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MIGRANTI: RISARCIMENTO STATALE PER LA SEAWATCH 3, MENTRE CADE IL FERMO CONTRO LA SEAWATCH 5.
La premier Giorgia Meloni attacca frontalmente il tribunale di Palermo, che ha stabilito come la ong Sea Watch dovrà essere risarcita dallo Stato con 76mila euro per il fermo ‘illegittimo’ subito dalla nave capitanata da Carola Rackete nel 2019, la Sea Watch 3 e arrivata a Lampedusa superando il “blocco” disposto dall’allora ministro degli Interni, il leghista Salvini, con 42 migranti a bordo, mentre il Viminale voleva la loro deportazione nei lager libici. Non solo, oggi – giovedì 19 febbraio – su questo secondo schiaffo al governo: “Il provvedimento di fermo della Sea Watch 5 è stato revocato. Il tribunale di Catania ha sospeso il provvedimento di fermo di 15 giorni e la relativa multa. Presto torneremo nel Mediterraneo centrale”, dice l’Ong, facendo riferimento al fermo disposto un mese fa, con una modalità analoga ai fatti del 2019. Il provvedimento cautelare odierno è stato emesso nell’attesa del giudizio di merito con udienza fissata per il 2 marzo. L’intervista su Radio Onda d’Urto a Fulvio Vassallo Paleologo di Adif, Associazione Diritti e Frontiere. Ascolta o scarica
February 19, 2026
Radio Onda d`Urto
MIGRANTI: ANCORA MORTI NEL MEDITERRANEO. “ITALIA E MALTA SAPEVANO, MA NON HANNO INVIATO I SOCCORSI IN TEMPO”
La guardia costiera ha recuperato altri 7 corpi di migranti – un uomo, cinque donne e un minore – morti nel naufragio avvenuto nella notte tra il 16 e il 17 ottobre. Si stima fossero 35 le persone a bordo dell’imbarcazione, ma con il recupero di oggi, mercoledì 22 ottobre, il conteggio delle vittime sale a 20. Alarm Phone aveva ricevuto la chiamata d’aiuto nel pomeriggio del 16 ottobre e chiesto a Italia e Malta di prestare immediatamente soccorso. Nessuno ha risposto, almeno fino a quando non è stato troppo tardi. “Una motovedetta le avrebbe potute salvare in 1 ora e 40 minuti”, denuncia Sea Watch Italy sui propri profili social, intravedendo nell’ormai consueto lassismo delle istituzioni nel rispondere e attivare la macchina dei soccorsi l’ennesima riprova del “razzismo sistemico che permea la nostra società” – come riporta la portavoce dell’ong ai nostri microfoni. Intanto poco più a sud, in Tunisia, 40 migranti – tra cui anche neonati – sono morti dopo che la loro imbarcazione si è capovolta al largo della costa di Salakta. 30 i sopravvissuti. Il racconto e il commento di Chiara di Alarm Phone Ascolta o scarica Il punto di vista e l’analisi di Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch Italy Ascolta o scarica
October 22, 2025
Radio Onda d`Urto
MIGRANTI: ALLA SEA WATCH 5 ASSEGNATO IL PORTO PIÙ LONTANO. “FAR SOFFRIRE LE PERSONE SEMBRA ESSERE L’UNICO SCOPO DELLE AUTORITÀ ITALIANE”
La nave Sea-Watch 5 ha portato a termine il salvataggio di 190 persone in due distinte operazioni nel Mediterraneo centrale tra l’8 e il 9 maggio 2025. Dopo i soccorsi, l’imbarcazione aveva ricevuto dalle autorità italiane l’assegnazione del porto di Civitavecchia, scalo molto lontano dalle posizioni in cui si sono svolte le operazioni di soccorso in mare, soprattutto se si considerano le condizioni delle persone soccorse, stremate dal viaggio e dai molti giorni passati in mare oltre che dalla permanenza su una nave che, pur attrezzata per il soccorso marittimo, non è pensata per il trasporto prolungato di persone. Per questo attiviste e attivisti hanno chiesto l’assegnazione di un porto sicuro più vicino. In tutta risposta, lo stato italiano ha assegnato un porto ancora più lontano: Marina di Carrara, aggiungendo altri 240 km di navigazione verso nord. “Sembra che l’unico scopo delle autorità italiane sia, oltre a tenerci lontano dai luoghi di soccorso, far soffrire di più le persone, costringerle a ulteriori sofferenze oltre a quelle che hanno già vissuto”. Lo afferma microfoni di Radio Onda d’Urto Luca Faenzi, di Sea-Watch Italia. Ascolta o scarica.