Tag - bandiera romanì

Gennaro Spinelli porta la bandiera romanì in vetta al Kilimangiaro
Dopo avere piantato, due anni fa, la bandiera romanì sulla catena dell’Himalaya, il musicista e attivista Gennaro Spinelli, presidente di UCRI, ha aggiunto un altro tassello alla sua conquista delle grandi vette mondiali raggiungendo la cima del Kilimangiaro, 5.895 metri, la più alta di tutta l’Africa. Non un’impresa sportiva, ma il proseguimento di un percorso culturale per portare all’attenzione di tutti i diritti del popolo Rom. Un messaggio universale di inclusione, riscatto e abbattimento degli stereotipi. Musicista di Lanciano, è figlio d’arte; suo padre Santino è conosciuto in tutto il mondo come musicista, compositore e insegnante, è stato il primo rom nominato dal presidente della repubblica Commendatore, ottenendo l’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Gennaro, diplomato al Conservatorio e laureato in Lingue e Letterature Straniere, nel nel 2022 ha pubblicato il libro “Rom e Sinti. Dieci cose che dovresti sapere“ , edizioni People, un manuale pensato per entrare nelle scuole. Gennaro e suo padre sono Ambasciatori della cultura romanì nel mondo. Una storia di famiglia antichissima che affonda le radici nella musica. Assieme hanno realizzato importanti collaborazioni con alcune delle più grandi orchestre internazionali e suonato in paesi di tutto il globo. Inoltre, di recente, si sono esibiti da solisti in due templi della musica come il Teatro alla Scala di Milano e il Teatro San Carlo di Napoli, oltre ad aver già suonato per Papa Benedetto XVI, Papa Francesco e, a ottobre scorso, per Papa Leone, in occasione del Grande Giubileo Mondiale dei Rom e Sinti, un evento di straordinaria importanza spirituale, artistica e culturale in onore di Papa Leone XIV. Per eseguirlo sono stati scelti come solisti proprio i musicisti abruzzesi Gennaro Spinelli al violino solista e Santino Spinelli alla fisarmonica solista.  Riguardo questa sua ultima impresa, Gennaro ha dichiarato: «“Su quella cima non c’ero solo io. Sul Kilimangiaro c’era mio padre che da bambino mi ha messo in mano il primo violino, c’era mio nonno Gennaro che a sei anni è sopravvissuto a un campo di concentramento fascista, c’era tutto il nostro popolo. Ho piantato la nostra bandiera lassù, nel vento dell’Africa, con le mani congelate e il cuore che batteva forte, perché i nostri figli possano finalmente guardare in alto senza doversi mai più vergognare di chi sono. Non è stata una scalata, è stato un atto d’amore. Dobbiamo capire che noi rom non siamo un problema sociale In Italia siamo circa 180 mila. Di questi circa 20 mila abitano nei campi nomadi o vivono ai limiti, gli altri risiedono in insediamenti consolidati da oltre 5 secoli. Noi siamo persone normali, radicati a tradizioni molto importanti. Purtroppo la nostra storia è stata spesso ‘sporcata’ dal luogo comune. Le etichette stanno bene su un oggetto in vendita, non sulle persone”.  “Portare i simboli della cultura romanì sui tetti del pianeta, dall’Himalaya al Kilimangiaro fino all’Aula Nervi in Vaticano, risponde a una precisa volontà, ribadire un’identità fiera, lontana da ogni narrazione pietistica o denigratoria, e fondata invece sui valori universali del dialogo, della dignità e della fatica condivisa”».  Cit da https://www.ilcapoluogo.it/2026/09/21/gennaro-spinelli-porta-la-bandiera-romani-sul-tetto-dellafrica/?fbclid=IwY2xjawUeU9twZG9mBWV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkEDIyMjAzOTE3ODgyMDA4OTIAAR6dPnx94q4XISFkiIua0mmiAanrhMDG4Ck6vms5j5xiRV9JaZwkJRMas-rhbg_aem_q7GjXGhiXe87WdQrQV5wYA  Andrea Vitello
September 22, 2026
Pressenza
La bandiera romanì arriva per la prima volta sull’Everest: un giorno storico per i rom e sinti di tutto il mondo
È stato l’abruzzese Gennaro Spinelli, presidente nazionale UCRI, artista, attivista e portavoce della cultura romanì nel Mondo a portare materialmente la bandiera per la prima volta nella storia sull’Everest, la montagna più alta dell’mondo il 27 aprile scorso. La sua forza, la sua determinazione e la sua visione hanno reso possibile questo gesto simbolico e profondo. “Portare per la prima volta nella storia la bandiera romanì sull’Everest è stato un onore immenso!  La nostra bandiera è il nostro simbolo, la nostra forza e il nostro futuro!  Portarla sulla montagna più alta del pianeta è il simbolo della bellezza, grandezza e forza della cultura romanì che dopo migliaia di anni vuole esistere e pretende di farlo con dignità in tutto il mondo.” Oggi è una di quelle giornate che fanno tremare le ossa: la bandiera romanì ha toccato il cielo, là dove l’aria è così fina che manca il respiro – sull’Everest, il tetto del mondo. È un fatto storico, ma è anche un grido: “Ci siamo, ci siamo sempre stati, e oggi siamo più forti che mai.” Dopo 150 chilometri a piedi tra pietre, ghiaccio e vento tagliente come la bora – e con lo zaino pieno non solo di viveri, ma di memoria, orgoglio e sogni – siamo saliti. Più di 5500 metri sopra il mare, a -20 gradi, con le gambe dure ma il cuore acceso: la bandiera dei Rom e dei Sinti ha trovato spazio nel cielo più alto. E non era una bandiera qualsiasi: reca le firme di Rom, Sinti e attivisti per la cultura romanì di tutta Europa, testimonianze vive di una comunità che resiste, che crea, che ricorda.     “Portare la nostra identità lassù è stato come portare il nome di tutte le nonne, i padri, i figli e le figlie che hanno camminato, spesso scalzi, spesso soli, ma mai piegati. Un gesto di resistenza come quello dei partigiani, un gesto di dignità come tutti gli esseri umani.”  L’Impresa ha avuto il patrocinio morale dell’UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali presso Palazzo Chigi e la presidenza del consiglio dei ministri, tramite il suo direttore Mattia Peradotto, il sostegno morale dell’ ANPI NAZIONALE tramite il suo presidente Gianfranco Pagliarulo che ringraziamo e della Croatian Romani Union “KALI SARA” ha dato forza e radici a questa impresa. Da anni queste organizzazione si spendono per la cultura romanì, e oggi l’hanno spinta fino al punto più lontano della Terra. L’iniziativa è stata promossa dall’UCRI – Unione delle Comunità Romanès in Italia nel mese dell’orgoglio Rom, con l’obiettivo di unire simbolicamente le voci e le storie del popolo romanì di tutto il mondo. Ma non si è trattato solo di una scalata. È stato un gesto simbolico e potente, un filo teso tra le vette dell’Himalaya e le terre dell’Abruzzo, dei Balcani, del Rajasthan, dell’Europa intera. Un cammino lungo mille anni, fatto di dolore, bellezza e testardaggine. Un ringraziamento importante va agli Sherpa, ai tecnici e alle comunità e a chi – con una parola, un abbraccio, una preghiera – ha sostenuto questa visione. E oggi, lassù, abbiamo piantato il nostro nome e la nostra storia. Oggi i Rom stanno sull’Everest. Oggi siamo fieri. Redazione Italia
May 14, 2025
Pressenza