E.T.A. Hoffmann / L’immaginazione al potere
Nell’universo poetico di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, la musica è il
grimaldello che permette di infrangere i confini ordinari dell’esistenza,
dischiudendo la soglia di un regno affascinante e sconosciuto. La vocazione
artistica conduce l’anima al limitare della voragine che rischia di
inghiottirla, alla perigliosa soglia del demonico. Non c’è salvezza senza
rischio: l’artista crea a prezzo della vita. Raccogliendo in un unico volume Gli
scritti sulla musica dell’autore tedesco, ovvero le prose, le recensioni
spartito alla mano e le cronache teatrali, si apre il sipario sul meraviglioso
mondo della musica romantica.
La banalità degli intrattenimenti musicali e degli innocui salotti borghesi
inorridisce Kreisler, alter ego dell’autore stesso, per il quale l’arte dei
suoni è estasi ed esaltazione, sublimazione delle passioni dell’uomo. Bizzarro e
trasandato, Kreisler stigmatizza il cattivo gusto delle classi elevate, la loro
mancanza di sensibilità estetica. Inserire la musica in un sistema di mera
distrazione e svago significa mortificarla, privandola della sua reale funzione.
Un discorso che potrebbe benissimo essere applicato all’oggi. Con grande acume,
Hoffmann non solo svela le storture del proprio tempo, ma riesce a spingere lo
sguardo in un lontano futuro. Ridotto a esibirsi come una scimmia ammaestrata,
il musicista diviene un semplice saltimbanco, mentre il genio subisce la più
cocente umiliazione. Kreisler, per guadagnarsi da vivere, deve suonare di fronte
a un pubblico distratto e frivolo che non lo comprende. Il prodotto artistico
viene degradato a merce.
In Hoffmann la realtà è sempre duale, lacerata dal contrasto fra il filisteismo
borghese e l’ampiezza degli orizzonti fantastici. Le ristrette prospettive
imposte dall’impiego quale magistrato prussiano vengono infrante da una
creatività sconfinata. Nella nota recensione della Quinta di Beethoven, Hoffmann
scorge le coordinate del mostruoso e dell’immenso. Mentre in Haydn domina la
serenità e in Mozart “l’intuizione dell’infinito”, il genio di Bonn “muove le
leve del brivido, della paura, dello sgomento”, incarnando pienamente l’essenza
del romanticismo. Una grandezza che, evidentemente, sfugge alla massa, incapace
di penetrare le profondità della sua produzione strumentale. Ecco di nuovo il
dissidio fra il genio e il pubblico, fra l’arte e il quotidiano.
Accanto alle derive dell’immaginazione, il volume offre il ritratto a tutto
tondo di un artista miracolosamente versatile che fu valente uomo di teatro,
critico e compositore non trascurabile. L’interesse attorno al musicista
Hoffmann venne sostituito dall’attenzione riguardo lo scrittore; eppure, lo
stesso Carl Maria von Weber, considerato il creatore dell’opera romantica
tedesca, apprezzava infinitamente Undine, tanto da trarne ispirazione per il suo
Der Freischütz. A dire il vero la fiaba, intrisa di sostanza acquatica e basata
sulla figura della evanescente Loreley, salutata al suo apparire da un vivo
successo, era letteralmente bruciata nell’incendio del Königliches Theater di
Berlino nel 1817. La memoria della partitura, seppur in seguito ricostruita,
svanì e con essa la fama dell’Hoffmann compositore, che ancora oggi attende il
meritato riconoscimento.
Ma torniamo a seguire i passi del critico, che si muove di teatro in teatro per
ascoltare i più variegati repertori e per lasciare tracce preziose delle sue
esperienze musicali. Come un folletto partorito da una delle sue novelle si
muove su fondali notturni, salta di palco in palco, annota ogni dettaglio di
serate perdute nei meandri del tempo. Le sue cronache ci introducono in un
ambito del fare musica totalmente diverso dal nostro. Incontriamo Mozart e
Gluck, ma anche autori oggi negletti come Sacchini o Paer. Queste pagine si
dischiudono di fronte a noi non come cronache inerti, ma come testimonianze vive
del pensiero di un uomo che seppe modellare la propria esistenza in una
creazione fantastica che ancora oggi ci incanta avvolgendoci nelle sue spire.
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