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L’attacco all’Iran è anche un attacco all’ONU
Il 16 febbraio, uno di noi (Jeffrey Sachs) ha inviato una lettera al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite avvertendo che gli Stati Uniti erano sul punto di stracciare la Carta delle Nazioni Unite. Quell’avvertimento si è ora avverato. Gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato una guerra non provocata contro l’Iran, in flagrante violazione dell’articolo 2(4) della Carta, senza l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza e senza alcuna legittima rivendicazione di autodifesa ai sensi dell’articolo 51. Stanno cercando di uccidere la Carta delle Nazioni Unite e lo Stato di diritto internazionale, ma falliranno. Il 28 febbraio, al Consiglio di Sicurezza, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno rivolto la loro condanna non all’aggressione americana e israeliana, ma all’Iran. Uno dopo l’altro, gli alleati degli Stati Uniti hanno condannato l’Iran per i suoi attacchi di rappresaglia, ma assurdamente non hanno condannato l’attacco illegale e non provocato degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran. Il comportamento di questi paesi è stato vergognoso e ha capovolto completamente la realtà. Gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele sono stati descritti da Trump come necessari perché l’Iran “ha rifiutato ogni opportunità di rinunciare alle proprie ambizioni nucleari e non possiamo più tollerarlo”. Si tratta ovviamente di una bugia bell’e buona. Come riportato nella lettera del 16 febbraio, dieci anni fa l’Iran ha accettato un accordo nucleare, il Piano d’azione congiunto globale (JCPOA), adottato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con la risoluzione 2231. È stato Trump a strappare l’accordo nel 2018. Nel giugno 2025, Israele ha bombardato l’Iran nel bel mezzo dei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Anche questa volta, i piani di guerra di Israele e Stati Uniti erano stati definiti settimane fa, quando Netanyahu ha incontrato Trump, e i negoziati in corso tra Stati Uniti e Iran erano una farsa. Questo sembra essere il nuovo modus operandi degli Stati Uniti: avviare negoziati e poi mirare ad assassinare le controparti. È facile capire perché gli alleati degli Stati Uniti si comportino in modo imbarazzante e umiliante come hanno fatto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Oltre agli Stati Uniti, otto degli altri 14 membri del Consiglio ospitano basi militari statunitensi o concedono all’esercito americano l’accesso alle basi locali: Bahrein, Colombia, Danimarca, Francia, Grecia, Lettonia, Panama e Regno Unito. Questi paesi non sono completamente sovrani. Sono parzialmente governati dagli Stati Uniti. Le basi militari statunitensi ospitano operazioni della Cia e i paesi ospitanti sono costantemente all’erta per cercare di evitare la sovversione degli Stati Uniti nei propri paesi. Come disse Henry Kissinger nella famosa espressione “Essere nemici dell’America può essere pericoloso, ma esserne amici è fatale”. A questo possiamo aggiungere che ospitare basi militari statunitensi e operazioni della Cia significa trasformare il proprio paese in uno Stato vassallo. Come esempio assurdo, ma significativo, l’ambasciatrice danese ha ripetuto pappagallescamente ogni argomento degli Stati Uniti, puntando il dito contro l’Iran per la sua aggressività, come se l’Iran non fosse stato attaccato dagli Stati Uniti e da Israele. Ha completamente dimenticato che un vassallaggio così umiliante nei confronti degli Stati Uniti non gioverà alla Danimarca se gli Stati Uniti dovessero occupare la Groenlandia. Le voci sincere al Consiglio di Sicurezza provenivano dai paesi non occupati dagli Stati Uniti. La Russia ha spiegato correttamente che il cosiddetto Occidente (cioè i paesi occupati dagli Stati Uniti) sta incolpando la vittima quando punta il dito contro l’Iran. La Cina ha ricordato al Consiglio che la crisi è iniziata con gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele all’Iran, non con la rappresaglia dell’Iran. L’ambasciatore della Somalia, parlando a nome di diversi Stati membri africani, ha descritto in modo veritiero la causa di questa recente escalation. Il rappresentante presso le Nazioni Unite della Lega degli Stati Arabi ha parlato in modo brillante della causa principale della folle aggressione di Israele: la negazione dei diritti al popolo palestinese e il ricorso da parte di Israele a omicidi di massa e guerre regionali per impedire la nascita di uno Stato palestinese. Quando l’Iran reagisce contro le basi militari statunitensi nel Golfo, esercita il suo diritto intrinseco di autodifesa ai sensi dell’articolo 51 della Carta. Dobbiamo ricordare che gli Stati Uniti e Israele stanno apertamente e ripetutamente assassinando i leader iraniani, con l’obiettivo di rovesciare il suo governo. Quando gli Stati uccidono un capo di Stato straniero e tentano di distruggere il governo, il bersaglio di tali minacce ha il diritto, secondo il diritto internazionale, di difendersi. Il bombardamento statunitense-israeliano ha ucciso non solo la Guida Suprema dell’Iran e diversi alti funzionari governativi, ma anche più di 140 (il New York Times ora ne riporta almeno 175) ragazze nella loro scuola a Minab. Queste bambine sono vittime di un orribile crimine di guerra. I paesi che oggi hanno dato il via libera agli Stati Uniti e a Israele per questi omicidi – in particolare Danimarca, Francia, Lettonia, Regno Unito e, naturalmente, gli Stati Uniti – sono anch’essi complici di questo crimine di guerra. Questa riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sarà probabilmente ricordata come il giorno in cui le Nazioni Unite hanno cessato di funzionare dalla loro sede sul suolo americano. Un’organizzazione internazionale dedicata alla risoluzione pacifica delle controversie non può operare in modo credibile da un paese che intraprende guerre illegali, minaccia di annientare gli Stati membri e tratta le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite come strumenti usa e getta di convenienza. Affinché le Nazioni Unite possano sopravvivere, e abbiamo bisogno che sopravvivano, avranno bisogno di diverse sedi in tutto il mondo – in Brasile, Cina, India, Sudafrica e altri paesi – che onorino la vera multipolarità del nostro mondo. Siamo chiari su ciò che gli Stati Uniti e Israele stanno perseguendo. L’obiettivo degli Stati Uniti non è la sicurezza del popolo americano. L’obiettivo è l’egemonia globale. Il tentativo è quello di distruggere l’Onu e lo Stato di diritto internazionale – un tentativo che fallirà. L’obiettivo di Israele è quello di creare una Grande Israele, distruggere il popolo palestinese e affermare la propria egemonia su centinaia di milioni di arabi in tutto il Medio Oriente (dal Nilo all’Eufrate, come ha recentemente affermato l’ambasciatore statunitense Mike Huckabee). Gli sforzi deliranti degli Stati Uniti per ottenere l’egemonia globale stanno procedendo regione per regione. Gli Stati Uniti hanno recentemente affermato, in una presunta rivisitazione completamente distorta della Dottrina Monroe, di controllare l’emisfero occidentale e di poter dettare ai paesi latinoamericani come condurre i propri affari economici e politici. Gli Stati Uniti hanno rapito il presidente venezuelano in carica per dimostrare la loro tesi e ora minacciano di rovesciare anche il governo cubano. L’attuale guerra contro l’Iran mira a dimostrare che gli Stati Uniti possiedono anche il Medio Oriente. La guerra fa parte di una campagna trentennale, avviata dalla dottrina Clean Break (“taglio netto”,s’intende non avere remore) per rovesciare tutti i governi che si oppongono all’egemonia degli Stati Uniti e di Israele nella regione. Queste guerre congiunte tra Israele e Stati Uniti hanno incluso il genocidio a Gaza, l’occupazione della Cisgiordania e decenni di guerre e operazioni di cambio di regime in Iran, Iraq, Libano, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen. Una parte del piano globale degli Stati Uniti consiste nel requisire le esportazioni mondiali di petrolio e indebolire così la Cina e la Russia. La conquista del Venezuela da parte degli Stati Uniti era finalizzata ad assicurare il controllo americano sulle esportazioni petrolifere di quel Paese, in particolare per controllare il flusso di petrolio verso la Cina. Le sanzioni statunitensi contro la Russia mirano a impedire che il petrolio russo raggiunga l’India e la Cina. Ora gli Stati Uniti mirano a fermare il flusso di petrolio iraniano verso la Cina. Più in generale, gli Stati Uniti mirano a controllare l’intera regione del Golfo più l’Iran per mantenere il loro dominio imperiale. L’ordine internazionale che Franklin ed Eleanor Roosevelt hanno contribuito a costruire dopo la catastrofe della Seconda Guerra Mondiale si basava su un’idea semplice e profonda: che la legge e il rispetto, non la forza, dovessero governare le relazioni tra gli Stati. Quell’idea viene ora distrutta proprio dalla nazione che ha fatto di più per promuoverla fondando l’ONU. L’ironia è amara oltre ogni misura. La verità è che la devastazione della guerra non colpirà direttamente il cosiddetto Occidente: i loro figli non subiranno traumi o morte e i loro paesi non saranno incendiati. Le vittime di questo attacco sono i popoli del Medio Oriente. Sono loro i sacrificabili che soffrono per l’arroganza occidentale, l’abuso di potere e la dipendenza dalla guerra. In secondo luogo, se Israele continuerà la sua dipendenza dalla guerra e dall’occupazione, anch’esso non sopravviverà. Tale dipendenza rappresenta un misto di teocrazia e stress post-traumatico. Una parte di Israele crede di essere il regno biblico del V secolo a. C. L’altra parte vive nel ricordo traumatico dell’Olocausto ed è quindi determinata a uccidere qualsiasi avversario percepito piuttosto che imparare a convivere con esso in pace. La contorta difesa dell’ambasciatore israeliano dell’attacco sfrontato di Israele all’Iran, come al solito, ha citato la Bibbia e Auschwitz come le due giustificazioni. Questi sono i due riferimenti perenni di Israele, ma non il mondo reale di oggi. Uno Stato che dipende dalla guerra permanente, dall’occupazione permanente e dal massacro dei palestinesi, nonché dalla sottomissione indefinita di milioni di persone, non ha un futuro praticabile, e le politiche che gli Stati Uniti stanno attualmente perseguendo per conto di Israele accelereranno piuttosto che impedire tale esito. La soluzione dei due Stati, che il Consiglio ha ripetutamente approvato, offre a Israele una via verso la pace. Tragicamente, Israele la rifiuta. Il risultato, alla fine, sarà la fine dello stesso Israele nella sua forma attuale, soprattutto perché la popolazione statunitense si sta rapidamente rivoltando contro la violenta teocrazia israeliana e si sta schierando a favore della causa palestinese. Forse ci sarà un unico Stato democratico in cui arabi ed ebrei vivranno insieme in pace, ponendo fine al regime di apartheid. Sono verità dure, ma le emergenze richiedono onestà. L’Onu sta venendo uccisa da Israele e dagli Stati Uniti. Il Consiglio di Sicurezza deve risvegliarsi dall’occupazione militare degli Stati Uniti e ricordare che è custode della promessa della Carta delle Nazioni Unite di mantenere la pace e la sicurezza internazionali. Jeffrey Sachs (economista statunitense, consulente dell’Onu in varie occasioni) e Sybil Fares (consulente dell’Onu sullo sviluppo sostenibile) (traduzione di Giorgio Riolo)   ANBAMED
March 7, 2026
Pressenza
Piccole farfalle iraniane
Si accendono gli occhi sulla terra in fiamme e gli ameri-cani… di razza trumpiana credono nella igiene del mondo e nella MAGA-Casa… Bianca come la morte, dove si balla la vittoria e il terrore e si prega a mani giunte il vecchio dio dell’Apocalisse che scende e taglia tutte le cose viventi. Si accendono gli occhi sulla terra in fiamme e si muore un’altra volta ancora, sull’onda di una liturgia regressiva che recita il silenzio-assenso di un amore ad ajta tensione senza legami sociali, con prese dirette narrate e sepolte nei telefonini piccoli-grandi… e capienti. Si accendono gli occhi sulla terra in fiamme e nelle circo-stanze di un sistema difettoso crescono mille reati suonati a martello dai più ricchi e dai più forti, che fanno cadere il loro cuore di pietra sulle piccole farfalle iraniane che vogliono la luna e le stelle nelle scuole e nei prati pieni di sole. Si accendono gli occhi sulla terra in fiamme e la regina italiana… bene addestrata gira e rigira come una madonna pellegrina e non sente il risveglio madrileno di un fronte unito contro la guerra, contro il nuovo futurismo europeo pronto a rinnegare… che questo è stato. Pino Dicevi
March 7, 2026
Pressenza
Il deserto dei diritti umani: dagli accordi di Abramo al Board of Peace di Trump
1. Non sappiamo quanto tempo potrà durare la guerra scatenata da Israele e Stati Uniti contro l’Iran, di certo non sarà una guerra lampo come sperava Trump. Con la fine degli attacchi aerei, quando si passerà ai combattimenti sul terreno, non solo in territorio siriano, ma in Libano ed in altri paesi confinanti, al di là della possibile strumentalizzazione delle faide interne, e dell’ennesimo tranello teso dagli Stati Uniti ai kurdi, gli scontri in territorio iraniano avranno una durata indeterminata e potrebbero estendersi ai paesi confinanti. La “liberazione ” dello Stretto di Hormuz rimane ancora lontana. Il conflitto contro l’Iran, una guerra di aggressione che sta coinvolgendo già dieci paesi, non potrà concludersi senza l’intervento diretto in campo delle forze armate israeliane e statunitensi, con il supporto logistico dei paesi del Golfo, sempre più legati alla necropolitica di Netanyahu e dei suoi sodali. I rapporti di forza nell’area del Mediterraneo allargato e in Medio Oriente sono in continuo mutamento, come il sistema di alleanze che dagli Accordi di Abramo fino al Board of Peace di Trump ha visto i sunniti allearsi con Netanyahu e Trump contro gli sciiti, in Palestina, nello Yemen, ed adesso in Iran. Ma dopo la probabile sconfitta sul terreno dell’Iran, in un tempo che oggi nessuno può prevedere, rimane forte il rischio di una serie di attacchi terroristici verso i paesi che si sono allineati dietro i progetti espansionistici di Israele, se non sul piano militare, con il supporto politico ed economico. Altre due conseguenze appaiono altamente probabili, indipendentemente da come si concluda il regolamento di conti di Netanyahu con il regime iraniano. I traffici commerciali con tutti i paesi coinvolti nel conflitto saranno rallentati, al di là della fine del blocco dello stretto di Hormuz, e diventeranno molto più onerosi, per economie occidentali già prossime alla crisi per effetto della guerra in Ucraina e della politica dei dazi di Trump. Mentre potrebbero aprirsi nuove vie di fuga per i migranti forzati, cacciati dai conflitti, che tenteranno di raggiungere l’Europa sulla rotta balcanica, ma anche attraverso la Libia e la Tunisia. Questa maggiore pressione migratoria, in un momento in cui l’Unione europea tende ad esternalizzare le proprie frontiere, cancellando di fatto il diritto di asilo, si tradurrà in accordi con paesi di transito extra UE, e in operazioni sistematiche di respingimento collettivo, con forme diverse di detenzione arbitraria nei paesi terzi “sicuri”, o con deportazioni attraverso i cosiddetti “hub di rimpatrio” ubicati in questi paesi. Si verificherà così il completamento della militarizzazione delle frontiere europee, con il ricorso ad un imponente complesso militare ed informatico, per intercettare in mare o alle frontiere terrestri dei Balcani, oltre agli iracheni, gli afghani, i siriani, costretti alla fuga da anni, i nuovi migranti forzati provenienti dall’Iran e dal Libano. Sul piano interno il rischio terrorismo, che potrà essere facilmente strumentalizzato anche attraverso falsi allarmi, porterà all’abbattimento delle garanzie dello Stato democratico, con la legislazione dell’emergenza, pacchetti sicurezza dopo pacchetti sicurezza, e con la criminalizzazione del dissenso. Il recente Decreto legge 23/2026 in materia di sicurezza, appena entrato in vigore, costituisce un punto di svolta di non facile applicazione, ma che non si potrà superare nel breve periodo, ed apre ad una serie di duri scontri in Parlamento, nei territori e nelle sedi giudiziarie. Preoccupa anche il recente provvedimento in corso di approvazione (Disegno di legge “Romeo”) che permette di equiparare la critica ad Israele all’antisemitismo. Con lo stato di guerra permanente tutte le libertà democratiche sono a rischio. 2. Dobbiamo essere consapevoli di una nuova fase storica. Alla fine dell’equilibrio internazionale, sia pure imperfetto, basato sul multilateralismo e sulle Nazioni Unite, corrisponderà in tutti i paesi caratterizzati da governi di destra, dall’Ungheria di Orban all’Italia di Giorgia Meloni, il superamento del bilanciamento dei poteri dello Stato sancito dalle Costituzioni democratiche. Un processo già in corso da anni, che lo stato di guerra permanente su scala globale potrà accelerare con sviluppi imprevedibili. All’abbattimento della giustizia internazionale legata ad organismi delle Nazioni Unite (Corte internazionale di Giustizia, Corte Penale internazionale) corrisponderà la riduzione dell’autonomia della giurisdizione nazionale, quando i controlli di legittimità operati dai giudici sulla base di principi costituzionali potrebbero interferire con atti di rilievo politico, come si sta verificando in modo eclatante negli Stati Uniti di Donald Trump, ed in modo diverso in Gran Bretagna. La caduta delle economie occidentali, conseguenza del nuovo conflitto mondiale, che ormai va dal Libano ai paesi del Golfo, passando per l’annessione israeliana di Gaza e della Cisgiordania, corrisponderà ad un impoverimento della popolazione, con un aumento ovunque dei divari sociali, della conflittualità interna, con l’abbattimento delle garanzie del welfare (lavoro, sanità, abitazione, istruzione). Chi governerà in Europa e rimarrà legato agli interessi della grande finanza internazionale, delle compagnie tecnologiche e dei fabbricanti di armi, non potrà fornire soluzioni democratiche su queste materie, e ricorrerà, come si sta già verificando in Italia, a misure repressive, con l’inasprimento delle pene e la moltiplicazione dei reati. L’Unione europea appare sempre più divisa, e la posizione illuminata del premier spagnolo Sanchez sembra destinata a restare isolata, mentre l’internazionale nera alimenta ovunque flussi elettorali che potrebbero portare al governo partiti di estrema destra. Di fronte alle minacce di embargo di Trump, si vedrà chi in Europa sta dalla parte giusta della storia. In Italia, per la progressiva transizione verso lo Stato di polizia e la “democrazia autoritaria”, si interverrà sulle regole del voto e sull’ordinamento della magistratura, che adesso, dopo la modifica della Costituzione, sarà modificabile anche con leggi ordinarie, dunque con il voto della sola maggioranza, come è previsto dalla riforma della giustizia sulla quale saremo chiamati a votare con un referendum i prossimi 22 e 23 marzo. Mentre si profila all’orizzonte una ennesima riforma del sistema elettorale che appare strettamente legata alla modifica degli organi di governo della magistratura, ed alla prospettiva della Repubblica presidenziale. Si verificherà così, in contemporanea, uno svuotamento degli articoli 10 e 11 della Costituzione che sanciscono il ripudio della guerra e vietano la partecipazione ad organismi internazionali (come il Board of Peace) con limitazioni di sovranità non “in condizioni di parità“, e un corrispondente stravolgimento degli articoli della Costituzione sottoposti al referendum sulla Giustizia, in particolare gli articoli 102 Cost., che vieta giurisdizioni speciali come la nuova Corte di disciplina, 104 Cost., secondo cui la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere, con un organo di autogoverno come il CSM, 107 Cost. che afferma il principio della inamovibilità dei magistrati, e 110 Cost. che delimita i poteri del ministro della giustizia relativamente all’organizzazione e al funzionamento dei servizi giudiziari. 3. Come cittadini assistiamo impotenti al deflagrare dei conflitti nel mondo ed al moltiplicarsi di vittime innocenti, potendo sostenere soltanto azioni a carattere umanitario, laddove anche queste non vengano impedite con la forza, come si sta facendo nella Striscia di Gaza. Possiamo però renderci artefici direttamente di una controinformazione che riesca a smascherare gli imbrogli su cui si basa la propaganda di governo, e sviluppare tutte le possibili forme di aggregazione solidale, in un momento in cui la crisi travolgerà le componenti più deboli della popolazione. Dovremo anche impegnarci, nei limiti delle forze che ci ritroviamo accanto nel corpo sociale, per una partecipazione alla scadenza referendaria che blocchi il processo di degenerazione dello Stato democratico, un processo in corso con gli attacchi ricorrenti allo Stato di diritto (Rule of law) e con lo svuotamento del ruolo delle assemblee elettive, attacchi che potranno proseguire nella ulteriore fase della riforma della giustizia, che si dovrà completare attraverso leggi ordinarie votate a maggioranza, che potranno abbattere il principio di separazione dei poteri e dunque il fondamento della Costituzione democratica. Fulvio Vassallo Paleologo
March 5, 2026
Pressenza
Dall’Iran un manifesto: No alla guerra
Pubblichiamo questo significativo appello di 353 attivisti e accademici iraniani — residenti in Iran — che hanno diffuso un manifesto dal titolo semplice e inequivocabile: “No alla guerra”. È fondamentale mostrare alla diaspora guerrafondaia iraniana e ai suoi sostenitori occidentali quali siano le reali richieste di chi vive nel Paese. Non è vero che gli iraniani residenti in Iran — coloro che sarebbero i primi bersagli di Trump — desiderano la guerra. Chi, dentro e fuori dall’accademia, ha ringraziato Trump per voler “liberare” gli iraniani deve sapere che non rappresenta nessuno. Non si può, dal caldo delle proprie case in Occidente, mettere a rischio la vita di milioni di innocenti. Questo manifesto condanna sia la repressione politica e il massacro dei manifestanti, sia un’invasione straniera, considerando entrambe contrarie all’interesse nazionale. > “No alla guerra contro l’Iran” > > La guerra è il male peggiore che la politica possa produrre. Uccide, > distrugge, getta le famiglie nel lutto. Annichilisce le infrastrutture, genera > povertà, sacrifica gli innocenti e alimenta nuova violenza. Riduce la nostra > capacità di affrontare le crisi e offusca qualsiasi prospettiva di sviluppo, > democrazia e giustizia per l’Iran. > > Netanyahu e i falchi di Washington puntano esplicitamente, attraverso retorica > bellicista, sanzioni e minacce, a destabilizzare e indebolire il nostro Paese. > Le tragedie del gennaio 2026 — come qualsiasi altra sofferenza — non possono > in alcun modo giustificare la guerra, né l’imposizione di ulteriori dolori ai > nostri connazionali, né la distruzione dell’Iran in qualsiasi forma. > > Noi, iraniani di diversa appartenenza politica, ci opponiamo senza esitazioni > a qualsiasi aggressione contro il nostro Paese. Siamo convinti che la > soluzione — per quanto difficile da percorrere — si trovi all’interno > dell’Iran stesso: nel cambiamento costruttivo, nel rinnovamento della società, > nella trasformazione che viene dal basso. È questa la strada. Non la guerra. > > Per questo chiediamo che si alzi una voce forte e unanime contro ogni logica > bellicista. Di fronte a qualsiasi aggressione, saremo al fianco del nostro > Paese. E invitiamo tutti i nostri concittadini — in particolare chi ha voce, > visibilità e credibilità — a unirsi a questa opposizione con ancora maggiore > determinazione. Firmato da 353 tra politici, intellettuali e attivisti della società civile iraniana, provenienti da un ampio spettro di orientamenti politici. (traduzione italiana dal testo farsi) No to War and Aggression Against Iran – ISNA https://share.google/1ONdmRzF7REm2NwFT Redazione Italia
March 2, 2026
Pressenza
Propaganda di guerra, nulla di nuovo sotto il sole
Anche riguardo all’attacco terroristico statunitense all’Iran (anch’esso praticante il terrorismo) la solita vecchia propaganda bellicista, accettata e riprodotta da chi ne ignora il carattere normalmente ricorrente La retorica della guerra mette da parte le sofferenze di tutte le persone innocenti, il diritto internazionale e le conseguenze post-belliche, e si concentra su altro. Qualcosa l’abbiamo già sentito, e non solo negli Stati Uniti ma anche in Italia. Poiché la retorica è sempre la stessa, il resto lo sentiremo (e da entrambi i belligeranti se qualcuno dei nostri media permetterà, a fatica, che ci arrivino anche le parole del ‘nemico’) nel prosieguo delle attuali azioni bellico-terroristiche internazionali, se andranno avanti. Ecco qualche esempio, che sarà opportuno tenere in mente: 1.la guerra è necessaria per la liberazione dalla minaccia del nemico, malvagio, dittatore, nuovo Hitler… (per questo, d’altronde bisogna costituire un Board of Peace); confronta Trump, per esempio in israele-e-usa-attacca-l-iran-trump-khamenei-e-morto: «Morto Khamenei, uno dei più malvagi della storia»; tutto già sentito a proposito di Slobodan Milošević, Saddam Hussein, Vladimir Putin … (e già detto dei Persiani dagli antichi Greci, cf. Tucidide 1.96.1 e 3.10.3: Atene, costituendo la Lega delio-attica, aveva espresso l’intenzione di devastare il territorio persiano e vendicarsi di quanto aveva subìto e voleva agire, più in generale, «per la liberazione della Grecia dal Persiano»; poi ridetto da Sparta che si dichiara a sua volta liberatrice dei Greci dall’imperialismo ateniese e può perciò assalire chiunque non la appoggi: cf. Tucidide 4.87.2-3) 2. la guerra è necessaria, o giustificabile, per la liberazione delle donne: Elena per Omero; le donne afghane per la first lady Laura Bush, come per Ellie Smeal, leader di Feminist majority nel 2001 – e nel 2002 la rivista Ms. parlò della coalizione dell’invasione in Afghanistan come di una «coalizione della speranza», mentre l’allora senatrice Hillary Clinton «votò entusiasticamente a favore della guerra, definendola il “ripristino della speranza”»: Rafia Zakaria, in femministe-afghanistan; parole simili si possono leggere oggi un po’ dappertutto, non ritengo pertanto necessario produrre fonti specifiche; 3. si tratta di make America great again, “fare di nuovo grande l’America” (in alternativa, l’Occidente). Cf. gli Spartani che volevano deliberare sulla guerra contro gli Ateniesi per riacquistare l’egemonia sul mare e così «rendere Sparta più grande e potente» (Diodoro Siculo 11.50.3 e 8), o gli efebi ateniesi, che prendendo servizio, giuravano: «trasmetterò la patria non minore ma più grande» (Licurgo, Contro Leocrate 77); 4.i nostri morti saranno degli eroi. Cf. D. Trump, p. es. in attacco-iran-trump-truth: «Potremmo perdere le vite di coraggiosi eroi americani e potrebbero esserci delle vittime, accade spesso in guerra»; e cf. Omero, Iliade 15, 494-8: Ettore incita: «orsù, combattete compatti presso le navi, e chi di voi, colpito da lontano o da vicino, incontri la morte e il destino, muoia: non è sconveniente morire difendendo la patria, ma saranno salvi la sposa e i figli, e intatti la casa e il patrimonio»; 5.la guerra sarà breve (con ‘illusione della vittoria’ che, nel migliore dei casi, ignora gli effetti successivi, compreso quello della diffusione dell’odio reciproco e del terrorismo sotterraneo della parte opposta). Cf.  D. Trump, p. es. in  iran-trump-operazioni-militari-dureranno-almeno-4-settimane-nuovi-leader-vogliono-parlare-sono-pronto: «ci vorranno quattro settimane, o meno”». E cf. Tucidide 1.121.2-4: «I Corinzi, alleati degli Spartani, per spingere alle armi precisavano che, grazie alla loro superiorità numerica, alla maggiore preparazione militare e abbondanza di risorse finanziarie, essi avrebbero prevalso sui nemici con una sola vittoria», con commento in  Cozzo 2024, 91: «una sorta di guerra-lampo – un topos (sempre falso) anche delle guerre odierne, per esempio quella di G.W. Bush al momento dell’invasione dell’Iraq e quella di V. Putin al momento dell’invasione dell’Ucraina»; 6.(da qui in avanti, punti che si trovano anche, a proposito della retorica bellicista durante la Prima guerra mondiale, in A. Ponsonby, Falsehood in War Time: Containing an Assortment of Lies Circulated Throughout the Nations During the Great War, London 1928, e in A. Morelli, Principi elementari della propaganda di guerra. Utilizzabili in caso di guerra fredda, calda o tiepida, tr. it. Roma 2005:) “noi” non vogliamo la guerra; 7.il campo nemico è il solo responsabile della guerra; 8.il nemico ha l’aspetto del diavolo o del “cattivo di turno”; 9.quella che difendiamo è una causa nobile, non un interesse particolare; 10.il nemico provoca intenzionalmente delle atrocità; noi possiamo solo commettere involontariamente errori di mira; 11.il nemico usa o userà armi illegali (l’atomica che noi già abbiamo e siamo i soli ad avere il diritto di avere); 12.le perdite del nemico sono imponenti, le nostre sono e saranno sempre assai ridotte; 13.gli artisti e gli intellettuali sostengono la nostra causa; 14.la nostra causa ha un carattere sacro; 15.quelli che mettono in dubbio la nostra verità sono dei traditori.   Analisi dettagliate di quanto qui sopra esposto, anche con precisi esempi e diversi altri luoghi comuni propagandistici, che saranno probabilmente utilizzati anche nella guerra terroristica all’Iran, si trovano in A. Cozzo, La logica della guerra nella Grecia antica. Contenuti, forme, contraddizioni, Palermo 2024, e Id., Media di guerra e media di pace sulla guerra in Ucraina. Promemoria e istruzioni per il futuro, Milano 2025 (già da noi recensito, ndr). Redazione Palermo
March 2, 2026
Pressenza
A proposito dell’aggressione israelo-statunitense all’Iran
Un attacco a tradimento. Trump ha rovesciato i principi della diplomazia: trattare non per raggiungere un accordo condiviso, ma per ingannare l’avversario. La decisione dell’attacco era stata presa da tempo e il momento dell’inizio è stato determinato dal completamento dei preparativi in mare e a terra. È una guerra che cancella il diritto internazionale e condanna l’Onu ad essere una piazza di dibattito inutile e inascoltato. In risposta all’aggressione israeliana, l’Iran ha stupidamente attaccato i suoi vicini arabi, alleati impotenti di Washington. Anche se la guerra finirà, i suoi effetti negativi rimarranno a lungo. Sono stati attaccati l’Iraq, gli Emirati, Bahrein, Qatar, Kuwait, Arabia Saudita, Giordania e Siria. I “pericolosissimi” missili iraniani dopo 200 lanci non hanno ucciso nessuno. Dove sono caduti, hanno ferito e rotto un po’ di vetri delle finestre. Le bombe israeliane e statunitensi, invece, oltre a decimare il vertice politico e militare iraniano, hanno assassinato 128 bambine nella  scuola femminile “Minab”, nel sud dell’Iran. Il fatto grave che ha superato tutti i limiti è stato l’assassinio della guida spirituale iraniana Alì Khaminei. Trump e Netanyahu mirano al cambio di regime a Teheran. Non crediamo che lo otterranno. Hanno soltanto acceso ulteriormente il nazionalismo e aumentato le sofferenze della popolazione dell’Iran e di tutta la regione. Patetica la posizione dell’Ue e delle potenze europee: non hanno espresso nessuna condanna dell’aggressione, ma si sono affrettate a condannare la reazione, strategicamente sbagliata, di Teheran contro i paesi arabi. Come nel 2003, i paesi colonialisti hanno creato un nemico, demonizzandolo, e poi hanno distrutto un paese. Una volta in nome della lotta al terrorismo (Afghanistan), poi per esportare la democrazia (Iraq) e adesso nel nome della sicurezza di Israele (unico paese in M.O. a possedere testate nucleari). E intanto proseguono e si intensificano gli attacchi israeliani a Gaza, Cisgiordania e Libano. È la politica del dominio, che non porterà alla pace, ma spiana la strada alla legge della giungla e a guerre permanenti. ANBAMED
March 1, 2026
Pressenza
28 febbraio tra attivismo e voci di guerra
Termina febbraio con un fiorire di iniziative: qui in Versilia non si sa dove partecipare. Un convegno di approfondimento sul sionismo; uno sulle ragioni del No al referendum. A Empoli un’assemblea del locale Comitato per la Pace. A Pisa un flash mob per la sanità pubblica. Le Donne della Casa sono a Roma contro il ddl Bongiorno sul sessismo. Ma già dal mattino ci travolge la notizia dell’attacco all’Iran, ennesima escalation annunciata, e mi domando: ma quando il mondo prenderà sul serio il TPNW e la campagna ICAN? Cioè abolizione dell’arma nucleare. Per tutti. Non puoi averne 6mila testate e poi fare la voce grossa con chi forse la progetta. È un indispensabile passo avanti per l’umanità. Ma poi, secondo l’acuta analisi del prof. Volpi, si tratta di pretesti, le principali ragioni sono economiche legate alla protezione del dollaro schiacciato da un debito enorme, agli affari con le petrolmonarchie, alla libera circolazione di gas e petrolio nell’area. In ogni caso, un attacco imperialista non porta mai democrazia, e le guerre “liberatrici” sono ipocrite menzogne. I movimenti di liberazione crescono nell’autodeterminazione dei popoli e nella solidarietà internazionale. Guerra chiama guerra e chi ci rimette sono sempre i cittadini comuni. (Convegno e foto del Comitato per il No della Versilia ) Redazione Toscana
March 1, 2026
Pressenza