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Samudaripen alla Carnegie Hall
È stato un successo straordinario il Concert for the Day of Remembrance / Samudaripen, che si tenuto  nella prestigiosa Carnegie Hall di New York. L’evento, promosso e organizzato dalla Union of Roma Communities in Italy (UCRI) in occasione della Giornata Internazionale della Memoria, ha registrato il tutto esaurito e un pubblico profondamente coinvolto, che ha tributato agli artisti lunghi applausi e una commossa standing ovation finale. Protagonisti dell’evento sono stati i due artisti di fama internazionale Gennaro Spinelli, violino solista, e Santino Spinelli, fisarmonica solista, accompagnati da alcuni elementi dell’Orchestra Europea per la Pace. Il progetto etno-sinfonico ha saputo intrecciare repertorio classico rivisitato, musica tradizionale romanì e composizioni originali, dando vita a un percorso sonoro intenso e carico di significato simbolico. L’emozione in sala è stata palpabile per tutta la durata del concerto, con momenti di profondo raccoglimento alternati a esplosioni di entusiasmo. Il concerto è stato realizzato con il patrocinio e il supporto dell’Istituto Italiano di Cultura di New York, UNAR – Palazzo Chigi e delle principali organizzazioni europee rom e sinti — ERGO Network, ERIAC e IRU — e ha rappresentato un momento storico per la memoria del Samudaripen, il genocidio del popolo rom durante la Seconda Guerra Mondiale. Attraverso il linguaggio universale della musica, la serata ha unito memoria, arte e dialogo interculturale in uno dei templi mondiali della musica. L’iniziativa si inserisce nel percorso culturale internazionale promosso da UCRI per la valorizzazione della cultura romanì, già presentato in sedi simbolo come il Teatro alla Scala di Milano e il Teatro San Carlo di Napoli. L’approdo alla Carnegie Hall segna un ulteriore, fondamentale passo verso il riconoscimento globale della memoria e dell’identità rom e sinti. “Portare la memoria del Samudaripen alla Carnegie Hall – dichiara Santino Spinelli – è stato momento che resterà nella storia del nostro popolo. Abbiamo sentito un’energia straordinaria: il pubblico non ha solo ascoltato la nostra musica, l’ha condivisa con il cuore. È questo il potere dell’arte: trasformare il dolore della memoria in consapevolezza e dialogo”. Grande emozione anche nelle parole di Gennaro Spinelli: “Suonare qui, insieme a mio padre e a altri talentuosi musicisti, in un luogo così simbolico, davanti a una sala gremita e partecipe, è stato indescrivibile. Abbiamo percepito rispetto, attenzione e una profonda umanità. Questa serata dimostra che la musica può abbattere barriere e unire le persone nella memoria e nella speranza”. Fonte: CS di UCRI Redazione Italia
February 23, 2026
Pressenza
Il Comune di Napoli riconosce il Samudaripen
Ieri il comune di Napoli ha riconosciuto il Samudaripen, il genocidio dei rom e sinti avvenuto durante la seconda guerra mondiale, aderendo ufficialmente alla Giornata Europea della memoria istituita dal Parlamento Europeo nel 2015.  Napoli è stato uno dei primi grandi Comuni italiani a riconoscere formalmente la ricorrenza con una delibera di giunta del novembre scorso con la quale riafferma l’impegno dell’Amministrazione a favore della promozione dei diritti umani, dell’inclusione sociale e della memoria come strumento di contrasto a ogni forma di odio, razzismo e discriminazione.  Il valore dell’iniziativa è stato illustrato questa mattina nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta a Palazzo San Giacomo, a cui hanno preso parte l’assessora alle Politiche Giovanili, al Lavoro e alle Politiche Sociali, Chiara Marciani, il presidente della Commissione consiliare Politiche Sociali, Massimo Cilenti, Mattia Peradotto, Coordinatore dell’UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gennaro Spinelli, presidente dell’Unione delle Comunità Romanes in Italia, Renata Monda, referente UNAR Città Metropolitana di Napoli, Barbara Pierro, dell’associazione Chi rom e chi no e il regista Alessandro Rak. È intervenuta l’assessora all’Istruzione e alle Famiglie, Maura Striano. L’assessora Marciani ha dichiarato:  «Celebrare il Samudaripen significa colmare un vuoto di memoria che per troppo tempo ha reso invisibile una tragedia immane. Napoli sceglie di assumersi la responsabilità istituzionale di ricordare e di educare, perché la memoria non è solo commemorazione, ma impegno quotidiano contro il razzismo, l’antisemitismo e ogni forma di discriminazione. Con questa delibera affermiamo un principio chiaro: non può esserci futuro senza consapevolezza storica e senza il riconoscimento della dignità di tutte le comunità». Mattia Peradotto, direttore dell’UNAR, ha affermato: «L’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali accoglie con favore l’adesione del Comune di Napoli alla Giornata europea della memoria del Porrajmos/Samudaripen, riconoscendo in tale decisione un significativo segnale di attenzione istituzionale verso una pagina della storia europea ancora troppo poco conosciuta. La persecuzione e lo sterminio di Rom e Sinti rappresentano una delle più gravi tragedie del Novecento. L’UNAR è da tempo impegnato a promuoverne la conoscenza attraverso iniziative istituzionali, attività di sensibilizzazione e progetti rivolti al mondo dell’istruzione, nella consapevolezza che la memoria costituisca uno strumento essenziale per contrastare l’antiziganismo e ogni forma di discriminazione. In questo quadro, l’iniziativa assunta dal Comune di Napoli contribuisce a rafforzare un percorso condiviso di riconoscimento, tutela dei diritti e valorizzazione della dignità delle comunità romaní, in coerenza con i principi costituzionali e con gli impegni assunti dall’Italia a livello europeo e internazionale».    Nel corso dell’incontro è stato proiettato il corto animato “RUKELI – storia di Johann ‘Rukeli’ Trollmann”, diretto da Alessandro Rak, dedicato alla figura del pugile sinti Johann Trollmann, perseguitato dal regime nazista per le sue origini e per il suo stile anticonvenzionale.  L’evento si è concluso con una breve esecuzione del musicista Gennaro Spinelli.  Il riconoscimento da parte di Napoli rappresenta un atto molto importante che riconosce alla comunità rom e sinti il diritto alla memoria, inviolabile e sacro per ogni uomo, popolo e nazione, nel patrimonio civile e culturale, inoltre contribuisce a combattere il pregiudizio e la discriminazione di cui questa popolazione e ancora vittima.  La speranza è che altri Comuni e Regioni seguano l’esempio virtuoso di Napoli, così che infine anche lo Stato Italiano riconosca il Samudaripen, di cui l’Italia fascista fu corresponsabile. A tal proposito ricordiamo la proposta di legge, purtroppo ancora non discussa e non firmata da altri deputati, presentata alla Camera, consultabile a questo link https://www.camera.it/leg19/126?leg=19&idDocumento=1914 .    Fonti: https://www.comune.napoli.it/novita/napoli-ricorda-il-samudaripen-il-comune-aderisce-ufficialmente-alla-giornata-europea-della-memoria-del-genocidio-di-rom-e-sinti/   Andrea Vitello
February 19, 2026
Pressenza
Dugo e le stelle: memoria e giustizia per il popolo Rom
All’Eirenefest Napoli, ospitato dal Presidio Permanente di Pace della libreria IoCiSto, sabato 20 settembre si è chiusa la rassegna con la presentazione dell’ultimo romanzo di Francesco Troccoli, Nel romanzo, Troccoli racconta una storia che parte dal presente, da un Nord Italia segnato dalla paura e dall’odio razziale: un campo rom in fiamme, bambini spaventati, adulti invisibili che lottano per sopravvivere. Questo presente si intreccia con la memoria più profonda della persecuzione, della deportazione, dello sterminio. Ferdi, un bambino di sette anni, sopravvive al rogo che devasta il suo campo, fugge, si nasconde, attraversa quaranta paure. Non è solo la sua vicenda individuale a emergere, ma un ritratto collettivo: di chi ha vissuto, resistito, ricordato. Durante la presentazione, Valentina Ripa ha guidato Troccoli in un dialogo che non si è limitato alla trama, ma ha aperto la riflessione sulla storia e sulle responsabilità di un Paese che ha troppo a lungo dimenticato. Dal palco sono emerse ricostruzioni di giustizia: il riconoscimento del Porrajmos, lo sterminio dei Rom e dei Sinti, ancora poco presente nel discorso pubblico; la consapevolezza che la Resistenza antifascista italiana non fu solo “bianchi e rossi”, ma anche altre voci, marginalizzate nei libri di storia. Nel corso della serata, l’autore ha ricordato come le comunità rom abbiano spesso scelto una resistenza non armata, fondata sulla nonviolenza. Ha citato racconti tramandati secondo cui alcuni fascisti catturati avrebbero chiesto di arrendersi solo in mano loro, per avere certezza di sopravvivere. Una memoria scomoda, che rompe la narrazione ufficiale e che restituisce dignità a chi è stato doppiamente escluso: perseguitato e poi dimenticato. Il Porrajmos è il termine che designa la persecuzione e lo sterminio dei Rom e dei Sinti sotto il nazismo e nei territori controllati dall’Asse. Si stima che circa 500.000 persone furono uccise nei lager, bruciate nei forni crematori, vittime delle stesse dinamiche che colpirono gli ebrei: ghettizzazione, internamento, lavoro coatto, fama, malattia, disumanità. In Italia, sotto il fascismo e durante l’occupazione, Rom e Sinti furono internati in campi di detenzione, spesso cancellati dai documenti ufficiali. Usciti “formalmente” indenni dalla guerra, persero tutto: la casa, le carovane, la dignità. La memoria di queste perdite è rimasta in gran parte inascoltata. Uno dei momenti più toccanti della serata è stato il confronto sul presente: il popolo Rom è cittadino italiano, ha passaporto e diritti formali, ma è ancora oggi relegato in “campi”, spesso non ufficiali, a margini sociali che si trasformano in invisibilità. L’Italia è stata più volte richiamata e sanzionata dall’Europa per questa situazione, che contrasta con i principi stessi di cittadinanza e democrazia. Francesco Troccoli Valentina Ripa e Francesco Troccoli   Stefania De Giovanni
September 21, 2025
Pressenza
Firenze: commemorazione del genocidio di Rom e Sinti
Oggi 2 agosto presso il Giardino dei Giusti  a Firenzesi è svolta la cerimonia di ricordo del genocidio dei Rom e dei Sinti da parte dei nazisti durante la seconda guerra mondiale. Alla cerimonia, presenziata dal presidente del Consiglio Comunale Cosimo Guccione, hanno assistito cittadini e rappresentanti delle associazioni rom e dell’ANEP, Associazione Nazionale ex deportati. La cerimonia ricorda che il 2 agosto 1944  fu liquidato il “campo zingari” di Auschwitz-Birkenau: oltre 4.000 persone  furono sterminate nelle camere a gas. Per ricordare quella tragedia da alcuni anni si celebra il Roma Genocide Remembrance Day, la Giornata in memoria del genocidio dei Rom e dei Sinti durante la Seconda guerra mondiale. In lingua romanì, questo sterminio viene chiamato Porrajmos o Samudaripen  e causò complessivamente la morte di circa mezzo milione di persone appartenenti a questa popolazione. E’ stata presentata recentemente alla Camera dei Deputati una Proposta di Legge per far dichiarare il Samuradipen Giorno della Memoria; gli atti della conferenza stampa, il testo di legge e vari interventi storici sono stati pubblicati quest’anno, a cura di Andrea Vitello,  da Multimage sotto il titolo Il Samudaripen: genocidio dei rom e sinti nella Seconda guerra mondiale. Redazione Toscana
August 2, 2025
Pressenza
La bandiera romanì arriva per la prima volta sull’Everest: un giorno storico per i rom e sinti di tutto il mondo
È stato l’abruzzese Gennaro Spinelli, presidente nazionale UCRI, artista, attivista e portavoce della cultura romanì nel Mondo a portare materialmente la bandiera per la prima volta nella storia sull’Everest, la montagna più alta dell’mondo il 27 aprile scorso. La sua forza, la sua determinazione e la sua visione hanno reso possibile questo gesto simbolico e profondo. “Portare per la prima volta nella storia la bandiera romanì sull’Everest è stato un onore immenso!  La nostra bandiera è il nostro simbolo, la nostra forza e il nostro futuro!  Portarla sulla montagna più alta del pianeta è il simbolo della bellezza, grandezza e forza della cultura romanì che dopo migliaia di anni vuole esistere e pretende di farlo con dignità in tutto il mondo.” Oggi è una di quelle giornate che fanno tremare le ossa: la bandiera romanì ha toccato il cielo, là dove l’aria è così fina che manca il respiro – sull’Everest, il tetto del mondo. È un fatto storico, ma è anche un grido: “Ci siamo, ci siamo sempre stati, e oggi siamo più forti che mai.” Dopo 150 chilometri a piedi tra pietre, ghiaccio e vento tagliente come la bora – e con lo zaino pieno non solo di viveri, ma di memoria, orgoglio e sogni – siamo saliti. Più di 5500 metri sopra il mare, a -20 gradi, con le gambe dure ma il cuore acceso: la bandiera dei Rom e dei Sinti ha trovato spazio nel cielo più alto. E non era una bandiera qualsiasi: reca le firme di Rom, Sinti e attivisti per la cultura romanì di tutta Europa, testimonianze vive di una comunità che resiste, che crea, che ricorda.     “Portare la nostra identità lassù è stato come portare il nome di tutte le nonne, i padri, i figli e le figlie che hanno camminato, spesso scalzi, spesso soli, ma mai piegati. Un gesto di resistenza come quello dei partigiani, un gesto di dignità come tutti gli esseri umani.”  L’Impresa ha avuto il patrocinio morale dell’UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali presso Palazzo Chigi e la presidenza del consiglio dei ministri, tramite il suo direttore Mattia Peradotto, il sostegno morale dell’ ANPI NAZIONALE tramite il suo presidente Gianfranco Pagliarulo che ringraziamo e della Croatian Romani Union “KALI SARA” ha dato forza e radici a questa impresa. Da anni queste organizzazione si spendono per la cultura romanì, e oggi l’hanno spinta fino al punto più lontano della Terra. L’iniziativa è stata promossa dall’UCRI – Unione delle Comunità Romanès in Italia nel mese dell’orgoglio Rom, con l’obiettivo di unire simbolicamente le voci e le storie del popolo romanì di tutto il mondo. Ma non si è trattato solo di una scalata. È stato un gesto simbolico e potente, un filo teso tra le vette dell’Himalaya e le terre dell’Abruzzo, dei Balcani, del Rajasthan, dell’Europa intera. Un cammino lungo mille anni, fatto di dolore, bellezza e testardaggine. Un ringraziamento importante va agli Sherpa, ai tecnici e alle comunità e a chi – con una parola, un abbraccio, una preghiera – ha sostenuto questa visione. E oggi, lassù, abbiamo piantato il nostro nome e la nostra storia. Oggi i Rom stanno sull’Everest. Oggi siamo fieri. Redazione Italia
May 14, 2025
Pressenza