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Lavialibera: “Che barba, che naja! Appunti per una scuola disarmata e disarmante”
DI FRANCESCO ROSSI SU LAVIALIBERA DELL’8 MAGGIO 2026 Segnaliamo un interessante articolo della rivista Lavialibera in cui si riassumono, fra altro, anche i punti salienti della militarizzazione della scuola in Italia dal 2014 ad oggi. Lavialibera è una rivista fondata nel 2019 come continuazione e crescita dell’esperienza trentennale del mensile Narcomafie, fondato nel 1993 dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio. Ha come direttore editoriale Don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e dell’associazione Libera, e come direttrice responsabile Elena Ciccarello, giornalista e docente all’Università del Piemonte orientale (dove insegna il corso di Sociologia della devianza). Leggiamo dalla loro pagina: > > «Il mondo è cambiato e sentiamo la necessità di parlare di mafie e > > criminalità organizzata in modo diverso: un fenomeno in continua evoluzione > > non può essere analizzato con strumenti vecchi o secondo un’unica > > prospettiva. Non possiamo ignorare le diverse e nuove minacce alla > > democrazia e i grandi rischi del pianeta.» E così si arriva all’articolo di Francesco Rossi sulla militarizzazione delle scuole in Italia: > «Negli ultimi 15 anni, la presenza delle forze armate a scuola si è fatta > sempre più ampia e strutturata. Eppure, ciò di cui ci sarebbe bisogno è > un’educazione disarmata e disarmante. Per fortuna, ci sono comunità educanti > che provano ad andare in questa direzione. Come a Colleferro, città fondata > sulla guerra, la cui storia è puntellata dall’attivismo intergenerazionale di > una collettività che lotta per il disarmo e l’ambiente. […] > > Mentre il ricordo della leva obbligatoria, sospesa dal 1° gennaio 2005, si è > fatto sempre più lontano e sbiadito, le forze armate e la cultura della difesa > (o sarebbe meglio dire “della guerra”?) hanno (ri)conquistato spazio e > visibilità nelle classi di ogni ordine e grado, sia attraverso attività > interne (conferenze, lezioni) che esterne (visite a caserme e basi militari, > PCTO). Di seguito, una breve cronistoria che certifica l’escalation…» …continua a leggere su Lavialibera. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
In Cisgiordania, gli agricoltori sono sotto attacco israeliano
> Dall’articolo di Annaflavia Merluzzi per jacobin.com In Cisgiordania la resistenza passa dai campi: gli agricoltori palestinesi sotto pressione tra confische e attacchi Nella valle a sud-est di Nablus, in Cisgiordania occupata, le comunità palestinesi di Beit Furik e Beit Dajan stanno cercando di difendere il proprio futuro coltivando la terra. Ma quella che potrebbe sembrare una normale attività agricola è diventata, negli ultimi anni, una forma di resistenza quotidiana contro l’espansione degli insediamenti israeliani, la violenza dei coloni e le restrizioni imposte dall’occupazione. Qui vivono circa 28.000 persone. Le due cittadine sono raggiungibili attraverso un unico checkpoint, spesso presidiato non solo dall’esercito israeliano ma anche dai coloni. Intorno ai centri abitati si estende una costellazione di insediamenti e avamposti militari che, negli ultimi anni, si è progressivamente allargata fino a circondare gran parte del territorio palestinese. Secondo la suddivisione prevista dagli Accordi di Oslo, i centri urbani ricadono nell’Area A, mentre gran parte delle terre agricole si trova nelle Aree B e C. È proprio l’Area C, circa 1.600 ettari di territorio, ad aver subito le conseguenze più pesanti dopo il 7 ottobre 2023. Gran parte di queste terre è infatti diventata inaccessibile ai palestinesi, che hanno perso pascoli, campi coltivabili e fonti di sostentamento. «Israele applica una normativa secondo cui una terra palestinese non coltivata per dieci anni può essere dichiarata proprietà statale e confiscata», spiega Fares Nasasrah, sindaco di Beit Furik. «Il problema è che spesso siamo proprio noi a essere impediti nell’accesso a quei terreni dai coloni o dall’esercito. Le terre restano incolte non per scelta, ma perché non ci è consentito raggiungerle. La perdita delle terre si è sommata a un’altra crisi. Migliaia di lavoratori palestinesi che in passato trovavano impiego in Israele non possono più attraversare i checkpoint e hanno perso il proprio reddito. Di fronte a questa doppia emergenza, le amministrazioni locali hanno deciso di puntare sull’agricoltura. Negli ultimi due anni è stato avviato un ampio progetto di recupero delle terre disponibili nell’Area B. Campi precedentemente utilizzati solo per coltivazioni stagionali o per il pascolo sono stati trasformati in serre, aziende agricole biologiche e orti produttivi. Sono nate coltivazioni di fragole, pomodori e ortaggi, creando opportunità di lavoro per circa ottocento persone rimaste disoccupate. Per molti abitanti si è trattato di un ritorno alle proprie radici. «Non avevo mai lavorato la terra professionalmente», racconta un agricoltore oggi impiegato nelle serre di pomodori. «Ma la conoscenza della coltivazione fa parte della nostra tradizione familiare. Quando ho perso il lavoro, tornare ai campi è stato quasi naturale.» Anche la coltivazione dell’akoub, una pianta spontanea molto utilizzata nella cucina palestinese e tipica delle alture del nord della Cisgiordania, è diventata un simbolo di resilienza. Temendo di perdere definitivamente l’accesso alle aree dove cresce spontaneamente, alcune comunità hanno iniziato a riprodurla attraverso vivai e nuove coltivazioni. Il progetto si basa su un modello di economia circolare che mira a garantire autosufficienza alimentare e occupazionale. I prodotti vengono consumati localmente e le eccedenze vendute nei mercati vicini, reinvestendo le risorse all’interno della comunità. La sfida, tuttavia, non riguarda soltanto la terra. Anche l’accesso all’acqua e all’energia è diventato un terreno di scontro. Le prime infrastrutture idriche costruite dai residenti sono state danneggiate. Due pozzi sotterranei realizzati dalla comunità sono stati riempiti di cemento, secondo le testimonianze raccolte sul posto. Per questo motivo, insieme alla Palestine Agricultural Development Association (PARC), gli abitanti hanno raccolto fondi per costruire una nuova rete di distribuzione dell’acqua e due grandi cisterne di accumulo. «Le cisterne sono uno degli obiettivi principali degli attacchi», spiega Nasasrah. «Chi vuole fermare questo progetto sa che colpire l’acqua significa mettere a rischio tutto il sistema.» Anche l’energia elettrica rappresenta una criticità. La fornitura proveniente dalla rete israeliana viene considerata insufficiente e soggetta a frequenti interruzioni. Per ridurre la dipendenza esterna, negli ultimi anni sono stati installati diversi impianti fotovoltaici che consentono oggi di coprire una parte significativa del fabbisogno energetico locale. Nonostante questi risultati, il progetto continua a svilupparsi in un contesto di forte insicurezza. Secondo le autorità locali, negli ultimi due anni si sono verificati decine di attacchi contro agricoltori, terreni e infrastrutture agricole. I coloni vengono accusati di impedire regolarmente l’accesso ai campi, mentre le incursioni dell’esercito nelle aree palestinesi restano frequenti. «Non cercano soltanto di sottrarci la terra», afferma il sindaco. «Tentano di rendere impossibile la vita quotidiana, colpendo direttamente i mezzi attraverso cui le persone sopravvivono.» Per contrastare questa pressione, le comunità hanno cercato di rafforzare ulteriormente la propria autonomia. Con il sostegno di organizzazioni locali e internazionali sono stati avviati programmi di orti familiari destinati alle famiglie che vivono nei centri abitati, in particolare alle donne che spesso evitano di recarsi nelle campagne per timore delle aggressioni. Sono inoltre in fase di sviluppo cooperative agricole femminili e piccoli progetti di allevamento, pensati per garantire nuove fonti di reddito e maggiore indipendenza economica. In una regione dove il controllo del territorio è al centro del conflitto, coltivare la terra assume un significato che va ben oltre la produzione agricola. Per molte famiglie palestinesi rappresenta la possibilità di rimanere nei luoghi in cui sono cresciute e di preservare un legame considerato essenziale per la propria identità. «Il rapporto con la terra è una parte fondamentale di ciò che siamo», conclude Nasasrah. «Per noi coltivarla è una forma di resistenza non violenta che ci permette di continuare a vivere nelle nostre case e nella valle a cui apparteniamo.»   Leggi qui la versione inglese
June 8, 2026
ACS italia
Comune-info: Obiezione totale e collettiva
DI R.C. SU COMUNE-INFO DEL 28 MAGGIO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da R.C., pubblicato su Comune-info il 28 maggio 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. «Se la guerra viene normalizzata e perfino i luoghi del sapere trasformati per accogliere le forza armate allora la protesta contro il ritorno della leva militare nei paesi europei, a cominciare dall’Italia, può diventare un fiume di obiezione non solo individuale – in un paese dove gli obiettori di coscienza al servizio militare dagli Settanta al 2000 sono stati quasi un milione – ma collettivo, totale e profondamente politico. Lo sostiene l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università che ha promosso in questi giorni un “Manifesto di resistenza” costruito intorno a cinque punti…continua a leggere su www.comune-info.net. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Faro di Roma: Dal pensiero di Aldo Capitini una scuola che ripudia il fascismo, la guerra e l’inciviltà: il ruolo dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
DI LAURA TUSSI SU FARO DI ROMA DEL 3 GIUGNO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Laura Tussi, pubblicato su Faro di Roma il 3 giugno 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. «Il ruolo dell’Osservatorio contro la militarizzazione Il lavoro dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università si innesta precisamente in questo solco critico. Contrastare la presenza di logiche militari negli spazi educativi non significa isolare la scuola dal mondo reale, ma difenderne la vocazione originaria: essere spazio di dialogo, inclusione e formazione critica della coscienza. L’educazione, nella prospettiva capitiniana, non può essere piegata a forme di indottrinamento simbolico o materiale che normalizzano la guerra come destino antropologico. Al contrario, essa deve diventare luogo di smascheramento delle retoriche belliciste e di costruzione di un immaginario alternativo fondato sulla cooperazione e sulla giustizia sociale...continua a leggere su www.farodiroma.it. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Faro di Roma: 2 giugno. Come cristiani e come cittadini della Repubblica nata dalla Resistenza diciamo no al militarismo e quindi alla parata ai Fori Imperiali
DI LAURA TUSSI E SALVATORE IZZO SU FARO DI ROMA DEL 1° GIUGNO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Laura Tussi e Salvatore Izzo, pubblicato su Faro di Roma il 1° giugno 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. «In questa prospettiva si colloca anche l’impegno dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, animato dal sociologo e docente Antonio Mazzeo e sostenuto da numerosi insegnanti, ricercatori e attivisti, tra cui il professor Lucivero. L’Osservatorio denuncia la crescente presenza delle forze armate negli istituti scolastici e accademici attraverso protocolli d’intesa, attività promozionali, percorsi di orientamento e collaborazioni che, secondo i promotori, rischiano di normalizzare la cultura militare all’interno di luoghi che dovrebbero invece essere dedicati alla formazione critica e alla costruzione della cittadinanza democratica…continua a leggere su www.farodiroma.it. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
“Rassegna stampa Costruire la pace, decostruire la guerra” n.26
E’ disponibile il numero 26, 2 giugno 2026, della “Rassegna stampa Costruire la pace, decostruire la guerra”,scaricala a questo link con 71 nuove notizie https://padreangelocavagna.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/06/rassegna-stampa-sito-cavagna-ventisei-2-giugno-2026.pdf In questo numero: – In cronaca: Enciclica di Papa Leone sulla AI. Era digitale, guerra, armi, costruire la pace nella giustizia – In cronaca: Nasce “Difesa Channel”: un nuovo canale TV dedicato alla “Cultura della Difesa” e alla promozione di esercito, armamenti – In cronaca: la morte del combattente italiano in Ucraina – Esercito, guerre: fotografia e fumetto – Gott mit uns: pellegrinaggio militare internazionale a Lourdes – Film: The sea e Innocence – Bologna, apre la casa della Pace. Modena: presentazione del volume dedicato a p.Cavagna – …e ancora libri, articoli, incontri, formazione L’invio della Rassegna stampa è libero e gratuito per tutti. Scrivi a: 30passi@libero.it I numeri arretrati li trovi qui: https://padreangelocavagna.wordpress.com/rassegna-stampa/ Redazione Italia
June 3, 2026
Pressenza
Pressenza: Ancora sulla parata militare del 2 giugno
DI LAURA TUSSI SU PRESSENZA DEL 30 MAGGIO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Laura Tussi, pubblicato su Pressenza  il 30 maggio 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo, in particolare in riferimento alla parata del 2 giugno. «Siamo alla vigilia del giorno in cui l’Italia celebra la nascita della Repubblica con la tradizionale parata militare del 2 giugno, e torna inevitabilmente ad affacciarsi una domanda profonda sul significato stesso della democrazia costituzionale nata dalla Resistenza. Perché sussiste un evidente dissonanza tra l’inchinarsi alle Frecce Tricolori, ai mezzi militari e all’esibizione della forza dello Stato, e la Costituzione italiana che custodisce un principio radicale ma spesso rimosso dal dibattito pubblico: l’articolo 11, quello in cui “l’Italia ripudia la guerra”, come anche dichiara l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università…continua a leggere su www.pressenza.com. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Alessandra Alberti su Radio Onda d’Urto: la scuola dei talenti alla carriera militare
Nella puntata del 23 maggio 2026 della trasmissione Scuola Resistente a Radio Onda D’Urto, Stefano Bertoldi ha intervistato Alessandra Alberti, docente dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Riportiamo qui una sintesi del contributo, in cui ha commentato l’articolo di Rossella Latempa La scuola dei talenti: per i poveri soft skills, filiera e sane regole di vita militare, uscito su ROARS lo scorso 16 maggio. Latempa smaschera la retorica dell’individuazione del “talento” di ciascun studente o studentessa tanto cara a questo Ministero dell’Istruzione e del Merito, spiegando che in realtà la cosiddetta “personalizzazione” dell’apprendimento nasconde una precoce differenziazione dei percorsi didattici volti non a cambiare la situazione socio-economica-culturale di partenza, bensì a cristallizzarla. Attraverso lo strumento degli INVALSI, introdotto peraltro già alle elementari, si effettua una raccolta dati già in grado di prevedere il possibile “insuccesso”, cioè la proporzione di studenti e studentesse a rischio di dispersione scolastica alla fine delle medie. Sono questi gli interlocutori principali – dice Latempa – cui si rivolgono tutte le riforme attuate da questo Governo – sebbene il processo di “modernizzazione” della scuola pubblica sia iniziato decenni fa – il quale però spinge il piede sull’acceleratore nella direzione di una scuola neoliberale che rende quest’ultima funzionale alle esigenze del mercato. Orientamento, filiera 4+2 (e la recentissima riforma degli istituti tecnici), soft skills, intelligenza artificiale sono le “parole mito” – così le chiama l’autrice – di una neolingua basata su principi e bisogni estranei al mondo educativo. L’Orientamento precoce, il percorso di studio breve co-gestito da scuola e imprese chiamato filiera 4+2 e le soft skills vale a dire competenze socio-emotive che emergono come elementi sempre più fondamentali perché, ai più poveri “più che saperi e conoscenze basta una buona educazione di tipo socio-comportamentale e civica”. E il gioco è fatto: dare meno scuola a chi ha meno, perché “in fondo non è ha bisogno”. Ma nell’articolo viene aggiunto un tassello fondamentale tutto organico a questa costruzione di un’idea di futuro: quello della militarizzazione. In una recente intervista al Ministro Crosetto si parla di “riserva” su base volontaria di persone pronte a servire il Paese. L’introduzione di un anno di leva volontaria si trasforma in un’occasione di riscatto per i giovani dei territori difficili, che potranno scegliere “tra i tentacoli delle mafie e le sane regole di vita delle forze armate”. Da anni l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denuncia la presenza sempre più pervasiva delle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate nelle scuole. Oggi, in una prospettiva di guerra, soprattutto i giovani e le giovani meno abbienti potranno beneficiare dell’Orientamento che nelle classi finali delle scuole superiori vede la presentazione della carriera militare al pari di quella universitaria ma, come recita il titolo di un convegno tenutosi a Torino l’anno scorso, quello del soldato “non è un mestiere come un altro”. E’ preciso dovere degli e delle insegnanti riappropriarsi del proprio ruolo di educatori della scuola della Costituzione e non appiattirsi su una presunta “innovazione” tutta tesa a formare giovani resilienti. In fondo, ce lo dice l’Europa: vivendo in una situazione di emergenza costante, il principio della preparedness diventa parte del bagaglio delle competenze di ciascun cittadino. Ma la scelta non può e non deve essere tra morire in un sparatoria tra bande mafiose oppure per la difesa della propria “Patria”. Ascolta qui l’intervista a Alessandra Alberti per Radio Onda d’Urto. Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: MAKE A ONE-TIME DONATION Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Donate -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A MONTHLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate monthly -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A YEARLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate yearly
Umanità Nova: No alla leva militare!
DI PATRIZIA NESTI SU UMANITÀ NOVA DEL 12 MAGGIO 2026 Ospitiamo volentieri l’articolo che Patrizia Nesti ha scritto per il settimanale anarchico Umanità Nova in merito alla possibile reintroduzione del servizio di leva obbligatorio a livello internazionale. In un contesto di guerra generalizzata è urgente coordinarsi intorno all’obiettivo comune di decisa opposizione ad ogni forma di reclutamento e alla commistione della sfera civile con quella militare, dove la prima diventa complementare alla seconda. Dunque raccogliamo e rilanciamo l’invito che chiude il testo in questione: « Sulla questione si muove l’antimilitarismo più radicale, si muove l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole, si muovono alcuni settori e collettivi studenteschi, che non perdono occasione per denunciare il pericolo di reintroduzione del sistema della leva militare. […] A fronte di una militarizzazione sempre più pesante e pervasiva, la risposta deve essere ancora una volta caratterizzata dalla ferma opposizione al militarismo, al nazionalismo, alla retorica della patria e della difesa. Per una società senza militari, ma anche senza militarismi mascherati in varie fogge. Costruiamo una campagna contro la leva militare. Incrociamo le nostre lotte con quelle delle giovani generazioni che non vogliono essere carne da macello…continua a leggere su www.umanitanova.org. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Pressenza: Verso il 2 giugno e la parata. Militarizzazione dei territori e conflitto sociale
DI LAURA TUSSI SU PRESSENZA DEL 24 MAGGIO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Laura Tussi, pubblicato su Pressenza  il 24 maggio 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo, in particolare in riferimento alla parata del 2 giugno. «Negli ultimi anni il tema della militarizzazione dei territori ha assunto una rilevanza crescente nel dibattito politico e sociale italiano, intrecciandosi con questioni ambientali, economiche e democratiche, anche con l’istituzione dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università […]. La mobilitazione del 2 giugno si inserisce dunque all’interno di una più ampia critica al modello politico ed economico contemporaneo, considerato sempre più orientato verso la guerra e la sicurezza militare. Le iniziative previste – presìdi, manifestazioni e azioni pubbliche diffuse – mirano a rendere visibili le connessioni tra conflitti internazionali, trasformazioni territoriali e impoverimento sociale. Attraverso la costruzione di una rete nazionale di lotte territoriali, i promotori dell’appello intendono affermare una concezione alternativa della sicurezza, fondata sulla tutela dei diritti sociali, della salute collettiva, dell’ambiente e della partecipazione democratica…continua a leggere su www.pressenza.com. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente