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MSF: in Sud Sudan violenti scontri ad Abiemnhom
Domenica 1° marzo all’ospedale di Abyei sono state ricoverate 80 persone colpite da armi da fuoco, tra cui donne e bambini. Alcuni feriti sono deceduti, tra cui una donna incinta. Erano arrivati al centro supportato da Medici Senza Frontiere (MSF) dopo violenti scontri su larga scala avvenuti nella città di Abiemnhom, situata a nord-ovest dell’area amministrativa di Ruweng, in Sud Sudan. Le équipe di MSF, che assistitono gli abitanti di quest’area che da anni è teatro di violenze tra le comunità, segnalano che il numero delle vittime di questo incidente è particolarmente allarmante. “È stato difficile gestire il gran numero di feriti, ma molti membri dello staff di MSF e del ministero della salute sono venuti a fornire assistenza da altre strutture sanitarie – ha dichiarato Abraham Deng Lual Wek, responsabile del team infermieristico di MSF ad Abyei – Per l’équipe chirurgica è stata una sfida gestire, con solo 2 sale operatorie, tutti i casi di emergenza. La nostra area di triage, il pronto soccorso e i reparti erano gremiti di pazienti e così abbiamo ampliato la capacità di accoglienza utilizzando tende e una sala riunioni, che si sono riempite rapidamente”. Il team di MSF nella vicina contea di Twic ha anche donato forniture all’ospedale Madre Teresa di Turalei. Questa ondata di scontri intercomunitari riflette la fragilità della situazione in alcune zone del Sud Sudan, dove i cicli di violenza continuano ad avere un impatto significativo sulle comunità e a sovraccaricare un sistema sanitario già indebolito. Redazione Italia
March 3, 2026
Pressenza
La Corte Suprema israeliana in questi giorni delibererà in merito alla legittimità dell’ordinanza governativa che impone a 37 ong – tra cui Action Aid, Care, Caritas, Consiglio Norvegese per i Rifugiati, Medici Senza Frontiere e Oxfam – di interrompere gli interventi umanitari da loro svolti nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Il 30 dicembre scorso queste ong erano state informate che, entro 60 giorni dall’avviso, per rinnovare le autorizzazioni a loro rilasciate erano obbligate a fornire alle autorità israeliane gli elenchi del proprio personale palestinese. Di queste ong ‘bersagliate’ dal bando del governo israeliano 17 si sono appellate alla magistratra israeliana perorando la sospensione dell’ingiunzione: “Un ricorso congiunto senza precedenti e che arriva dopo diversi tentativi di mediazione andati a vuoto, oltre che decine di appelli da tutto il mondo per chiedere che venga garantito l’aiuto umanitario a una popolazione devastata da bombardamenti e fame – spiega Alberto Sofia su Il Fatto Quotidiano (ANBAMED) – Tutto mentre a Gaza più della metà della popolazione continua a vivere in campi senza acqua potabile e servizi di base, mentre il sistema sanitario è totalmente distrutto e mancano medicinali e attrezzature mediche. In questo contesto gli aiuti entrano con il contagocce e il lavoro degli operatori resta essenziale per portare acqua e assistenza medica”. Ieri, 26 febbraio, in oltre 50 città italiane di fronte ad altrettanti ospedali sono stati svolti dei flash-mob in solidarietà con le ong colpite dall’ingiunzione (alcune foto nella rassegna in calce) e contemporaneamente veniva ‘lanciata’ la petizione rivolta ai governanti e alla società civile da numerose persone, in particolare operatrici e operatori della sanità, e associazioni che operano per la pace, in difesa dei diritti umani e del diritto internazionale. Tutti possono aderire all’appello, il cui testo è riportato qui di seguito, compilando il modulo online e confermando la sottoscrizione all’email che ne richiede la conferma. > NO LISTE, NO BERSAGLI. STIAMO CON LE ONG, STIAMO CON GAZA > > Noi operatrici e operatori della sanità e associazioni che operano per la > pace, in difesa dei diritti umani e del diritto internazionale esprimiamo la > nostra solidarietà a Medici Senza Frontiere, a Oxfam e a chi delle 37 ONG a > cui Israele ha negato il permesso di operare a Gaza rifiuterà di consegnare > alle autorità israeliane le liste del proprio personale palestinese, > ritenendola una richiesta incompatibile con i principi umanitari e con il > dovere di protezione dei lavoratori e delle comunità assistite. Questa > decisione coraggiosa non è un atto di sfida: è un imperativo etico e legale. > > Nel marzo 2025, le autorità israeliane hanno annunciato che le ONG operanti a > Gaza avrebbero dovuto fornire nomi e informazioni sul proprio personale. Il 30 > dicembre è stato poi comunicato che le registrazioni preliminari di 37 ONG > umanitarie erano scadute e che le organizzazioni avrebbero dovuto cessare le > attività entro 60 giorni oppure trasmettere tali dati, senza chiare garanzie > sulla sicurezza degli operatori. > > Questa richiesta di delazione mira a costringere le ONG a partecipare alla > politica coloniale di sorveglianza e controllo dei gazawi, un sistema > utilizzabile per arrestare, torturare o uccidere operatori sanitari, come > dimostrato dai dati degli ultimi due anni. Allo stesso tempo, la misura > contribuisce a screditare le ONG agli occhi dell’opinione pubblica nazionale e > internazionale, ponendole in una situazione di scelta comunque sbagliata. > > I dati parlano con drammatica chiarezza. Nel 2022 a Gaza erano presenti 16.259 > operatori sanitari, di cui il 18,2% impiegato presso organizzazioni non > governative. Dal 7 ottobre 2023, circa 1.700 di questi professionisti sono > stati uccisi — il 10,4% dell’intera forza lavoro sanitaria — con un’età media > all’uccisione di 38,8 anni e una perdita stimata di 68.089 anni di vita. > > Tra i sanitari uccisi, 15 appartenevano allo staff di Medici Senza > Frontiere. Parallelamente, 656 operatori sanitari sono emigrati al di fuori di > Gaza, mentre oltre 360 sono stati illegalmente detenuti dalle forze > israeliane. > > La violenza contro il personale sanitario non si limita a Gaza. Anche in > Cisgiordania si è assistito a un drammatico incremento degli attacchi contro > le strutture e il personale sanitario da parte delle forze israeliane. Secondo > i dati consolidati di Insecurity Insight sugli attacchi alla sanità nel > territorio palestinese occupato tra il 7 ottobre 2023 e settembre 2025, sono > stati registrati 778 episodi in Cisgiordania e Gerusalemme Est, con 12 > operatori sanitari uccisi e 161 arrestati. > > In questo contesto, consegnare i nomi dei colleghi palestinesi significherebbe > trasformarli in potenziali bersagli, esporli ad un ulteriore rischio di > arresto o uccisione e violare il nostro dovere legale ed etico di proteggerli, > oltre a tradire i principi fondamentali dell’azione umanitaria. Allo stesso > tempo, impedire alle ONG l’ingresso a Gaza significa privare centinaia di > migliaia di gazawi da cure essenziali e violare nuovamente il diritto > internazionale. > > L’accesso umanitario non è opzionale, né condizionale o politico: è un obbligo > legale sancito dal diritto internazionale umanitario. > > Dal 7 ottobre 2023 Israele ha parzialmente o completamente bloccato l’ingresso > degli aiuti umanitari a Gaza, aggravando una crisi umanitaria e sanitaria > senza precedenti. Gli ospedali operano senza i materiali più elementari: > garze, antibiotici, anestetici, soluzioni fisiologiche, materiale chirurgico. > Physicians for Human Rights ha documentato come perfino i bisturi siano stati > classificati come materiale “dual use” e bloccati all’ingresso. > > Anche dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025, Israele non ha rispettato > gli accordi sull’ingresso degli aiuti: secondo Al Jazeera, al 9 dicembre > 2025 il cessate il fuoco era stato violato almeno 738 volte, con 377 > palestinesi uccisi e solo il 38% dei camion concordati effettivamente > autorizzati a raggiungere le proprie destinazioni. > > Il 29 gennaio 2026, le Forze di Difesa Israeliane hanno riconosciuto come > accurate le cifre del Ministero della Salute di Gaza: oltre 71.000 palestinesi > uccisi da Ottobre 2023. Per più di due anni, questi dati sono stati > sistematicamente screditati come “propaganda di Hamas” da funzionari > israeliani, canali mediatici Occidentali e persino dal Congresso degli Stati > Uniti. > > Il Congresso Americano ha addirittura vietato per legge ai dipartimenti > governativi di citare le statistiche del Ministero della Salute di Gaza, > contribuendo attivamente alla delegittimazione di una fonte che, storicamente, > si è dimostrata affidabile. > > Israele stesso ha confermato ciò che organizzazioni internazionali > indipendenti e articoli apparsi su prestigiose riviste scientifiche > sostenevano da tempo: questi numeri sono reali. Anzi, sono conservativi non > includendo le migliaia di persone ancora sepolte sotto le macerie né i morti > per fame, infezioni e malattie prevenibili. Studi pubblicati su The Lancet > stimavano, già a luglio 2024, che il bilancio reale potesse superare i 100.000 > morti. > > A Gaza si è assistito al più grave crollo dell’aspettativa di vita mai > registrato, passando da 75,5 a soli 40,5 anni da ottobre 2023 a settembre > 2024. Con i civili che rappresentano oltre l’80% delle vittime e circa 20.000 > bambini uccisi, a Gaza si registrano le più alte percentuali di uccisioni di > civili e di bambini mai documentati in un singolo contesto di violenza > organizzata contro una popolazione. > > Non sono solo le prove empiriche e di salute pubblica a corroborare il > verdetto di genocidio, ma anche le posizioni ufficiali di IAGS, Commissione > d’inchiesta ONU, Amnesty International, Human Rights Watch, B’Tselem e > relatori speciali ONU, tutti concordi nel riconoscere che a Gaza è in corso un > genocidio. > > Chiediamo pertanto ai nostri governi e alla società civile di: > > ● esprimere un forte sostegno e solidarietà alle ONG che proteggono il loro > personale rifiutando di consegnare liste che potrebbero trasformarsi in > elenchi di bersagli; > > ● esigere che Israele rispetti il diritto internazionale e garantisca il > proseguimento delle attività delle ONG sul territorio; > > ● garantire l’ingresso degli aiuti umanitari come stabilito dagli accordi. > > Le Convenzioni di Ginevra non sono suggerimenti. La protezione del personale > medico non è negoziabile. > > Quando a un’organizzazione umanitaria viene imposto di scegliere tra > consegnare i nomi dei propri colleghi a una forza che ne ha già uccisi 1.700, > arrestati illegalmente e torturati oltre 360 in poco più di due anni, oppure > cessare le operazioni, è la scelta stessa a rivelare la natura del regime che > la impone. > > Stiamo con MSF e Oxfam. Stiamo con le ONG. Stiamo con Gaza. > > Il silenzio è complicità. L’azione è dovere. Per informazioni: digiunogaza@gmail.com  Redazione Italia
February 27, 2026
Pressenza