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Siena, una giornata di educazione stradale in caserma
Tra il 12 e il 13 ottobre (le fonti divergono sulla data), oltre 1.200 studenti delle terze medie e delle quarte superiori di Siena hanno partecipato, nella caserma Bandini, sede del 186° Reggimento Paracadutisti “Folgore”, alla prima di tre giornate de “La strada tra passione e sicurezza” (Newsistruzione). L’iniziativa, di educazione stradale, è organizzata dall’Associazione Nazionale Carabinieri (ANC) di Siena in collaborazione con le forze dell’ordine. La Rete Senese contro il Riarmo l’ha contestata pubblicamente; Futuro Nazionale Siena ha risposto difendendola. A promuovere l’iniziativa è la sezione di Siena dell’ANC, presieduta da Aldo Di Raimo. Il progetto ha il patrocinio di Regione Toscana, Prefettura, Provincia, Comune di Siena e Arma dei Carabinieri (La Nazione). Il prefetto di Siena, Valerio Massimo Romeo, era presente e ha ringraziato il reggimento per l’ospitalità e la promozione dell’iniziativa. L’assessore comunale Micaela Papi ha sottolineato il valore della collaborazione tra enti, scuole e forze dell’ordine (Newsistruzione). Secondo il presidente dell’ANC, ogni giornata del progetto si apre con l’alzabandiera alle 8,30, svolto in forma solenne dal reggimento con gli studenti schierati a fianco del drappello d’onore. Gli stand delle forze dell’ordine hanno trattato anche altri temi: i carabinieri hanno illustrato la violenza di genere e i comportamenti da tenere in caso di aggressione. La Rete, nel proprio comunicato, indica circa 1.300 alunni e alunne delle scuole medie inferiori e colloca l’evento lunedì 12 ottobre. Sostiene che la sicurezza stradale sia stata un pretesto per un’operazione di immagine e solleva quattro rilievi: 1. l’associazione tra “sicurezza” e ambiente militare, che veicolerebbe l’idea che la sicurezza dei cittadini passi attraverso le forze armate; 2. l’alzabandiera davanti a minori, descritto come normalizzazione dei codici e della disciplina militare; 3. il discorso del comandante, che avrebbe commemorato un caduto di El Alamein (1942) definendolo “caduto per la democrazia”, formula che la Rete giudica una riscrittura della storia, perché quei soldati furono mandati a combattere dal regime fascista a fianco dell’esercito nazista; 4. gli studenti e le studentesse accompagnate/i negli stand da un paracadutista con funzioni di tutor. La Rete rimprovera inoltre alle scuole aderenti superficialità e chiede alla scuola, alle famiglie e alla cittadinanza una riflessione sui valori e sui contesti in cui crescono i ragazzi. La strada tra passione e sicurezza è un progetto che si ripete da anni. Nell’edizione di Monteroni, giunta alla quinta, i laboratori erano promossi da polizia municipale, carabinieri, polizia stradale, Guardia di Finanza, Misericordia, ACI e motoclub (La Nazione). Nel 2018 risultava promosso dal Comitato Associazioni Sportive Senesi, con le classi quinte delle primarie ospitate nella caserma dei Carabinieri di viale Bracci (Gonews). Il caso del 2026 si distingue per la sede: una caserma di un reparto delle forze armate, e non dell’Arma dei Carabinieri. USB Pubblico Impiego Siena ha pubblicato un documento che contesta i programmi di orientamento dell’Esercito nelle scuole superiori. Il testo non cita l’evento della caserma Bandini e riguarda un programma più ampio. Secondo il sindacato, il programma è promosso dall’Esercito con il sostegno degli Uffici scolastici regionali e provinciali e dopo la Toscana coinvolgerà l’Emilia-Romagna nell’anno scolastico 2026-2027. Per il primo e il secondo anno prevede la presentazione dell’accesso alle Scuole militari di Napoli e Milano; per il quarto e il quinto, incontri su Accademia militare, Scuola sottufficiali e percorsi professionali nelle Forze Armate. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università facciamo nostre le osservazioni della Rete senese contro il riarmo e aggiungiamo: l’Europa si sta riarmando ed evoca quotidianamente imminenti conflitti e guerre. Il governo italiano aderisce alla politica di riarmo, sacrificando per essa il benessere dei cittadini. In questo contesto attività come quelle descritte non possono essere che lette come propaganda per reclutare giovani. Questo vuol dire accettare la guerra come possibilità e prepararsi ad essa. Noi non accettiamo la guerra, la rifiutiamo e non abbiamo messo al mondo i nostri figli per mandarli a morire in combattimento. La ripudiamo, come fa la nostra Costituzione, e la riteniamo obsoleta, disumana e inutile. Lottiamo affinché il mondo e l’Italia prendano un’altra direzione: quella della risoluzione pacifica dei conflitti e quella dell’educazione alla pace. Silvia Delitala, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Taranto spartana: open day militare in caserma, bambini tra armi, navi e sommergibili
> All’epoca in cui vivranno i nostri nipoti, > qui nascerà una città. > Ovidio A settembre è arrivata all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, corredata da inequivocabili immagini fotografiche, una segnalazione di un genitore, relativa all’open day svoltosi il 14 dello stesso mese presso il Centro di Addestramento Aeronautico della Marina Militare di Taranto, il Maricendatt, sito nella bella borgata San Vito (clicca qui per le informazioni). Come si legge sul sito del Ministero della Difesa, il Maricentadd è un grande complesso, ben sette Reparti Speciali, parecchi uffici amministrativi e, all’interno della struttura una sede distaccata del COBAR. Se cerchiamo in rete cos’è questo ultimo ufficio in elenco, troviamo due informazioni. La prima, di carattere prettamente militare sembrerebbe riferita alla sigla della Sezione Studi e Rappresentanza della Difesa, con tanto di casa editrice di riviste specializzate, di fascicoli di propaganda per l’arruolamento, di testi sulla storia e sulle attività dei diversi corpi armati. La seconda – e si direbbe più attinente al Maricentadd – è riferita al nome di una società per azioni che restaura e costruisce edifici di grandi dimensioni, in genere ad uso pubblico (teatri, musei, caserme) e importanti infrastrutture: fatturato dichiarato 340 milioni di euro. Vocata alla bellezza come recita il sito, è attualmente impegnata nella costruzione di una nuova caserma, la Farinati di Taranto, ad uso della Flottiglia Sommergibili (clicca qui). Inutile dire che i denari sono dei contribuenti, forse del PNRR che non è un cortese regalo europeo all’Italia. Ma, come dice, in uno dei pochi dialoghi apprezzabili in Minerva: la scuola (mini serie Netflix), il comandante in capo e preside del liceo militare a una professoressa, «se i soldi vanno alle accademie militari, al bilancio della difesa e non alla sanità e all’istruzione, è perché rappresentano una priorità. Infatti, grazie alla educazione all’ordine, alla disciplina, all’obbedienza e all’onore nella difesa della patria, si preparano cittadini migliori, e in migliori condizioni fisiche» (cito a memoria). Così, rincuorati da questa convinzione e abbagliati dalla bellezza del complesso Maricendatt, entriamo – come ha fatto il genitore che segnala – con i nostri bambini e le nostre bambine all’open day organizzato dai marinai, nonché aviatori. Cos’è un open day a scuola lo sappiamo bene. Si tratta di mostrare le strutture, le materie prime (culturali, disciplinari e dispositivi tecnologici) e presentare l’offerta di prodotto finale di un istituto scolastico perché le famiglie lo scelgano per i loro figli e figlie. L’americanata del giorno aperto arriva in Italia con l’Autonomia Scolastica. La mostra di mercanzia di competenze professionali impiegata a ottenere migliori competenze scolastiche da parte degli alunni è, nei fatti, concorrenza fra i migliori, è lotta per le iscrizioni. Ormai uno squallido rituale annuale. Quale mercanzia sui banconi del Maricendatt si offrono alle famiglie in visita? Ovviamente armi, modellini di aerei, navi, sommergibili. Forze giovanili da arruolare per la guerra, che è già qui, per cui è meglio abituare anche i più piccoli al futuro che li aspetta, se non in divisa, almeno a supporto civile durante e dopo il disastro. Gli Spartani bellicosi sono utilissimi, anche solo per mostrare le spade affilate al nemico eventuale, al barbaro che stiamo aspettando attacchi la fortezza Italia. Le foto inviate sono chiarissime, e sono fra le tantissime che, nei nostri tre anni di vita come associazione, quotidianamente riceviamo. Una domanda mi sorge spontanea: il/la genitrice/tore che le ha scattate perché non ha prontamente allontanato il suo bambino da un luogo dove, sicuramente in buona fede, lo ha portato in visita? La parola chiave è responsabilità, che non è l’accountability con cui si ha a che fare in una logica procedurale di ottenimento di risultato, ma è etica, è la chiamata rivolta all’adulto affinché, con il suo habitus quotidiano di comportamento e con la sua capacità di allontanare dal pericolo il minore, sia esempio e riferimento nella sua crescita. Quando Ovidio scrisse le parole in esergo si riferiva ad altre città dell’Egeo, perché Taranto era già vecchia di oltre 700 anni. Vecchiezza che mostrano le sue rovine, rughe e cicatrici che segnano il suo aspetto ancora superbo, il meraviglioso affaccio sui due mari. Dal porto, portando lo sguardo sulla destra si vedono le ciminiere e i fumi dell’Italsider, paesaggio surreale, come lo è Marghera vista dal campanile di San Marco. Sembra che lo sviluppo industriale italiano abbia dovuto, per una qualche ragione irragionevole, collocare le aziende più inquinanti e dannose nei luoghi più magici del paese, tentando poi, dopo anni di disastri economici, svendite del capitale nazionale e avvelenamenti, di disfarsene. E allora, Taranto è anche il Quartiere Tamburi, la città a-normale, dove per lavorare si muore e si fa morire spesso proprio quell’infanzia che di cui siamo responsabili. Ma il discorso si allargherebbe oltre gli scopi di questo commento. Magari chi legge dia un’occhiata al Piano Taranto elaborato da un comitato di cittadini con collaborazioni professionali eccellenti, costantemente rinnovato con nuove ricerche e nuovi elementi di contesto. Altrettanto costantemente ignorato da TUTTI i governi negli ultimi anni (clicca qui). E, visto che l’immaginario collettivo è fatto anche di storie, servirebbe vedere il film Palazzina Laf del regista e attore tarantino Michele Riondino. Fra nazionalizzazioni striscianti e strani connubi con proprietà straniere, arresti eccellenti, sentenze della magistratura, silenzio dei sindacati, vige sempre il ricatto fra perdita del lavoro (anche cassa integrazione,ovviamente) e il rischio di malattia e morte. In una acciaieria che, come dice amaramente un operaio nel film, non ha mai prodotto nemmeno una forchetta, ma forse, aggiungo io, si riconvertirà in produzioni di armi. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Civitavecchia, la “città-caserma” cardine per la militarizzazione delle scuole laziali. La Marina e il suo programma
Ci sono città, come Civitavecchia, che più di altre sembrano essere attraenti per quanto riguarda le gite e gli incontri didattici con le forze armate. Sono passati dodici anni esatti da quando l’esecutivo guidato dal Partito Democratico, governato da Renzi e dall’ala più aperta alla collaborazione con il centrodestra, ha aperto le scuole alla militarizzazione tramite il Protocollo d’intesa fra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) e il Ministero della Difesa (11 settembre 2014).  Da allora, le presenze nelle scuole delle divise appartenenti a varie armi si sono consolidate e ampliate. Nessuno fra i vari governi che si sono avvicendati in questi anni ha dato voce alle tante richieste dal basso che hanno tentato di proporre un’inversione di marcia. Nelle zone portuali, contraddistinte soprattutto dalla presenza della Marina Militare, ma anche da quella di alcuni reparti speciali dell’Esercito in veste di docenti ante litteram, si sono alternate con regolarità cadenzata durante l’anno scolastico gite e lezioni incentrate sui soliti cavalli di battaglia della sicurezza/legalità e della prevenzione. La prima, ormai, declinata in termini di difesa e ossequio acritico a qualsiasi forma di norma statale, la seconda, invece, diventata nel tempo sinonimo di deterrenza. Alcuni partiti politici, sindacati e testate a essi ispirati, supportati da diverse associazioni e collettivi studenteschi, si stanno battendo in prima linea per poter tornare alla situazione antecedente al biennio 2014-2015. Il quotidiano Domani, ad esempio, ha messo sotto i riflettori (tramite il reportage “Gite nelle basi militari e forze armate in cattedra”) i sempre più continui ingressi degli studenti nell’ex Ce.Si.Va. di Civitavecchia. Parallelamente a questa iniziativa, è stato organizzato dalla Marina Militare il programma “Visita le nostre navi”, permettendo a Civitavecchia di diventare nel tempo una delle città laziali più frequentate da parte degli studenti della regione, per effetto del programma ‘Cultura della legalità’. Talvolta, sfruttando le convenzioni con il Comune, le scuole visitano attraverso gite ibride sia i beni storici custoditi all’interno delle aree militari, come ad esempio la storica Biblioteca dell’ ex Ce.Si.Va., sia quelli civili, come il Museo Storico e le Cisterne Romane di epoca traiana. L’ex Ce.Si.Va. è il Centro Simulazione e Validazione dell’Esercito e ha sede nella storica Caserma “Giorgi” di Civitavecchia. Si tratta di un cervello tecnologico della Forza Armata riguardante un tipo di addestramento che viene simulato virtualmente. L’asset tecnologico avanzato presente nel centro, inserito durante il 2025 all’interno del progetto COMVIE (Comando Virtuale dell’Esercito), ha attirato molto l’interesse di scuole, studentesse e di studenti, i quali vedono coi loro occhi dei campi di battaglia digitali virtuali comparabili a dei videogiochi. Ovviamente, tale comparazione può confondere i giovani visitatori, sicché essi possono andare incontro ai fenomeni di distacco della letalità reale e distacco emotivo da certe dinamiche di guerriglia. Tramite ciò, si corre il rischio di presentare la carriera militare e la gestione dei conflitti come un’estensione tecnologica e pulita del loro hobby quotidiano, ovvero quello di giocare ai videogame a tema militare. Per quanto riguarda, invece, il programma della Marina militare “Visita le nostre navi”, si tratta di visite che non hanno una cadenza giornaliera fissa, ma si attiva in corrispondenza di grandi esercitazioni nazionali (come la nota “Mare Aperto”) e di ricorrenze storiche (come la Giornata della Marina) o l’attracco della nave Amerigo Vespucci al porto di Civitavecchia. La Portaerei Cavour (Ammiraglia) è la nave che più attira l’attenzione dei visitatori durante alcuni di questi eventi, i quali possono salire sul ponte di volo e osservare da vicino gli hangar, ma anche i sistemi di gestione dei velivoli STOVL. Ma si possono visitare anche l’Unità Multiruolo e Cacciatorpediniere e le varie navi logistiche e da sbarco, specie per la tecnologia dei radar di bordo e la vita marinaresca. L’appoggio politico sul territorio appare trasversale e non vede particolari dimostrazioni di disinteresse verso la ‘Cultura della legalità’, svolta sotto forma di lezione nelle aule e durante gli eventi da chi indossa una divisa, ossia chi ha giurato “fedeltà all’arma” e non alla pedagogia. Michelangelo Loriga -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Bambini in caserma. Riflessioni sulla cerimonia del 4 maggio allo Stabilimento Chimico Farmaceutico militare di Firenze
Il 4 maggio 2026 all’interno dello Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze si è svolto un evento per celebrare il 165° anniversario della fondazione dell’Esercito Italiano. La cerimonia è avvenuta alla presenza di alunni della scuola primaria, come apprendiamo da un post della pagina Facebook del Colonnello Arcangelo Moro, Direttore dello Stabilimento. Dopo un «solenne alzabandiera» è stata ricordata la battaglia del Piave durante la Prima Guerra Mondiale come simbolo dei valori dell’Esercito: coraggio, sacrificio e senso del dovere. Il post conclude: «Una giornata di storia, emozione e condivisione, che ci ricorda quanto sia prezioso custodire e tramandare i valori della nostra Nazione». Una storia selettiva quella evocata: una narrazione eroica, priva del contesto. Le perdite italiane in quella battaglia furono dell’ordine delle decine di migliaia; la gestione militare italiana della Prima Guerra Mondiale è storicamente documentata come una delle più costose in termini di vite umane rispetto ai risultati ottenuti, con responsabilità di comando ampiamente dibattute dalla storiografia. Ma la lacuna più significativa riguarda la memoria coloniale. L’Esercito Italiano – la stessa istituzione di cui si celebra il 165° anniversario – è responsabile di crimini di guerra documentati nelle campagne coloniali di Libia, Etiopia e Somalia: uso di armi chimiche, esecuzioni di massa, politiche di sterminio della popolazione civile (circa un milione di vittime). Questo solo soffermandoci sulla storia del primo novecento. Quindi, cosa tramandiamo alle nuove generazioni? I valori della nostra Nazione. Per l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università i valori della Nazione sono inscritti nella Costituzione. Primo fra tutti l’art. 11 afferma: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Se si intende davvero «trasmettere i valori della Nazione» alle bambine e ai bambini, questo è il riferimento costituzionale primario. La domanda più rilevante dal punto di vista dell’Osservatorio è: perché bambini della scuola primaria? La loro inclusione che funzione assolve se non quella della socializzazione precoce a un’identificazione positiva con l’istituzione militare? L’alzabandiera solenne, l’ambiente e la cornice emotiva – «momento carico di emozione e rispetto» – sono elementi di una messa inscena pedagogica che produce familiarità e appartenenza, non conoscenza critica, un utilizzo del registro emotivo come canale privilegiato di trasmissione. Infine, lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze è l’unica officina farmaceutica di Stato della Repubblica Italiana, alle dipendenze dell’Agenzia Industrie Difesa, ente vigilato dal Ministero della Difesa. Tra le sue produzioni figurano farmaci orfani e cannabis terapeutica, ma anche – secondo quanto pubblicato dall’Agenzia Industrie Difesa stessa – kit di decontaminazione chimica, biologica, radiologica e nucleare, autoiniettori e antidoti CBRN per uso militare. Si tratta dunque di un’installazione con funzioni militari operative, non di un presidio sanitario civile. Che questo sia il contesto scelto per un’iniziativa rivolta a bambini della scuola primaria è un dato che le famiglie e le istituzioni scolastiche coinvolte avrebbero diritto di conoscere esplicitamente. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Pisa, 27 aprile: la “Solidarietà” della Guerra. Scuole in Caserma mentre la città diventa hub bellico
Mentre i cieli di Pisa continuano a essere solcati da aerei cargo carichi di armi e i binari della nostra stazione vedono sfrecciare convogli militari diretti ai fronti di guerra, l’Amministrazione Comunale e l’Associazione “Nicola Ciardelli” ripropongono la consueta maschera della “Giornata della Solidarietà”. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denunciamo con forza un’edizione 2026 che, dietro la retorica dell’ambiente e della tutela delle future generazioni, nasconde l’accettazione acritica di un’economia di guerra e di un controllo sociale sempre più asfissiante. HUB MILITARE PISA: AEROPORTO E FERROVIE AL SERVIZIO DEL CONFLITTO Quest’anno il coinvolgimento delle infrastrutture cittadine raggiunge livelli inaccettabili. Portare gli studenti e le studentesse della scuola secondaria all’Aeroporto “Galilei” per parlare di “libera circolazione” e dell’agenzia Frontex è un insulto all’intelligenza dei/delle giovani. Quello stesso aeroporto è il fulcro del transito di sistemi d’arma verso i teatri di conflitto; parlare di “spazio comune di libertà” in un luogo che funge da magazzino logistico per la morte è puro revisionismo della realtà. Questo accade mentre non si dice una parola riguardo alla richiesta del Governo di aprire anche in Toscana un abominevole centro di Centro di permanenza e rimpatrio. Parallelamente, assistiamo alla partecipazione della Polizia Ferroviaria. Recentemente, interrogata sul transito di convogli carichi di carri armati e munizioni sui binari civili, RFI (Rete Ferroviaria Italiana) ha risposto con agghiacciante pragmatismo che la “sicurezza del trasporto” è garantita da scorte militari dedicate. È questa la “sicurezza” che volete insegnare ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze? Una sicurezza fatta di blindati che sottraggono spazio e risorse ai pendolari per servire la logistica bellica? Come ben sottolineato anche i Ferrovieri contro la guerra nei giorni scorsi per ricordare alla comunità i due anni dalla sigla dell’accordo tra RFI e Leonardo. DECRETO SICUREZZA E CONTROLLO INFORMATICO: LA SCUOLA COME COMMISSARIATO Il programma del 2026 spinge sull’acceleratore della repressione. I percorsi presso l’Auditorium “Maccarrone” e la Caserma “Mameli” trasformano temi delicati in propaganda securitaria: * Cyber-controllo: La Polizia Postale istruisce i/le giovani non all’uso critico del mezzo, ma al timore della sanzione, in perfetta linea con le nuove norme dei Decreti Sicurezza che mirano a criminalizzare il dissenso online e le proteste sociali. * Repressione del Dissenso: in un clima in cui manifestare per la pace o contro le grandi opere inutili diventa un reato punibile con pene sproporzionate, far entrare la Polizia Scientifica nelle scuole primarie per mostrare “tecniche di repertazione” serve a normalizzare l’idea di una società in cui ogni cittadino e ogni cittadina è un/una potenziale sospetta/o da schedare. LA FARSA DELLA SOLIDARIETÀ IN DIVISA Non può esserci solidarietà in una caserma. Non può esserci educazione alla pace, se il modello proposto è quello del paracadutista che si lancia sul Ponte di Mezzo, simbolo di una proiezione di forza che l’Articolo 11 della nostra Costituzione ripudia esplicitamente. Non ci può essere cultura della memoria, se si rammenta un soldato morto a Nassiriya, senza contestualizzare il ruolo degli stati Uniti nella guerra in Iraq e senza spiegare la presenza dei militari italiani in territorio straniero a distanza di anni dalla fine della guerra. Denunciamo la complicità delle istituzioni locali che mettono a disposizione autobus, uffici e risorse pubbliche per questa operazione di marketing militare, mentre la scuola pubblica cade a pezzi e i fondi per la ricerca civile vengono dirottati verso le aziende produttrici di armi e i sistemi di intelligenza artificiale per il combattimento. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università invita docenti, studenti, studentesse e genitori a boicottare le attività che si svolgono in luoghi di guerra e repressione. Rivendichiamo una scuola che sia laboratorio di pace reale, fatta di cooperazione internazionale, disarmo e critica alle menzogne del potere. Pisa non deve essere una caserma a cielo aperto, né un trampolino per le guerre altrui. FUORI LE GUERRE E LE DIVISE DALLE NOSTRE SCUOLE Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Pisa -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Grosseto, 14 aprile: studenti in caserma, la scuola incontra le armi
Martedì 14 aprile le classi quarte del polo tecnologico “Manetti–Porciatti” di Grosseto parteciperanno a una visita guidata presso il museo e le officine meccaniche del Reggimento “Savoia Cavalleria” (3º). Presentata come attività formativa e di orientamento, questa iniziativa si inserisce in una sequenza ormai sempre più fitta di eventi analoghi che, dall’inizio dell’anno, hanno visto la presenza costante di forze armate e forze dell’ordine dentro e intorno alle scuole del territorio. Non si tratta più di episodi isolati. In pochi mesi si contano già diversi casi: progetti come “Train to be cool” della Polfer nelle scuole, attività di orientamento tecnico collegate all’industria militare, incontri con personale delle forze armate, fino alle visite dirette in basi e strutture operative. Una continuità che segnala un cambio di passo: la presenza delle istituzioni armate nel mondo scolastico non è più straordinaria, ma sempre più normalizzata. L’iniziativa conferma la proposta dell’ambiente militare come opzione caldeggiata per accogliere i ragazzi all’uscita dalla scuola superiore, evidentemente in linea con quanto previsto dal progetto dell’Ufficio Scolastico Regionale della Toscana dal titolo Conferenze scolastiche di informazione e orientamento e visite scolastiche presso le Unità dell’Esercito per l’anno scolastico 2025-2026. Il linguaggio utilizzato – “educazione”, “cultura della sicurezza”, “orientamento” – contribuisce a rendere neutra e quasi invisibile la natura di queste attività. Ma è proprio questa neutralizzazione a sollevare interrogativi. Quando la presenza è costante, smette di essere una proposta tra le altre e diventa parte del contesto educativo stesso. La scuola, da spazio critico e pluralista, rischia di trasformarsi in un luogo di legittimazione simbolica di quelle specifiche istituzioni dello Stato, atte alla repressione e controllo. Particolarmente delicato è il tema dell’orientamento. Le iniziative vengono spesso presentate come opportunità per conoscere percorsi professionali. Ma quanto è realmente libera una scelta quando una sola opzione – quella militare o delle forze dell’ordine – viene proposta con questa frequenza, con il sostegno istituzionale e con un forte impatto simbolico? E soprattutto: viene garantito lo stesso spazio e la stessa visibilità ad alternative civili, sociali, cooperative, culturali? A ciò si aggiunge un problema di fondo: l’asimmetria dell’informazione. Le attività tendono a mostrare aspetti tecnologici, organizzativi, persino “affascinanti” del mondo militare, mentre restano sullo sfondo – o del tutto assenti – le implicazioni reali dell’uso della forza, della guerra, della violenza istituzionalizzata. Il punto non è negare il ruolo delle forze armate o delle forze dell’ordine in uno Stato, ciò meriterebbe un approfondimento a parte. Il punto è distinguere tra conoscenza critica e promozione implicita. Tra educazione civica e costruzione del consenso. Una scuola pubblica dovrebbe offrire strumenti per comprendere la complessità, non indirizzare verso una visione univoca. Non è un caso che una presenza così pervasiva delle istituzioni armate nei percorsi educativi sia storicamente tipica di contesti autoritari o fortemente militarizzati, così come di quelle “democrazie” che hanno costruito la propria identità attraverso guerre, espansioni e violenze sistemiche. In questi contesti, la scuola diventa uno degli strumenti principali per normalizzare la dimensione militare nella società, fin dalle età più giovani. Il caso di Grosseto, da questo punto di vista, è emblematico. La città rappresenta uno dei principali poli militari della Toscana: ospita il 4º Stormo dell’Aeronautica Militare, tra le basi aeree più rilevanti del Paese, reparti dell’Esercito come il Savoia Cavalleria e il Cemivet, oltre a una presenza significativa di Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza e Polizia Locale. Si stima che circa 4.000 persone lavorino in questi comparti, su una popolazione di circa 80.000 abitanti. Una proporzione molto alta. Questo dato ha anche un riflesso sociale diretto: è plausibile che in molte classi siano presenti studenti e studentesse con genitori impiegati in questi settori. Una condizione che rende più complesso, e talvolta più delicato, introdurre uno sguardo critico sul tema. Il rischio è che il dibattito venga implicitamente disinnescato, non per mancanza di questioni, ma per la difficoltà di metterle in discussione in un contesto così fortemente interconnesso. C’è poi un ulteriore elemento da considerare: la trasformazione del concetto stesso di “sicurezza”. Da tempo, nel discorso pubblico, la sicurezza viene sempre più associata a controllo, ordine, repressione. Molto meno si parla di sicurezza economica, sociale, abitativa, sanitaria. Eppure è proprio su questi piani che si gioca la qualità della vita delle persone. Portare nelle scuole quasi esclusivamente una visione securitaria legata alle divise significa contribuire a restringere l’immaginario collettivo su cosa significhi davvero “vivere in sicurezza”. Di fronte a questa tendenza, alcune domande diventano inevitabili. Chi decide queste iniziative? Con quali criteri vengono approvate? Qual è il ruolo degli organi collegiali delle scuole? Esiste un equilibrio tra le diverse proposte educative? Viene garantito il pluralismo? La visita del 14 aprile al Savoia Cavalleria non è quindi un episodio isolato, ma l’ennesimo tassello di un processo più ampio. Un processo che merita attenzione, discussione pubblica e, soprattutto, trasparenza. Una comunità democratica non teme il confronto tra punti di vista diversi. Ma proprio per questo ha bisogno di scuole che restino luoghi autonomi, critici e aperti, capaci di distinguere con chiarezza tra educazione e influenza, tra conoscenza e indirizzo. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Grosseto -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Il Fatto Quotidiano: Lecce, studenti in gita nella caserma dell’Esercito: “È promozione della cultura scientifica”
DI ALEX CORLAZZOLI SU IL FATTO QUOTIDIANO DEL 2 MARZO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Alex Corlazzoli, pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 2 marzo 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. Sul sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuola e delle università ci sono persino delle immagini della giornata. “Alla caserma – denuncia l’associazione pacifista – è collegato un poligono di tiro nel quale si svolgono regolarmente delle esercitazioni militari a causa delle quali la polizia locale emette degli annunci di pericolo per tutta la popolazione residente e turistica, e conseguente divieto di attraversare la zona. Una ricaduta debilitante per qualsiasi altra attività sociale ed economica presente in quel territorio, tranne che per il comparto militare...continua a leggere su www.ilfattoquotidiano.it. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Promozione della cultura scientifica per 500 studenti e studentesse di Lecce? Visita in caserma!
Veniamo a conoscenza dell’ennesima circolare scolastica in provincia di Lecce che, con un automatismo deplorevole, permette, in seno a un programma di promozione della cultura scientifica, di disporre per alcune classi quinte di un istituto di istruzione secondaria superiore una visita guidata in una caserma dell’esercito italiano. Alcune classi quinte del polo tecnico professionale Moccia – Vanoni di Nardò (Lecce) sono state infatti condotte nella caserma Floriani di Torre Veneri, sede del reggimento addestrativo della scuola di cavalleria dell’esercito. Gli/le studenti sono stati/e prelevati/e da un pullman dell’esercito italiano, hanno trascorso un’intera mattinata in caserma, e poi sono stati/e ricondotti/e davanti alla scuola da loro frequentata (clicca qui per la circolare in chiaro). Come se non bastasse, alla caserma in oggetto è collegato un poligono di tiro nel quale si svolgono regolarmente delle esercitazioni militari a causa delle quali la polizia locale emette degli annunci di pericolo per tutta la popolazione residente e turistica, e conseguente divieto di attraversare la zona. Una ricaduta debilitante per qualsiasi altra attività sociale ed economica presente in quel territorio, tranne che per il comparto militare. Anche questo 18 febbraio, lo stesso giorno della visita delle classi quinte del IISS Moccia-Vanoni nella caserma Floriani, nel poligono sito nel tacco d’Italia, a soli 40 Km da Nardò, si svolgevano esercitazioni a fuoco diurne e notturne con armi di vario calibro, come recita la pagina Facebook: «ESERCITAZIONI A FUOCO – POLIGONO MILITARE DI TORRE VENERI (LECCE), Programmazione febbraio 2026. Nei giorni 2, 3, 4, 5, 6, 9, 10, 11, 12, 13, 16, 17, 18, 19, 20, 23, 24, 25, 26 e 27 febbraio 2026, nella fascia oraria 08:00 – 23:00, si svolgeranno esercitazioni a fuoco diurne e notturne con armi di vario calibro presso il Poligono Militare di Torre Veneri» (clicca qui per il link dell’informazione). Così è stato anche a novembre, a ottobre, ad aprile e a marzo 2025, come si può evincere da questi reperti: uno, due, tre e quattro. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università critichiamo aspramente le iniziative che mettono in comune scuola e comparto militare. Invece che portare i/le nostri/e studenti a sorbire la propaganda securitaria e della difesa, come docenti e responsabili del loro tempo a scuola, dovremmo sottoporre loro contenuti di qualità maggiore, mostrando per esempio le ricadute sociali e ambientali dei sistemi produttivi, comparandoli. Dovremmo, come insegnanti, soffermarci con gli/le studenti sulle contraddizioni, in questo caso della caserma Floriani di Torre Veneri che, seppure inserita in un progetto di efficientamento energetico (progetto Caserme Verdi avviato nel 2018 dal sistema Difesa) ha una finalità tra le più distruttive per l’ecosistema, quella dei conflitti armati e il suo poligono militare risulta spaventosamente attivo e inquinante per suolo, aria e mare (clicca qui per le info). Le “Giornate di promozione della cultura scientifica” così come previste dal programma della provincia di Lecce, prevedono un numero nutrito di enti (1) di supporto. Sarebbe il caso di vietare che in questi rientrino le strutture dell’Esercito, della Marina militare e dell’Aeronautica e di verificare se gli altri enti sostengono le applicazioni del dual-use. Nei giorni scorsi circa 500 studenti delle scuole superiori salentine hanno visitato caserme militari. Studenti dell’ IISS “E. Fermi” e dell’ITES “A. De Pace” di Lecce, dell’IISS “S. Trinchese” di Martano (clicca qui), dell’IISS “Moccia-Vanoni” di Nardò e dell’IISS “E. Mattei” di Maglie (clicca qui per la notizia). Qui le foto dal profilo Facebook dell’IISS “S. Trinchese” di Martano (LE). L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università continua nel suo lavoro di formazione e informazione, che sente necessario per tenere in vita il conflitto sano ed efficace della democrazia e scongiurare scenari cupi, autoritari e guerrafondai. Teniamo a precisare che questo articolo è stato scritto in seguito a una segnalazione di un/una nostro/a simpatizzante. Se anche tu vieni a conoscenza di una attività scolastica collegata alla presenza/supervisione di ufficiali militari o delle forze dell’ordine, scrivici all’indirizzo osservatorionomili@gmail.com. (1) I laboratori dei Dipartimenti dell’Università del Salento – Polo Ecotekne: Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche e Ambientali, Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione, CEDAD Centro di Fisica Applicata, Datazione e Diagnostica; istituti di ricerca CNR-ISPA Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari, CNR-ISAC Istituto di Scienze per l’Atmosfera e Clima, CNR- ISPC Istituto per le Scienze del Patrimonio Culturale, CBN Centro per le Nanotecnologie Biomolecolari dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Arnesano, e Agenzia regionale di Ricerca e Protezione Ambientale (ARPA), Aziende sanitarie (ASL) Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università --------------------------------------------------------------------------------
Visita scolastica del Liceo “Galilei” di Civitavecchia alla Caserma dell’Esercito. Quale scopo didattico?
Con il solito orgoglio che caratterizza le Forze armate ogni qual volta riescono a mettere mani sulle scuole, la pagina ARES – OSSERVATORIO DIFESA riporta la notizia della conclusione del ciclo di visite di alcune classi del Liceo Scientifico “Galileo Galilei” di Civitavecchia, presso il polo culturale sito nella Caserma MOVM “Capitano Luigi Giorgi”, sede del Comando Valutazione e Innovazione dell’Esercito (COMVIE). Il COMVIE ha recentemente (giugno 2025) ereditato le competenze del Centro Simulazione e Valutazione dell’Esercito e come chiarisce il Generale di Corpo d’Armata Francesco Olla è il «principale riferimento per l’applicazione della simulazione asservita all’addestramento per la preparazione dei Comandi e delle unità», sia per le operazioni nazionali che internazionali. Il COMVIE valuta «il raggiungimento del necessario livello di prontezza» sia in termini di deterrenza, sia in termini di prontezza «(essere pronti) alle chiamate, sempre più frequenti, del Paese e dei suoi cittadini» (il corsivo dal discorso del gen. Olla). Prontezza è purtroppo, una parola entrata nel vocabolario comune grazie ai piani di Riarmo Europeo dello scorso anno Readiness-2030, e il COMVIE è l’organismo istituito a valutare l’adeguatezza del nostro esercito a questo obiettivo. Le classi dell’istituto Galileo Galilei, accolte dal generale, sono entrate a visitare proprio questo luogo istituito «all’organizzazione di esercitazioni volte ad attestare il raggiungimento delle capacità operative “fondamentali”», che utilizza «sistemi di simulazione tecnologicamente avanzati», con replica di «ambienti operativi realistici nell’ambito dei quali valutare le performance» dei mezzi, degli uomini, dei procedimenti tecnico-tattici «al moderno campo di battaglia». Con la solita tattica mistificatrice che caratterizza il processo di militarizzazione delle scuole, alle studentesse e agli studenti viene mostrato il finto “volto buono” (Polo culturale lo chiamano!) delle strutture militari con il fine di dare continuità ai percorsi scolastici e queste assurde visite di (non)istruzione. Ed ecco le scolaresche visitare la Biblioteca e il Museo Storico, scoprire il patrimonio librario di oltre sessantaduemila volumi, le collezioni di riviste militari (italiane e straniere), le quasi diecimila carte geografiche e topografiche, i testi seicenteschi e settecenteschi donati da Casa Savoia (come non riabilitare la monarchia invischiata con il fascismo?), l’archivio della “Scuola Superiore di Guerra”che nata nel 1867,  chiusa nel 2003 si è trasformata in COSIVA (Centro Simulazione e Valutazione dell’Esercito) e oggi in COMVIE (cambiano i nomi, ma la  sostanza è sempre la stessa!). Il giorno dell’inaugurazione del COMVIE, il gen. Olla ha ricordato «il legame indissolubile che esiste da anni tra quella che un tempo era chiamata “Scuola di Guerra” e la città di Civitavecchia», ricordando, con il solito uso strumentale (e retorico!) della storia e dei personaggi storici, «il premio Nobel per la fisica Guglielmo Marconi che, proprio sulla nave “Elettra”, ormeggiata nel porto storico della città, portava avanti i suoi esperimenti». In tempi di riarmo, di corsa agli armamenti, di diffusione della cultura della difesa, di leva “volontaria, di tentativi del ministro della difesa Guido Crosetto (e degli omonimi europei) di fondere militare e civile, queste incursioni nel mondo militare (impossibile chiamarle visite di istruzione o gite scolastiche) mostrano il loro vero volto: quello della normalizzazione della guerra che attraverso la campagna di costruzione di un’immagine “positiva ” delle forze armate conduce all’avvicinamento delle nostre e dei nostri giovani al mondo militare. Da docenti, come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, non possiamo fare a meno di porci le solite domande: Quale futuro stanno sognando queste e questi docenti del Galilei per le proprie studentesse e i propri studenti? Un futuro di indissolubile legame con le forze armate? Quale presente stanno mostrando loro se, già da oggi, il legame lo istituiscono con la scuola? Ci auguriamo che, se non proprio dalla dirigenza della scuola, quantomeno i colleghi e le colleghe ci arrivino delle risposte in termini pedagogici sulla necessità e la profondità didattica di queste iniziative che vanno nella direzione della militarizzazione della scuola in accordo a programmi e progetti che prendono corpo al di fuori delle istituzioni della formazione. In assenza di risposte, continueremo a ritenere valido il “paradigma della militarizzazione”, che vede la normalizzazione delle guerra connessa alla necessità di reclutare quante più possibili unità (esseri umani) per operazioni belliche. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
All’Istituto “Mazzini–Modugno” di Bari arrivano i militari “per l’orientamento”: scuola o caserma?
All’Istituto Comprensivo Statale “G. Mazzini – G. Modugno” di Bari, il 21 gennaio 2026, le classi 3^A e 3^F della scuola secondaria di primo grado hanno incontrato alcuni rappresentanti del Comando Militare Esercito “Puglia” per una “Conferenza di Informazione, Orientamento ed educazione civica”, come riportato anche sul sito dell’istituto. L’iniziativa è stata inserita tra le “Buone pratiche” e tra le attività di “Orientamento”, attribuendo di fatto ai militari un ruolo di riferimento educativo e di guida per le scelte future di studenti e studentesse tredicenni (clicca qui per guardare sulla pagina Facebook della scuola l’iniziativa) Siamo di fronte a un ulteriore episodio in cui la presenza di un’istituzione armata viene proposta come opportunità formativa e di orientamento, presentando la carriera militare e, più in generale, l’apparato militare come sbocco legittimo e persino desiderabile per il futuro delle giovani generazioni. In questo quadro, l’educazione civica, come si nota dalle foto che la scuola ha condiviso sui suoi profili social a titolo di vanto, viene piegata a una narrazione che associa automaticamente cittadinanza, legalità e difesa dello Stato alla dimensione militare, alla possibilità di arruolamento, anziché a percorsi di partecipazione democratica, di gestione nonviolenta dei conflitti, di pratica del dialogo educativo, di tutela dei diritti e dei beni comuni. Colpisce, inoltre, che un incontro di “orientamento” non preveda – almeno da quanto emerge dalle comunicazioni pubbliche – un reale contraddittorio: non risultano momenti di confronto con soggetti portatori di culture di pace, con associazioni impegnate nell’obiezione di coscienza, nella difesa civile non armata e nonviolenta, nella promozione dei diritti sociali e ambientali. Come in molti altri casi, a un’istituzione armata viene offerto uno spazio privilegiato e simbolicamente molto forte, mentre analoghe possibilità non vengono concesse a chi si occupa di lavoro, welfare, solidarietà, cooperazione internazionale, nonviolenza. La retorica ministeriale che invoca la presenza del “contraddittorio” quando si parla di temi sensibili sembra svanire non appena si tratta di iniziative che elogiano, più o meno esplicitamente, il ruolo delle forze armate e il riarmo in un contesto internazionale segnato da guerre e tensioni crescenti. IL MESSAGGIO CHE PASSA È CHIARO: LE ISTITUZIONI MILITARI POSSONO ENTRARE IN AULA, PARLARE AI RAGAZZI E ALLE RAGAZZE IN NOME DELLA “LEGALITÀ” E DELLA “CITTADINANZA”, SENZA CHE ALCUNA VOCE POSSA INTERROGARE CRITICAMENTE LE CONSEGUENZE, ANCHE CULTURALI, DI QUESTA NORMALIZZAZIONE DELLA GUERRA COME ORIZZONTE. È chiaro il retroterra culturale di questo tipo di proposte “educative”: un militarismo sempre più pervasivo, che vuole rendere naturale e persino auspicabile l’inquadramento militare delle giovani generazioni, trasformando gli spazi scolastici in luoghi di legittimazione simbolica delle forze armate e, indirettamente, in riserva di futuri soldati. Ma la scuola, se vuole essere fedele al dettato costituzionale, dovrebbe essere innanzitutto luogo di pace, di pensiero critico, di educazione alla nonviolenza e alla cooperazione, non un corridoio preferenziale verso la caserma. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università considera iniziative come quella del “Mazzini–Modugno” di Bari parte di un più ampio processo di normalizzazione del militarismo nella società e invita docenti, studenti, famiglie e associazioni a vigilare, a chiedere trasparenza e reale pluralismo nelle proposte di orientamento e di educazione civica, a rivendicare percorsi formativi che mettano al centro la pace, la giustizia sociale e i diritti, non la culturale dell’obbedienza e dell’arma. Di seguito le foto scattate durante l’iniziativa a scuola e disponibili sulla pagina Facebook sella scuola. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente