Roma alza la voce per Maja T., attivista tedesca condannata in Ungheria
Si rafforza a Roma il fronte civile che chiede la liberazione e la revisione del
processo nei confronti di Maja T., la giovane attivista condannata dai tribunali
ungheresi al termine di un procedimento giudiziario ritenuto da molti
osservatori opaco, sbilanciato e privo di elementi probatori solidi. La capitale
ospiterà un’iniziativa pubblica dal titolo “Il caso Maja T.: la persecuzione
degli oppositori e l’autocrazia di Orbán in Ungheria”, in programma il 20
febbraio 2026 alle ore 14 presso la sede Arci di via dei Monti di Pietralata.
L’appuntamento riunirà una rete ampia e trasversale composta da rappresentanti
delle istituzioni, del mondo giuridico e del settore dei diritti umani. Tra i
partecipanti figurano i genitori dell’attivista, i deputati Arturo
Scotto (Partito Democratico) e Filiberto Zaratti (AVS), insieme a Luigi Manconi,
fondatore di A Buon Diritto, Luca Blasi della rete A Pieno Regime e Paola
Bevere dei Giuristi Democratici. La moderazione sarà affidata a Gianluca
Peciola, responsabile nazionale per i diritti umani di Sinistra Italiana.
Il caso giudiziario ha acceso un dibattito internazionale, poiché Maja T. è
stata ritenuta colpevole di aver preso parte, tre anni fa, a presunte
aggressioni ai danni di alcuni neonazisti presenti alla cosiddetta “Giornata
dell’onore”, raduno annuale di gruppi di estrema destra a Budapest. Tuttavia,
secondo i familiari e i legali, le accuse non sono supportate da alcuna evidenza
concreta: non risultano filmati, testimonianze dirette né elementi oggettivi che
colleghino l’attivista agli scontri. “Non esiste una sola prova della sua
presenza sul luogo”, ha ribadito il padre, richiamando anche le conclusioni
degli investigatori tedeschi, che non avevano individuato indizi a suo carico.
A rendere il quadro ancora più controverso c’è la gestione dell’estradizione.
Alla fine del 2024, un tribunale della Turingia consegnò frettolosamente Maja T.
alle autorità ungheresi, ma poche ore più tardi la Corte Costituzionale tedesca
di Karlsruhe dichiarò quella decisione incostituzionale. La Corte rimproverò la
magistratura locale per non aver considerato le condizioni detentive
estremamente dure che attendono in Ungheria una persona non binaria, come si è
poi puntualmente verificato nei mesi successivi.
Il processo ungherese è stato seguito con attenzione anche dal mondo della
cultura e dell’editoria italiana. Il fumettista Zerocalcare ha dedicato a Maja
una parte significativa del suo più recente libro, “Nel nido dei serpenti”,
mentre l’editore Mattia Tombolini ha denunciato pubblicamente un iter
giudiziario “già orientato nel suo esito”, evidenziando come al dibattimento non
sia mai stato portato un elemento concreto che giustificasse accuse tanto gravi,
nonostante la pesantezza delle pene inflitte: 8 anni a Maja, 7 a Gabriele e 2 ad
Anna.
L’iniziativa romana vuole essere dunque non solo un momento di solidarietà, ma
anche un’azione politica e civile volta a denunciare il deterioramento dello
stato di diritto in Ungheria, Paese guidato dal premier Viktor Orbán, più volte
accusato a livello europeo di compressione delle libertà civili, ingerenze sul
potere giudiziario e repressione sistematica del dissenso.
Rete #NOBAVAGLIO