Alla fiera del genere e dell’editoria indipendente. Oblivion 2.0
Il sole primaverile è l’unica nota piacevolmente stonata nell’iconografia dark
di Oblivion, la “fiera del libro, del fumetto e dell’irrazionale” che ha animato
l’ultimo weekend di febbraio (21-22) presso gli spazi romani della Città
dell’Altra Economia, nel complesso dell’ex Mattatoio di Testaccio. Alla prova
della seconda edizione, la manifestazione ha riproposto la formula con cui ha
esordito lo scorso anno, presentandosi a sorpresa in un panorama fieristico
apparentemente anchilosato e incapace di rinnovarsi. L’obiettivo di Oblivion –
nata dalla cospirazione intellettuale di un editore (Emmanuele Jonathan Pilia),
un filosofo (Claudio Kulesko) e uno scrittore (Paolo Di Orazio) – non sembra
tanto voler occupare nicchie di mercato che l’editoria mainstream fatica a
presidiare. La sua prerogativa sembra piuttosto quella di riunire attorno ad un
immaginario largo e condiviso – che oggi coincide grossomodo con la letteratura
di genere e le narrative emergenti dei formati elettronici – il pubblico di
quanti effettivamente lo costituiscono. “Menti affini e curiose”, giovani e
veterani, fan e militanti. In pratica la folla di chi scrive, legge o pubblica
fantasy, horror, fantascienza, ecc., lasciando tutto il resto – distributori,
BookToker istituzionali, aree VIP – al di fuori del format. Un modello che,
ridotto all’osso, intende ancorare la passione dei molti ai conti della serva,
con una scelta di campo non indifferente in termini di lavoro culturale e –
forse soprattutto – di linguaggio politico. Ne parliamo con Emmanuele, lo
scienziato matto dietro al progetto di Oblivion, che ringraziamo per aver
accettato di confrontarsi con Pulp Magazine.
PULP: Quale è stata l’idea guida che ha ispirato Oblivion? Che vuoto intende
coprire la manifestazione nell’offerta fieristica, in un panorama dove non passa
giorno senza l’annuncio di una nuova fiera del libro?
EMMANUELE JONATHAN PILIA: Oblivion nasce da un’idea molto semplice: creare una
fiera che potesse focalizzarsi sul punto di vista di chi i libri li fa (case
editrici e autrici e autori) e chi i libri li legge (lettrici e lettori, e da
quest’anno anche giocatrici e giocatori), con alcuni punti fermi.
I principali sono emersi ragionando sul momento di crisi di alcune fiere del
libro di natura generalista, che nonostante il pubblico di diverse volte più
alto che riesce a portare, deve per sua natura impostare una comunicazione che
mira ad allargare il target di riferimento, addirittura a persone che non è
detto che siano lettori. Con questo non voglio criticare le fiere generaliste,
ma è iniziato un percorso di pulizia delle superfetazioni non indispensabili per
il funzionamento di una fiera, come aree VIP e lounge, o servizi molto costosi
ma poco utili. Il risultato è stato un business plan ridotto all’osso e
completamente votato alle spese legate alla logistica, alla promozione e ai
servizi a case editrici e a chi la fiera l’ha poi visitata. Questa riduzione del
budget ci ha spinti così a ragionare molto su spese in target, per attrarre solo
uno specifico tipo di pubblico. Un pubblico coraggioso e aperto alla
sperimentazione, un pubblico che ama essere sfidato, un pubblico curioso.
Avere gli occhi puntati su case editrici e a chi fruisce effettivamente
dell’evento fiera, poi, ci ha guidato in molte scelte: ad esempio, stop alle
presentazioni e massima apertura invece agli approfondimenti tematici e ai
progetti; ingresso gratuito; costi ridotti all’osso per gli editori; cercare
aree facilmente raggiungibili. E molto altro..
PULP: In questa seconda edizione l’affluenza è cresciuta del 30% rispetto allo
scorso anno (5.000 presenze) e la crescita d’interesse non sembra casuale,
considerati anche il limite degli spazi e delle spese di marketing. Che soggetti
intercetta Oblivion, lato visitatori, che non troveremmo a PLPL o a Torino ?
EJ PILIA: Come dicevo prima, abbiamo ragionato sul margine, e il nostro margine
è quello della letteratura fantastica con un focus apertamente politicizzato e
militante. Il risultato è che la fiera è diventata “virale” a tutti i soggetti
sul territorio nazionale che intendono tuffarsi nel mondo elettro-oscuro che
abbiamo creato! Parlando di comunicazione, questo ci ha aiutato a parlare al
giusto pubblico, spendendo meno. Metto molta enfasi su questa cosa del budget
perché essendo anarco-comunista sono anche materialista – in senso marxista del
termine – e quindi è bello sognare, sì, ma sempre ricordandosi della messa a
terra dei progetti.
PULP: Oblivion scommette su libri e autori italiani. Quanto è importante qui
l’incontro con gli autori, che soprattutto nel fantasy sono riconosciuti se
vuoi anche in ottica di fan service? E come inquadrate invece il fenomeno
dell’auto produzione, dell’autore editore?
EJ PILIA: Secondo me è fondamentale, perché a differenza della letteratura c.d.
borghese, il confine tra chi scrive e chi legge letteratura fantastica è spesso
sfumato. L’ecosistema di influencer, appassionate e appassionati, scrittrici e
scrittori, ma spesso anche editrici ed editori, è sfumato e non è sempre chiaro
dove poter tracciare una linea.
Inoltre, c’è da dire una cosa: l’appassionato di letteratura fantastica ha
spesso una preparazione quasi di livello accademico riguardo alla propria
passione. Questo è vero per chi ha la passione di Tolkien come di Star Trek, ed
è altrettanto vero per i fan di Alda Teodorani o di Paolo Di Orazio.
Chi legge letteratura fantastica cerca il contatto con autrici e autori perché
vuole saperne di più, vuole entrare ancora più in profondità nei mondi narrativi
in cui vogliono perdersi. Ma questo non è escapismo: è un modo laterale di
vedere il mondo. Come dicevo prima, Oblivion è una fiera militante. La
convinzione del collettivo Oblivion è che la fantascienza abbia un punto di
vista privilegiato sul mondo, che riesca a esplorarlo in modo più disinibito
rispetto a molta letteratura realista, proprio perché può osare di più. Come la
letteratura barocca, che nascondeva dietro volute e iperboli i propri messaggi
teosofici e politici, la letteratura borghese nasconde dietro mostruosi eserciti
di demoni l’orrore del genocidio palestinese e a complessi sistemi cyberpunk la
truffa del mercato finanziario.
PULP: Oblivion mette in rete le piccole realtà della letteratura di genere.
Quante realtà come quelle che abbiamo incontrato qui esistono in Italia oggi?
Come vedi in prospettiva il loro potenziale nei prossimi anni? Che ruolo possono
giocare rispetto a Mondadori e alle major?
EJ PILIA: Ci sono piccole realtà, ma anche meno piccole. L’ecosistema della
narrativa fantastica è in continua espansione, perché mosso da un contatto
stretto tra arte, fandom e passione. Case editrici come Mondadori hanno avuto un
ruolo fondamentale in Italia, basti pensare al ruolo in Italia di Urania. La
differenza con il passato è che ora ci sono progetti come quelli presentati a
Oblivion che esplorano dimensioni che una major non può permettersi di
esplorare. Penso alla dimensione demoniaca evocata da case editrici come Hollow
Press o Nigredo Press, all’analisi del sud globale di Future Fiction, al lavoro
di ricerca quasi da ceramista di Safarà, Moscabianca o Zona 42, o – e
perdonatemi se mi ci metto anche io – alla dimensione politica che cerchiamo di
costruire con D Editore/Intermundia.
PULP: Recentemente ti sei espresso in termini molto critici rispetto alla
distribuzione libraria tradizionale che oggi rischia di strangolare l’editoria
indipendente, anche a causa di una certa dose di inesperienza e di masochismo
degli editori. Puoi riassumere per sommi capi i termini del tuo ragionamento?
EJ PILIA: Diciamo che il problema può essere riassunto così: la grande
distribuzione approfondisce il mercato in modo da rendere impossibile la
promessa alla base, ossia portare i libri degli editori in tutte le librerie.
Questa promessa è impossibile da rispettare sia dal punto di vista numerico (un
editore dovrebbe sfornare quasi 20.000 copie di un titolo per essere ovunque)
sia perché la grande distribuzione non può comunicare in modo efficace i libri
ai librai che si servono da loro. Ma sarebbe strano il contrario: come fai a
comunicare a una libreria che si occupa di bambini gli stessi libri di una
libreria erotica o esoterica? D’altro lato, i costi di resi, trasporto e
percentuali che il distributore trattiene per svolgere il suo lavoro erodono i
margini in modo tale da rendere semplicemente antieconomico distribuire con
queste strutture. Se pensiamo che l’editore, a fine ciclo, potrebbe non
guadagnare che pochi centesimi per copie vendute (e questa volta non è un
eufemismo: si parla di € 0,10-0,20) capiamo la dimensione del problema.
PULP: Cosa vuol dire “Fiera del libro, del fumetto e dell’irrazionale? Cosa
rappresenta oggi l’irrazionale come carica trasformativa e politica?
EJ PILIA: Il termine irrazionale che usiamo come pay off è usato a metà strada
tra autoironia e manifesto politico. Se il mondo che ci circonda è sempre più
caotico, tanto che ogni strumento di analisi diventa inutilizzabile, allora
dobbiamo affidarci all’irrazionale. Ma questa che può sembrare una provocazione,
è in realtà una strada molto più profonda che vogliamo percorrere. Lo ripeto:
possiamo leggere Il signore degli anelli come un’avventura, oppure come un
trattato sul tema della paura della guerra che avanza. Possiamo leggere il Ciclo
della Fondazione come una saga sci-fi, oppure come la delusione di un’utopia
tecnologica che si è trasformata in incubo. Se la letteratura borghese fallisce
nel compito di interpretare il reale, allora apriamo i cancelli all’Irrazionale.
PULP: I panel tematici presenti a Oblivion sembrano una specie di mappa
dell’immaginario non conforme, formato con i segnalibri della letteratura di
genere; una specie di campionario fantasy della politica: immortalità,
adolescenza, decolonizzazione, queerness.. puoi raccontarci come è avvenuta
questa selezione?
EJ PILIA: Assolutamente. Questo è uno dei fiori all’occhiello della nostra
fiera, perché i panel sono tutti organizzati assieme agli editori presenti.
All’inizio dei lavori per Oblivion, assieme al gruppo di curatela culturale, che
quest’anno è stato portato avanti da Claudio Kulesko e Paolo Di Orazio, si
sceglie un tema, da cui vengono declinati i vari temi dei panel. Questi vengono
proposti agli editori, che a loro volta ci suggeriscono modifiche, propongono
autrici o autori dal loro catalogo, e così via. È un processo lungo e complesso,
ma alla fine ogni casa editrice riesce a essere rappresentata, e soprattutto il
risultato finale è un confronto serrato tra diversi i protagonisti della
letteratura fantastica italiana.
PULP: Domenica si è svolta anche un’assemblea delle riviste indipendenti indetta
da due testate (Neurosifilide e Rivista stanca), puoi parlarcene brevemente?
EJ PILIA: È stata una proposta di Neurosifilide, un collettivo e una rivista che
ha già in passato collaborato con D Editore. L’idea ci è piaciuta subito, e
l’abbiamo messa in programma. Sposava in pieno la natura politica e irrazionale
di Oblivion, e volevamo darle spazio. L’iniziativa è stata secondo me
importante, perché l’ecosistema delle riviste indipendenti italiane ha sempre
avuto difficoltà a fare rete, e per noi è stato un onore aver potuto contribuire
alla cosa.
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