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‘Sollèvati! La coscienza non si arruola’
SABATO 24 OTTOBRE MATTINA A IMPRUNETA, IN PROVINCIA DI FIRENZE, NELLA CASA PER LA PACE DI PAX CHRISTI SI SVOLGE LA RIUNIONE DEI E CON I COORDINATORI DELL’INIZIATIVA. “La campagna Sollèvati! La coscienza non si arruola vuole offrire uno strumento concreto per costruire la Pace: singole azioni individuali, nate da una presa di coscienza personale, possono convergere e innescare una trasformazione collettiva”, spiegano i promotori: > Siamo una comunità di coscienza, un gruppo di persone e di associazioni che > condividono una forte avversione alla guerra e la volontà di essere soggetti > attivi per la costruzione della Pace e di una società che sappia gestire i > conflitti con modalità nonviolente. > Abbiamo promosso una rete aperta al contributo di singole persone, gruppi > giovanili, enti e associazioni. Portiamo in tutta Italia l’attenzione sul tema > dell’obiezione di coscienza e sulle forme di difesa non armata e nonviolenta > già previste dal nostro ordinamento. > Promuoviamo la smilitarizzazione delle menti, ossia uscire dalla narrazione > che vede la guerra come opzione praticabile e scenario inevitabile, per > affermare la cultura della cooperazione, la risoluzione nonviolenta dei > conflitti e una comunicazione non aggressiva e dialogante. > Vogliamo dare la possibilità a cittadine e cittadini di esprimere il loro > profondo anelito di Pace! > > La campagna Sollèvati vuole favorire, ma soprattutto garantire, l’obiezione di > coscienza per i ragazzi 17enni, i quali ogni anno vengono inseriti nelle liste > di leva dei Comuni di residenza, tramite la sottoscrizione di personali > lettere di obiezione di coscienza, da inviare alla sindaca o al sindaco del > proprio Comune. > L’iniziativa è rivolta anche a tutti gli uomini dai 18 ai 45 anni che già sono > nelle liste e che desiderano dichiararsi obiettori. Inoltre, si invitano i > cittadini e le cittadine di qualunque età ad esprimere pubblicamente la > propria avversione alla guerra e la ferma intenzione di non prendervi parte in > nessun modo. > Con la leva sospesa, la legge non contempla né lo spazio e né il modo in cui > potersi dichiarare obiettori di coscienza oggi. Noi chiediamo che sia > possibile farlo in qualunque tempo. > Vogliamo educare a costruire la Pace, non a uccidere i nostri simili! > Da questa convinzione nasce l’impegno quotidiano delle realtà aderenti alla > rete nel diffondere capillarmente la cultura della Pace e della Nonviolenza. > Sollèvati vuole valorizzare queste esperienze, rafforzando e aumentando i > Presidi territoriali per la Pace, cioè gli spazi fisici di incontro in cui le > persone, specialmente quelle giovani, possono formarsi sui temi del pacifismo > e della Nonviolenza, rafforzare i legami comunitari e discutere, immaginare e > costruire collettivamente un’alternativa di Pace. > Ci riuniremo il 24 ottobre 2026, alle ore 9:30, alla Casa per la Pace di Pax > Christi a Impruneta (Firenze) – via Quintole per le Rose 131 – per dare il via > alla campagna. > > Sarà presente all’iniziativa anche Pietro Puccio, sindaco di Capaci, che per > primo in Italia ha messo in pratica la proposta della campagna. > Consapevoli dell’importanza di mettere a sistema le iniziative per costruire > la Pace, invitiamo a aderire anche alle campagne in corso di Emergency e del > Movimento Nonviolento. > Per un’Italia che vuole camminare in un mondo finalmente libero dalla violenza > delle armi e della sopraffazione, in favore della risoluzione nonviolenta dei > conflitti e per la Pace, intesa come condizione essenziale per il godimento di > ogni diritto umano. La Pace va costruita con l’impegno quotidiano dei singoli > e della comunità tutta: insieme, solleviamoci dall’oppressione delle guerre! Redazione Italia
October 21, 2026
Pressenza
La dichiarazione dell’IFOR per la protezione degli obiettori di coscienza bielorussi, russi e ucraini
Il Centro per i Diritti Umani e gli Aiuti Sociali Hour House pone all’attenzione che alla 63ª sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite l’IFOR ha presentato una dichiarazione scritta sull’obiezione di coscienza redatta con il contributo di Yurii Sheliazhenko e Christian Renoux e pubblicata il 22 settembre 2026. “L’International Fellowship of Reconciliation (IFOR) è un movimento internazionale per la pace fondato in risposta alla Prima Guerra Mondiale Riunisce sezioni, gruppi e affiliati in oltre 40 paesi e promuove la nonviolenza, la riconciliazione e il diritto all’obiezione di coscienza. Gode dello status consultivo speciale presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite”, precisa Hour House commentando la dichiarazione Promotion and Protection of Human Rights to Peace and Conscientious Objection to Military Service in the Context of Russian Aggression Against Ukraine – A/HRC/63/NGO/67: > La rivendicazione centrale è chiara: il diritto di rifiutare il servizio > militare per motivi di coscienza deve rimanere valido anche quando un Paese è > in guerra. > > Gli autori collegano tale diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di > religione, e sostengono che gli Stati dovrebbero offrire alternative civili > accessibili e non punitive al servizio militare. Inoltre, auspicano che gli > obiettori di coscienza possano contribuire, anche al di fuori dell’ambito > militare, alla sicurezza e alla resilienza delle proprie comunità. > > Questa distinzione è importante. Un obiettore di coscienza è una persona il > cui rifiuto di prestare servizio militare è motivato da coscienza, religione o > credo. La dichiarazione non intende valutare ogni singolo caso di persona che > evita la coscrizione. Sottolinea tuttavia la necessità di garantire una > protezione efficace a coloro che subiscono persecuzioni a causa di un rifiuto > di coscienza. > > La dichiarazione denuncia la persecuzione di attivisti per la pace e obiettori > di coscienza in Bielorussia. > > Descrive arresti, multe e condanne al carcere in base a disposizioni > sull’estremismo formulate in termini molto ampi, e invita le autorità > bielorusse a porre fine alla persecuzione di chi esprime opinioni contro la > guerra e promuove azioni non violente. > > La protezione non può fermarsi alla frontiera. Gli obiettori di coscienza e > gli attivisti pacifisti bielorussi potrebbero incontrare ostacoli anche nel > tentativo di entrare in Europa o ottenere protezione internazionale. > > La presente comunicazione sollecita pertanto l’Unione europea a fornire > protezione umanitaria e asilo agli obiettori di coscienza provenienti da > Bielorussia, Russia e Ucraina. > > La dichiarazione condanna la guerra di aggressione della Russia contro > l’Ucraina e descrive la repressione degli attivisti pacifisti russi, dei > disertori e degli obiettori di coscienza. > > Inoltre evidenzia l’imposizione illegale del servizio militare ai residenti > dei territori ucraini occupati. > > L’IFOR chiede alla Russia di porre fine alla guerra, di ritirarsi dai > territori occupati e di cessare la persecuzione di coloro che resistono > pacificamente al militarismo. > > Al contempo, il documento riconosce il diritto dell’Ucraina all’autodifesa, > sostenendo che la difesa nazionale non può prevalere sulla libertà di > coscienza. > > Esprime preoccupazione per l’assenza di un servizio civile alternativo > efficace in tempo di guerra e per il trattamento riservato a coloro che > rifiutano il servizio militare per motivi di credo. Chiede all’Ucraina di > garantire il diritto all’obiezione di coscienza e di consentire agli obiettori > di coscienza di contribuire attraverso il servizio civile. > > Gli autori citano casi specifici e rapporti di organismi delle Nazioni Unite e > organizzazioni della società civile. > > Il loro scopo è dimostrare che la tutela dell’obiezione di coscienza è una > questione pratica che incide sulla sicurezza, la libertà e la capacità delle > persone di vivere secondo le proprie convinzioni. > > Una responsabilità degli stati europei: per le persone fuggite, il > riconoscimento formale di un diritto ha scarso valore se non possono > raggiungere un luogo sicuro o ottenere una valutazione equa delle proprie > esigenze di protezione. > La dichiarazione critica le restrizioni all’ingresso, ai visti e all’asilo per > gli obiettori di coscienza russi e bielorussi, nonché le misure che potrebbero > limitare la protezione per gli uomini ucraini in età di leva. > > Esorta l’UE a preservare la tutela dei diritti umani pur rispondendo alle > sfide alla sicurezza.L’IFOR propone inoltre che le Nazioni Unite prendano in > considerazione la nomina di un relatore speciale dedicato all’obiezione di > coscienza e alla protezione della pace non militare. > > Si tratta di una raccomandazione dell’organizzazione, non di un mandato già > esistente delle Nazioni Unite. La proposta darebbe a queste questioni un ruolo > più costante nel monitoraggio e nel dialogo internazionale. > > Il Centro per i Diritti Umani e gli Aiuti Sociali Hour House accoglie con > favore l’inclusione degli obiettori di coscienza bielorussi in questo appello > internazionale: “Ringraziamo Christian Renoux, Yurii Sheliazhenko e IFOR per > il loro costante impegno a favore di coloro che si rifiutano di uccidere e di > coloro che difendono i loro diritti. Stiamo diffondendo la dichiarazione su > tutte le nostre piattaforme e continuamo a collaborare con i nostri partner > per documentare i rischi affrontati dagli obiettori di coscienza e dagli > attivisti per la pace, anche dopo aver lasciato i loro paesi d’origine”. Redazione Italia
September 30, 2026
Pressenza
Diplomazia, non armi
Prima delle ferie ho partecipato a Roma ad un incontro organizzato da un gruppo di impegno sociale di orientamento cattolico su temi sociologici e antropologici attualmente presenti e importanti nella società. Nella discussione ci si è frequentemente fermati sull’argomento della guerra, sull’uso della forza come strumento di composizione di conflitti e sulla mistificazione della realtà come strumento di consolidamento del consenso che diffonde opinioni false. Pochi giorni fa sono tornato da Sestola, un Comune nell’appennino modenese, dove ho partecipato ad una settimana di incontri filosofici e antropologici – organizzato da un gruppetto di filosofi-in-pratica (cfr. www.vacanzefilosofiche.it) –  con la presenza di donne e uomini di vario orientamento ideologico, religioso ed etico. In entrambi i gruppi si è fatto frequentemente riferimento alle parole di Papa Leone che pone nella pace e solo nella pace la possibilità di uno sviluppo ordinato e felice. Una pace che si raggiunge e si mantiene nel rispetto delle altrui ragioni e nell’uso della diplomazia, evitando – per riprendere una vivace espressione di papa Francesco – di “abbaiare alle porte di Mosca”. E in Italia? Se, secondo l’articolo 11 della Costituzione repubblicana,  l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa e come mezzo per risolvere i conflitti  con gli altri Stati, appare ovvia la necessita di privilegiare il confronto dialettico e non la sfida armata. Quindi non è di poco conto che l’Italia abbia sospeso la leva obbligatoria con legge 226/04 e con Dlgs 662/010, pur se – come ho appreso a Sestola –  i Comuni sono obbligati ad inviare al Ministero, a inizio di ogni anno,  i nominativi dei giovani che sono in procinto di compiere i 18 anni. Tali nominativi confluiscono in elenchi contenenti tutti i cittadini maschi dai 18 ai 45 anni. Ho appreso così, con sincera approvazione, che alcuni movimenti nonviolenti hanno iniziato una campagna nazionale per indurre i Sindaci ad avvisare i giovani che i loro nominativi stanno per essere inviati al Ministero (come ha fatto per primo il sindaco di Capaci, PA, ndr); per proporre ai ragazzi che lo desiderano di esprimere sin d’ora simbolicamente l’intenzione di non accettare la leva militare; e informarli che, qualora la sospensione della leva obbligatoria dovesse cessare, avrebbero 15 giorni di tempo dalla ricezione della cartolina con l’avviso di coscrizione, per avvalersi della legge 230/1998 che ha introdotto l’obiezione di coscienza. In conclusione, nei due incontri a cui ho partecipato, è emersa l’opinione concorde con Papa Leone che solo la pace può consentire di vivere serenamente; solo la diplomazia e il dialogo possono appianare le divergenze; che la legittima difesa non può  giustificare una continuo aumento delle spese per l’armamento, come sta avvenendo soprattutto negli  Stati inseriti nell’alleanza Nato.      Redazione Palermo
August 29, 2026
Pressenza
Una scelta per la pace: l’obiezione di coscienza ieri, oggi, domani
Il convegno svoltosi il 9 maggio scorso a Fontaneto d’Agogna (NO), organizzato da MIR (Movimento Internazionale della Riconciliazione) Borgomanero, Associazione per la Pace Novara, Laboratorio per la Pace Galliate, Associazione Pace e Convivenza Sesto Calende, ha focalizzato l’attenzione sull’alternativa nonviolenta alla protesta contro la guerra e contro il militarismo. Gli organizzatori riferiscono: > In un mondo segnato dall’escalation delle guerre e del riarmo e dal ripristino > della leva obbligatoria > in molti Paesi europei, l’obiezione di coscienza al servizio militare > rappresenta un’opportunità > concreta per costruire una pace dal basso alla quale sono chiamati i giovani. > La quasi totalità dei > diciassettenni, che ogni anno vengono d’ufficio iscritti dai Comuni nelle > liste di leva dalle quali > possono essere chiamati a fare il servizio militare (sospeso ma non abrogato) > nel caso di necessità > ed emergenza, non sa di essere iscritti ai registri di leve e nemmeno che > esiste una possibilità di fare > una dichiarazione preventiva di obiezione di coscienza. E per questo è più che > mai importante > parlarne e fare informazione ora che, seppure solo formalmente, siamo ancora > in “tempo di pace”. > > «C’è un grande lavoro culturale e sociale da fare per dimostrare che > un’alternativa alla logica delle > guerre e delle armi è possibile – ha sottolineato Ermete Ferraro, presidente > nazionale del MIR Italia – Un’alternativa deve essere costruita dal basso, > valorizzando le azioni personali e le testimonianze, ma senza ignorare i > meccanismi giuridici, politici e sociali che possono realmente radicare questo > pensiero e farlo diventare concreto. Siamo chiamati ad agire localmente e > pensare globalmente e mi pare che siamo sulla buona strada». > > «In Europa ci sono tantissimi Paesi in cui si sta parlando di reintrodurre la > leva obbligatoria, non è > solo l’Italia. Parlare di questi temi è fondamentale perché quando e se ci > sarà la leva obbligatoria, > non sarà quello il momento di iniziare a parlare del diritto all’obiezione di > coscienza – ha messo in > evidenza Zaira Zafarana, esperta advocacy Onu e responsabile relazioni > internazionali MIR Italia – Tanti Paesi, a partire dalla Germania, che stanno > pensando di reintrodurre la leva, hanno problemi > perché sta calando notevolmente il numero di volontari negli eserciti. Quindi > paradossalmente questo è un buon momento per parlare di questi temi, perché > tanti Paesi hanno il problema di come > potere aumentare i militari nell’esercito perché stanno diminuendo». > > «Il capo di stato maggiore dell’esercito Masiello si è lamentato del fatto che > le nuove generazioni non vogliono fare il militare e quindi si trovano > scoperti e anche le Accademie militari hanno sempre meno aspiranti. La strada > da seguire è quella di fare rete tra noi associazioni a livello locale e > nazionale. Dobbiamo sapere costruire sul lungo periodo e andare avanti in > maniera tenace, costruttiva, continuativa nel tempo, anche quando le guerre > che, sull’onda dell’indignazione e dell’emozione suscitano manifestazioni, > saranno sparite dai media, perché in realtà la guerra e la sua preparazione > continua. Le campagne di cui abbiamo parlato oggi – ha concluso Pasquale > Pugliese del coordinamento nazionale Movimento Nonviolento – sono quelle che > ci devono dare il fiato lungo per portare avanti una alternativa concreta, > tanto dal punto di vista della contestazione e dell’opposizione quanto dal > punto di vista di un programma costruttivo e delle politiche di pace». > > Tra le campagne di cui si è parlato nel corso del convegno vi sono “Ministero > della Pace, una scelta > di governo” – presentata con un video messaggio di Laila Simoncelli e, in > presenza, Mara Ardizio, presidente di Acli Piemonte – e “Un’altra difesa è > possibile”, per la quale è in corso una raccolta di firme, illustrata da > Pugliese. Ma sono anche state presentate iniziative concrete, come il modello > di lettera che i diciassettenni possono trasmettere ai sindaci per esercitare > il diritto all’obiezione di coscienza (che è riconosciuto dalla Dichiarazione > universale dei diritti dell’uomo e dalla Costituzione italiana) preventivo. > > Il MIR Borgomanero, proprio in questi giorni in cui si celebra la Giornata > internazionale dell’obiezione di coscienza, sta rivolgendo un appello ai > sindaci dell’Alto Novarese affinché seguano l’esempio del sindaco di Capaci, > che ha istituito il primo “sportello pubblico” in Italia per raccogliere le > dichiarazioni di obiezione di coscienza preventiva al servizio militare. > L’iniziativa permette ai giovani (dai 17 anni in su) e ai richiamabili (fino > ai 45 anni) di dichiararsi obiettori prima di un’eventuale chiamata alle armi. > > Ma c’è anche la possibilità da parte dei giovani e dei riservisti di inviare > una comunicazione al > ministero della difesa in cui si dichiara la propria obiezione di coscienza > preventiva, seguendo un > modello predisposto da Comunità dell’Arca di Lanza Dal Vasto, Pax Christi, > Centro palermitano del > Movimento Nonviolento, Movimento dei focolari e MIR Italia. > > Tra gli altri relatori intervenuti al convegno, vi sono Matteo Zappa, > Coordinamento Pace in Comune > e assessore alla pace ad Arluno, Norberto Julini, di Pax Christi Italia, > Massimo Diana, obiettore di > coscienza e analista biografico. I lavori sono stati arricchiti anche dalle > testimonianze di obiettori internazionali – Olga Karach, difensora dei diritti > umani bielorussa, e di Yona Roseman, obiettrice di Mesarvot, rete di giovani > obiettori israeliani. La presentazione e il programma di Una scelta per la pace. L’obiezione di coscienza ieri, oggi, domani sono stati pubblicati su Pressenza nella pagina online dal 29 aprile scorso.   MIR Italia - Movimento Internazionale della Riconciliazione
May 20, 2026
Pressenza
Obiezione di coscienza al servizio militare, tre incontri con voci da Russia, Ucraina e Israele
Il MIR Italia (Movimento Internazionale della Riconciliazione) promuove un ciclo di tre incontri pubblici dedicati all’obiezione di coscienza al servizio militare nei contesti di guerra. Gli appuntamenti si terranno il 30 marzo a Ivrea, il 31 marzo a Torino e il 1° aprile a Vicenza, con la partecipazione di obiettori e attivisti collegati in diretta da alcuni dei principali scenari di conflitto nel mondo. Il titolo del ciclo — Ripudiare la guerra — richiama esplicitamente l’articolo 11 della Costituzione italiana e indica una strada concreta: quella di chi, anche in tempo di guerra, sceglie di dire no all’arruolamento. Un diritto umano fondamentale, sancito dall’articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che tutela la libertà di pensiero, coscienza e religione — ma che in molti paesi è sistematicamente negato, con obiettori perseguitati, incarcerati e costretti all’esilio. Gli ospiti e le loro storie Tra i relatori figura Zaira Zafarana, coordinatrice dell’advocacy internazionale presso Connection e.V. e rappresentante alla War Resisters’ International presso l’ONU di Ginevra, nonché responsabile delle relazioni internazionali del MIR Italia. Dall’esilio in Germania, parteciperà Artem Klyga, avvocato russo che assiste obiettori in fuga, etichettato come “agente straniero” dal governo di Mosca, dove collabora con Stop Army, movimento che sostiene chi si oppone alla guerra in Russia. In collegamento dall’Ucraina interverrà Yuri Sheliazhenko, segretario esecutivo del Movimento Pacifista Ucraino e membro di diversi organismi internazionali per la pace. La sua storia è emblematica della repressione di chi dissente: arrestato il 19 marzo scorso, è rimasto irrintracciabile per 44 ore prima di essere liberato il 21 marzo denunciando trattamenti che potrebbero configurare il reato di tortura. È tuttora a rischio di arruolamento forzato, in violazione del diritto ucraino e internazionale. Da Israele parteciperanno due rappresentanti di Mesarvot, rete di giovani che si rifiutano di servire nell’IDF: Ayana Gerstmann, obiettrice che ha ottenuto l’esonero dopo una detenzione nell’agosto scorso, e Daniel Mizrahi, che ha trascorso 50 giorni in una prigione militare prima del 2023. Il programma I tre incontri si svolgono in collaborazione con realtà locali e nazionali impegnate per la pace: 30 marzo, ore 20:45 — Ivrea, ZAC! – Movicentro, Via Dora Baltea 40 (con Ayana Gerstmann) 31 marzo, ore 18:30 — Torino, Sala Gandhi, Via Garibaldi 13 (con il Centro Studi Sereno Regis, Casa Umanista Torino e Pressenza) 1° aprile, ore 20:30 — Vicenza, “La Centrale”, Via G. Medici 96 (con Daniel Mizrahi; in collaborazione con ANPI, Emergency, ARCI Servizio Civile, Movimento Nonviolento, Pax Christi e altri) Per informazioni Zaira Zafarana, referente per i rapporti internazionali del MIR Italia: segreteria@miritalia.org Maggiori dettagli: http://www.miritalia.org/2026/03/18/ripudiare-la-guerra-ciclo-di-eventi-mir-a-ivrea-torino-e-vicenza/     Peacelink Telematica per la Pace
March 28, 2026
Pressenza
Cento anni di Ordinariato militare: non c’è niente da festeggiare
La lettura del diario di Claudio Pozzi, cattolico obiettore di coscienza al servizio militare negli anni ’70, che racconta la sua vicenda personale e di comunità, la scelta che gli è costata 5 mesi di carcerazione nel 1972 tra Gaeta e Napoli[1], è coincisa con le celebrazioni in Italia per il Centenario dell’Ordinariato militare. Un’obiezione di coscienza, quella di Claudio, che viene maturata alla luce del Vangelo e di una vita di comunità con persone che si sono dedicate all’ascolto e all’accoglienza di persone fragili ed emarginate. Le giornate in carcere erano accompagnate dalla lettura della Bibbia e di un libro di su San Francesco d’Assisi[2], dall’attenzione ai bisogni dei compagni con lui carcerati. Mi sono chiesto quali siano i motivi che hanno spinto la Chiesa cattolica a celebrare questo centenario, mentre il mondo è lacerato dalle guerre in corso, che rischiano di trasformare “la guerra mondiale a pezzi” in guerra mondiale totale. Sono convinto che, per essere coerente con le dichiarazioni fatte dai Papi, dalla Pacem in terris di Giovanni XXIII fino a papa Francesco, sulla inutilità e follia della guerra, la Chiesa avrebbe dovuto mettere fine a una storia contradditoria che l’ha vista affiancare e benedire eserciti fratricidi, in particolare nelle due guerre mondiali del secolo scorso. Mi lasciano nello sconforto alcune espressioni usate da Papa Leone XIV nel discorso tenuto sabato 7 marzo 2026 ai membri dell’Ordinariato militare per l’Italia, presenti Ministri e Autorità militari. Dopo i saluti di rito, il Papa afferma: «Inter Arma Caritas: “per portare Cristo nelle vene dell’umanità, rinnovando e condividendo la missione apostolica, guardando al domani con serenità, compiendo scelte coraggiose” (cfr. Discorso ai Vescovi della Conferenza Episcopale Italiana, 17 giugno 2025). Queste sono le parole che stanno orientando il cammino del Centenario dell’Ordinariato Militare per l’Italia, un evento che custodisce memoria, attualità e profezia»[3]. Sulla memoria che custodisce l’evento, sarebbe importante includere la diatriba sorta tra i Cappellani militari e don Lorenzo Milani, priore di Barbiana, e altri preti e religiosi negli anni ’60 del Novecento a proposito dell’obiezione di coscienza al servizio militare, addirittura costretti a difendersi nei tribunali (tra cui padre Ernesto Balducci che fu condannato dalla Corte d’Appello di Firenze per aver “esaltato i cosiddetti obiettori di coscienza”). I cappellani militari in congedo della regione toscana in un comunicato del 11 febbraio 1965 definirono «un insulto alla patria e ai suoi caduti la così detta “obiezione di coscienza” che, estranea al comandamento cristiano dell’amore, è espressione di viltà»[4]. Don Milani rispose ai Cappellani militari con uno scritto che fu pubblicato su Rinascita il 6 marzo 1965, per il quale fu denunciato da un gruppo di ex combattenti; insieme a lui furono denunciati anche il direttore di Rinascita e i firmatari della lettera “Non è viltà l’obiezione di coscienza”, pubblicata nello stesso numero della rivista. La “Lettera ai Giudici” in sua difesa fu inviata al processo da don Lorenzo perché costretto a letto dalla malattia. Un capolavoro che sconfessa ogni connivenza col potere delle armi e la giustificazione della guerra da parte dei cristiani: “l’obbedienza non è più una virtù”. Sull’attualità, ci vorrebbe il coraggio di scomunicare i governanti che si dichiarano cristiani (cattolici o protestanti che siano) che fomentano e agiscono le guerre, fanno immensi profitti con le industrie belliche e il commercio delle armi. Sarebbe profezia autentica se la mia Chiesa cattolica e le altre chiese cristiane, insieme alle religioni sparse nel mondo, dopo aver condannato a parole la guerra e invocato la pace, sconfessassero le preghiere blasfeme dei governanti che invocano da Dio la vittoria, ossia l’annientamento dei nemici, e si appropriano del suo nome. Sarebbe un atto profetico, l’abolizione dell’Ordinariato Militare, delle diocesi militari e la consegna alle diocesi (vere chiese locali) l’impegno dell’assistenza spirituale a coloro che, si trovano ad esercitare la professione (non la missione) di soldati, attraverso una cappellania smilitarizzata, preti e religiosi senza stellette. Davvero «Inter arma Caritas»? L’11 giugno del 2005 – Festa della SS. Trinità – dopo aver ascoltato l’omelia scrissi una lettera aperta a Mons. Mani, arcivescovo di Cagliari, nella quale esprimevo il mio sconcerto per alcune sue affermazioni: «… Non mi sembra compito del vescovo esaltare i “soldati armati di tutto punto” che Lei chiama i “veri operatori di “pace”»[5]. Precedentemente in una lettera privata (del 27 ottobre 2023), io e mia moglie avevamo espresso delle perplessità sulla risposta del vescovo a un pacifista sardo che lo invitava a «non benedire le Forze armate, il 4 novembre»[6].  Scrivemmo: «Abbiamo letto anche la sua risposta, che ci ha lasciato un po’ perplessi. Davvero un esercito in armi può portare un vangelo “purissimo”? Se così fosse, dal vangelo dovremmo eliminare almeno alcuni detti di Gesù, che ci sono stati trasmessi come “parola di Dio”, la sola parola che salva: “Riponi la spada nel fodero”, “vinci il male con il bene”». In occasione del 4 novembre 2024, che diventava per legge “Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate” (legge n. 27 del 1° marzo 2024), scrissi una «Lettera aperta al Presidente della CEI, cardinal Matteo Zuppi», nella quale affermavo: «Solo il coraggio della profezia può spingerci ad essere coerenti con i pronunciamenti, adottando dei comportamenti adeguati, per esempio riguardo al servizio spirituale verso le persone impegnate nelle Forze armate. Perché continuare con l’Ordinariato militare e i cappellani con le stellette? Perché non trovare una pastorale nuova in cui il servizio religioso non abbia niente a che vedere con armi e simboli che rimandano alla violenza? Perché partecipare in forma ufficiale alle parate militari? Perché vescovi e cardinali devono stare affianco ai generali degli eserciti?»[7]. La nota pastorale della CEI, «Educare a una pace disarmata e disarmante» (5 dicembre del 2025), sembrava aver recepito ciò che molte persone cattoliche da tempo richiedevano: «Ci chiediamo se non si debbano prospettare diverse forme di presenza in tali contesti, meno direttamente legate a un’appartenenza alla struttura militare: esse consentirebbero maggior libertà nell’annuncio di pace specie in contesti critici». Questo Centenario rischia, però, di vanificare questa prospettiva. Mi trovo in perfetta sintonia con quanto afferma il professor Luigi Mariano Guzzo nella sua lettera “A Leone XIV, sull’Ordinariato militare” del 9 marzo 2026[8]: «[…] trovo un intollerabile ossimoro il motto scelto per il centenario: “Inter arma, caritas”. No, non ci può essere alcuna forma di amore in quelle istituzioni totalizzanti dove si è addestrati per uccidere il fratello e la sorella; dove si accetta, pure solo come remota eventualità, la possibilità concreta di sopprimere l’altro. L’amore non può essere in alcun modo accostato alle armi». E ancora: «Ancor di più mi viene difficile pensare a una «vocazione» per il militare cristiano nei termini da Lei proposti: “In questo orizzonte si colloca la missione del militare cristiano. Difendere i deboli, tutelare la convivenza pacifica, intervenire nelle calamità, operare nelle missioni internazionali per custodire la pace e ristabilire l’ordine. Tutto questo non può ridursi a mera professione: è una vocazione, risposta a una chiamata che interpella la coscienza. L’identità del militare è forgiata da generosità, spirito di servizio, alte aspirazioni e profondi sentimenti. Ma tali valori esigono un fondamento, un dono di Grazia capace di alimentare la carità fino alla dedizione totale di sé”». Commenta professor Guzzo: «La “dedizione totale di sé” non è la risposta a una chiamata divina ma – specialmente in un esercito professionalizzato – la scelta di inserire la propria esistenza all’interno della logica del comando e dell’obbedienza ai superiori. Non c’è posto per l’affermazione e la promozione della libertà di coscienza della persona. Da questo punto di vista, il principio antico “Christianus sum, militare non possum” non può ammettere limitazioni». ———————- [1] Claudio Pozzi, Uno spicchio di cielo dietro le sbarre. Diario dal carcere di un obiettore di coscienza al servizio militare negli anni ’70, Multimage, Firenze 2025. [2] G. Joergensen, San Francesco D’Assisi, Edizioni Porziuncola, Santa Maria degli Angeli (Pg). Nel libro di Pozzi viene citata l’edizione del 2005. [3] La Santa Sede, Discorso del Santo Padre Leone XIV ai Membri dell’Ordinariato Militare per l’Italia, Sala Clementina, 7 marzo 2026. [4] Documenti del processo di don Milani, L’obbedienza non è più una virtù, Libreria Editrice Fiorentina, [5]  La lettera è riportata in Pierpaolo Loi, IL DIO IN CUI NON CREDO alla scuola di Oscar Arnulfo Romero martire per la giustizia la nonviolenza e la pace, prefazione di Laura Tussi, Multimage Edizioni, Firenze 2025, pp. 107-111. [6] Antonello Repetto, di Carloforte. [7] Vedi in https://www.pressenza.com/it/2024/11/lettera-aperta-al-presidente-della-cei-cardinale-matteo-zuppi-in-prossimita-del-4-novembre/ . [8] La lettera, in https://www.settimananews.it/papa/leone-xiv-sullordinariato-militare/ . Pierpaolo Loi
March 10, 2026
Pressenza