Tag - Ai&Repressione

“State zitti e concentratevi sulla missione”: i lavoratori del settore tecnologico e il silenzio delle loro aziende sull’ICE
(Fonte) Campo Hayden – 11 febbraio 2026  Nel 2026, mentre agenti federali hanno ucciso almeno otto persone e le proteste pubbliche contro le operazioni dell’ICE si intensificano, i CEO delle principali aziende tecnologiche – tra cui Google, Meta, Microsoft, Apple, Amazon, AWS e OpenAI – hanno mantenuto un sostanziale silenzio pubblico. In privato, secondo fonti interne, Tim Cook di Apple e Sam Altman di OpenAI avrebbero inviato promemoria ai dipendenti chiedendo una de-escalation e confidando nella leadership del presidente Trump, senza però rilasciare dichiarazioni ufficiali forti. Dario Amodei di Anthropic ha rappresentato un’eccezione parziale, affermando alla NBC che la sua azienda non ha contratti con l’ICE e scrivendo su X della necessità di difendere valori e diritti democratici. Nel 2018, centinaia di dipendenti Microsoft firmarono una petizione contro i contratti con l’ICE, mentre migliaia di Googler riuscirono a bloccare la collaborazione con il Pentagono nel progetto Project Maven. Dopo l’uccisione di George Floyd nel 2020, le Big Tech avevano assunto impegni pubblici e finanziari a sostegno del movimento Black Lives Matter. Molti leader tecnologici hanno donato al fondo di insediamento del presidente o a super PAC a lui collegati, hanno cenato alla Casa Bianca e lodato pubblicamente l’approccio dell’amministrazione su tecnologia e intelligenza artificiale. Parallelamente, hanno ampliato collaborazioni con il governo, sviluppando prodotti dedicati come Claude Gov o ChatGPT Gov e mantenendo o estendendo contratti con DHS, ICE e altre agenzie legate alla repressione dell’immigrazione. In risposta, un movimento popolare invita al boicottaggio di aziende come Microsoft, Amazon e OpenAI. All’interno delle aziende cresce il malcontento. Un dipendente di YouTube ha espresso frustrazione per l’invito implicito a “restare concentrati sulla missione” senza affrontare pubblicamente le implicazioni etiche delle collaborazioni governative. Una petizione firmata da oltre 1.000 dipendenti Google chiede alla dirigenza di sollecitare risposte urgenti dal governo, organizzare sessioni di domande e risposte sui contratti con DHS e CBP e proteggere i lavoratori più vulnerabili. Un’altra iniziativa, promossa da ICEout.tech e intitolata “La tecnologia chiede all’ICE di andarsene dalle nostre città”, ha raccolto oltre 2.000 firme di dipendenti di numerose aziende del settore, chiedendo ai CEO di intervenire presso la Casa Bianca, rescindere i contratti con l’ICE e condannare pubblicamente la violenza. Nonostante il silenzio dei vertici, alcune figure di rilievo hanno preso posizione. Jeff Dean di Google ha definito “assolutamente vergognoso” un recente omicidio legato all’ICE, mentre James Dyett di OpenAI ha criticato l’assenza di indignazione dei leader tecnologici. Tuttavia, molti lavoratori descrivono un clima di cautela e autocensura, soprattutto tra chi possiede visti come l’H-1B e teme ripercussioni. Dipendenti Microsoft raccontano di discussioni private critiche verso la collaborazione con l’ICE e di una crescente distanza tra la missione dichiarata dell’azienda e le sue azioni. Alcuni lamentano l’assenza totale di riferimenti alla crisi nei portali interni e nelle riunioni aziendali, con comunicazioni concentrate solo su obiettivi di intelligenza artificiale e nuovi prodotti. Anche in altre aziende, come Abbott e CLEAR, i lavoratori riferiscono comunicazioni generiche sulle risorse per la salute mentale ma nessun piano concreto su come affrontare eventuali interventi dell’ICE nei luoghi di lavoro. Molti descrivono uno stato di ipervigilanza e paura nelle comunità colpite, con la sensazione che la tecnologia – inclusi sistemi biometrici e strumenti di tracciamento – possa essere utilizzata per finalità di controllo e repressione. Le conversazioni di persona, tra colleghi fidati, sono diventate una forma di resistenza silenziosa. Per diversi lavoratori, emerge la consapevolezza che  il settore tecnologico è segnato da sorveglianza e repressione statale. The post “State zitti e concentratevi sulla missione”: i lavoratori del settore tecnologico e il silenzio delle loro aziende sull’ICE first appeared on Lavoratrici e Lavoratori Aci Informatica.