Le tante disuguaglianze di accesso ai servizi sanitari
La lunghezza della vita è sempre più dipendente dal luogo (regione) dove si
nasce o si vive: è una disuguaglianza che non può lasciarci indifferenti perché
non è una disuguaglianza inevitabile. Una disuguaglianza che alimenta anche il
noto fenomeno della mobilità sanitaria che interessa particolarmente i territori
situati nel Sud del nostro Paese e nelle isole, fenomeno che è riconducibile a
disfunzioni del servizio sanitario (insufficienza dell’offerta, scarsa qualità
dei servizi, peggiori esiti delle cure). Le differenze territoriali intaccano
profondamente anche l’attesa di vita: è il caso, ad esempio, degli anni medi
attesi di vita non in buona salute, calcolati sia alla nascita che a 65 anni,
oppure i dati sulla mortalità. A una speranza di vita alla nascita più bassa
nelle regioni del Sud e nelle Isole si accompagna negli stessi territori un
tasso standardizzato di mortalità più elevato, segno di uno stato di salute che
risulta più deteriorato rispetto alle regioni del Centro-Nord.
A confermarlo è anche il Rapporto “Sussidiarietà e… salute. Rapporto sulla
sussidiarietà 2025/2026” della Fondazione per la Sussidiarietà, presentato
stamani, 19 febbraio, presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati. “Il
nostro Paese, si legge nel Rapporto, è considerato il Paese dei mille campanili,
e anche in termini di salute l’Italia non è una nazione unica per via delle
tante differenze regionali che la caratterizzano: la speranza di vita alla
nascita, gli anni medi attesi di vita non in buona salute, la mortalità totale e
per patologia, la mortalità evitabile (prevenibile, trattabile), la
multicronicità e le gravi limitazioni negli anziani, la salute mentale, la
mobilità sanitaria, e così via. (…) Ma non è solo l’eterogeneità nella salute
delle regioni che preoccupa: vi sono molti segnali che le disuguaglianze di
salute si ritrovano anche all’interno delle grandi città”.
Alle disuguaglianze territoriali nella salute si aggiungono le disuguaglianze
socio-economiche, sempre in termini di salute, lette nel Rapporto attraverso il
grado di scolarità delle popolazioni. I soggetti che dal punto di vista sociale
sono più deprivati o svantaggiati (povertà materiale, minore scolarità e altro)
hanno una salute peggiore rispetto ai soggetti socialmente più avvantaggiati: la
mortalità diminuisce nel passaggio dai titoli di studio inferiori a quelli
superiori (+45% per i maschi con il titolo di studio più basso rispetto ai
soggetti di pari età con il titolo di studio più alto, +33% per le femmine) e le
disuguaglianze diminuiscono al crescere delle età.
Nello specifico della mobilità sanitaria interregionale, il Rapporto della
Fondazione per la Sussidiarietà certifica un valore record nel 2022 di 5,04
miliardi di euro, con un forte flusso di pazienti e risorse dal Mezzogiorno
verso le regioni del Nord, in particolare Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto,
con valori in aumento negli ultimi anni. Circa il 70% degli spostamenti avviene
per un ricovero ospedaliero, circa il 16% per visite specialistiche e il 9% per
somministrazione di farmaci (molto spesso legate a terapie particolari o
oncologiche); il resto comprende tutte le altre prestazioni, che sono abbastanza
marginali. Suddividendo le regioni sulla base dell’entità del saldo (positivo o
negativo), quelle con saldo positivo rilevante (Lombardia, Emilia-Romagna,
Veneto) si trovano tutte al Nord, quelle con un saldo moderato al Centro
(Toscana e Molise) e via via che si scende lungo lo stivale i livelli di
mobilità negativa aumentano. La spesa per la mobilità sanitaria non di confine
in quattro regioni del Sud, ovvero Sicilia, Puglia, Calabria e Campania, supera
la metà del totale nazionale, raggiungendo 587 milioni di euro, pari al 57,4%
della spesa complessiva in questa categoria.
Il “Rapporto “Sussidiarietà e… salute”, si propone come una valutazione a tutto
campo, sulla base di numerosi contributi su un ampio spettro di fattore, della
situazione attuale della sanità nel nostro Paese, dei suoi problemi e delle
possibili linee di riforma del sistema, che viene giudicato “in crisi”. Il
lavoro è suddiviso in tre parti. La prima sezione parte da un’analisi
dell’evoluzione in corso della domanda di salute, segnata dal fattore
demografico, e delle criticità del sistema, date in particolare dalle
diseguaglianze economiche e territoriali. Viene poi messa a fuoco la
frammentazione del sistema e della sua governance, che sono un ostacolo alla
necessaria integrazione dei servizi. La seconda sezione pone l’attenzione sulle
prospettiva di riforma. Qui la stella polare, in coerenza anche con le premesse
del diritto costituzionale, è la “presa in carico” del paziente, tendenzialmente
nell’unità della sua persona e dei suoi bisogni, che sono molteplici e di varia
natura, ma che non vanno considerati in modo frammentato e slegato,
privilegiando l’offerta dei servizi sulla domanda reale. La terza sezione è
quella che presenta “Esperienze”. Che sono sei: il modello veneto a forte
leadership centrale; la valutazione nella Casa di Comunità in Toscana; la
riforma dell’assistenza territoriale in Emilia-Romagna; la continuità delle cure
nell’esperienza della cooperativa Cosma in Lombardia; l’assistenza
sociosanitaria nelle aree interne; il progetto dell’Asl 4 della Liguria.
Qui il Rapporto:
https://www.sussidiarieta.net/files/contenuti/rapporto-sussidiarieta-768-24-25-light.pdf.
Giovanni Caprio