Sandra Petrignani / Lo sciamano dell’anima
«Io credo che le tue parole diventeranno sempre più chiare con il passare del
tempo. Credo che l’essere umano avrà ancora più bisogno della psicoanalisi, non
avendo più la religione né nessun’altra risposta alle sue eterne domande, né
guide né maestri per capire chi è, per dare una spiegazione ai propri fantasmi».
Un anziano Carl Gustav Jung in punto di morte discorrendo con l’assistente
Aniela Jaffé che stava curando all’epoca la stesura di Ricordi, sogni,
riflessioni, il suo libro più personale, si chiede se qualcuno capirà mai ciò
che ha scritto, avendo sofferto dell’isolamento e dell’incomprensione per anni.
Siamo all’inizio di giugno del 1961 ma siamo già al termine dell’ultimo romanzo
di Sandra Petrignani, pubblicato da Neri Pozza e incentrato proprio sulla figura
enigmatica e quanto mai affascinante dello psicologo, psichiatra, antropologo e
filosofo svizzero.
Di Jung è stato detto e scritto molto e quindi cosa aggiungere al materiale già
esistente? Petrignani ci prova utilizzando proprio questa domanda come risposta
e sviluppando la trama su Egle, una scrittrice a caccia di una storia ma non di
una storia qualsiasi, una storia che riguardi la sua più recente ossessione:
Jung. Lettrice vorace che ha provato sulla sua pelle l’efficacia della
psicanalisi si trova ora a interfacciarsi con un dilemma enorme per la stesura
del nuovo libro. Per aiutarla ad affrontare la situazione con occhi diversi e
nuovi arriva in suo soccorso la vicina di casa Lorenza, ammaliata da tutte le
curiosità che l’amica le propina durante i loro pomeriggi trascorsi insieme. Il
confronto risulta interessante anche perché vede posizioni parzialmente opposte.
Oltre a Emma Rauschenbach, la moglie, ci furono molte altre donne a gravitare
nel mondo di Jung e con cui intrattenne una relazione sentimentale: la più
famosa, Sabine Spielrein, sua giovane paziente russa a cui fu diagnosticata la
schizofrenia e che divenne poi a sua volta psicoanalista nonché protagonista di
trasposizioni cinematografiche (A dangerous method del 2011, Prendimi l’anima
del 2002). Meno nota è invece l’americana Christiana Drummond Morgan, Lady
Morgana nel romanzo di Petrignani. Donna tormentata e conturbante, per Egle
figura da approfondire nell’universo-Jung: eccola la scintilla da cui partire
con la sua storia in sospeso. Si immagina quindi uno scenario nostalgico in cui
Christiana dopo essere stata sua paziente negli anni ’20 del Novecento, vuole
rivedere per l’ultima volta l’uomo che l’ha guarita dalle sue paure già una
volta e lo raggiunge a Zurigo, ritrovandolo immutato come nei suoi ricordi
nonostante il tempo trascorso.
I capitoli con i flashback sono abilmente intervallati a dettare il ritmo di una
storia senza tempo, di un nome – quello di Gustav Jung – senza tempo, e di
richiami e aneddoti senza tempo. La vita di quest’uomo è stata ricca in molti
sensi, il lavoro nell’ospedale psichiatrico Burghölzli, la cattedra
all’Università di Zurigo, i cinque figli, i viaggi in Kenya e Uganda,
l’alchimia, le amicizie con personalità del calibro di Hermann Hesse, senza
tralasciare il legame professionale con il collega austriaco Sigmund Freud. I
dialoghi e le conversazioni tra i due sono l’occasione per Egle di analizzare
nuovamente la sua vita, stavolta con una visione differente e distaccata, e un
mezzo per comprendere e accettare le decisioni prese in passato. Sullo sfondo di
una Roma letteraria ed eterea come solo lei sa essere, in concorrenza con un
lago, quello di Zurigo sulle cui sponde sorge la Torre di Bollingen, rifugio
senza comodità di Jung.
Tentativo quello di Petrignani, già autrice di altre biografie romanzate come La
Corsara, Marguerite e Addio a Roma, di dare lustro alla figura di colui che
veniva considerato lo sciamano. Se la scelta fosse ricaduta su Sabine Spielrein
forse l’epistolario sarebbe stato più curioso ma va anche sottolineato che della
loro storia si è detto tutto il possibile quindi la scelta di una figura più in
ombra era obbligata. Se ci si approccia conoscendo poco o nulla del mondo di
Jung è invece da considerarsi un ottimo punto di partenza per ampliare la
ricerca e approfondire la lettura della sua opera – in particolare Ricordi,
sogni, riflessioni, e Il libro rosso.
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