Crisi geopolitica internazionale e carenza strutturale di medici in Italia
L’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran, con attacchi su obiettivi
strategici e la risposta di Teheran su basi e assetti nell’area, sta
determinando una nuova fase di instabilità in Medio Oriente. Le tensioni si
estendono dal Golfo al Levante e incidono direttamente sulla sicurezza delle
comunità straniere, tra cui migliaia di professionisti sanitari italiani.
Secondo le rilevazioni aggiornate delle organizzazioni professionali della rete
AMSI-UMEM, nell’area compresa tra Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Kuwait,
Oman, Giordania, Libano, Iraq e Iran operano oltre 16.000 professionisti della
sanità tra medici specialisti, ortopedici, fisiatri, neurochirurghi,
dermatologi, chirurghi plastici, neurologi, pneumologi, farmacisti,
fisioterapisti, logopedisti, podologi, osteopati e altre figure dell’area
riabilitativa e territoriale.
Di questi, il 35% — pari a circa 5.600 professionisti — manifesta la volontà di
rientrare in Italia in tempi brevi per ragioni di sicurezza personale e
familiare.
Parallelamente, tra i professionisti sanitari iraniani — molti dei quali
laureati o specializzati in Italia, con piena conoscenza della lingua e in
diversi casi già iscritti agli albi professionali — oltre il 30% dichiara la
disponibilità a trasferirsi stabilmente nel nostro Paese.
Le principali aree di specializzazione riguardano ginecologia, dermatologia,
chirurgia generale, fisiatria, ortopedia, pneumologia, farmacia, fisioterapia e
odontoiatria, con una presenza significativa di dentisti.
QUANDO LA GEOPOLITICA INCROCIA LA CARENZA DI MEDICI
Il dato assume un peso ancora maggiore se inserito nel contesto italiano, dove
la carenza strutturale è stimata in oltre 30.000 medici e più di 65.000
infermieri, con criticità nei pronto soccorso, nella medicina territoriale e
nelle aree interne.
Un medico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale,
esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente
dell’Università di Tor Vergata, il professor Foad Aodi osserva: “Il 35% dei
nostri colleghi che opera nell’area mediorientale e desidera rientrare
rappresenta un segnale chiaro. Parliamo di circa 5.600 professionisti
altamente qualificati, molti inseriti in strutture ospedaliere di eccellenza. La
loro tutela deve essere una priorità diplomatica e sanitaria. Accogliamoli e
reinseriamoli rapidamente nel Servizio Sanitario Nazionale. In parallelo
registriamo la disponibilità di oltre il 30% dei professionisti iraniani formati
in Italia, già integrati nei nostri percorsi accademici e professionali. In una
fase di forte pressione sul SSN, questa situazione impone una risposta
organizzata. Non possiamo permetterci di perdere competenze né di lasciare senza
prospettiva chi desidera contribuire al sistema sanitario italiano”.
“Rivolgiamo un appello diretto al Governo e al Ministro della Salute – conclude
Aodi – Serve una cabina di regia tra Ministero della Salute e Ministero degli
Esteri. La sanità non può essere vittima delle tensioni geopolitiche. Può e deve
diventare un ponte di stabilità e cooperazione in una fase segnata da conflitti
e incertezze”.
UN PIANO STRAORDINARIO PER NON DISPERDERE COMPETENZE
La rete composta da AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia),
UMEM (Unione Medica Euromediterranea), Co-mai (Comunità del Mondo Arabo in
Italia), AISCNEWS (rete internazionale agenzia di informazione senza confini) e
Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE chiede l’attivazione immediata di un
piano straordinario di monitoraggio, tutela e reinserimento professionale, con
procedure snelle per il rientro sicuro dei sanitari italiani e per l’inserimento
regolato dei professionisti già formati nel nostro Paese.
www.unitiperunire.org – www.amsimed.org – www.aiscnews.it – www.ciscnetwork.org
Redazione Italia