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Il “Project Meridian” per la guerra del futuro, con Musk, Luckey e l’ombra di Thiel
Il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti si sta preparando a combattere le guerre del futuro, per come le stanno definendo le nuove tecnologie e le nuove tattiche osservate sui campi di battaglia, dall’Ucraina all’Asia occidentale. Dopo venti anni di fallimenti militari, il Pentagono ha deciso di varare il “Project […] L'articolo Il “Project Meridian” per la guerra del futuro, con Musk, Luckey e l’ombra di Thiel su Contropiano.
October 9, 2026
Contropiano
Crosetto-Meloni: guerra o elezioni?
da InfoAut  (*) Il governo cambia passo: prospettive di guerra in Europa? Mykhailo Fedorov ex ministro ucraino alla Difesa, oggi tra i maggiori oppositori di Zelensky, annuncia il piano per una nuova impresa sostenuta da Peter Thiel in qualità di primo investitore, dopo essere stato nominato consigliere alla Difesa dal nostrano Crosetto. Nel frattempo la propaganda filoatlantica europeista si appresta
September 26, 2026
La Bottega del Barbieri
Argentina e Colombia: relazioni pericolose con Israele
due articoli di Marco Consolo (*) IL VOTO COLOMBIANO MANIPOLATO DAI SIONISTI L’Hondurasgate ha portato alla luce l’incorporazione di aziende “private” israeliane nei sistemi di intelligence e di sicurezza elettorale. Nel caso colombiano, l’aspetto più grave è l’accusa di manipolazione diretta del sistema elettorale, tramite la violazione della sicurezza informatica per la registrazione dei voti e la trasmissione dei risultati. di Marco Consolo
September 16, 2026
La Bottega del Barbieri
I fascisti della «fine dei tempi» stanno…
… stanno progettando la fuga dal nostro mondo. La nostra missione è chiara. di Naomi Klein e Astra Taylor; pubblicato sul «Guardian». Abbiamo ripreso la traduzione di Lavinia Marchetti (dal suo sito). Un’alleanza empia sta lavorando per un futuro apocalittico dal quale soltanto pochi eletti usciranno indenni. Sta diventando chiaro come possiamo fermarli. Quando Jeff Bezos annunciò il progetto di
September 15, 2026
La Bottega del Barbieri
«Illuminismo oscuro»
Mappa del pensiero neo-reazionario. Patrizio Paolinelli (*) sul libro di Arnaud Miranda. È naturale che in un’epoca di transizione come quella che stiamo attraversando emergono nuove idee di società. Alcune nascono come risposte per far avanzare la democrazia; altre come negazione di ogni forma di democrazia. È in questo secondo orizzonte che si colloca il movimento neoreazionario proveniente dagli Stati
September 8, 2026
La Bottega del Barbieri
JD Vance, il vicepresidente che si sente in missione per conto di Dio
«Sono stato in riunioni con leader mondiali e qualcuno diceva qualcosa o faceva una osservazione e io percepivo una certa oscurità». A parlare non è un predicatore apocalittico, ma il vicepresidente degli Stati Uniti. Ospite del podcast del ventiduenne evangelizzatore Bryce Crawford, seguito da oltre un milione di iscritti su YouTube, JD Vance ha raccontato che alcune parole pronunciate dai potenti della Terra fanno scattare nel suo corpo «ogni campanello d’allarme spirituale». Poi è andato oltre: non sarebbe sorpreso se l’Anticristo stesse già «camminando tra noi» e vuole fare «quanto più possibile il lavoro di Dio». Anche se questo dovesse portare alla fine dei tempi, per lui «va bene». Verso la fine dell’intervista, Vance premette di non sapere se gli ultimi tempi siano vicini e sostiene che, per lui, concentrarsi eccessivamente sulle profezie potrebbe essere «spiritualmente dannoso». Subito dopo, però, spiega di voler fare «quanto più possibile il lavoro di Dio, adesso». E aggiunge: «Se questo porta agli ultimi tempi, va bene». Se invece contribuirà a costruire «un mondo migliore, capace di prosperare e sopravvivere molto a lungo dopo la mia morte, anche questo sarebbe ottimo». Gli ultimi tempi, assicura, «arriveranno»: resta soltanto da capire se «fra migliaia di anni o fra pochi mesi». Forse per il contesto in cui era ospite, qui sembra rovesciarsi l’idea cristiana del katechon, la forza che nella Seconda lettera ai Tessalonicesi (2 Ts 2, 6-7) trattiene l’avvento dell’Anticristo e il dilagare del caos prima della Parusia, la seconda venuta di Gesù. Alcune frange del sionismo evangelico statunitense appaiono infatti meno interessate a trattenere la catastrofe che a favorire le condizioni profetiche considerate necessarie al ritorno di Cristo: la centralità di Israele, il controllo di Gerusalemme e, nelle correnti più radicali, la ricostruzione del Tempio. Il “calendario” rimane formalmente nelle mani di Dio, ma l’azione politica finisce per assecondarne, se non accelerarne le tappe. Non è un dettaglio che Vance racconti di essere affascinato fin da bambino dalla teologia apocalittica e che la prima Bibbia ricevuta, quando aveva dieci o undici anni, fosse la John Hagee Prophecy Study Bible, curata dal telepredicatore evangelico fondatore dell’organizzazione sionista cristiana Christians United for Israel. Lo stesso schema ritorna nell’attentato di Butler: per Vance, Trump sarebbe sopravvissuto grazie alla «mano della Provvidenza», perché «Dio non voleva» che morisse. Il vicepresidente lo difende anche per l’immagine generata dall’IA che lo raffigurava nelle vesti di Cristo: Crawford confessa che, da cristiano, l’immagine lo ha turbato; Vance replica che Trump non avrebbe voluto «deridere o imitare Dio», ma soltanto condividere un contenuto che aveva trovato divertente e che, dopo le proteste, è stato rimosso. Nel mirino finisce anche l’intelligenza artificiale. Vance avverte attorno ad alcune aziende «un’energia spirituale oscura davvero molto strana» e cita una società i cui dipendenti avrebbero celebrato una sorta di funerale quando hanno dismesso un vecchio modello per quello nuovo. L’allusione sembra riferirsi a OpenAI: alla vigilia del ritiro di GPT‑4o, un dipendente dell’azienda aveva promosso un “4o Funeral Celebration”, fissato per lo stesso giorno in cui il modello sarebbe stato rimosso da ChatGPT. L’episodio va comunque distinto dal precedente funerale di Claude 3 Sonnet, organizzato nel 2025 da appassionati e fondatori esterni, al quale parteciparono anche dipendenti di Anthropic e OpenAI. Vance racconta poi che la moglie di un suo amico aveva utilizzato un chatbot come consulente matrimoniale: una pratica che gli appare «un po’ satanica», perché spezza la dimensione sociale per cui Dio avrebbe creato l’uomo. La denuncia della progressiva sostituzione dei rapporti umani coglie un problema reale, ma stride con la carriera di Vance nella Silicon Valley. Dopo la laurea in legge a Yale e una breve esperienza come avvocato, Vance passò al venture capital, lavorando tra il 2016 e il 2017 alla Mithril Capital, società cofondata da Peter Thiel. Il miliardario, diventato il suo principale mentore politico e finanziario, versò complessivamente 15 milioni di dollari a Protect Ohio Values, il super Pac creato per sostenerne la corsa al Senato. Proprio Thiel ha trasformato l’Anticristo in una teoria politico-tecnologica, dedicandogli un ciclo di conferenze riservate. Il paradosso è evidente: Vance denuncia l’oscurità nell’industria che ha costruito la rete di potere dalla quale egli stesso proviene. Lo stesso schema ingloba gli UFO. Vance precisa di non possedere alcun dossier segreto che dimostri che un UAP sia un “demone”, ma se il fenomeno è reale, chiede, perché non potrebbe trattarsi di «angeli o demoni» anziché di extraterrestri? IA, Anticristo, Provvidenza, demoni e fenomeni celesti vengono così cuciti dentro un’unica narrazione, capace di parlare alla base MAGA, alla cultura pop e al cristianesimo conservatore. Il tempismo conta. L’intervista è uscita mentre Vance promuove Communion, il libro di memorie sulla propria conversione al cattolicesimo pubblicato all’inizio dell’estate, e a due mesi dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Il vicepresidente guarda già oltre le midterm e, probabilmente, al 2028, costruendo l’immagine del convertito chiamato a riconoscere il male, del leader che percepisce ciò che gli altri non vedono, dell’uomo incaricato di fare il lavoro di Dio. È qui che la fede personale smette di essere soltanto fede e diventa uno strumento di legittimazione politica. Quando il numero due della maggiore potenza militare interpreta la politica come una battaglia messianica, il rischio è che le scelte di governo finiscano per apparire sottratte al confronto e legittimate da un presunto disegno divino. The post JD Vance, il vicepresidente che si sente in missione per conto di Dio appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 8, 2026
L'INDIPENDENTE
In Europa dilaga l’ossessione sulle “influenze russe” alle elezioni
«La guerra ibrida c’è ed è in corso». Mentre infuria lo scontro sul presunto attentato fallito di Lipsia, il ministro degli Esteri Antonio Tajani rilancia l’allarme: Mosca potrebbe tentare di condizionare le prossime elezioni italiane, in un’Europa dove la minaccia di Mosca viene ritenuta sempre più aggressiva e «sconsiderata» – per usare le parole del segretario generale della NATO, Mark Rutte. Quasi in contemporanea, il Financial Times titola “Russia’s ‘Trojan horse’ in Italy tests Giorgia Meloni”, riprendendo la definizione riservata dall’European Council on Foreign Relations a Roberto Vannacci: «Un cavallo di Troia dell’influenza russa in Italia». Pochi giorni prima, dopo il “no” islandese alla riapertura dei negoziati con Bruxelles, sui media italiani era già comparsa l’ombra delle onnipresenti ingerenze straniere, utile a decifrare l’“inspiegabile” rifiuto di un’offerta che non si poteva rifiutare: aderire all’euro e magari ritrovarsi, appena sei mesi dopo, sotto procedura per disavanzo eccessivo, come la Bulgaria. Tre vicende diverse, un unico riflesso condizionato: se gli elettori deviano dalla linea atlantista ed europeista, qualcuno deve averne manipolato la volontà. E quel qualcuno, naturalmente, non può che essere “Putin”. Che la Russia conduca operazioni di propaganda, disinformazione e influenza all’estero è plausibile, soprattutto durante una guerra combattuta anche attraverso servizi segreti, sabotaggi e campagne mediatiche. Il problema nasce quando l’ipotesi smette di essere verificata e diventa la chiave universale con cui spiegare qualsiasi risultato sgradito, alimentando un clima di minaccia permanente utile a giustificare leggi liberticide e riarmo. Tajani non ha indicato operazioni concrete contro le elezioni italiane: si è limitato a evocare possibili tentativi futuri, subito trasformati in notizia da prima pagina. Nel caso Vannacci, invece, l’“influenza russa” sembra coincidere con le sue posizioni su Mosca e Kiev: opinioni politicamente discutibili in democrazia, ma che non provano alcuna regia del Cremlino. Eppure, il passaggio dalla vicinanza politica al sospetto di subordinazione è immediato, fino alla più efficace delle etichette: il «cavallo di Troia». Lo stesso schema si è ripetuto in Islanda, dove il 52,8% degli elettori, con un’affluenza superiore all’82%, ha respinto la ripresa dei negoziati con l’UE per ragioni tutt’altro che oscure: sovranità, pesca, controllo delle risorse e storica diffidenza verso Bruxelles. Eppure, parte della stampa ha evocato subito disinformazione e influenze occulte. Persino Repubblica, pur ammettendo l’assenza di prove sui presunti bot russi, ha richiamato «tecniche da infowar» attribuite alle fabbriche dei troll di Mosca. Il sospetto, però, era già nel titolo: tanto bastava. Mentre l’ingerenza russa viene evocata anche prima che si manifesti, quella statunitense avviene spesso alla luce del sole e viene derubricata a libertà di espressione o sostegno alla società civile (che si tratti del defunto USAID o dell’amministrazione Trump poco cambia). Durante la campagna elettorale tedesca del 2025, Elon Musk proclamò che soltanto AfD avrebbe potuto «salvare la Germania», pubblicò un intervento a favore del partito e offrì ad Alice Weidel una lunga vetrina sulla propria piattaforma. Il vicepresidente americano JD Vance incontrò la leader di AfD a pochi giorni dal voto, dopo avere usato la Conferenza di Monaco per attaccare frontalmente i governi europei. Oggi, l’intervento non si limita alle dichiarazioni. L’amministrazione Trump prepara un programma da 25 milioni di dollari destinato a organizzazioni conservatrici europee, quattro dei quali per sostenere media e giornalisti orientati sui temi della sovranità nazionale, della libertà di parola e dei valori religiosi. Formalmente, i fondi non andranno ai partiti; materialmente contribuiranno a costruire l’ambiente culturale e mediatico nel quale quei partiti competono. Trump indica i leader europei che considera amici o nemici, Musk dispone della piattaforma con cui amplificarli e la rete politico-finanziaria cresciuta attorno a Peter Thiel lavora da anni per spostare a destra gli equilibri occidentali; il suo socio e ceo di Palantir, Alex Karp sostiene apertamente Israele e fonda una società tecnologico-militare con l’ex ministro ucraino Mykhailo Federov. Se finanziare media, sostenere candidati, amplificarne la voce e delegittimarne gli avversari è ingerenza, allora lo è anche quando proviene da Washington o dalla Silicon Valley. Altrimenti, non si può trasformare ogni apertura al dialogo con Mosca nella prova di un complotto. La retorica della «guerra ibrida» serve soprattutto a riclassificare il dissenso come minaccia: chi contesta le sanzioni è filorusso, chi critica la NATO fa propaganda per il Cremlino, chi rifiuta una maggiore integrazione europea è stato manipolato. L’elettore resta sovrano soltanto finché vota «correttamente», altrimenti, come capitato rispettivamente in Romania e in Grecia, si annullano le elezioni o i referendum. È questa la paranoia che dilaga in Europa: non il legittimo timore delle interferenze straniere, ma l’incapacità delle élite di ammettere che una parte crescente della popolazione possa respingerne spontaneamente le politiche. Mosca diventa così il grande alibi per sottrarsi a ogni autocritica, mentre l’influenza americana entra dalla porta principale, finanzia, incontra candidati e dichiara apertamente le proprie preferenze. The post In Europa dilaga l’ossessione sulle “influenze russe” alle elezioni appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 4, 2026
L'INDIPENDENTE
Bilderberg? È vecchia. Davos? È noiosa. Benvenuti a “Dialog”
Se pensavate che il destino del pianeta venisse deciso ancora nelle ovattate sale di Davos, tra una omelette al caviale e una conferenza sulla sostenibilità aziendale, o negli incontri riservati e ormai un po’ ripetitivi del Gruppo Bilderberg, siete rimasti drammaticamente indietro. Quelli sono stati i Summit del Novecento, finiti […] L'articolo Bilderberg? È vecchia. Davos? È noiosa. Benvenuti a “Dialog” su Contropiano.
August 17, 2026
Contropiano
Il Cile sulla scia di Javier Milei
> L’Argentina attira i miliardari con una massiccia riduzione delle imposte, la > Cina aiuta la martoriata Cuba e il Brasile si appresta ad andare alle urne. Nel subcontinente sudamericano le opinioni sono ancora una volta divise: da un lato ogni sorta di conservatori, che si aggrappano al «modello» della cosiddetta politica economica libertaria; dall’altro, i sostenitori di norme e ideali di stampo socialdemocratico. Il confine tra i due territori è per giunta labile e disseminato di insidie. Quello che il president argentino di estrema destra Javier Milei, ideatore della «nuova» medicina per le molteplici malattie di cui l’Argentina soffre da decenni, predica ai suoi sostenitori, non è né nuovo né efficace. Inutilmente, sia i governi civili democraticamente eletti che le dittature militari hanno tentato di migliorare la situazione, e ora Milei sostiene che ogni fallimento delle politiche liberali, neoliberiste e conservatrici attuate finora sia da imputare esclusivamente a misure non sufficientemente radicali. Nel frattempo, però, il suo governo è al potere da più di 30 mesi. L’inflazione, il male principale che trascina con sé innumerevoli altri problemi, tutti molto gravi, è comunque ancora ferma al 33% (da luglio 2025 a giugno 2026). Non si può certo parlare di una terapia efficace, nonostante l’uso della famigerata motosega. Il paziente, la seconda economia più grande del Sudamerica, lamenta forti dolori. IL MILIARDARIO PETER THIEL COME BENEFICIARIO Nonostante tutto, intanto, a seguito delle elezioni, sei nazioni su dieci della regione sono finite nella scia del neoliberismo e dei «libertari»: Ecuador, Cile, di recente Perù e Colombia, da un’eternità il Paraguay e probabilmente presto anche la Bolivia. La situazione è simile nell’area centroamericana: El Salvador, Honduras, Panama. L’arsenale della politica economica di Milei è ben conosciuto. Lo strumento principale sembra essere un programma di incentivi denominato «Super-RIGI». Non c’è nemmeno bisogno di indovinare quale sia la sua attrattiva: un massiccio sgravio fiscale per i grandi investitori stranieri interessati. Secondo «amerika21», lo sgravio «riduce per 30 anni l’imposta sugli utili dal 35% al 15%, abbassa i contributi previdenziali dal 24% al 10%, consente importazioni esenti da dazi doganali secondo necessità e promette ulteriori vantaggi ed esenzioni». Inoltre, nuove norme per regolare il possesso di terreni. Il principale interessato e beneficiario di queste iniziative sembra essere il miliardario statunitense Peter Thiel, che ha recentemente trasferito la propria residenza in Argentina. «RICOSTRUZIONE NAZIONALE» IN CILE In Cile il governo appena eletto del presidente di estrema destra José Antonio Kast ha lanciato un pacchetto di misure apparentemente preparato da tempo. Sia nella sostanza che in molti dettagli, l’approccio di Milei ha trovato a Santiago un riscontro molto positivo. Con grande presunzione se ne parla come «Piano di ricostruzione nazionale», come se il predecessore in carica avesse lasciato dietro di sé solo un cumulo di macerie. Kast era uscito vittorioso dal ballottaggio a dicembre con il 58% dei voti. Nei primi tre mesi del suo mandato, tuttavia, la sua popolarità è scesa in tempo record di 20 punti percentuali, attestandosi al 38%. Secondo quanto riporta il quotidiano cooperativo tedesco «taz», le promesse con cui aveva vinto le elezioni finora non sono state mantenute: voleva arginare la criminalità, controllare l’immigrazione e rilanciare l’economia. LULA DA SILVA GUADAGNA PUNTI NELLA CAMPAGNA ELETTORALE – E FA SURF NELL’ATLANTICO Come andrà a finire questo tiro alla corda tra le forze di destra e quelle di sinistra in America Latina dipenderà in misura non trascurabile dalle elezioni presidenziali e congressuali che si terranno in Brasile la prima domenica di ottobre. Per molto tempo la lotta per il potere nel Paese gigante sembrava essere destinata ad un pareggio, sia al primo che al secondo turno. Ora, però, il divario tra l’attuale presidente di sinistra moderata Luiz Inácio da Silva e il figlio maggiore dell’ex capo di Stato Jair Bolsonaro, l’attuale senatore Flávio Bolsonaro, si sta allargando. Secondo i sondaggi, Lula avrebbe nel frattempo guadagnato alcuni punti percentuali di vantaggio sull’acerrimo rivale. Un corrispondente speciale dal Brasile per il quotidiano liberale di destra argentino «La Nación» cerca di approfondire le ragioni di questo cambiamento di tendenza. Arriva alla conclusione che tre iniziative del governo Lula potrebbero averlo determinato: in primo luogo, l’abile rifinanziamento di una parte del debito dello Stato; poi, il dibattito pubblico su una riduzione generale dell’orario di lavoro settimanale; e infine, l’esenzione dall’imposta sul reddito per i lavoratori che guadagnano meno degli equivalenti 850 Euro. Misure che sarebbero idonee a rafforzare la «nuova classe media» del Paese. Un altro ambito in cui l’ex leader sindacale potrebbe guadagnare consensi alle urne: Lula da Silva si oppone con determinazione e consapevolezza alle richieste impertinenti del suo collega statunitense Donald Trump. Le minacce ricorrenti del signore della Casa Bianca di imporre nuovi dazi punitivi contro il Brasile, nel caso in cui il suo amico Jair Bolsonaro non venga scarcerato, sono percepite da molti brasiliani come indegne dei rapporti tra grandi potenze. Quando Trump ha recentemente annunciato nuove sanzioni commerciali, Brasilia ha reagito prontamente con una nuova linea di credito destinata ai settori industriali direttamente colpiti, come quello calzaturiero, tessile e dell’edilizia residenziale, al fine di neutralizzare il più possibile le ritorsioni di Trump. Il fatto che l’ottantenne Lula abbia cavalcato le onde dell’Atlantico sulla tavola da surf con la stessa sicurezza di un ragazzo – così ha osservato il corrispondente della «Nación» – sembra aver fatto colpo sugli imprenditori locali, altrimenti piuttosto cauti nei suoi confronti. CUBA CERCA DI SFILARSI DAL CAPPIO Nel frattempo – nel contesto dell’attuale svolta a destra della maggior parte dei Paesi dell’America Latina – anche a Cuba si sta delineando un movimento simile, sebbene in questo caso si tratti di un passaggio da posizioni marxiste ortodosse verso un regime di centro-sinistra che si avvicina chiaramente agli ideali socialdemocratici. E cioè a strutture di politica statale ed economica che attribuiscono maggiore importanza agli obiettivi sociali rispetto al capitalismo puro, così come praticato soprattutto nelle società occidentali fino all’esagerazione e alla follia. A metà giugno L’Avana ha annunciato riforme di ampia portata, dopo che il presidente Trump aveva adottato ulteriori misure drastiche volte a soffocare definitivamente l’economia cubana e, di conseguenza, a provocare una controrivoluzione totale. Il portale di notizie «amerika21» illustra in modo sommario come il governo cubano stia ora cercando di tirarsi fuori dai guai. Molte di queste «176 misure» non sono più una novità, poiché dal crollo del comunismo nell’Unione Sovietica, Cuba, passando da una situazione di emergenza all’altra, ha avuto tre decenni e mezzo di tempo per prepararsi a una dolorosa fine della propria rivoluzione. Lungo questo percorso, i punti chiave da affrontare in caso di una caduta sono stati ripetutamente discussi – e ripetutamente rinviati, ripetutamente accantonati – segnali evidenti di come l’Avana percepisce l’unità in caso di emergenza. Nel frattempo, Washington continuava a martellare i cubani con sanzioni e blocchi, attentati e sabotaggi, con l’obiettivo di renderli finalmente malleabili per la rivolta contro il regime comunista. LA CINA OFFRE AIUTO AI CUBANI Il mondo, a parte poche eccezioni e le ricorrenti dichiarazioni all’Assemblea Generale dell’ONU a favore della fine dell’embargo statunitense, ha assistito passivamente e senza intervenire mentre i dieci milioni di abitanti dell’isola venivano ridotti alla fame. Ora la Cina è decisa a dare aiuto ai cubani con progetti che sembrano essere stati pianificati con cura. L’obiettivo di raggiungere il progresso sociale per la grande maggioranza dei popoli in un contesto democratico credibile non è più una pura utopia. Sono finiti i tempi in cui la socialdemocrazia veniva equiparata senza discussioni al comunismo e poteva quindi essere perseguitata, punita e rovesciata. Per quanto riguarda l’America Latina: politici come João Goulart in Brasile, Juan Bosch nella Repubblica Dominicana, Jacobo Arbenz in Guatemala e Salvador Allende in Cile avevano perseguito obiettivi socialdemocratici e sono stati comunque costretti a dimettersi, con il decisivo aiuto degli Stati Uniti e della CIA, in quanto presunti comunisti. Di recente, invece, riformatori moderati come Gabriel Boric in Cile, Gustavo Petro in Colombia, Bernardo Arévalo in Guatemala e, finora, anche Lula da Silva in Brasile sono riusciti a portare a termine i loro mandati nonostante la forte opposizione. TRADUZIONE DAL TEDESCO DI ANNA SETTE _____________________ Romeo Rey, Die Geschichte Lateinamerikas vom 20. Jahrhundert bis zur Gegenwart, (La storia dell’America Latina dal XX secolo ai giorni nostri), 284 pagine, 3ª edizione, Editore C.H.Beck 2015, CHF 22.30 (solo in tedesco). INFOsperber
August 11, 2026
Pressenza