Dal Mare Mostrum al Mare Nostrum: a Gallico si rompe il silenzio
Nell’ultimo di febbraio al CSOA ‘Angelina Cartella’ s’è chiusa la tappa finale
della Carovana Migranti 2026 nel terzo anniversario della strage di Cutro. Dopo
Crotone e Steccato di Cutro, la Carovana – accompagnata da familiari delle
vittime e da attivisti della rotta balcanica – ha attraversato Riace, Caulonia,
Roccella Jonica, Armo, per giungere infine a Reggio Calabria: “Un percorso di
memoria e denuncia – scrive il quotidiano online reggino ‘Cult and Social’ -, ma
anche di proposta concreta. Di seguito pubblichiamo un’estratto della cronaca di
Marina Crisafi, che ha seguito l’evento: “Mare NMostrum. Rompere il silenzio sul
genocidio e i migrantìcidi di Stato”[accì]
[…]
Gianfranco Crua di Carovana Migranti ha ripercorso oltre dieci anni di
mobilitazioni lungo le rotte migratorie, dalla Sicilia alle Alpi. Se all’inizio
l’attenzione era sui vivi in cammino, col tempo il lavoro si è spostato
sull’assenza: gli scomparsi, i corpi senza nome, le famiglie che cercano
risposte. «Non possiamo mollare, anche se i risultati si vedranno forse tra
generazioni», ha affermato, rivendicando il valore di un lavoro lento di
costruzione di empatia e consapevolezza.
LA PROPOSTA: PROTOCOLLO INTERNAZIONALE E DIRITTO ALL’IDENTITÀ
Uno degli obiettivi centrali della Carovana è la costruzione di un incontro
internazionale con realtà come Caravana Abriendo Fronteras in Spagna e altre
organizzazioni, per definire un protocollo condiviso sull’identificazione dei
corpi e la ricerca degli scomparsi.
Le richieste sono precise: creazione di una rete europea dei dati sugli
scomparsi; procedure vincolanti per l’identificazione dei corpi; diritto dei
familiari a partecipare a tutte le fasi, dall’identificazione alla sepoltura e
al rimpatrio; visti temporanei per consentire la presenza nei processi e nelle
ricerche.
L’obiettivo dichiarato è vincolare le istituzioni nazionali ed europee ad
attivarsi, riconoscendo come inalienabile il diritto delle famiglie a conoscere
la sorte dei propri cari.
LA “PIUMA” DI FRANCESCO PIOBBICHI: MEMORIA COME ATTO DI RIBELLIONE
Al centro dell’incontro anche la proposta di Francesco Piobbichi, disegnatore
sociale e operatore di Mediterranean Hope, che da anni lavora sul tema delle
lapidi nei cimiteri di frontiera.
La sua idea è un simbolo semplice e potente: una piuma di libertà cinta da filo
spinato, da apporre sulle tombe senza nome. Un segno per affermare che quei
morti non sono numeri, ma “martiri della libertà di movimento”, vittime di una
politica delle frontiere che definisce necropolitica.
Piobbichi ha raccontato l’origine di quel simbolo: il salvataggio di un giovane,
Segen, leggero “come una piuma”, morto purtroppo poco dopo lo sbarco a Pozzallo.
Da quella storia nasce la proposta di una memoria che non sia retorica
istituzionale, ma presa in cura collettiva: mappatura del DNA delle vittime,
dignità delle sepolture, rifiuto di lapidi anonime o disumanizzanti. Proposta
che ha dato vita anche ad un’apposita petizione su Change.org (link per
firmare).
«La memoria è un atto di ribellione all’impotenza», ha sintetizzato, invitando
istituzioni e società civile a prendersi cura delle tombe dei migranti nei
cimiteri calabresi e siciliani.
CAROVANA 2026: UN PERCORSO CHE UNISCE LE LOTTE
A rappresentare la Carovana anche Alfonso De Stefano, dalla Sicilia, che ha
ricordato come l’iniziativa nasca oltre dieci anni fa in Piemonte e in Val di
Susa e attraversi da anni i territori di frontiera. L’anno scorso il percorso
aveva toccato la costa tirrenica, quest’anno si è concentrato su Crotone, Cutro
e l’area ionica, fino alla tappa finale di Gallico.
«Viaggiano con noi quattro familiari delle vittime di Cutro», ha sottolineato,
«e Sabina dal Montenegro. Il valore aggiunto della Carovana è coniugare la lotta
al migranticidio con la resistenza al genocidio del popolo palestinese».
Secondo De Stefano, non si tratta di temi distinti ma di una medesima logica di
esclusione e violenza che attraversa confini diversi. Per questo, ha spiegato,
il percorso guarda anche alla costruzione di nuove mobilitazioni nel
Mediterraneo, coinvolgendo reti internazionali e società civile.
L’obiettivo resta quello dichiarato fin dall’inizio: rompere il
silenzio, trasformare la memoria in azione collettiva e rilanciare l’idea di una
Calabria – e di un’Europa – aperta e solidale, capace di assumersi
responsabilità concrete verso i vivi e verso i morti delle frontiere.
RESTIAMO UMANI
La serata si è chiusa nel segno dello slogan che accompagna l’intero
percorso: “Restiamo umani”.
Non solo memoria, dunque, ma proposta politica e culturale: costruire una
Calabria aperta e solidale, reclamare verità e giustizia per Cutro e per tutte
le stragi del Mediterraneo, pretendere procedure trasparenti per
l’identificazione dei corpi, rivendicare il diritto universale alla dignità
della sepoltura e alla conoscenza della sorte dei propri cari. Al Cartella ieri
si è scelto di “rompere il silenzio”, con le parole dei familiari, con le storie
delle rotte, con un simbolo leggero come una piuma e pesante come la memoria e
la responsabilità collettiva.
Redazione Sicilia