La bonifica del cemento agli ex-Mercati Generali
Un po’ di storia.
IERI E OGGI
È il 1910 quando l’idea dei Mercati Generali inizia a prendere forma, su
progetto di Emilio Saffi, con il sindaco Ernesto Nathan, che ne stabilì la
realizzazione in via Ostiense con il Piano Regolatore Sanjust del 1909. Da zona
agricola il quartiere Ostiense iniziava a vivere la trasformazione, diventando
insediamento produttivo, grazie soprattutto alle infrastrutture: gli stessi
mercati, lì collocati, erano collegati alla ferrovia Termini-Trastevere, allo
scalo fluviale, ai magazzini generali e anche alla ferrovia di Ostia.
I lavori del comprensorio unico, che racchiudevano diversi mercati di Roma come
quello delle erbe di viale Manzoni, quello del pesce prima del Portico d’Ottavia
e piazza San Teodoro insieme ad altri, termineranno e verranno inaugurati solo
dieci anni dopo, nel 1921.
> Il progetto, approvato nel 1910, prevedeva due zone: una destinata al mercato
> della frutta e ortaggi e l’altra dedicata al mercato del pesce, carni e uova.
> I due settori erano divisi al centro da un’ampia zona destinata al raccordo
> ferroviario.
Il Mercato e la sua attività, andranno avanti fino all’autunno del 2002, anno in
cui i Mercati Generali dell’Ostiense vengono trasferiti a Guidonia, che diventa
il più grande centro agroalimentare della città: il CAR, Centro alimentare Roma.
DAGLI ANNI 2000 A OGGI
Il complesso verrà chiuso quindi nel 2003 e subito i nove ettari “liberi”
diventano boccone prelibato per l’indizione di un bando comunale orientato alla
realizzazione della “città dei giovani”, un unico spazio dove convogliare
contesto universitario, culturale e ricreativo.
È il gruppo di aziende “Sviluppo Centro Ostiense” (Sco), guidato dalla Lamaro
Appalti del costruttore Claudio Toti ad aggiudicarsi la gara: nel 2006 viene
sottoscritta una convenzione della durata di 60 anni e nel 2009 approvato il
progetto definitivo.
È nel 2008 però, a seguito di alcune difficoltà emerse con i primi scavi – come
l’intercettazione di una falda acquifera superficiale – che il progetto iniziale
e definitivo viene rimodulato e il gruppo di aziende ne presenta uno nuovo, con
un implicito aumento dei costi e una maggiore redditività, che tuttavia non ne
pregiudicano l’aggiudicazione l’anno seguente. Accanto ai finanziamenti pubblici
poi, ecco che si affacciano quelli privati, provenienti dalla società texana
Hines, che sceglie di sovvenzionare il progetto con 381 milioni di euro, e nella
nuova proposta progettuale presentata compare l’albergo-studentato.
L’area infatti viene concessa, con anche un posticipo della data di inizio, per
84mila euro l’anno per sessant’anni, che tradotto in canoni mensili significa
che lo spazio avrà un canone mensile di 1,94 euro al metro quadro.
È stato votato e ormai approvato (luglio 2025) dalla giunta Comunale, il
progetto che interessa l’area degli ex- Mercati Generali e che vedrà la
costruzione dell’ennesima struttura presentata come studentato, ma che poi di
fatto si rivolge a una cerchia ristretta, visti i prezzi delle stanze, e si
profila piuttosto come una struttura alberghiera.
Il progetto garantirà al privato un ricavo preventivato di oltre 32 milioni di
euro l’anno, di cui 21 provenienti dallo studentato, a fronte di un canone per
l’area pubblica di 165mila euro l’anno, stabilito ormai 20 anni fa nel 2006 e
mai pagato e mai aggiornato.
I lavori, come si legge dal sito di Roma capitale, «completate le fasi di
progettazione definitiva ed esecutiva» dovrebbero partire «nel 2027 e
concludersi in circa 36 mesi». Questi prevedono la costruzione di dieci edifici,
di cui sette ospiteranno oltre 2.000 posti letto di uno studentato privato e
oltre duemila parcheggi a pagamento: «3,6 ettari dedicati alla cultura,
formazione e socialità».
> Sono 23 anni che la città di Roma aspetta la realizzazione del progetto nella
> zona, che le venga restituito uno spazio comune, vivibile e accessibile
> pubblicamente, ma non sembra che il momento sia arrivato in questi anni,
> neanche ora.
Ma a cosa si riferisca la dicitura «spazi dedicati alla cultura» non è ben
chiaro. Non c’è traccia di quali spazi saranno accessibili gratuitamente, non
c’è una descrizione dello scopo e della fruibilità degli stessi, se non che
verranno costruite biblioteca, mediateca, sale per eventi, coworking, aree
sportive e un centro di benessere urbano.
Se infatti in merito al primo progetto approvato nel 2004 dell’architetto Rem
Koolhaas c’è una descrizione puntuale della destinazione degli spazi (40% alla
cultura; 19% alla ristorazione il 35% al commercio e il restante 6% agli uffici
e il vecchio mercato ittico reso una mediateca insieme alla realizzazione di un
teatro di 3mila posti), oggi di questo non c’è traccia. Quelli che vengono
presentati come spazi destinati a “cultura e tempo libero” sono rivolti a
start-up innovative, promozione enogastronomica, spazi per uffici ristorazione e
tante altre indicazioni parziali ma che a ogni modo lasciano intravedere una
destinazione degli spazi turisticizzata e spersonalizzante.
Se poi si guarda il render, lì dove oggi c’è una natura che tenta di
riconquistare il suo spazio essenziale, nella prospettiva futura non c’è altro
che edilizia e cemento. Nessun parco, nessuno spazio verde e ciò che compare di
naturale, invece di mantenere la sua essenza, diventa piuttosto un qualcosa di
ornamentale, che accoglie tavoli e tavolini di punti ristoro. Lo studentato
stesso ha il vincolo di rimanere tale per dieci anni, dopo potrà trasformarsi
nell’ennesima struttura ricettiva alberghiera, rivolta a turisti o all’élite del
momento, ma già ora si profila come un albergo-studentato con stanze a 1.050
euro, studio a 950 e doppie a 625 al mese.
> Nonostante sul sito del comune si legga che i prezzi siano stati fissati a
> canone calmierato, tuttavia se si considera che il canone di locazione
> ordinario della zona ostiense è di 15,5 euro al metro quadro, secondo
> l’Agenzia delle entrate, gli studenti finirebbero per pagare il 48% in più per
> un letto in doppia e sette volte in più per una stanza singola.
Qual è l’incentivo e il sostegno per i giovani da parte del comune? La città
vuole altro, le cittadine e i cittadini hanno altre esigenze.
NATURA URBANA: C’È SPAZIO?
Oggi, dopo circa 20 anni, i nove ettari in questione sono diventati altro: è
ri-nato un ecosistema fluviale, che funge, o per lo meno avrebbe voluto, da
elemento mitigatore per una zona della città e la natura si è fatta strada tra i
resti di quello che c’era riprendendo il suo spazio.
Ri-nato perché la zona, storicamente, è una piana alluvionale: lo stesso
progetto iniziale del 1910 per la costruzione infatti, prevedeva una somma di
risorse per la deviazione dell’Almone, affluente del Tevere che aveva il suo
corso proprio accanto agli ex-mercati, insieme alla deviazione dell’Acqua Paola
e dell’Acqua Marcia all’interno del complesso. Il tutto testimoniato già dai
primi scavi, iniziati circa 20 anni fa e poi sospesi, dai quali sono emerse
migliaia di anfore utilizzate per la lavorazione e la bonifica del terreno.
> Nell’area umida dei mercati quindi, è emerso un canneto di palude e un piccolo
> bosco di pioppi bianchi e neri, favorendo la biodiversità e la vita di specie
> animali e vegetali, sempre più rare nella nostra città.
Il destino dell’area però, come quello di tante altre zone di Roma in cui si
realizzano progetti edilizi con cifre esorbitanti rivolte a una cerchia
ristretta, non si proietta in questo senso.
Le ruspe sono infatti già intervenute dimostrando come in quel luogo non ci sia
spazio per la natura. Non c’è spazio per l’aggregazione spontanea e naturale,
non c’è spazio per una vista che sfugga ai palazzi, né tanto meno c’è spazio per
viverlo come la comunità di Roma necessità, in un’ottica pubblica e libera.
Chi ha il compito di realizzare la città dei giovani, ha ascoltato almeno una
voce delle e degli abitanti e delle realtà attive della zona di Ostiense? Di
quelle persone, delle giovani e dei giovani che il quartiere lo vivono
quotidianamente?
Sembra che questi tavoli di confronto, aperti solo ora – forse troppo tardi –
dalla Giunta capitolina, siano più che un dialogo, un’informativa di cosa si è
già deciso e non uno scambio costruttivo di opinioni e visioni progettuali per
quello spazio pubblico.
Stupisce che ancora una volta, all’esigenza e oggi emergenza abitativa, che vede
canoni mensili con prezzi alle stelle, la vendita – piuttosto che la
riassegnazione – da parte del Comune delle case popolari, la città di Roma
risponda con la costruzione di nuove strutture e il prezzo del consumo del suolo
non viene neanche razionalizzato né considerato.
> Secondo il rapporto SNPA “Consumo di suolo 2025”, presentato il 24 ottobre
> 2025, in Italia c’è un trend in crescita esponenziale del consumo di suolo:
> 83,7 km² di nuove superfici artificiali nel 2024 (+15,6% sul 2023) e un ritmo
> di 2,7 m²/secondo.
Fa riflettere che la storia di questi nove ettari sembra essere attraversata da
un fil rouge: nasce infatti come luogo di “aggregazione” per più mercati di Roma
e oggi vorrebbe tornare a esserlo per la comunità sociale. Ma sembra che, come
per l’esperienza del mercato poi spostato e per la “città dei giovani”, in 23
anni ancora non realizzata, quest’area non trovi un’assegnazione pacifica e
sana.
Se promuovere la cultura, gli spazi di aggregazione oggi diventa una possibilità
appannaggio dei privati, come possiamo esprimere liberamente la nostra voce, la
nostra identità, anche culturale, senza essere costretti a pagare o a essere
identificati con una tessera per accedere agli spazi?
Dove passa il concetto di aggregazione, promozione e crescita dell’individuo, se
nella Capitale trovano sempre maggior spazio solo realtà che concorrono al
profitto e alla privatizzazione?
> Se questa deve essere la città dei giovani, la Giunta ha ascoltato davvero le
> voci dei giovani che quotidianamente vivono la capitale, le loro aspettative
> di vita e le loro esigenze? Quanto sia difficile, per alcuni impossibile,
> trovare una camera a un prezzo accessibile, o come sia difficile oggi trovare
> uno spazio di aggregazione dove poter scambiare idee, ragionare insieme,
> liberamente e senza dover dimostrare di appartenere a una determinata fascia
> economica?
Sembra non ci sia spazio per un accesso pubblico e libero agli spazi che
dovrebbero essere di ritrovo, o per lo meno che questa sia la direzione
intrapresa per la città di Roma, destinata così a diventare una città
spersonalizzata, senza identità e uguale a tante altre capitali europee, dove
l’identità di quartiere è estirpata a vantaggio di forma ed estetica.
L’atrofizzazione del pensiero, l’isolamento della persona fino alla creazione di
circoli chiusi ed elitari è quello cui tali iniziative tendono, non altro, e
dovremmo ragionare sul fatto che ciò che è bello agli occhi, non sempre e non
necessariamente lo è davvero in termini di economia umana ed esistenziale.
La copertina è tratta dalla pagina Facebook Mercati Generali – BASTA
Speculazione
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