La militarizzazione dei luoghi di formazione passa anche dal nome delle scuole: il caso di Castelnuovo Berardenga (SI)
PUBBLICHIAMO VOLENTIERI UN CONTRIBUTO CRITICO GIUNTO ALLA MAIL DELL’OSSERVATORIO
CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ
(OSSERVATORIONOMILI@GMAIL.COM) DALL’ASSOCIAZIONE “IL MURO E LA CREPA” CHE
ANALIZZA IL FENOMENO CELEBRATIVO E RETORICO DELL’INTITOLAZIONE DELLE SCUOLE A
EROI MILITARI E GUERRAFONDAI. COGLIAMO L’OCCASIONE PER INVITARE LE CITTADINE E I
CITTADINI A INVIARCI SEGNALAZIONI E CONTRIBUTI COME QUESTO E APPROFITTIAMO PER
RINGRAZIARE TUTTE E TUTTI COLORE CHE CI SOSTENGONO, ANCHE ECONOMICAMENTE, NELLE
NOSTRE LOTTE NONVIOLENTE, PACIFISTE E ANTIMILITARISTE.
La necessità di trasformare le scuole italiane in comunità di pace è
estremamente attuale, vista la crescente pervasività della propaganda bellicista
all’interno dei luoghi di formazione. Per rendere effettivo questo importante
obiettivo è necessario insegnare a gestire i conflitti attraverso la nonviolenza
e la valorizzazione della dignità umana, contrapponendosi alla cultura della
guerra, educare a riconoscere e rifiutare la narrazione bellica (propaganda di
guerra) che cerca di normalizzare il conflitto. In poche parole rendere a tutti
gli effetti la scuola una comunità educante, basata su dialogo e ricerca, che
insegna a decostruire la logica “amico-nemico”.
Dato che la scuola non deve essere un terreno di conquista per l’indottrinamento
militare, ma il luogo in cui si formano cittadini e cittadine capaci di
costruire un futuro di pace, è necessario rendere credibili e coerenti tutti gli
sforzi fatti in tal senso prestando attenzione anche agli elementi simbolici e
altamente significativi.
Ad esempio, può una comunità di pace essere dedicata a militari, guerrafondai,
razzisti o altri personaggi di pessimo esempio per gli studenti e le
studentesse? Possono gli alunni e le alunne di una scuola credere fino in fondo
di essere parte di una comunità per la pace se il proprio istituto scolastico è
ufficialmente intitolato a qualcuno che durante la propria vita ha promosso
valori opposti a quelli che vengono promossi dalla comunità educante? Ce lo
stiamo domandando a Castelnuovo Berardenga dove l’Istituto comprensivo è
intitolato ad un personaggio controverso come Giovanni Papini e la scuola
primaria ad un tenente dell’esercito italiano, tale Elia Mazzei.
Giovanni Papini, scrittore, poeta e saggista è stato direttore della rivista
«Lacerba» organo di propaganda dell’interventismo nazionalista e imperialista
nel periodo che precedette lo scoppio della Prima guerra mondiale. Nell’articolo
“Amiamo la guerra!”, pubblicato all’indomani dell’inizio del conflitto,
l’ideologia malthusiana viene assunta da Papini per sostenere la guerra esaltata
come «sola igiene del mondo» in nome di un virilismo allora di moda. Tra le
varie affermazioni di Papini a proposito della guerra, crediamo possano bastare,
a titolo di esempio, le seguenti:
"Ci voleva, alla fine, un caldo bagno di sangue nero dopo tanti umidicci e tiepidumi di latte materno e di lacrime fraterne. Ci voleva una bella innaffiatura di sangue”.
“È finita la siesta della vigliaccheria, della diplomazia, della ipocrisia e della pacioseria”.
“Siamo troppi. La guerra è un’operazione maltusiana. Fa il vuoto perché si respiri meglio”.
“Amiamo la guerra ed assaporiamola da buongustai finché dura. La guerra è spaventosa – e appunto perché spaventosa […] dobbiamo amarla con tutto il nostro cuore di maschi".
Naturalmente, dopo la fine del primo conflitto mondiale, il buon Papini non si
lasciò sfuggire il treno del fascismo, che sostenne attivamente vedendovi un
potenziale strumento di rinnovamento culturale. Nota anche la stima nei
confronti del Duce, definito “Amico della poesia e dei poeti”.
Per quanto riguarda Elia Mazzei, c’è molto meno da dire, se non che è stato un
ufficiale del Regio Esercito Italiano, parte del corpo di spedizione nella
campagna coloniale italiana per la conquista dell’Etiopia (1895-1896). Mazzei,
era, come si evince dai carteggi con la famiglia, un convinto sostenitore
dell’impresa colonialista e un razzista, il cui unico merito per ricevere come
dedica postuma una scuola primaria è stato quello di essere nato proprio a
Castelnuovo Berardenga.
SONO QUESTI NOMI A CUI INTITOLARE LE SCUOLE IN CUI DOVREBBERO ESSERE FORMATE ED
EDUCATE ALLA PACE LE NUOVE GENERAZIONI?
Noi crediamo che un cambio del nome dell’istituto comprensivo “G. Papini” e
della scuola primaria “E. Mazzei” in favore di personaggi che nella propria vita
si sono spesi per la pace e la tutela dell’infanzia, sia un obiettivo simbolico
ma propedeutico all’attivazione efficace e coerente di progetti di educazione
alla pace e di contrasto alla propaganda di guerra. Tale obiettivo dovrà essere
promosso attraverso una campagna capillare di sensibilizzazione e coinvolgimento
della comunità scolastica e di tutta la cittadinanza, attraverso raccolte firme,
assemblee pubbliche e pressione sulle autorità locali competenti.
di Associazione “Il Muro e La Crepa”
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