per la risoluzione dei conflitti e la tutela dei diritti”. Le riflessioni e le conclusioni che emergeranno dal Seminario saranno riportate sul palco di piazza Risorgimento, dove i giovani partecipanti apriranno il dibattito serale della Marcia per la Giustizia. Nel corso del seminario sarà possibile ascoltare e confrontarsi con alcuni dei protagonisti del dibattito serale. Quest’anno parteciperanno al seminario Giovanni Bombardieri (Procuratore della Repubblica di Torino), don Mattia Ferrari (Cappellano di Mediterranea Saving-Humans), Marialuisa Rovetta (figlia di Alessandro Rovetta, vittima innocente delle mafie) e Tommaso Pastore (Capo Centro Operativo della Direzione Investigativa Antimafia di Torino). In sintesi, il programma del seminario è: * Dalle 14:30 alle 15:00 ci sarà l’accoglienza dei giovani; * Dalle 15:00 alle 18:30 ci sarà un laboratorio sul tema “Non c’è pace senza giustizia: percorsi per la risoluzione dei conflitti e la tutela dei diritti” in dialogo con Giovanni Bombardieri, don Mattia Ferrari, Marialuisa Rovetta e Tommaso Pastore; * Dalle 18:30 alle 19:30 verrà offerta un’apericena. Per partecipare al seminario, basta inviare un’e-mail a rete@rrrquarrata.it o chiamare il numero 0573-750539 auspicabilmente (per facilitare l’organizzazione del seminario) entro mercoledì 3 settembre comunicando il nome, il cognome e l’età. Per qualsiasi informazione, è inoltre possibile chiamare il numero 0573-750539 o inviare un’e-mail a rete@rrrquarrata.it Infine, se vuoi, puoi scaricare i seguenti documenti cliccando sul titolo qui sotto: * Il Manifesto della Marcia per la Giustizia * La locandina del seminario giovani della Marcia; * L’invito ai giovani a partecipare al seminario della Marcia. Con l’occasione, ti chiediamo di aiutarci a diffondere la notizia dell’evento a cui ti invitiamo a partecipare. L’unione fa la forza. Nella speranza di incontrarti sabato 6 settembre a Quarrata, ti salutiamo con i nostri più cari saluti di pace. Ass. Casa della Solidarietà di Quarrata (PT) e Rete Radié Resch – sede di Quarrata (PT). Redazione Italia
Le bonifiche sempre più in stallo
Su 148.598 ettari di aree a terra inquinate ricadenti nei 41 Siti di Interesse Nazionale (SIN) perimetrati, solo il 24% di suolo è stato caratterizzato e solo il 6% è stato bonificato. Non va meglio per le falde, bonificate appena il 2%. Con l’attuale media di 11 ettari bonificati all’anno ci vorranno mediamente – per i SIN più virtuosi o fortunati – almeno 60 anni prima di vedere l’iter concluso. Gravi ritardi amministrativi che si accompagnano a gravissime omissioni: sono ben 35 i reati di omessa bonifica dal 2015 al 2023 con Sicilia, Lazio e Lombardia le regioni con più illeciti. Eppure, il giro d’affari del risanamento ambientale si aggirerebbe intorno ai 30 miliardi di euro. Sono alcuni dei dati del report che ACLI, AGESCI, ARCI, Azione Cattolica Italiana, Legambiente e Libera hanno presentato nei giorni scorsi sullo stato delle bonifiche dei siti di interesse nazionale, che dimostra come il Paese continui a fare fatica a dare ecogiustizia al popolo inquinato, alle 6,2 milioni di persone che vivono nei principali SIN e SIR monitorati, per gli aspetti sanitari, dal progetto “Sentieri” dell’Istituto superiore di sanità. I dati del report “Le bonifiche in stallo”, che ha concluso la campagna itinerante “Ecogiustizia subito: in nome del popolo inquinato”, parlano chiaro: dei 41 SIN  perimetrati sui 42 censiti dal MASE e che coprono un’area di 148.598 ettari (presenti in tutte le regioni, ad eccezione del Molise), ad oggi solo il 24% (pari a 29.266 ha) della matrice suolo è stato caratterizzato, definendo in questa prima fase tipologia e diffusione dell’inquinamento, uno step fondamentale per progettare gli interventi necessari. Inoltre, solo il 5% del terreno delle aree perimetrate (6.188 ha su 148.598) ha il progetto di bonifica o di messa in sicurezza approvato e solo il 6% dei suoli (7.972 ha su 148.598) ha raggiunto il traguardo della bonifica completa.  Non va meglio per le falde: solo il 23% delle acque sotterranee ha il piano di caratterizzazione eseguito e solo il 7% ha il progetto di bonifica o di messa in sicurezza approvato. Scende al 2% la percentuale che vede il procedimento di bonifica concluso. Preoccupa, poi, la media degli ettari bonificati all’anno, appena 11, una media troppo bassa rispetto agli oltre 140mila ha che restano da bonificare in Italia nei Siti di Interesse Nazionale. Con questo passo, in Italia ci vorranno mediamente, per i SIN più “virtuosi o fortunati”, almeno 60 anni ancora prima di vedere l’iter concluso. Se tutto va bene a partire quindi dal 2085. Per gli altri SIN meno fortunati, i tempi sono paragonabili a quelli per smaltire le scorie nucleari, centinaia di anni se non qualcosa di più in alcuni casi. Bicchiere mezzo pieno, invece, per i Siti di Interesse Regionale (SIR), dove secondo gli ultimi dati raccolti e pubblicati da ISPRA i siti interessati da procedimenti di bonifica nel 2023, sono complessivamente 38.556, dei quali 16.365 con procedimento in corso (42%) e 22.191 (58%) con procedimento concluso. In fatto di SIN e SIR, bisogna considerare anche gli impatti legati alla salute. Secondo lo studio Sentieri nelle aree inquinate oggetto di studio, si registra “un eccesso di mortalità e di ospedalizzazione rispetto al resto della popolazione, e mostrano come nei siti con caratteristiche di contaminazione simili si producano effetti comparabili”. L’altra spia rossa è rappresentata dai 241 controlli e dai 35 reati di omessa bonifica accertati dalle forze dell’ordine dal 1° giugno 2015 (anno dell’entrata in vigore della legge sugli ecoreati che prevede questo delitto specifico) al 31 dicembre 2023. Parliamo di un reato ogni 6,8 controlli, 50 denunce e 7 arresti.  A livello regionale, in questi nove anni la Sicilia risulta essere la prima regione con 17 reati, seguita a grande distanza da Lazio e Lombardia, a quota 5 reati a testa. Terzo posto per la Calabria con 3 reati e al quarto la Campania, con 2. La Sicilia è anche la regione con il maggior numero di denunce, 25 tra enti o imprese e persone fisiche e sequestri, che sono stati 6. Un dato positivo, rispetto ai controlli, è quello della Liguria, dove ne sono stati effettuati ben 141. Come si legge nel report, a livello nazionale sono due i talloni d’Achille: “Il primo riguarda il divario tra quanto previsto dalla normativa e quanto realizzato nella pratica. La tempistica stabilita dalla legge prevede una deadline di 18 mesi per completare le prime tre fasi (caratterizzazione del sito, analisi dei rischi associati alla presenza delle sostanze inquinanti rilevate, predisposizione del POB o di messa in sicurezza operativa/permanente) del processo amministrativo per procedere alle bonifiche dei SIN. Tempi però non rispettati, visto che ci si impiegano anni se non decenni. Il secondo tallone riguarda la mancanza in Italia di una strategia nazionale delle bonifiche, uno strumento fondamentale per velocizzare il risanamento ambientale il cui giro d’affari si aggirerebbe intorno ai 30 mld di euro tra investimenti pubblici e privati. Secondo stime di Confindustria, le risorse necessarie per bonificare i SIN presenti in Italia si aggirano intorno ai 10 miliardi di euro e se le opere partissero oggi, in 5 anni si creerebbero quasi 200.000 posti di lavoro con un ritorno nelle casse dello Stato di quasi 5 miliardi di euro fra imposte dirette, indirette e contributi sociali”. Qui il Report: https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2021/11/Ecogiustizia-report-bonifiche.pdf.  Giovanni Caprio