Bergamo: fermare la produzione e l’esportazione di armamenti
Stavolta gli aerei non hanno fatto rumore e hanno portato soltanto messaggi
contro la guerra.
Non stiamo descrivendo la realtà quotidiana di Gaza o dell’Iran, ma l’epilogo
del presidio che giovedì 5 marzo è stato organizzato a Bergamo davanti ai
cancelli della Battaggion SpA, un’azienda locale che tra il 2022 e il 2024 ha
esportato in Israele tecnologie per la produzione di esplosivi.
Oltre duecento persone si sono ritrovate per testimoniare la contrarietà alla
fornitura di commesse industriali che di fatto alimentano i conflitti armati, in
particolare in uno Stato accusato di genocidio davanti alla Corte Internazionale
di Giustizia.
La Battaggion di recente ha ricevuto nuovi ordinativi per cinque milioni di euro
ed è in attesa di autorizzazione governativa per l’esportazione.
I promotori del presidio hanno proposto alla ditta bergamasca di chiudere la
produzione di tecnologia militare, ampliando quella civile, in modo da
salvaguardare tutti i posti di lavoro.
Alla comunità locale, alle cittadine e ai cittadini, è stato chiesto di
assumersi la responsabilità di prendere posizione, firmando una petizione
rivolta alla Battaggion, affinché intraprenda la via della riconversione
produttiva.
Come ha dichiarato Michele Cremaschi, uno dei promotori dell’iniziativa,
“verremo giudicati non dalle nostre parole, ma dalle azioni concrete che
intraprendiamo”, per non continuare ad assistere impotenti alle tragedie delle
guerre.
I partecipanti al presidio – davanti ad un discreto schieramento di forze
dell’ordine – hanno provato a dare un simbolico segno d’iniziativa, facendo
volare oltre i cancelli della Battaggion decine di aerei di carta, che
riportavano scritte per la pace e contro ogni guerra, comprese quelle avviate da
Israele.
Rocco Artifoni