Napoli per l’Ucraina: una città in cammino tra resistenza e speranza
Una lunghissima bandiera blu e gialla attraversa il centro storico. Scorre tra
le mani dei manifestanti come un filo continuo che unisce generazioni diverse.
Intorno, cartelli alzati, passi lenti, un silenzio composto. Anche la città
sembra rallentare, quasi a mettersi in ascolto.
Nel quarto anniversario dell’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte
della Russia, Napoli è scesa in piazza con un corteo da Piazza Dante a Piazza
del Plebiscito per ribadire che la solidarietà non può diventare abitudine né
silenzio. L’iniziativa, promossa da Dateci le Ali APS con il patrocinio del
Consolato Generale d’Ucraina a Napoli, ha unito la dimensione umanitaria a un
richiamo alla responsabilità civica europea.
A Piazza Dante, prima della partenza, si sono alternati diversi interventi che
hanno dato voce alla comunità ucraina e alle realtà civiche presenti. Ha preso
la parola il Console Generale d’Ucraina a Napoli, Maksym Kovalenko. È
intervenuto il parroco della comunità ucraina, Vasyl Trach, che ha impartito una
benedizione. Tra i passaggi dell’intervento di Oles Horodezkyi,
dell’Associazione Cristiani Ucraini d’Italia, è risuonato un dato che ha
riportato tutti all’attualità del conflitto. «L’aggressione russa contro
l’Ucraina è il conflitto più importante in Europa dai tempi della Seconda Guerra
Mondiale. Siamo qui per sostenere la resistenza dei nostri militari e della
nostra popolazione civile, che da quattro anni vive sotto le bombe ma non si
arrende e non si arrenderà mai. Solo stanotte cinquanta missili da crociera e
trecento droni hanno colpito le nostre città». Le sue parole sono state accolte
da un coro spontaneo di solidarietà.
Hanno portato il loro contributo anche Mattia Alvino per Liberi Oltre, Lucia
Lemaire per l’Associazione Vittime Civili di Guerra e Antonio Giuliano per il
Partito Liberal Democratico. Era presente, in rappresentanza del sindaco Gaetano
Manfredi, anche l’assessore alla Polizia Municipale e alla Legalità del Comune
di Napoli, Antonio De Iesu, che ha espresso la solidarietà dell’amministrazione
comunale e della città al popolo ucraino.
Il corteo si è poi mosso verso Piazza del Plebiscito. Il passaggio della lunga
bandiera è stato uno dei momenti più tangibili della giornata. Non c’era
retorica, ma raccoglimento. Napoli sembrava per un momento sospesa, come in un
abbraccio collettivo verso una popolazione ferita ma non piegata.
All’arrivo in Piazza del Plebiscito la manifestazione è proseguita con nuovi
interventi pubblici. Sono intervenuti nuovamente il Console Kovalenko e
l’assessore Antonio De Iesu. Ha preso la parola Bogdan Cushnir per i Radicali
Italiani. In collegamento da Kiev sono intervenuti l’attivista Ivan Grieco e
Carlo Calenda. Hanno portato il loro contributo anche Alfonso Mariagallo per
+Europa, Gianluca Auriemma per Ora Campania e Natalia Trubyshchuk per CS Centro
Soluzione CAF.
La parte conclusiva si è trasformata in un momento performativo collettivo
dedicato ai più piccoli, intitolato “Speranza per l’Ucraina”.
In collaborazione con l’Associazione Italiana Editori, Dateci le Ali APS sta
contribuendo alla distribuzione di 36.000 volumi sul territorio italiano,
nell’ambito del progetto Tales of EUkrain finanziato dalla Commissione Europea.
Un’azione che affida ai libri un compito civile preciso: costruire prossimità,
rafforzare il senso di appartenenza europea, superare i confini dell’emergenza
attraverso la cultura.
Ai libri si è affiancato un altro gesto dedicato ai più piccoli. Sono state
donate bambole ai bambini presenti, con il contributo del Rotary Club Ulisse
2101 Golfo di Napoli, guidato dal presidente Luigi Carrino, e di Ortopedia
Meridionale di Salvio Zungri. In un contesto segnato dallo sradicamento, una
bambola non è un semplice regalo. È un oggetto-ponte, un riferimento familiare
che restituisce continuità affettiva e un senso di stabilità in mezzo alla
precarietà.
Il Console Generale d’Ucraina a Napoli, Maksym Kovalenko, ha definito
l’iniziativa «un raggio di speranza in un momento tanto difficile per il popolo
ucraino».
Il presidente del Rotary Club Ulisse 2101 Golfo di Napoli, Luigi Carrino, ha
dichiarato: «Il Rotary è un laboratorio di umanità, dove le idee diventano
azioni e le azioni diventano speranza. Vogliamo offrire ai bambini e alle
famiglie un segno tangibile di vicinanza e di pace. Perché servire, in fondo,
significa donare un sorriso, e ogni sorriso può davvero cambiare il mondo».
Sul palco si sono alternati momenti artistici e musicali con Crasa+,
l’associazione Progetto Infanzia, i giovani artisti di Dateci le Ali con il
progetto “Radici in scena”, i bambini del progetto “Crescere in musica”, il
duetto di Olena Chervinchuk e Tetiana Semenhiv, quello delle bambine Diana
Mizerna e Sofia Javchynska, insieme agli interventi della Scuola Ucraina, di
Viktoria Tomenchuk e della giovane attivista Sofia Boyko.
Durante la manifestazione ho rivisto mamme e bambini conosciuti allo scoppio
della guerra, accolti al loro primo arrivo a Napoli. Oggi sono parte della
città. I bambini parlano un italiano corretto, frequentano le nostre scuole. Le
madri studiano, molte lavorano. In questi anni è stata percorsa molta strada, e
molta ancora ne resta da fare.
Molte delle famiglie arrivate nei primi giorni del conflitto oggi non sono più
“ospiti”, ma parte di un tessuto condiviso. In questi anni si è formata una
famiglia allargata che tiene insieme le famiglie ucraine, quelle napoletane, la
comunità intera, le associazioni e le istituzioni. Un legame costruito giorno
dopo giorno, attraverso l’accoglienza, l’accompagnamento, la scuola, il lavoro e
la quotidianità.
In questo percorso un ruolo centrale lo ha avuto l’associazione Dateci le Ali
APS, che fin dall’inizio ha coordinato aiuti, relazioni e percorsi di
integrazione. La presidente Tania Genovese è diventata un punto di riferimento
costante per molte famiglie, insieme alle altre realtà associative e ai tanti
volontari che hanno contribuito a trasformare l’emergenza in una rete stabile di
sostegno.
È in questo intreccio che si costruisce il vero filo della solidarietà: le
persone, le associazioni, le aziende che scelgono di sostenere concretamente, le
istituzioni che garantiscono continuità. Una comunità composta da parti diverse,
tutte necessarie.
Tra i numeri dei bombardamenti evocati negli interventi e i libri consegnati ai
bambini, la manifestazione ha tenuto insieme il presente della guerra e la
responsabilità del futuro. Nel silenzio composto del corteo si è percepita una
consapevolezza più inquieta che rassicurante. La guerra continua a mietere
morti, a lasciare feriti e amputati, a distruggere case e scuole, mentre si
attende ancora una soluzione che non arriva. È anche questa attesa sospesa ad
aver portato in piazza centinaia di persone.
La solidarietà non nasce dall’illusione che tutto sia già deciso, ma dalla
coscienza che il conflitto è ancora in corso. Per questo la pace, quando è
giusta, non può coincidere con l’indifferenza o con l’abitudine alla guerra. È
una richiesta concreta di responsabilità, rivolta all’Europa e alla comunità
internazionale, perché la difesa della dignità umana non sia rinviata.
L’album fotografico è di Lucia Montanaro e Chart Studio Yuriy Chartorynskyy
Lucia Montanaro