“RAI Bene Comune”: la mobilitazione per togliere ai partiti il controllo della TV pubblica
La battaglia per sottrarre la Rai al controllo dei partiti entra nel vivo,
approdando a un importante appuntamento giudiziario: il 14 ottobre 2026 è
fissata davanti al TAR del Lazio la prima udienza della class action promossa da
Generazioni Future contro la lottizzazione del servizio pubblico. In vista
dell’udienza, l’associazione ha rilanciato la mobilitazione, invitando i
cittadini a prendere parte all’azione, mentre si avvicina la chiusura delle
adesioni. Al centro del ricorso c’è il rispetto del Media Freedom Act, il
regolamento europeo che impone garanzie di indipendenza editoriale e funzionale
per i media pubblici, anche nella scelta dei vertici.
L’iniziativa contro la Rai e il Ministero dell’Economia e delle Finanze era
stata depositata nei mesi scorsi presso il TAR del Lazio. In prima linea c’è la
cooperativa Generazioni Future, rappresentata dal professor Ugo Mattei, docente
di Diritto civile all’Università di Torino, insieme a Media Pluralisti Europei e
con il patrocinio dell’avvocato Luigi Paccione. La class action ha già raccolto
oltre diecimila adesioni ed è sostenuta da un patto di più di venti
organizzazioni. I ricorrenti hanno evidenziato in un nuovo comunicato stampa
come liberare il servizio pubblico dalla lottizzazione costituisca «una
questione democratica urgente». Secondo la cooperativa, infatti, «una RAI
indipendente deve poter informare anche quando ciò che scopre disturba i
governi, i partiti e gli interessi che li sostengono», rispondendo «alla
collettività» e non «a chi occupa temporaneamente il potere».
Presentando l’iniziativa lo scorso marzo, i promotori avevano sottolineato come
l’attuale governance di viale Mazzini si trovi in una «situazione di assoluta
illegalità» rispetto alla normativa europea, che richiede procedure di nomina
trasparenti e del tutto svincolate dalla politica. Il CDA Rai è oggi composto da
sette membri: quattro eletti dal Parlamento, due designati dal governo
attraverso il MEF e uno scelto dai dipendenti dell’azienda. L’auspicio, oltre a
quello che il TAR si possa pronunciare una sentenza di accertamento che
verifichi la mancata applicazione della normativa europea, ripristinando
pluralismo e indipendenza dell’informazione pubblica, è quello di ottenere un
intervento sulla gestione finanziaria dell’azienda, con particolare riferimento
alla «restituzione del canone non dovuto» e alla «limitazione delle spese
stravaganti di retribuzione di noti personaggi televisivi», aprendo così la
strada a un possibile coinvolgimento della Corte dei Conti.
Secondo i membri di Generazioni Future, ad ogni modo, «la posta in gioco supera
i confini della RAI». «L’Europa attraversa una fase segnata dall’escalation dei
conflitti armati e da scelte politiche che possono compromettere il futuro delle
prossime generazioni – scrivono i promotori. In un momento simile,
l’informazione dovrebbe rendere visibili le responsabilità, aprire il confronto
pubblico, porre domande scomode. Quando invece si allinea al potere o lascia che
la logica della guerra detti ciò che si può dire, priva le persone degli
strumenti per capire e decidere. È anche per questo che la difesa di spazi di
inchiesta e denuncia, come quello aperto da Report, riguarda la libertà di
informazione nel suo insieme». La piattaforma per aderire è accessibile sul sito
generazionifuture.org, dove si illustra ai cittadini come partecipare
formalmente all’azione collettiva.
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