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Governo italiano rispetti la Costituzione e promuova cessate il fuoco immediato
Di fronte all’escalation che minaccia di trascinarci in un conflitto mondiale, dopo che Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran e l’Iran ha reagito bombardando nove Paesi della regione e una base militare a Cipro, il governo spagnolo ha segnato una strada che l’Europa intera può percorrere: anteporre il diritto internazionale e la protezione delle popolazioni civili all’uso delle armi. Anche l’Italia può fare lo stesso. Chiediamo al governo italiano di: Rispettare la Costituzione: La nostra Costituzione è chiara: l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. L’Italia deve rifiutare ogni coinvolgimento diretto o indiretto in operazioni militari contro l’Iran. Negare l’uso delle basi: Chiediamo che il nostro territorio e le basi militari sul suolo italiano non vengano concessi per operazioni di attacco unilaterale fuori dal diritto internazionale, che servirebbero solo a moltiplicare la sofferenza umana e l’instabilità globale. Promuovere una diplomazia dei diritti: Condannare il regime iraniano colpevole di una repressione interna feroce è un dovere morale, ma farlo attraverso i bombardamenti è una contraddizione insostenibile. La solidarietà verso chi lotta per la propria libertà non si esercita con il lancio di missili che colpiscono indiscriminatamente gli stessi cittadini che si dichiara di voler proteggere. Rifiutare la retorica del “regime change” e della “anticipazione strategica”, che hanno di fatto legittimato negli ultimi vent’anni interventi militari fuori dalla legalità internazionale, portando instabilità cronica e immani sofferenze ai civili e che hanno fatto perdere credibilità all’Occidente di fronte al resto del mondo. Rispettare la legge 185/90, che vieta la vendita di armi a Paesi in guerra, responsabili di violazioni dei diritti umani. Assumere un ruolo di mediazione in Europa: L’Italia può collaborare con il governo spagnolo e farsi promotrice di un cessate il fuoco immediato, adoperandosi per costruire un fronte comune con gli altri Paesi europei.  La guerra non è un destino inevitabile, è una scelta politica. È tempo che l’Italia dimostri che la politica può e deve essere uno strumento di pace, non di distruzione.   Emergency
March 6, 2026
Pressenza
Processo di Cutro, parlano i familiari delle vittime: “Almeno chiedeteci scusa”
Martedì 24 febbraio a Cutro prima dell’udienza si è tenuta la conferenza stampa dei parenti delle vittime della strage. Hanno detto che è difficile vivere senza giustizia, è difficile sopravvivere ogni giorno con le ombre dei nostri cari che sono arrivati morti sulle vostre coste, vivere giorno per giorno nella speranza che non accada ad altri, vivere nella paura che altri membri delle nostre famiglie e bambini, padri, nonni siano costretti ad attraversare il mare per piangere sulle tombe dei propri cari. Farzaneh è arrivata a Crotone dalla Germania grazie all’associazione Carovane Migranti insieme alla mamma Laila Temori e alla sorella Fatima Maleki per partecipare alle commemorazioni del terzo anniversario della tragedia. Ecco la sua dichiarazione. “Siamo stanchi di tutta questa morte, sofferenza e ingiustizia. Siamo venuti in Europa in cerca di sicurezza e di una vita dignitosa, in Paesi che si definiscono culle della democrazia e dei diritti umani, ma oggi assistiamo alla morte dei nostri cari in mare. Una morte che avrebbe potuto essere evitata. Una morte causata da negligenza e indifferenza”. Farzaneh ha chiamato uno per uno i responsabili della tragedia di Cutro, i sei ufficiali che non hanno agito tempestivamente per soccorrere il cacicco travolto dalle onde e dalle secche della spiaggia di Cutro. Davanti alla stampa, agli avvocati e all’eurodeputato Mimmo Lucano Farzaneh ha dichiarato che secondo le prove raccolte finora le persone che avevano la responsabilità al momento dell’incidente e che non hanno fornito i doverosi soccorsi sono gli ufficiali Nicolino  Vardaro Giuseppe Grillo, Alberto Lippolis, Nino Lo Presti, Nicola Manio e Francesca Perfido. “Chiediamo a queste persone” ha continuato Farzaneh “e alle autorità competenti di rispondere delle loro azioni. Perché i soccorsi non sono arrivati, perché la vita delle persone è stata ignorata? Ci attendiamo delle scuse da queste persone. Non è stato un incidente, ma è stata una grave irresponsabilità degli apparati dello Stato italiano. Queste persone devono affrontare le conseguenze delle loro azioni. I familiari da anni chiedono almeno di poter ottenere dei visti affinché i genitori e i nonni che sono ancora nei Paesi di provenienza dei migranti morti a Cutro possano elaborare il lutto, prendere contatto con la morte dei loro cari e pregare sulle loro tombe. Finora il governo della Meloni non ha dato risposte nonostante abbiano nel 2023 promesso ai familiari assistenza e solidarietà”. Durante l’udienza il colonnello Cara dei Carabinieri ha ricostruito la cronologia delle telefonate che si sono intercorse nelle 24 ore prima del naufragio, dimostrando come Guardia Costiera e Guardia di Finanza si sono rimpallate le responsabilità insieme al centro operativo di Roma rispetto alla possibilità di uscire con delle lance per poter intercettare e salvare i profughi del cacicco Summer Love. Dall’udienza e dalla testimonianza del colonnello dei Carabinieri è emersa una situazione complessa, con comunicazioni che si contraddicevano; già alle 22 Frontex aveva avvisato che il cacicco navigava con un carico cospicuo di essere umani tutti in coperta in condizioni meteo-marine assolutamente drammatiche. Quello che posso dire di aver capito da questa scorcio di udienza è che le responsabilità del rimpallo fra Guardia di Finanza e Guardia Costiera sono politiche, nel senso che i decisori politici hanno dato un mandato ben chiaro alle nostre unità navali: aspettare prima di salvare, privilegiare un’azione di Law and enforcement al posto di un’attività di Search and rescue. Per questo nonostante le chiamate da parte di telefoni cellulari col numero internazionale dalla Summer Love fino alle quattro di notte, ora dell’inizio del naufragio sulle secche di Steccato di Cutro, nessuno si è mosso, nessuna unità navale è uscita per un’attività di soccorso. Secondo l’avvocato dell’ASGI Dario Belluccio, che difende la famiglia Maleki, sono proprio le regole di ingaggio che sono cambiate, da Mare Nostrum, in cui l’obiettivo era salvare i migranti, a Frontex, in cui l’obiettivo è sostanzialmente  respingerli. L’avvocato Belluccio ha spiegato che non sarà un processo facile sia per il ruolo e le alte cariche degli imputati, sia perché non è facile mettere in discussione il paradigma politico che soggiace ai naufragi, cioè la scelta di non favorire l’arrivo dei migranti, anche quelli che avrebbero tutti diritti di essere accolti, visto che sono in fuga da dittature religiose e politiche, da situazioni pesanti di conflitto. Invece si preferisce farli morire in mare, lungo la rotta balcanica o al confine tra Italia e Francia. Dopo questa lunga giornata, in cui sono stato vicino al dolore dei familiari traducendo le loro parole dal tedesco, visto che l’altra lingua parlata che quasi nessuno conosce è il farsi, mi chiedo cosa diranno tra cinquanta o cento anni quelli che verranno dopo di noi. Mi chiedo come ci giudicheranno per aver lasciato accadere un simile disastro.     Manfredo Pavoni Gay
February 25, 2026
Pressenza
Processo naufragio Cutro, parenti vittime: imputati chiedano scusa
Letta davanti al Tribunale di Crotone una lettera rivolta anche a Giorgia Meloni. “Una morte che avrebbe potuto essere evitata. Una morte causata da negligenza e indifferenza. Chiedete almeno scusa”. In questo modo Farzaneh Maliki, giovane donna afghana, commenta quanto avvenuto la notte del 26 febbraio 2023  quando il caicco Summer Love naufragò sulla spiaggia di Steccato di Cutro causando 94 morti. Farzaneh Maliki è una dei parenti dei familiari delle vittime della strage di Cutro che martedì 24 febbraio 2026 ha partecipato al processo sui presunti ritardi nei soccorsi all’imbarcazione nei confronti di sei militari italiani: quattro della Guardia di Finanza e due delle Capitanerie di Porto. Farzaneh Maliki, che nel naufragio ha perso i suoi due zii e tre cugini, è arrivata a Crotone dalla Germania grazie all’associazione Carovane Migranti insieme alla mamma Laila Temori e alla sorella Fatima Maleki per partecipare alle commemorazioni del terzo anniversario della tragedia. Martedì, prima dell’inizio dell’udienza del processo ai sei militari di Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto, ha letto una dichiarazione molto forte. “Siamo stanchi di tutta questa morte, sofferenza e ingiustizia. Siamo venuti in Europa in cerca di sicurezza e di una vita dignitosa, in Paesi che si definiscono culle della democrazia e dei diritti umani, ma oggi assistiamo alla morte dei nostri cari in mare. Una morte che avrebbe potuto essere evitata. Una morte causata da negligenza e indifferenza”. La donna ha elencato a voce alta i nomi dei sei imputati “Secondo i rapporti, le persone che avevano responsabilità al momento dell’incidente non hanno fornito soccorso immediato. Chiediamo direttamente a queste persone e alle autorità competenti di rispondere delle loro azioni. Perché i soccorsi non sono arrivati? Perché la vita delle persone è stata ignorata? Non è stato un semplice incidente, ma il risultato di una grave irresponsabilità umana. Queste persone devono essere chiamate a rispondere davanti alla legge e affrontare le conseguenze delle loro azioni. Almeno chiedeteci scusa”. La giovane afghana si è poi rivolta direttamente al governo sia per garantire trasparenza nel processo, ma anche per denunciare come la burocrazia italiana ed europea impedisce a molti parenti di venire in Italia per piangere i propri morti: “Chiediamo a Giorgia Meloni, Primo Ministro d’Italia, di sostenere la giustizia e di agire immediatamente per chiarire la verità. Chiediamo giustizia, trasparenza e rispetto per la vita umana. Nessuna vita dovrebbe essere sacrificata a causa dell’indifferenza. Siamo molto arrabbiati. Avete distrutto la vita di molte famiglie. Avete tolto tante persone care alla gente. Dovete darci delle risposte. Da anni vi chiediamo di concedere i visti affinché i genitori che hanno perso i loro figli possano andare sulle loro tombe. Quando darete finalmente delle risposte? Volete che siano costretti di nuovo a rischiare la vita attraversando il mare?” Redazione Italia
February 24, 2026
Pressenza
Furundulla 302 – servi dei servi dei servi…
…beh… se serve di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) Corsa al Nobel     Comma 22 a Gaza “Servi dei servi dei servi”… Rimpianti     L’origine del nome dato alla rubrica Furundulla: hastagasa La Furundulla precedente:  301 Ops quest’anno mi
Il 30 dicembre tutti a Riace!
Dopo la vergognosa decisione del governo italiano di bloccare il gemellaggio tra Riace e Gaza con motivazioni ridicole, che confermano solo la subalternità ai criminali del governo Netanyahu, martedì 30 dicembre alle 17,30 presso i Consiglio Comunale si terrà un’assemblea pubblica con collegamento in diretta con il sindaco di Gaza Yahya R. Sarraj. Mimmo Lucano, sindaco di Riace ed europarlamentare, sta preparando un appello al Presidente della Repubblica e fa notare quanto sia assurdo che Gaza City sia gemellata con una città grande come Torino, mentre il governo italiano vieta la stessa cosa al Comune di Riace. “Come può un gemellaggio con un territorio in cui si è compiuto un genocidio sotto gli occhi del mondo rappresentare un pericolo per la sicurezza italiana? Non è molto più pericoloso, per la sicurezza di persone inermi, intrattenere affari, mantenere rapporti di cooperazione, offrire aperto appoggio diplomatico a chi quel genocidio l’ha perpetrato? Perché questo è quello che ha fatto il nostro governo nei confronti di quello d’Israele” si chiede Mimmo Lucano nella sua pagina Facebook.   Redazione Italia
December 29, 2025
Pressenza
La Camera respinge risoluzione sul disarmo nucleare
La Rete Italiana Pace e Disarmo esprime profondo rammarico per la bocciatura, da parte della Commissione Esteri della Camera, della risoluzione – a prima firma dell’on. Laura Boldrini – a favore di percorsi di disarmo nucleare, stimolata anche dalla campagna “Italia Ripensaci” nel ricordo dell’80° anniversario dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki. Un’occasione persa per definire un ruolo positivo dell’Italia nella costruzione di una sicurezza realmente condivisa e fondata sul diritto internazionale. La Risoluzione proponeva di riconoscere la crescente instabilità dell’attuale scenario globale, segnato da una rinnovata corsa agli armamenti nucleari e valorizzava norme internazionali fondamentali come il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPAN), nella sua complementarietà con il Trattato di Non Proliferazione e le possibile strade di definizione di politiche di “Non Primo Uso” nucleare. Tali politiche sarebbero cruciali, in un contesto di accrescimento e ammodernamento globale degli arsenali nucleari, per ridurre il rischio di escalation accidentali e per costruire maggiore prevedibilità e cooperazione. Una vera sicurezza internazionale e di ogni singolo Paese (compresa l’Italia) non potrà mai essere basata sulla minaccia di distruzione nucleare di intere città e popoli, né sull’accettazione passiva di dottrine che prevedono esplicitamente l’eventualità di un “primo uso” dell’arma atomica. È invece necessario promuovere un dibattito pubblico maturo e trasparente, fondato su un’autentica presa in carico della sicurezza delle persone. La risposta del governo, nel motivare il rigetto della Risoluzione Boldrini, contiene poi un elemento di sorprendente rilievo: per la prima volta in modo esplicito si fa riferimento alla partecipazione italiana alla missione di deterrenza nucleare della NATO tramite “assetti a doppia capacità”, cioè aerei e piloti addestrati all’uso di ordigni nucleari a confermando quindi un contributo nazionale finora mai ufficialmente confermato (e nemmeno definito in termini di impatto finanziario) al meccanismo del nuclear sharing atlantico. Si tratta di un’ammissione politicamente significativa, che avviene tuttavia senza che nel Paese si sia mai svolto un vero dibattito parlamentare e pubblico su questa forma di compartecipazione diretta alle strategie nucleari dell’Alleanza. A fronte di un’opinione pubblica chiaramente contraria alla presenza e all’uso potenziale delle armi nucleari, come mostrano tutte le rilevazioni e il crescente sostegno istituzionale all’Appello delle Città della International Campaign to Abolish Nuclear Weapons e di  “Italia, Ripensaci” (sottoscritto da oltre 130 Comuni e due regioni) la mancanza di trasparenza rappresenta un grave vulnus democratico. «La risposta del governo non solo conferma senza esitazioni la piena adesione alla strategia di deterrenza nucleare della NATO, ma ammette apertamente il contributo italiano al nuclear sharing. È un’ammissione di grande rilievo politico, che arriva però senza che il Parlamento e il Paese abbiano mai avuto un confronto serio sulla scelta di essere parte attiva di una dottrina che contempla anche il “primo uso” dell’arma nucleare. Accettare come inevitabile questa impostazione (che rende evidente come dietro la parola “deterrenza” si celi invece un vero e proprio “ricatto” con le armi più distruttive della storia) significa rinunciare a qualsiasi forma di autonomia politica su un tema che riguarda direttamente la sicurezza e i valori costituzionali dell’Italia», commenta Francesco Vignarca, coordinatore Campagne di Rete Pace Disarmo. «Nella NATO siamo “alleati” o “sudditi”? Davvero non è possibile proporre anche in seno all’Alleanza – a partire da un dibattito pubblico trasparente e democratico sulla presenza di armi nucleari sul nostro territorio – possibili alternative all’idea che la nostra sicurezza debba per forza essere fondata sulla possibilità di distruzione completa e genocidiaria di un presunto avversario? Il governo italiano e la stessa NATO continuano a ripetere di essere a favore di un disarmo nucleare totale: sarebbe ora di passare dalle vuote dichiarazioni ai fatti, costruendo un percorso concreto di messa al bando delle armi nucleari», conclude Vignarca. In tal senso Rete Pace Disarmo (in linea con quanto sempre affermato dalla campagna “Italia, ripensaci” promossa con Senzatomica) ribadisce che il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPAN) non è una norma ideologica, ma uno strumento concreto che mette al centro la vita delle persone, includendo misure innovative come il sostegno alle vittime e il risanamento ambientale. Allo stesso modo, le proposte di Non Primo Uso costituiscono un passo pragmatico per abbassare la tensione internazionale e ridurre le possibilità di un conflitto nucleare, intenzionale o accidentale. Continueremo dunque a lavorare affinché l’Italia possa contribuire a una nuova stagione di cooperazione sul disarmo, promuovendo informazione, consapevolezza e un dialogo costruttivo e responsabile. Il cambiamento è possibile: richiede coraggio politico, visione e la volontà di rispondere con trasparenza alle richieste di pace della società civile e dell’opinione pubblica italiana. Rete Italiana Pace e Disarmo
November 20, 2025
Pressenza
“Nucleare in Italia: quale futuro ci aspetta?” Convegno a Milano
Un’alleanza tra Milano e territori, tra scienza e democrazia, tra etica ed economia di pace è il percorso che cerca di tracciare il convegno di sabato 22 novembre 2025 “Nucleare in Italia: quale futuro ci aspetta?” Il convegno si tiene in sala Buozzi presso la Camera del Lavoro, in Corso di Porta Vittoria 43 a Milano e si svolge in due sessioni – alla mattina dalle 10 alle 13, al pomeriggio dalle 15 alle 17:30 – ed è promosso da molte associazioni che intendono sostenere la prospettiva delle energie rinnovabili come valida alternativa sia alle fonti fossili che al rischio del ritorno del nucleare civile in Italia. Rischio da non sottovalutare, visto che l’attuale governo sta portando al voto del Parlamento un Disegno di Legge Delega che ripropone la costruzione di nuove centrali nucleari sul territorio nazionale, centrali sempre a fissione come quelle bocciate dal Referendum del 2011 e senza aver prima risolto il problema di dove collocare le scorie radioattive prodotte dalle vecchie centrali. La lotta ai cambiamenti climatici è una cosa seria ed urgente. La decarbonizzazione complessiva dell’intero sistema produttivo e dei consumi richiede l’alleanza di ampie forze sociali e la conversione all’ecologia integrale di cultura, strategia e programmi da parte delle forze politiche e delle nostre istituzioni elette. Per questo una parte del convegno è dedicata al confronto con le forze politiche che intendono impegnarsi in questa direzione. Al termine della mattinata interverranno l’on. Enrico Cappelletti del M5S, l’on. Eleonora Evi del Partito Democratico, il consigliere regionale Onorio Rosati di Alleanza Verdi Sinistra e il segretario regionale di Rifondazione Matteo Prencipe. Da segnalare tra i relatori Daniela Padoan, presidente di Libertà e Giustizia; Mario Agostinelli, presidente dell’associazione Laudato Sì – Alleanza per il clima, la cura della Terra, la giustizia sociale; Sara Asti, biologa e portavoce di Rete Ambiente Lombardia; Angelo Tartaglia, professore emerito di fisica al Politecnico di Torino; Gian Piero Godio, esperto di sistemi energetici, già tecnico Enea; avv. Veronica Dini, consulente in Diritto ambientale;  Vittorio Bardi del Comitato nazionale Sì Rinnovabili No Nucleare; Elio Pagani di “Abbasso la guerra ODV”; don Lorenzo Maggioni, teologo e docente universitario; Graziano Fortunato, Arci Milano e Arci Lombardia; Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia; Umberto Lorini, presidente di Pro Natura Piemonte; Michele Arisi, Stati generali Clima, Ambiente, Salute; Marco Pezzoni, coordinatore di Rete Ambiente Lombardia. Redazione Milano
November 15, 2025
Pressenza
Fridays For Future torna in piazza contro il governo: dalla Palestina alla COP30 più fatti e meno parole vuote
Tra due settimane, a sei mesi dall’ultimo sciopero globale per il clima Fridays For Future torna per le strade di tutta Italia per riportare al centro un grande assente nel dibattito pubblico degli ultimi due anni: la crisi climatica. “Dalla siccità in Sicilia fino alle alluvioni nel nord il nostro Paese ha attraversato un’altra estate da film distopico di fantascienza. Eppure non è di fantascienza che si tratta: negli ultimi 10 anni le morti per ondate di calore sono raddoppiate in Italia” afferma Simona Di Viesti di Fridays For Future. Da quando il movimento è nato 7 anni fa molte cose sono cambiate, oggi viviamo in un mondo in cui la transizione ecologica è una realtà e si sta muovendo anche rapidamente. Ma allo stesso tempo la crisi climatica è peggiorata in modo tragico, sono stati raggiunti alcuni punti di non ritorno e sulle prime pagine dei giornali non si parla mai di queste cose. “La politica insieme a molti altri attori parla di clima in modo marginale; sembra di essere tornati a prima del 2019” commenta ancora Simona. Questa manifestazione vuole mandare un messaggio chiaro ai governi del mondo: affrontate la crisi climatica oppure fatevi da parte. Le richieste sono le stesse dal 2022, quelle contenute nell’Agenda climatica redatta dal movimento prima che la coalizione di Giorgia Meloni vincesse le elezioni, ma il problema oggi è che nessuno sembra ascoltarle. Serve dare uno scossone, cambiare gli equilibri. Da Trump al governo italiano, il bilancio fatto da Fridays For Future è negativo: “Questi governi non parlano di clima perché metterebbe in pericolo gli interessi fossili da cui sono sorretti. Nell’amministrazione Trump, secondo il Guardian, si contano oltre 40 funzionari legati strettamente alle industrie di gas e petrolio” racconta Guglielmo Rotunno di FFF. Ma anche in Italia la situazione è poco incoraggiante: “Tanto da portare la Corte di Cassazione a pronunciarsi. Re Common e Greenpeace hanno ottenuto una vittoria storica quest’estate nei confronti di ENI, MEF e Cdp: la Suprema Corte ha affermato che sono legittime le cause intentate per i danni derivanti dal cambiamento climatico” continua Guglielmo. Ma Fridays For Future non dimentica il tragico contesto internazionale in cui ci troviamo, dalla Palestina fino ai crescenti conflitti in Europa che hanno portato ad un piano di Riarmo europeo che dirotta i fondi destinati alla riconversione ecologica. Nello specifico il regime coloniale, genocida e di apartheid di Israele dipende fortemente dal sostegno energetico esterno per mantenere le sue operazioni. In risposta, i palestinesi hanno chiesto un embargo energetico totale per fermare il genocidio e contribuire alla liberazione della Palestina. Queste richieste di embargo energetico sono in linea con le richieste dei sindacati palestinesi di interrompere il sostegno all’apparato militare israeliano, un movimento che ha già acquisito un vasto slancio globale. Gli embarghi energetici oggi rappresentano uno strumento potente per far rispettare il diritto internazionale e costringere Israele a porre fine al suo regime coloniale e genocida. Per questo Fridays For Future Italia aderisce alle richieste della campagna internazionale: 1. Fermare tutte le esportazioni di energia verso Israele. 2. Porre fine a tutte le importazioni di energia israeliana. 3. Disinvestire dai progetti di estrazione e dalle joint venture con le società energetiche israeliane. Nella striscia di Gaza la situazione resta drammatica e profondamente ingiusta, la pace raggiunta non rispetta l’autodeterminazione del popolo palestinese e rischia di assomigliare ad un colonialismo non dichiarato. Ma non solo: l’impunità verso lo Stato di Israele mette in discussione il diritto internazionale e il ruolo stesso delle Nazioni Unite, attaccate senza pudore dagli alleati di Netanyahu. Tra 10 giorni inizierà in Brasile la COP30, ovvero la trentesima Conferenza delle parti sul clima, che coinvolge quasi tutti i governi del mondo. A organizzarla sono proprio le Nazioni Unite: “E’ necessario ribadire che la cooperazione tra popoli e Paesi è l’unica strada. Ma non solo: questa COP deve portarci dalle parole ai fatti, dopo 30 anni tutti gli ultimatum sono scaduti: i governi del mondo devono agire oppure levare le tende” dice Mattia Catania del movimento FFF. Il 14 novembre Fridays For Future ci invita a “diventare marea”. Per questa battaglia servono tutti e tutte: studentesse e studenti, lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati, giornaliste e giornalisti, movimenti, associazioni, sindacati. Una grande piazza per gridare al mondo che la crisi climatica esiste ancora e deve essere affrontata.   Fridays For Future
November 4, 2025
Pressenza
Solidarietà a Francesca Albanese da Giuristi e Avvocati per la Palestina
Giuristi e Avvocati per la Palestina esprimono la loro solidarietà a Francesca Albanese, indebitamente attaccata in pubblico dal rappresentante del governo italiano alle Nazioni Unite. La dr.ssa Albanese è e resta una Relatrice Speciale delle Nazioni Unite, che svolge con scrupolo, competenza e coraggio l’alto ruolo alla quale è stata chiamata; le infondate accuse e le volgari offese che le sono state rivolte, prima dal rappresentante dello Stato di Israele, poi dal rappresentante permanente della Repubblica italiana Maurizio Massari sono una offesa non solo alla sua persona, ma al suo ruolo e al ruolo, al prestigio e all’autorità delle Nazioni Unite. Purtroppo il rappresentante del governo italiano, evidentemente sulla base delle istruzioni ricevute da tale governo, invece di tutelare una propria concittadina che ricopre un ruolo tanto importante nel consesso delle Nazioni Unite dalle deliranti offese di stregoneria pronunziate dal rappresentante del governo di Israele, e di quelle altrettanto gravi provenienti dal rappresentante di Orban, ha deciso di denigrare il lavoro della Relatrice e di accusarla apertamente di aver violato gli obblighi di integrità, imparzialità e buona fede. Ai fatti descritti con coraggio, onestà e rigore da parte di una giurista oggi sostenuta dal consenso della gran parte della popolazione mondiale e di quella italiana, coloro che difendono le ragioni del genocidio in corso che ha fatto finora oramai almeno settantamila vittime di cui oltre un terzo bambini, non sanno opporre altro che accuse sconnesse e deliranti. La scomposta presa di posizione del rappresentante italiano e le sue aperte accuse di violazione del codice di condotta alla relatrice, se condivise e non smentite dal Ministro degli Affari Esteri e dal governo, non fanno che confermare le ipotesi di complicità nel crimine di genocidio che ci hanno condotto a chiedere alla Procura presso la Corte Penale Internazionale di indagare sulle responsabilità dei membri del governo italiano anche contro i nostri governanti, che hanno dato e continuano a dare copertura politica e materiale ai crimini del governo di Israele. Dobbiamo purtroppo registrare al riguardo anche il persistente silenzio del Presidente della Repubblica, che dovrebbe invece far sentire la sua voce di supremo garante dell’ordinamento costituzionale. Giuristi e Avvocati per la Palestina Redazione Italia
October 30, 2025
Pressenza
Colpiti ma non fermi: la Ocean Viking si prepara a tornare in mare
Dall’attacco subito il 24 agosto da parte della Guardia Costiera Libica, la Ocean Viking è ancora ferma in porto per le riparazioni necessarie a garantire che la nave torni in mare in piena sicurezza e funzionalità. Da oltre due mesi la nostra squadra lavora senza sosta per tornare a salvare vite, ma l’obiettivo di ripristinare le condizioni ottimali per il ritorno in mare non è ancora stato raggiunto. A settembre abbiamo promosso un crowfunding e ci sono buone notizie. I due RHIB – i nostri gommoni veloci di salvataggio danneggiati durante l’attacco sono stati riparati e sono tornati a bordo della nave. Sono stati anche riparati i “Centifloats” forati dai proiettili: tubi galleggianti usati come paraurti e barriere per proteggere gli scafi, stabilizzare le manovre e creare corridoi d’imbarco sicuri. Le nuove finestre su misura per la plancia di comando, che andranno a sostituire quelle distrutte a colpi di mitra, arriveranno la prossima settimana. I vari componenti del team sono impegnati nei lavori di riparazione, in attesa di poter tornare a fare quello per cui hanno rischiato la vita: salvare persone in difficoltà e portarle in un posto dove possano sentirsi al sicuro. Nel frattempo, nel Mediterraneo centrale continua la strage silenziosa: nei giorni scorsi in diversi naufragi hanno perso la vita 3 bambini e una donna incinta, tra gli altri. “L’unica cosa che ha fatto il governo in questi mesi – spiega Valeria Taurino, direttrice generale di SOS MEDITERRANEE Italia – è stata rimanere immobile: immobile di fronte all’attacco ingiustificato e ingiustificabile che abbiamo subito e immobile di fronte al rinnovo automatico del Memorandum Italia Libia, che dal prossimo 2 novembre non sarà più modificabile. Abbiamo appaltato la gestione dell’immigrazione a uno Stato non sicuro, dove vengono sistematicamente violati i diritti umani e il diritto internazionale, solo per interessi politici e sulla pelle di uomini, donne e bambini innocenti: come associazione umanitaria non possiamo accettare questo epilogo, per questo riteniamo urgente tornare in mare a ribadire con forza che il diritto marittimo internazionale non è un’opzione trascurabile, ma dovrebbe essere alla base di ogni scelta compiuta in mare. Nonostante tutto quello che ci è capitato, torneremo presto dove c’è più bisogno di noi“. Redazione Italia
October 29, 2025
Pressenza