“Un Paese, due emigrazioni”. I dati del report Svimez – Save the Children
Il mezzogiorno continua a perdere giovani competenze qualificate, con una
mobilità sempre più anticipata già al momento dell’iscrizione all’Università,
che riduce strutturalmente le possibilità di rientro. Accanto a questa dinamica
si afferma un fenomeno in rapida crescita: la mobilità “sommersa” degli anziani,
i “nonni con la valigia”, che conservano la residenza al Sud ma raggiungono
figli e nipoti emigrati al Centro-Nord. Questi i principali dati del Report
della Svimez ‘Un Paese, due emigrazioni’, presentato in collaborazione con Save
the Children. Dal 2002 al 2024 quasi 350mila laureati under 35 hanno lasciato il
Mezzogiorno in direzione del Centro-Nord, per una perdita secca (al netto dei
rientri) di 270 mila unità. Nel periodo, la quota di laureati tra i migranti
meridionali tra i 25 e i 34 anni è triplicata: dal 20% del 2002 a circa il 60%
nel 2024. Ai flussi migratori interni, si affianca la crescente scelta della
rotta Sud-estero: tra il 2002 e il 2024 oltre 63mila under 35 laureati
meridionali hanno lasciato il Paese. Al netto dei rientri, la perdita
complessiva per il Sud è di 45mila giovani qualificati. Nel solo 2024, i giovani
qualificati del Mezzogiorno che si sono trasferiti al Centro-Nord sono 23mila,
quelli che hanno “scelto” l’estero sono più di 8mila. In un anno la perdita
netta di giovani laureati del Sud, sommando migrazioni interne ed estere,
ammonta a 24mila unità. Il fenomeno delle migrazioni intellettuali è fortemente
femminile: dal 2002 al 2024 sono emigrate 195mila donne laureate dal Sud al
Centro-Nord, 42mila in più degli uomini. La quota di qualificati tra i migranti
meridionali diretti al Centro-Nord è cresciuta soprattutto tra le donne: dal 22%
nel 2002 a quasi il 70% nel 2024, contro un aumento dal 14,6% al 50,7% tra gli
uomini.
Il Nord guadagna dal Sud, ma perde verso l’estero. Infatti, anche il Nord
registra una crescente emigrazione internazionale: tra il 2002 e il 2024,
154mila laureati hanno lasciato una regione del Centro-Nord. Il fenomeno ha
raggiunto il picco nel 2024: 21mila giovani laureati under 35
centro-settentrionali si sono trasferiti all’estero, valore doppio di quello del
2019 (circa 10 mila). Il Centro‑Nord compensa ampiamente le proprie perdite
estere grazie ai flussi dal Mezzogiorno: +270mila saldo netto positivo nei
confronti del Mezzogiorno tra il 2002 e il 2024. L’emigrazione dei laureati dai
territori in cui si sono formati si traduce in una dispersione dell’investimento
pubblico sostenuto per la loro istruzione a beneficio delle regioni e dei Paesi
di destinazione. La SVIMEZ quantifica in 6,8 miliardi di euro l’anno il costo
associato alla mobilità interna dei giovani laureati dal Mezzogiorno verso il
Centro-Nord: un trasferimento netto e strutturale di risorse pubbliche a favore
delle aree più forti del Paese. A questo si aggiunge il costo delle migrazioni
estere: per il Mezzogiorno la perdita di investimento formativo è stimabile in
1,1 miliardi di euro annui, mentre il Centro-Nord registra una perdita superiore
ai 3 miliardi di euro l’anno per l’emigrazione all’estero dei profili più
qualificati. Ma la mobilità non attende più la fine degli studi: si anticipa già
al momento dell’avvio degli studi universitari. Nell’anno accademico 2024/2025,
quasi 70 mila studenti meridionali – su circa 521 mila – studiano in un ateneo
del Centro‑Nord: oltre il 13% del totale, con picchi del 21% nelle discipline
STEM. Campania e Sicilia generano da sole quasi metà del flusso in uscita. La
Lombardia si conferma la regione più attrattiva, seguita da Emilia‑Romagna e
Lazio. L’emigrazione “anticipata” è motivata dalla scelta di avvicinarsi ai
mercati del lavoro caratterizzati da maggiori opportunità occupazionali. Tra i
laureati occupati che hanno conseguito il titolo in un ateneo del Centro-Nord,
l’88,5% risulta occupato nella stessa macro-area a tre anni dalla laurea. La
situazione appare significativamente diversa per chi si è laureato in un ateneo
del Mezzogiorno: meno del 70% dei laureati trova occupazione nei territori di
origine.
Per i ragazzi che vivono in aree marginali e periferiche, come attestano i dati
di Save the Children, già in età adolescenziale oltre un terzo dei giovanissimi
che vivono nelle regioni del Sud e nelle Isole ritiene particolarmente
importante spostarsi in futuro in un altro comune o città: 37,5% contro il 26,9%
di chi vive al Centro o Nord Italia. I ragazzi e le ragazze che vivono nelle
regioni meridionali sono anche i più propensi a valutare positivamente l’idea di
andare a vivere all’estero (38,2% rispetto al 35,6% di chi vive al Centro o al
Nord). Tra gli adolescenti figli di famiglie immigrate, il 58,7% dichiara di
volersi trasferire in futuro in un altro paese, possibile testimonianza delle
difficoltà incontrate nel percorso di crescita anche a causa di uno status
giuridico incerto. L’aspirazione di trasferirsi all’estero è condivisa da un
numero rilevante anche di 15-16enni di origine italiana, uno su tre (34,9%). A
tre anni dal conseguimento del titolo, i laureati italiani che lavorano
all’estero guadagnano tra 613 e 650 euro netti in più al mese rispetto a chi
resta in Italia. All’interno del Paese, il Mezzogiorno registra la retribuzione
media più bassa (1.579 euro), contro i 1.735 euro del Nord‑Ovest. Il
differenziale retributivo tra una laureata del Mezzogiorno e un laureato del
Nord-Ovest ammonta a circa 375 euro mensili a favore di quest’ultimo (1.862
contro 1.487 euro).
Non sono però soltanto i giovani ad andare via: la SVIMEZ ha stimato il numero
di over 75 meridionali che, pur mantenendo la residenza in una regione del Sud,
vivono stabilmente nel Centro-Nord. Le stime si basano sull’analisi delle
compensazioni della mobilità farmaceutica convenzionata e sulla spesa pro-capite
per farmaci della popolazione anziana. Secondo le stime SVIMEZ, tra il 2002 e il
2024 gli anziani formalmente residenti al Sud che vivono stabilmente al
Centro-Nord (“nonni con la valigia”) sono quasi raddoppiati, passando da 96 mila
a oltre 184 mila unità. Questa emigrazione “sommersa” riflette due dinamiche
intrecciate. Da un lato, il ricongiungimento familiare con figli e nipoti
emigrati al Centro-Nord anche a supporto die carichi di cura familiari;
dall’altro, la crescente difficoltà di ricevere servizi di cura adeguati nel
Mezzogiorno, caratterizzati da carenze nei servizi sanitari e assistenziali.
Qui il Report della SVIMEZ “Un Paese, due emigrazioni”, in collaborazione con
Save the Children:
https://www.svimez.it/wp-content/uploads/2026/02/report_emgrazioni_informazioni_web_.pdf.
Giovanni Caprio