La Crimea potrebbe diventare ufficialmente russa
La Crimea potrebbe diventare ufficialmente russa
Pietro Pontecorvo 28 Aprile 2025
Dopo più di 11 anni dall’illegale annessione della Crimea da parte della
Federazione Russa, oggi gli l’amministrazione Trump si dimostrerebbe pronta a
riconoscere la penisola come territorio russo. Tutt’oggi è difficile attribuire
un’appartenenza storica alla penisola, ma il riconoscimento come territorio
russo sarebbe il primo passo concreto verso la sconfitta ufficiale dell’Ucraina.
La Crimea è sempre stata un nodo strategico nel Mar Nero ambita da molti imperi.
L’odierna Federazione Russa rivendica come propria la regione basandosi
sull’annessione avvenuta nel 1783 su mandato di Caterina II a Grigorij Potëmkin.
Da lì fino alla Rivoluzione d’Ottobre la Crimea divenne un caposaldo dell’Impero
Russo, creando una mitologia patriottica attorno alla regione, ma dopo la
Rivoluzione Bolscevica l’appartenenza storica non è l’unica componente nel
riconoscimento della regione.
Ucraina o Russia? La Crimea (post)-sovietica
In epoca sovietica, la Crimea fu inizialmente istituita come Repubblica
Socialista Sovietica Autonoma (ASSR) all’interno della Repubblica Socialista
Federativa Sovietica Russa (RSFSR) nel 1921. Dopo l’occupazione nazista, il
regime stalinista deportò in massa i Tatari di Crimea e altre minoranze nel
1944, accusandoli falsamente di collaborazionismo. Queste azioni portarono
all’abolizione dell’ASSR nel 1945 e alla creazione di un’Oblast ordinaria, in
quanto la cospicua minoranza etnica venne deportata, e la penisola venne
ripopolata da russi etnici. Un ulteriore cambiamento amministrativo avvenne nel
1954, quando l’Oblast di Crimea fu trasferita dalla RSFSR alla Repubblica
Socialista Sovietica Ucraina per volere di Nikita Khrushchev, ufficialmente per
motivi economici e geografici.
Dopo il 1991 la Crimea divenne parte dell’Ucraina indipendente. In questo
contesto di transizione, nel 1992, fu ripristinato lo status di Repubblica
Autonoma di Crimea all’interno dell’Ucraina, mentre i Tatari di Crimea deportati
iniziavano a far ritorno nella loro terra. Nonostante iniziali tensioni e
dibattiti sul futuro della penisola e sulla Flotta del Mar Nero, la Federazione
Russa riconobbe l’integrità territoriale dell’Ucraina, inclusa la Crimea,
attraverso accordi bilaterali significativi, in particolare il Trattato di
Amicizia, Cooperazione e Partenariato firmato nel 1997, che definiva i rapporti
tra i due Stati.
Nonostante il riconoscimento internazionale e gli accordi bilaterali degli anni
’90 che confermavano la Crimea come parte dell’Ucraina, le tensioni latenti
riemersero fino al 2014, anno in cui, in seguito alla rivoluzione in Ucraina del
2013, la Russia decise unilateralmente di annettere la Crimea, facendolo cosi
diventare un territorio de facto russo fino ad oggi, cominciando cosi
l’invasione ufficiale dell’Ucraina.
Cosa sta succedendo oggi e future implicazioni
Secondo un articolo del Washington Post, l’amministrazione Trump sarebbe pronta
a riconoscere il territorio occupato come territorio de iure russo: questo
sarebbe il primo punto del suo piano di “pace” per porre fine alla guerra contro
l’Ucraina.
Questa decisione, seppur in linea con la politica isolazionista del presidente
americano, sconfesserebbe 80 anni di politica estera statunitense. Nonostante il
fatto che, ideologicamente, il presidente americano si è dimostrato vicino al
presidente russo, riconoscere la Crimea come territorio russo vorrebbe dire dare
un vantaggio strategico ufficiale nel Mar Nero alla Federazione Russa, anche
contro gli alleati della NATO, di cui, seppur con toni critici, gli Stati Uniti
ne fanno ancora parte.
Al momento non ci sono ufficialità , ma l’Alto rappresentante per gli affari
esteri e la politica di sicurezza Kaja Kallas ha già espresso il suo disappunto
dichiarando pubblicamente che l’Unione Europea non riconoscerà mai la Crimea
come territorio russo, andando a inasprire il già difficile rapporto tra UE e
Stati Uniti.
Spoiler: Trump non farà questa concessione, ma se lo facesse sarebbe un grave
errore
Negli ultimi mesi, Trump ci ha abituato a dichiarazioni folli e a prese di
posizione infelici, arrivando a creare terra bruciata attorno ai suoi alleati
più fedeli. Di fatto, tuttavia, la sua politica estera non ha subito cambiamenti
sostanziali, nonostante le sue affermazioni. Questa indiscrezione del Washington
Post, sebbene sia solo tale, appare coerente con la sua recente strategia
comunicativa. Riconoscere la Crimea, però, rappresenterebbe una netta sconfitta
per tutti coloro che sostengono l’Ucraina dal 2014 in poi, a cominciare dagli
Stati Uniti d’America.
Mai dire mai, poiché purtroppo tutto è possibile. Come già espresso in un
precedente articolo, fare concessioni a Putin non gioverebbe a nessuno, se non
al dittatore russo stesso. Riconoscere la Crimea equivarrebbe al primo passo
verso una nuova Monaco del 1938. Tuttavia, nel caso di Trump, le parole non
bastano; occorre aspettare di vedere azioni concrete.
East Journal