Torino: presidio di protesta al Business Forum Turchia
Il 13 maggio si è tenuto a Torino, presso il Palazzo Ceriana Mayneri, il
Business Forum Turchia, organizzato da realtà istituzionali e industriali
piemontesi e turche; tra le aziende turche c’è anche la TUSAŞ , principale
industria bellica del paese.
Davanti alla sede dell’evento è stato convocato il presidio di protesta “Dal
Kurdistan a Torino resistiamo alla guerra” che ha riunito diverse decine di
manifestanti, decisamente contrari agli accordi bilaterali con la Turchia,
soprattutto per quel che riguarda l’industria militare.
Le ragioni della protesta sono elencate nel volantino di convocazione e negli
interventi al microfono.
Innanzitutto, i manifestanti sono contrari al modello di sviluppo che prevede di
trasformare Torino in un punto nevralgico dell’industria della guerra; gli
accordi commerciali con la Turchia, in particolare l’accordo di collaborazione
tra Leonardo e Baykar per la costruzione di droni militari, sancito durante il
summit Italia-Turchia tenutosi il 29 aprile scorso a Roma, vede la nostra città
come sito produttivo nevralgico.
C’è poi l’avversità nei confronti del regime turco e delle sue aspirazioni ad
essere una potenza regionale con la conseguente aggressività militare verso i
paesi confinanti.
> La Turchia è il Paese pagato dall’Unione Europea per bloccare i migranti, il
> paese che con i suoi droni bombarda i popoli del Kurdistan, che finanzia
> milizie jihadiste per espandere il proprio potere in Medio Oriente, che
> reprime con la violenza l’opposizione interna al regime.
Una collaborazione Italia-Turchia nel campo della produzione militare si
configurerebbe secondo i manifestanti come complicità con il regime di Erdogan.
In alcuni interventi si è sottolineata la svolta democratica di Öcalan che ha
spinto allo scioglimento del PKK ed alla cessazione della resistenza armata
curda in favore del modello del confederalismo democratico.
Gli interventi sono stati intervallati da intermezzi musicali prendendo a
modello i cento giorni di resistenza nonviolenta presso la diga di Tishreen, una
grande mobilitazione civile avvenuta pochi mesi fa in cui le persone della Siria
del Nord-Est si sono radunate attorno alla diga per proteggerla dai
bombardamenti dello Stato turco ed evitare il disastro ecologico e umano.
Giorgio Mancuso