A Gaza la sopravvivenza stessa sembra l’ottava meraviglia del mondo
Da settembre la mia insegnante di inglese si chiama Reem, ha 26 anni ed è una
cittadina gazawi; originaria di Beit-Hanoun, è ora sfollata nell’accampamento
di Nuseirat, nel centro della Striscia di Gaza. Ogni settimana facciamo lezione
tramite una traballante connessione, io in video, lei solo voce. Ed è un’ora
bellissima fuori dal tempo…
Pubblichiamo un testo che Reem ha scritto per noi alcuni giorni fa, prima che la
situazione mondiale precipitasse ancora di più nell’oscurità a causa della
follia disumana di Israele e Stati Uniti.
Attraverso le parole di Reem, profonde e importanti, cariche di una dignità 100%
palestinese, possiamo sentire più vicino il suo stato d’animo e lasciarci così
richiamare all’urgente domanda di cosa possiamo essere e fare, da questa parte
della storia, per non diventare complici e opporci al genocidio, alle guerre,
all’imperialismo e alla disumanizzazione.
A Gaza, la sopravvivenza stessa sembra l’ottava meraviglia del mondo. Dopo tutto
quello che abbiamo vissuto, il fatto di essere ancora vivi è a dir poco
miracoloso. Quello che abbiamo passato va oltre ciò che la mente può facilmente
descrivere: ci sono stati momenti in cui trovare anche solo un pezzo di pane o
un sorso d’acqua sembrava impossibile. Ci siamo abituati a scene che nessuno
dovrebbe mai considerare normali e che hanno sostituito ogni immagine della
nostra vita quotidiana: sangue per le strade e macerie ovunque. Ecco a cosa si
sono ridotte le nostre giornate…
Ora stiamo cercando di guarire. Le condizioni potrebbero migliorare lentamente,
ma i nostri pensieri sono ancora fermi a quei momenti in cui le strade erano
rosse di sangue. Stiamo facendo del nostro meglio per andare avanti, nonostante
questo fragile senso di sicurezza. Oggi qualcosa di semplice come mangiare un
pezzo di cioccolato può farci sentire come se fossimo entrati in un altro mondo,
quasi irreale. Tuttavia continuiamo a provarci: stiamo cercando di trasformare
la speranza in realtà, non solo in uno slogan.
A Gaza ciò che stiamo affrontando ora va oltre l’idea di “problemi”:
semplicemente non c’è ancora una vita chiara e stabile che ci permetta di
identificare i problemi e iniziare a risolverli. La nostra speranza è
innanzitutto quella di poter tornare a una vita normale, in modo da poter
iniziare a sistemare le cose, un passo alla volta. Per noi, l’idea di una vita
normale potrà davvero prendere forma quando gli sfollati e i senzatetto
troveranno finalmente un posto dove vivere, una casa in cui ricominciare a
gettare le basi della loro vita. Mi manca davvero essere a casa.
Reem H. e Veronica Pujia
Traduzione di Cristina Morandi
Redazione Italia