Guerra :fondamentalismi occidentali, onde d’urto verso oriente, intelligenza artificiale e complesso militare industriale
Tentare di decrittare la guerra israelo americana contro l’Iran senza ricorerre
a categorie psicoanalitiche è impresa ardua. La dicotomia semplicistica dei
buoni contro i cattivi, che discende dalle rappresentazioni hollywoodiane dei
nemici come sempiterni cattivi senza sfumature, è stata utilizzata fin dai tempi
di Reagan che parlava dell’Unione sovietica come l’impero del male pensando di
essere sul cast di “Guerre stellari”. Nell’ora più buia che stiamo vivendo si
aggiunge un’ aggravante ulteriore costituita dalla overdose di fondamentalismo
che permea le menti dei protagonisti di questa guerra. La deriva messianica
sionista è stata ampiamente constatata durante il massacro di Gaza non fosse per
i deliri di Netanyahu che paragonava i gazawi agli amaleciti ,un antico popolo
che fu sterminato dagli Israeliti per ordine biblico divino (bambini, neonati,
animali e donne incluse), che abitava il Negev .L’ossessione fondamentalista
evangelica che impera nell’amministrazione americana ha oltre che in Trump
sostenuto apertamente dai pastori evangelici, validi interpreti in Hegseth a
capo del ministero della Difesa ,pardon della guerra ,uno psicopatico
suprematista che invoca una nuova crociata e in Rubio il neocon che si presenta
in televisione con una croce sulla fronte il mercoledì’ delle ceneri. Anche JD
Vance non è esente da una visione suprematista ultracattolica che auspica
un’America cristiana, bianca, tradizionalista, chiusa al mondo e guidata da una
presunta missione divina. A queste considerazioni si sommano le perplessità
sullo scopo della guerra contro l’Iran, le difficoltà dell’ammnistrazione Trump
a gestire le conseguenze globali di un’aggressione che si pensava portasse ad un
rapido cambio di regime. Questa sottovalutazione probabilmente deriva dal fatto
che i decisori all’interno delle strutture militari americani si sono formati
in un epoca post guerra fredda in cui gli Stati Uniti sembravano gli unici
regolatori globali in grado di esercitare una potenza militare senza avversari.
Finita questa fase e di fronte ad una guerra non più asimmetrica con uno stato
come l’Iran strutturato e con un esercito organizzato ,con uno scenario globale
che vede l’emergere della potenza cinese e alla fine del ciclo imperiale
americano le mutate condizioni stanno mettendo in crisi le capacità
dell’apparato militare americano .
Ne parliamo con Francesco Dall’Aglio studioso dei paesi dell’Europa orientale ed
analista di questioni strategico militari.
Ambiguità ed equilibrismi per gli stati a maggioranza musulmana sono passaggi
inevitabili dopo l’aggressione degli yankee-sionisti. Da un lato vengono
scombinate alleanze che si erano andate a costituire, o almeno molte
cancellerie a Oriente di Tehran vengono poste in imbarazzo sia per le
conseguenze del più probematico approvvigionamento di idrocarburi, sia per
obblighi, o attese derivanti da accordi di reciproco aiuto o di schieramento.
Con Emanuele Giordana, aprodato a Bangkok nel suo pellegrinaggio attraverso i
territori del Sudest asiatico, abbiamo considerato innanzitutto la situazione
della guerra inopinatamente esplosa nelal sua recrudescenza lungo la Durand Line
tra il Pakistan, stufo dell’ausilio dato ai talebani del TTP dai “cugini” afgani
ormai al potere da 5 anni, proprio grazie all’appoggio di Islamabad. Una
situazione resa complessa dall’appoggio indiano ai talebani di Kabul, ma anche
dal patto di mutuo soccorso siglato dal Pakistan con l’Arabia Saudita, all’epoca
considerato nel suo valore di ombrello nucleare ottenuto dai sauditi e ora
invece si ribalta in un inestricabile rebus per una nazione musulmana e vicina a
Tehran, il cui debito è detenuto dal recente alleato, grande nemico del regime
iraniano.
Una situazione analoga si sta vivendo in Indonesia che ha anche ritardato a
esprimere il cordoglio per la morte di Khamenei – sollevando contro Prabowo il
disappunto di molti indonesiani – e si trova tra l’incudine della fedeltà agli
Usa (e al timore dei dazi di Trump) vs la solidarietà dovuta a un paese
musulmano sotto attacco imperialista giudaico-cristiano. Le prime consegenze
dell’avventata mossa di Trump-Netanyahu è che salterano gli AbrahamsAccord,
l’adesinoe dell’Indonesia al Board of Peace e l’invio di 8000 militari
d’interposizione a Gaza. Non male come primo effetto delal guerra lampo contro
gli ayatollah.
Nel resto del Sudest asiatico la preoccupazione è molta per la carenza di
energia dei paesi minori, mentre la Cina, che poteva venire considerata
l’obiettivo di una guerra mediorientale, si trova nella condizione di poter
reggere più di 6 mesi grazie alal pianificazione e allo stoccaggio di ingenti
quantità di petrolio. Un problema non di poco conto saranno le migliaia di
sfollati e migranti che si riverseranno fuori dagli scenari di guerra e dei
bombardamenti, senza considerare il tracollo dele borse, in particolare in India
Corea, e soprattutto Giappone. Un punto di vista ancora più da incubo per
un’area ancora più vasta di quella in cui le basi americane nel Golfo vengono
prese di mira nei paesi limitrofi all’Iran, allargando verso Est l’estensione
del conflitto, sempre menno circoscritto.
Si sta definendo un complesso militare, tecnologico e finanziario con al centro
l’intelligenza artificiale che incontra le esigenze di aziende e start up
affamate di utili che ancora non arrivano e inquiete per una prossima bolla
speculativa. Assistiamo ad una ipercapitalizzazione (solo Nvidia capitalizza
4600 miliardi di dollari) a fronte di un alto tasso d’indebitamento e profitti
ancora non all’altezza degli investimenti.
Il ruolo da monopolista della maggior produttrice di microprocessori di Nvidia
rischia di essere intaccato da altri produttori di chip specifici per compiti
differenziati come i TPU di Google in uno scontro d’interessi nel quale
s’inserisce il caso Anthropic .Il Pentagono ha definito la società di Amodei
“un rischio per la catena di approvvigionamento” nonostante il contratto da 200
milioni di dollari già stipulato. Il rifiuto di Anthropic di consentire l’uso
del suo sistema definito “Claude” d’intelligenza artificale generativa per la
sorveglianza di massa e per le armi autonome senza supervisione umana ha portato
ad una rottura con il Pentagono ,ma non fa certamente Anthropic un modello di
etica considerando i contratti di collaborazione già in essere anche con
Palantir.
E’ sempre più difficile districare l’utilizzo dual use dell’intelligenza
artificiale ,gli usi civili da quelli militari. Molte applicazioni che
utilizziamo frequentemente derivano da progetti che rispondevano ad esigenze
miitari ,lo scontro con la Cina si gioca anche sulle capacità di produrre
microprocessori avanzati nonostante le limitazioni imposte a Pechino dalle
restrizioni commerciali americane. Gli investimenti massicci del progetto “Star
link” evidenziano un gigantismo nordamericano che comporta la costruzione di
enormi data center estremamente energivori che rischiano anche di diventare in
un contesto bellico obiettivi militari.
Di questo e altro ne parliamo con Daniele Signorelli giornalista freelance di
“Guerre di rete” progetto di informazione su cybersicurezza, sorveglianza,
privacy, censura online, intelligenza intelligenza artificiale.