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Come affrontare le malattie rare: approccio multidisciplinare e comunità solidale
Si definiscono rare per la bassa diffusione nella popolazione, ma poiché sono un gruppo consistente ed eterogeneo di oltre ottomila condizioni, colpiscono 300 milioni di persone nel mondo. In Italia si stima che due milioni ne siano affette, soprattutto bambini, e oltre 300mila risultano censite nell’apposito Registro nazionale, un database che raccoglie le segnalazioni delle patologie incluse nei Livelli Essenziali di Assistenza. “Nel nostro Paese la prevalenza è inferiore a uno su duemila, ma quando si parla di malattie rare occorre non soffermarsi solo alla definizione epidemiologica. Le malattie rare sono di per sé situazioni complesse, disabilitanti, congenite, che durano tutta la vita a partire dall’infanzia, quindi hanno un forte impatto sulla sanità pubblica”, dice a Interris.it il professor Giuseppe Zampino, pediatra e responsabile del Programma Malattie Rare della Direzione Scientifica del Policlinico Gemelli, in occasione della Giornata mondiale delle malattie rare. LE COMPLESSITÀ Le malattie rare sono, in genere, condizioni complesse sotto diversi profili. Le diagnosi richiedono tempi lunghi e indagini a volte costose e, nonostante l’impegno, diversi pazienti non ne avranno una. Inoltre, necessitano di una integrazione di saperi ed un approccio multispecialistico coordinato. Sono complesse anche perché spesso non vi sono trattamenti definiti e la storia naturale a volte è poco conosciuta, creando un senso di incertezza nel paziente, nella famiglia e negli operatori sanitari. E lo sono per la fragilità delle persone che possono trovarsi isolate ad affrontarla senza una comunità solidale. “Trovare una comunità ed un sistema sanitario che si adatti ai più fragili e che possa garantire la cura anche a un’unica persona è un atto di grandissima civiltà e rappresenta una protezione anche per tutti noi nel momento in cui sperimenteremo la nostra fragilità”, osserva Zampino. APPROCCIO MULTIDISCIPLINARE Il trattamento di queste patologie richiede il contributo di diversi specialisti e un approccio sanitario multidisciplinare, per evitare la frammentazione delle cure. “E’ necessaria l’integrazione tra centri specialistici e territorio al fine di non avere soluzioni di continuità nei diversi setting di cura, come pure un processo di transizione efficace che garantisca la ‘cura’ in tutte le fasi della vita”, afferma il professore. La continua conoscenza dei processi biologici che determinano la malattia a partire da modificazioni geniche ha portato a molti progressi nel campo delle terapie innovative, come l’utilizzo di terapie geniche, di RNA, di oligonucleotidi, di proteine, di piccole molecole o mediante il riposizionamento di farmaci, spiega Zampino. “Una risorsa è il riutilizzo di quei numerosissimi farmaci in disuso o che non si sono dimostrati efficaci per una specifica patologia – chiarisce – che invece possono essere promettenti per la cura di condizioni rare, a costi inferiori e in tempi più rapidi”. GARANTIRE CURA IN TUTTE LE FASI DELLA VITA Un altro problema è la difficoltà di effettuare, per pazienti con disabilità, una adeguata transizione dall’età pediatrica all’età adulta. “Il Gemelli lavora per garantire ‘cura’ in tutte le fasi della vita e per i pazienti con disabilità intellettiva sono stati individuati nei geriatri le figure mediche che meglio di tutte possono garantire la loro presa in carico. Ci sono però dei casi in cui il paziente, adulto dal punto di vista anagrafico ma che non ha avuto una maturazione fisica ed è dipendente dai genitori, rimane ‘bambino’, ed è opportuno che sia il pediatra a prendersene cura”. UNA RISORSA: LA TELEMEDICINA In un Paese segnato dalla mobilità sanitaria, in cui le persone per curarsi si spostano dalle proprie Regioni, viene da chiedere se le disomogeneità territoriali incidono anche su chi ha una malattia rara, contando che sette tra Regioni e Province autonome non hanno alcun centro di riferimento partecipante all’European Reference Network (Ern) e oltre il 60% degli ospedali che partecipano ad almeno un Ern è in nord Italia. Secondo Zampino, una risorsa è la telemedicina. “Consente di avere accesso a una valutazione e a una cura anche ai pazienti che si trovano nelle aree più difficili, inoltre permette agli specialisti di confrontarsi in ambito diagnostico e di trattamento”. ACCETTARE IL DIVERSO La diagnosi di malattia rara si ripercuote anche sulla famiglia, accrescendone la vulnerabilità. “Quando si parla di condizione genetica, il genitore può sentirsi in colpa per aver generato un figlio con difetto congenito, e già dalla nascita c’è una richiesta di aiuto nel comprendere non solo da cosa sia affetto, ma anche il fine ed il senso di quella esistenza. Questo spinge ad una riflessione multidimensionale. Il compito del medico è quello di dare valore a quella esistenza. Quello che si considera difetto solo perché è fuori delle curve di normalità, in realtà è stata la risorsa che ha permesso alla natura di evolvere e di portarci ad essere uomini. In questo contesto, bisogna osare e cercare nuove strategie di trattamento per fare in modo che tutto ritorni nel contesto di ‘normalità’, ma parimenti dobbiamo lavorare affinché il diverso sia accettato e sia considerato di valore”, considera Zampino. COMUNITÀ SOLIDALE, COMUNITÀ SANA Il medico deve “rompere” la parete dell’ambulatorio per guardare dove il bambino vive e creare l’humus di una comunità solidale. “Essere una comunità solidale con alto capitale sociale significa essere una comunità sana capace di sostenere e contenere la solitudine e la sofferenza di chi ha una condizione rara”, conclude il professore. Redazione Italia
February 28, 2026
Pressenza
28 febbraio: Giornata delle Malattie Rare
Il 70% delle malattie rare insorge in età pediatrica. La diagnosi precoce è fondamentale per salvare la vita di tanti bambini, migliorare la qualità di vita dei piccoli pazienti e delle loro famiglie e può consentire, anche quando la patologia insorge in età adulta, un intervento mirato che ne impedisce la degenerazione. Ma gli anni trascorsi in attesa di una diagnosi sono mediamente più di 4, spesso fino a 7 e in alcuni casi anche molti di più: una vera e propria odissea vissuta dalla persona con malattia rara e dalla sua famiglia che comporta costi altissimi. La diagnosi di malattia rara, inoltre, porta con sé smarrimento e sensazione di solitudine, e le conseguenze non si riflettono solamente sul piano della salute, ma anche su quello psico-emotivo e sociale. A livello europeo una patologia è definita rara se ha una prevalenza inferiore a 5 casi ogni 10.000 persone. Le persone con malattie rare possono essere poche per singola patologia, ma si stimano oltre 300.000.000 nel mondo e 30.000.000 in Europa. La stima in Italia è di oltre 2.000.000 di persone, di cui 1 su 5 che ha meno di 18 anni. Oltre ad essere raramente riscontrate, queste malattie hanno sintomi e manifestazioni che variano anche da persona a persona, rendendole per questo motivo ancor più difficili da diagnosticare e curare. L’accesso alle terapie per le persone con malattia rara è più complicato rispetto alle altre persone. Secondo un’indagine realizzata da EURORDIS – Rare Disease Europe, il 24% delle Persone Con Malattia Rara nell’anno precedente alla survey non ha avuto accesso al trattamento in quanto non era disponibile nel proprio Paese; per la popolazione generale la percentuale scende invece al 17%. Il gap è addirittura maggiore se si considerano situazioni specifiche: nel Regno Unito, ad esempio, il 31% delle persone con malattia rara non ha avuto a disposizione la terapia contro appena il 3% delle altre persone. Le malattie rare hanno un andamento cronico, ingravescente e spesso invalidante. Per questo motivo è necessaria l’integrazione tra assistenza sanitaria e l’assistenza sociale: le persone che vivono con una malattia rara e le loro famiglie si trovano spesso a sostenere costi sociali ed economici gravosi. 8 su 10 hanno difficoltà a gestire gli aspetti “ordinari” della vita della persona con la patologia e della famiglia. In Italia è presente la Rete nazionale dei Centri di Riferimento per la prevenzione, la diagnosi e il trattamento delle malattie rare, rinforzata dalle Reti europee di Riferimento. Se da una parte queste ultime permettono alle cure di raggiungere il paziente – per non caricare i pazienti e le famiglie dell’ulteriore peso di spostarsi in Europa o nel mondo per trovare cure adeguate – in Italia ancora molto lavoro è necessario affinché ogni regione possa offrire Percorsi diagnostico terapeutico assistenziale (PDTA) efficienti ed efficaci. La Giornata delle Malattie Rare del 28 febbraio è l’appuntamento più importante per le persone con malattia rara, è l’occasione per sensibilizzare e promuovere la conoscenza nell’ambito delle malattie rare, accendere i riflettori sulla comunità rara e le sue istanze, focalizzare l’attenzione sulle necessità e i bisogni che la convivenza con una malattia rara comportano nel quotidiano, per i pazienti, i loro familiari e caregiver. UNIAMO – Rare Diseases Italy, la Federazione Italiana Malattie Rare, l’ente di rappresentanza della comunità delle persone con malattia rara, in qualità di coordinatore italiano della Giornata delle Malattie Rare promuove e coordina tutti gli eventi organizzati in Italia fin dalla prima edizione. La Giornata è promossa a livello globale da EURORDIS – Rare Diseases Europe. Gli eventi organizzati dovranno essere gratuiti e aperti a tutte e tutti. Sarà possibile organizzare raccolte fondi su base volontaria. Per poter partecipare al mese delle malattie rare con il proprio evento è necessario compilare un apposito form: https://uniamo.org/wp-content/uploads/2025/11/Linee-Guida-Eventi-RDD-2026-1.pdf Con l’avvicinarsi della Giornata delle Malattie Rare del 28 febbraio si intensificano gli eventi e le iniziative promosse dalle associazioni per celebrare questa ricorrenza e sono tanti gli appuntamenti della prossima settimana. “Accendiamo i riflettori sull’accesso alle terapie e ai trattamenti anche non farmacologici per tutte le persone con malattia rara – si legge sul sito di UNIAMO – La speranza di un futuro dove ogni individuo possa accedere alle cure di cui ha bisogno, senza ostacoli, perché diritto alla cura è diritto a una vita piena. Perché dietro ogni malattia rara c’è una persona che ha il diritto di costruire il proprio percorso di vita, guardando avanti con speranza e dignità”. calendario degli eventi dal 23 febbraio al 1 marzo https://uniamo.org/eventi/   Giovanni Caprio
February 24, 2026
Pressenza