Il deserto dei diritti umani: dagli accordi di Abramo al Board of Peace di Trump
1. Non sappiamo quanto tempo potrà durare la guerra scatenata da Israele e Stati
Uniti contro l’Iran, di certo non sarà una guerra lampo come sperava Trump. Con
la fine degli attacchi aerei, quando si passerà ai combattimenti sul terreno,
non solo in territorio siriano, ma in Libano ed in altri paesi confinanti, al di
là della possibile strumentalizzazione delle faide interne, e dell’ennesimo
tranello teso dagli Stati Uniti ai kurdi, gli scontri in territorio iraniano
avranno una durata indeterminata e potrebbero estendersi ai paesi confinanti. La
“liberazione ” dello Stretto di Hormuz rimane ancora lontana.
Il conflitto contro l’Iran, una guerra di aggressione che sta coinvolgendo già
dieci paesi, non potrà concludersi senza l’intervento diretto in campo delle
forze armate israeliane e statunitensi, con il supporto logistico dei paesi del
Golfo, sempre più legati alla necropolitica di Netanyahu e dei suoi sodali.
I rapporti di forza nell’area del Mediterraneo allargato e in Medio Oriente sono
in continuo mutamento, come il sistema di alleanze che dagli Accordi di
Abramo fino al Board of Peace di Trump ha visto i sunniti allearsi con Netanyahu
e Trump contro gli sciiti, in Palestina, nello Yemen, ed adesso in Iran. Ma dopo
la probabile sconfitta sul terreno dell’Iran, in un tempo che oggi nessuno può
prevedere, rimane forte il rischio di una serie di attacchi terroristici verso i
paesi che si sono allineati dietro i progetti espansionistici di Israele, se non
sul piano militare, con il supporto politico ed economico.
Altre due conseguenze appaiono altamente probabili, indipendentemente da come si
concluda il regolamento di conti di Netanyahu con il regime iraniano. I traffici
commerciali con tutti i paesi coinvolti nel conflitto saranno rallentati, al di
là della fine del blocco dello stretto di Hormuz, e diventeranno molto più
onerosi, per economie occidentali già prossime alla crisi per effetto della
guerra in Ucraina e della politica dei dazi di Trump. Mentre potrebbero aprirsi
nuove vie di fuga per i migranti forzati, cacciati dai conflitti, che tenteranno
di raggiungere l’Europa sulla rotta balcanica, ma anche attraverso la Libia e
la Tunisia.
Questa maggiore pressione migratoria, in un momento in cui l’Unione europea
tende ad esternalizzare le proprie frontiere, cancellando di fatto il diritto di
asilo, si tradurrà in accordi con paesi di transito extra UE, e in operazioni
sistematiche di respingimento collettivo, con forme diverse di detenzione
arbitraria nei paesi terzi “sicuri”, o con deportazioni attraverso i
cosiddetti “hub di rimpatrio” ubicati in questi paesi. Si verificherà così il
completamento della militarizzazione delle frontiere europee, con il ricorso ad
un imponente complesso militare ed informatico, per intercettare in mare o alle
frontiere terrestri dei Balcani, oltre agli iracheni, gli afghani, i siriani,
costretti alla fuga da anni, i nuovi migranti forzati provenienti dall’Iran e
dal Libano.
Sul piano interno il rischio terrorismo, che potrà essere facilmente
strumentalizzato anche attraverso falsi allarmi, porterà all’abbattimento delle
garanzie dello Stato democratico, con la legislazione dell’emergenza, pacchetti
sicurezza dopo pacchetti sicurezza, e con la criminalizzazione del dissenso. Il
recente Decreto legge 23/2026 in materia di sicurezza, appena entrato in vigore,
costituisce un punto di svolta di non facile applicazione, ma che non si potrà
superare nel breve periodo, ed apre ad una serie di duri scontri in Parlamento,
nei territori e nelle sedi giudiziarie. Preoccupa anche il recente provvedimento
in corso di approvazione (Disegno di legge “Romeo”) che permette di equiparare
la critica ad Israele all’antisemitismo. Con lo stato di guerra permanente tutte
le libertà democratiche sono a rischio.
2. Dobbiamo essere consapevoli di una nuova fase storica. Alla fine
dell’equilibrio internazionale, sia pure imperfetto, basato sul multilateralismo
e sulle Nazioni Unite, corrisponderà in tutti i paesi caratterizzati da governi
di destra, dall’Ungheria di Orban all’Italia di Giorgia Meloni, il superamento
del bilanciamento dei poteri dello Stato sancito dalle Costituzioni
democratiche. Un processo già in corso da anni, che lo stato di guerra
permanente su scala globale potrà accelerare con sviluppi imprevedibili.
All’abbattimento della giustizia internazionale legata ad organismi delle
Nazioni Unite (Corte internazionale di Giustizia, Corte Penale internazionale)
corrisponderà la riduzione dell’autonomia della giurisdizione nazionale, quando
i controlli di legittimità operati dai giudici sulla base di principi
costituzionali potrebbero interferire con atti di rilievo politico, come si sta
verificando in modo eclatante negli Stati Uniti di Donald Trump, ed in modo
diverso in Gran Bretagna.
La caduta delle economie occidentali, conseguenza del nuovo conflitto mondiale,
che ormai va dal Libano ai paesi del Golfo, passando per l’annessione israeliana
di Gaza e della Cisgiordania, corrisponderà ad un impoverimento della
popolazione, con un aumento ovunque dei divari sociali, della conflittualità
interna, con l’abbattimento delle garanzie del welfare (lavoro, sanità,
abitazione, istruzione). Chi governerà in Europa e rimarrà legato agli interessi
della grande finanza internazionale, delle compagnie tecnologiche e dei
fabbricanti di armi, non potrà fornire soluzioni democratiche su queste materie,
e ricorrerà, come si sta già verificando in Italia, a misure repressive, con
l’inasprimento delle pene e la moltiplicazione dei reati.
L’Unione europea appare sempre più divisa, e la posizione illuminata del premier
spagnolo Sanchez sembra destinata a restare isolata, mentre l’internazionale
nera alimenta ovunque flussi elettorali che potrebbero portare al governo
partiti di estrema destra. Di fronte alle minacce di embargo di Trump, si vedrà
chi in Europa sta dalla parte giusta della storia.
In Italia, per la progressiva transizione verso lo Stato di polizia e la
“democrazia autoritaria”, si interverrà sulle regole del voto e sull’ordinamento
della magistratura, che adesso, dopo la modifica della Costituzione, sarà
modificabile anche con leggi ordinarie, dunque con il voto della sola
maggioranza, come è previsto dalla riforma della giustizia sulla quale saremo
chiamati a votare con un referendum i prossimi 22 e 23 marzo. Mentre si profila
all’orizzonte una ennesima riforma del sistema elettorale che appare
strettamente legata alla modifica degli organi di governo della magistratura, ed
alla prospettiva della Repubblica presidenziale.
Si verificherà così, in contemporanea, uno svuotamento degli articoli 10 e 11
della Costituzione che sanciscono il ripudio della guerra e vietano la
partecipazione ad organismi internazionali (come il Board of Peace) con
limitazioni di sovranità non “in condizioni di parità“, e un corrispondente
stravolgimento degli articoli della Costituzione sottoposti al referendum sulla
Giustizia, in particolare gli articoli 102 Cost., che vieta giurisdizioni
speciali come la nuova Corte di disciplina, 104 Cost., secondo cui la
magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere,
con un organo di autogoverno come il CSM, 107 Cost. che afferma il principio
della inamovibilità dei magistrati, e 110 Cost. che delimita i poteri del
ministro della giustizia relativamente all’organizzazione e al funzionamento dei
servizi giudiziari.
3. Come cittadini assistiamo impotenti al deflagrare dei conflitti nel mondo ed
al moltiplicarsi di vittime innocenti, potendo sostenere soltanto azioni a
carattere umanitario, laddove anche queste non vengano impedite con la forza,
come si sta facendo nella Striscia di Gaza. Possiamo però renderci artefici
direttamente di una controinformazione che riesca a smascherare gli imbrogli su
cui si basa la propaganda di governo, e sviluppare tutte le possibili forme di
aggregazione solidale, in un momento in cui la crisi travolgerà le componenti
più deboli della popolazione.
Dovremo anche impegnarci, nei limiti delle forze che ci ritroviamo accanto nel
corpo sociale, per una partecipazione alla scadenza referendaria che blocchi il
processo di degenerazione dello Stato democratico, un processo in corso con gli
attacchi ricorrenti allo Stato di diritto (Rule of law) e con lo svuotamento del
ruolo delle assemblee elettive, attacchi che potranno proseguire nella ulteriore
fase della riforma della giustizia, che si dovrà completare attraverso leggi
ordinarie votate a maggioranza, che potranno abbattere il principio di
separazione dei poteri e dunque il fondamento della Costituzione democratica.
Fulvio Vassallo Paleologo