11 Associazioni chiedono alla UE di fermare la deregolamentazione dei pesticidi
11 Associazioni nazionali (ACU – Associazione Consumatori e Utenti, AIDA –
Associazione Italiana di Agroecologia, Associazione per l’Agricoltura
Biodinamica, Federazione Nazionale Pro Natura, Greenpeace, ISDE-Italia Medici
per l’Ambiente, Lipu, Rete Semi Rurali, Terra!, UPBio – Unione Produttori
Biologico, WWF Italia) hanno inviato una lettera ai Ministri dell’Agricoltura,
della Salute e dell’Ambiente per esprimere la loro preoccupazione per la
proposta di regolamento “Omnibus” sulla sicurezza di alimenti e mangimi
presentata dalla Commissione Europea. Le 11 Associazioni denunciano come la
proposta, presentata con il pretesto della semplificazione normativa,
rappresenti in realtà un pericoloso arretramento per la protezione della salute
pubblica e dell’ambiente, in continuità, anche se in modo non trasparente, con
una deriva normativa inaccettabile.
A rischio la sicurezza di cittadini e ambiente
Il provvedimento rischia di smantellare un impianto normativo costruito in
decenni di legislazione europea per garantire la sicurezza dei cittadini e la
salvaguardia dell’ambiente. Un percorso lungo e complesso, motivato dalla
crescente consapevolezza dei danni causati dall’uso indiscriminato dei prodotti
chimici di sintesi in agricoltura e sostenuto dalle numerose mobilitazioni della
società civile, che ha portato all’adozione di criteri rigorosi per valutare la
pericolosità dei principi attivi dei prodotti fitosanitari prima della loro
immissione sul mercato.
Con questo ennesimo provvedimento Omnibus verrebbe introdotta la possibilità di
concedere approvazioni illimitate per le sostanze attive, eliminando le
revisioni sistematiche necessarie per ritirare dal mercato pesticidi la cui
pericolosità emerge da nuove evidenze scientifiche. Contemporaneamente, si
limiterebbe la capacità degli Stati membri di basarsi sulle più recenti ricerche
scientifiche per autorizzare prodotti fitosanitari a livello nazionale,
contraddicendo la giurisprudenza europea e il ruolo degli Stati nella tutela dei
propri cittadini.
Estese le deroghe per sostanze non autorizzate
Sarebbero inoltre estesi i periodi delle deroghe per l’utilizzo di sostanze non
più autorizzate, normalizzando di fatto l’impiego di pesticidi dannosi fino a
tre anni dopo la loro messa al bando, e si amplierebbero le deroghe per
autorizzare sostanze pericolose in nome della salvaguardia della produzione
agricola, contraddicendo la gerarchia degli obiettivi del Regolamento UE che
pone salute e ambiente al primo posto. Un principio, quest’ultimo, che richiama
quanto sancito dall’articolo 41 della Costituzione italiana, il quale stabilisce
che l’iniziativa economica privata non può svolgersi in modo da recare danno
alla salute e all’ambiente, ponendo la salvaguardia di questi beni fondamentali
al di sopra del mero guadagno economico.
A tutto questo si aggiunge la mancata correzione dello scandalo dei residui di
pesticidi vietati nell’UE nei prodotti importati, perpetuando un inaccettabile
doppio standard e incoraggiando di fatto l’uso di sostanze pericolose in paesi
terzi, a danno delle comunità locali, creando un mercato per l’export di veleni
da parte di aziende europee. La definizione vaga di “bio-controllo” rischia
inoltre di includere sostanze chimiche dall’impatto sconosciuto, mentre la
facilitazione all’uso dei pesticidi tramite droni solleva nuovi interrogativi su
esposizione e contaminazione ambientale.
“Non è semplificazione, è deregolamentazione”
“Questa proposta non semplifica, ma deregolamenta. È un cavallo di Troia
dell’industria chimica che, spacciandosi per un provvedimento a favore degli
agricoltori, in realtà tradisce le aspettative dei cittadini europei che
chiedono più ambiente e più salute”, dichiarano le 11 Associazioni
firmatarie. “Chiediamo con forza al Governo italiano di opporsi e respingere
integralmente questo provvedimento in tutte le sedi europee, difendendo
l’integrità della legislazione UE e il principio di precauzione”.
La mobilitazione delle Associazioni italiane si inserisce nel solco delle
preoccupazioni già espresse a livello europeo da 139 organizzazioni in una
lettera inviata nell’ottobre 2025 alla Presidente della Commissione, Ursula
von der Leyen, a dimostrazione di un fronte ampio e coeso contro questo
tentativo di indebolire le garanzie per la tutela dell’ambiente e la salute
delle persone.
Redazione Italia