Class Action contro la RAI e il Ministero dell’Economia e delle Finanze
La RAI è un servizio pubblico e quindi bene comune di noi cittadini che per
questo paghiamo un canone.
Si tratta di un’importante premessa per comprendere il contesto di questa
azione: una Class Action contro la RAI e il Ministero dell’Economia e delle
Finanze (MEF).
Il codice etico della RAI così recita: “…“nella sua qualità di concessionaria
del Servizio Pubblico radiotelevisivo, la Rai assume quali suoi compiti
prioritari: garantire la libertà, il pluralismo, l’obiettività, la completezza,
l’imparzialità, la correttezza dell’informazione per favorire la crescita civile
e il progresso sociale”.
Belle parole, ma qual è la realtà dei fatti allo stato attuale?
Purtroppo la realtà è ben diversa e sotto gli occhi di tutti, con grave danno
per la formazione del pensiero critico e per le scelte e orientamenti
fondamentali che riguardano la nostra esistenza, il nostro presente e il nostro
futuro.
Il Servizio Pubblico Televisivo è caratterizzato, come a tutti noto, da un
conclamato e inopportuno condizionamento da parte degli organi della politica.
Il CDA RAI è infatti formato da 7 componenti, di cui 2 fanno parte del governo,
2 della Camera, 2 del Senato e 1 rappresentante dei lavoratori.
I vari governi hanno utilizzato e utilizzano tuttora ampiamente il servizio
pubblico per la loro propaganda, contribuendo all’inquietante scenario globale
delle vicende belliche e pandemiche degli ultimi anni.
È in questo quadro che si inserisce la Class Action, attraverso la quale è
possibile ottenere la tutela di diritti individuali, omogenei attraverso un
procedimento giudiziale collettivo a sostegno di un ricorso.
Generazioni Future, Media Pluralisti Europei (Byoblu), Ugo Mattei e Claudio
Messora (sostenuti dal Patto di oltre 20 organizzazioni che hanno scelto quale
primo tema fondamentale sul quale collaborare proprio l’informazione) hanno
promosso contro la RAI e il MEF un ricorso per violazione e omessa applicazione
del Regolamento dell’Unione Europea 2024/1083 del 11 aprile 2024, il cosiddetto
Media Freedom Act.
Questo regolamento è pienamente applicabile, così come pienamente disatteso dal
nostro governo, dall’8 agosto 2025. In particolare l’articolo 5 impone che i
media di servizio pubblico siano editorialmente e funzionalmente indipendenti
con procedure di nomina dei vertici trasparenti e completamente sganciati dalla
politica.
Per reagire alla frustrazione e all’impotenza, la possibilità di far sentire la
nostra voce a una classe politica sorda, indifferente, arrogante e lontana dalle
esigenze della cittadinanza e dal buon senso e di avere uno strumento come
questa Class Action per far valere le nostre ragioni e diritti è senz’altro
un’occasione che non possiamo perdere. Ad oggi si sono già prenotate oltre
10.000 persone.
La speranza che questa azione porta con sé consiste nel fatto che i giornalisti
non debbano più subire intimidazioni, pressioni, censure e ricatti e possano
finalmente e liberamente fare inchieste, porre domande scomode, dare voce anche
all’indignazione riguardo a scelte geopolitiche guerrafondaie, portare con
libertà il dibattito su leggi discutibili, promuovere insomma la ricerca della
verità che attualmente è stata per lo più sostituita dalla menzogna,
dall’opportunismo e non ultimo dalla mancanza di dignità del nostro attuale
sistema nelle sue varie componenti. Liberare il servizio pubblico RAI dalle
ingerenze della politica e dalla potenziale corruttibilità di gruppi economici,
aiuterebbe a costruire quella coscienza morale ed etica che è stata negli anni
distrutta.
Non lasciamoci sfuggire questa opportunità, diffondiamo l’informazione e
aderiamo prenotandoci all’iniziativa a questo link:
https://generazionifuture.org
In seguito verranno comunicate le modalità di adesione.
“Non basta sapere, si deve anche applicare; non è abbastanza volere, si deve
anche fare”. J.W. Goethe
Loretta Cremasco