L’Ordini dei Medici: “Con l’Autonomia differenziata si accentuano le disuguaglianze di salute”
Non basta la Costituzione a fermare il ministro per gli Affari Regionali e le
Autonomie Roberto Calderoli: nei giorni scorsi il Consiglio dei ministri ha
approvato le intese preliminari per l’Autonomia regionale differenziata (AD)
firmate dal ministro su delega della presidente Meloni con Veneto, Lombardia,
Piemonte e Liguria.
Ci dovranno essere ora il parere della Conferenza Unificata e poi il parere
delle Camere con atti di indirizzo. Questa fase si conclude con il ritorno degli
Schemi di intesa in Consiglio dei ministri, con il Governo che stilerà gli
schemi di intesa definitiva e li invierà alle rispettive Regioni. Il percorso
istituzionale prevede poi la fase delle approvazioni: la Regione deve approvare
l’intesa definitiva e darne comunicazione al Governo, dopodiché il Consiglio dei
ministri delibera l’intesa definitiva e un disegno di legge di approvazione
dell’intesa entro 45 giorni. Il disegno di legge viene poi trasmesso alle
Camere, con allegata l’intesa, per poi essere sottoposto alle Camere nel suo
passaggio definitivo.
Questa fase si conclude con l’approvazione delle Intese da parte del Parlamento,
andando a completare il percorso di attribuzione
(https://www.affariregionali.it/it/il-ministro/comunicati/autonomia-via-libera-in-cdm-agli-schemi-di-intesa-preliminare-con-le-4-regioni-esulta-calderoli-storica-prima-volta-ora-avanti-nel-percorso/).
A parere del costituzionalista Massimo Villone i testi approvati disattendono
chiaramente la sentenza n° 192/2024 della Corte costituzionale, soprattutto
nella parte in cui la Consulta ha dato un’interpretazione costituzionalmente
orientata dell’Autonomia Differenziata. Massimo Villone, che non esclude il
ritorno in Consulta per far valere l’elusione – che si mostra con piena evidenza
– della sentenza 192/2024, sottolinea soprattutto l’incompatibilità
dell’Autonomia Differenziata con la mancata previsione di risorse aggiuntive
volte alla perequazione, “cui al contrario si aggiunge nei preaccordi la
garanzia dello Stato di piena discrezionalità della Regione nell’allocazione di
tutte le risorse disponibili. In specie, si dissolve in tal modo il servizio
sanitario nazionale aprendo – come già in Lombardia – a vaste privatizzazioni”
(M. Villone, “Autonomia regionale, ora serve un <<no>> da Fico”, la Repubblica –
Napoli, 20 febbraio 2026).
Le intese con Veneto, Lombardia, Liguria e Piemonte prevedono, infatti, che
siano le Regioni a stabilire gli standard formativi che danno diritto a
esercitare le professioni (escluse quelle sanitarie). Inoltre, le quattro
regioni potranno fissare tariffe diverse da quelle nazionale per remunerare la
sanità convenzionata, istituire fondi sanitari integrativi. A scendere in campo
contro l’Autonomia Differenziata di Calderoli sono anche gli ordini dei medici,
che denunciano il rischio che vengano accentuate in questo modo le prerogative
regionali che potrebbe incrementare le diseguaglianze in sanità già da tempo
presenti.
A far sentire la propria voce sono i 106 Presidenti che compongono il Consiglio
nazionale della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici
Chirurghi e degli Odontoiatri, che con una mozione approvata all’unanimità,
chiedono di fare un passo indietro e di espungere, dagli schemi di intesa
preliminare con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, appena approvati dal
Consiglio dei Ministri, la materia delle Professioni. E questo per garantire
“omogeneità nel riconoscimento dei titoli abilitanti, anche in relazione alla
mobilità internazionale dei professionisti”. A destare apprensione, anche le
intese su “tutela della salute – coordinamento della finanza pubblica”, per cui
le Regioni potranno riallocare risorse derivanti da efficientamenti della spesa
su altri ambiti sanitari regionali, e “Protezione civile”.
Il Consiglio nazionale Fnomceo esprime infatti “grande preoccupazione che, nel
processo di attuazione delle norme sulla autonomia differenziata, si comprometta
l’unicità del SSN, in assenza di una profonda revisione del Ministero della
Salute quale garante di uguaglianza dei cittadini di fronte alla salute, ai
sensi dell’art. 3 della Costituzione”. Il timore è quello che l’ulteriore
accentuazione delle autonomie regionali in tema di tutela della salute sia un
ulteriore fattore che potrebbe incrementare le diseguaglianze in sanità già da
tempo presenti nel Paese che, in questi venti anni di sanità delle Regioni, non
hanno trovato soluzioni adeguate. “Siamo convinti che, a fronte di ogni
intervento sull’autonomia differenziata che incida sulla sanità, commenta il
Presidente Filippo Anelli, sia necessario rafforzare il Ministero della Salute,
restituendogli un ruolo importante di governance centrale. Questo per rispettare
quel concetto di uguaglianza, formale e sostanziale, di tutti cittadini,
previsto dall’articolo 3 della Costituzione. Un’uguaglianza richiamata, quando
si parla di tutela della salute, diritto fondamentale di ogni individuo,
all’articolo 32, laddove la Repubblica garantisce cure gratuite a chi non può
permettersele, e che si è voluta realizzare attraverso l’istituzione del nostro
Servizio sanitario nazionale”.
Anche il Segretario Nazionale Anaao Assomed, Pierino Di Silverio, Ha fortemente
criticato i percorsi in atto di autonomia differenziata allargata all’ambito
sanitario: “La sanità pubblica italiana, ha sottolineato Di Silverio, si fonda
su un principio costituzionale imprescindibile: garantire a tutti i cittadini,
indipendentemente dal luogo di residenza, il diritto universale e uniforme alla
tutela della salute. L’introduzione di ulteriori forme di autonomia regionale
rischia invece di ampliare le disuguaglianze territoriali già oggi evidenti,
creando un sistema sanitario sempre più frammentato e diseguale. Le Regioni
promotrici giustificano tale scelta con l’obiettivo di migliorare efficienza e
qualità dei servizi. Tuttavia, l’esperienza degli ultimi anni dimostra che una
maggiore autonomia, in assenza di un solido sistema di perequazione e di
garanzie uniformi sui livelli essenziali di assistenza (LEA), finisce per
rafforzare i divari esistenti tra territori, penalizzando soprattutto le aree
più fragili del Paese” (https://www.anaao.it/content.php?cont=44789).
Qui la mozione su Autonomia differenziata approvata dalla FNOMCEO:
https://portale.fnomceo.it/wp-content/uploads/2026/02/Mozione-autonomia-differenziata-vers-finale.pdf.
Giovanni Caprio