Tag - minaccia

Cuba, una minaccia per gli Stati Uniti?
Cuba è stata definita dall’amministrazione di Donald Trump una minaccia inusuale e straordinaria per la sicurezza degli Stati Uniti e della regione, ma, come sempre, quando da Washington vengono espressi tali giudizi non si forniscono i motivi. Quali potrebbero essere le paure della Casa Bianca? Negli ultimi mesi Cuba è tornata nel mirino della Casa Bianca, che ha emesso nuove sanzioni per cercare di far capitolare il legittimo governo di L’Avana. Dall’amministrazione statunitense si sta cercando, oltre che con le sanzioni, anche con la presentazione di rapporti al Congresso, di convincere che l’isola rappresenta davvero una minaccia per il Paese a stelle e strisce. La visita del direttore della CIA John Ratcliffe a Cuba, oltre a scatenare mille ipotesi sui motivi del suo viaggio, ha rafforzato l’idea che l’isola rappresenti davvero una minaccia. I mezzi di informazione hanno cercato di interpretare il senso della sua trasferta. La notizia è stata confermata dal governo di Miguel Diaz Canel che, ovviamente, non ha riferito i dettagli dei colloqui. Ma tornando alla questione principale, ovvero quale sarebbe la minaccia che Cuba rappresenterebbe per gli Stati Uniti,  l’ex direttore della CIA Robert Gates nel suo programma Face The Nation per  CBS News, mette in evidenza quale potrebbero essere le paure dell’amministrazione Trump. Robert Gates non è una persona qualunque, ha guidato la CIA e poi è stato Segretario alla Difesa con due presidenti diversi, di partiti diversi. L’ex capo della CIA sostiene che l’amministrazione statunitense teme una grande migrazione di cubani verso gli Stati Uniti a causa della situazione difficile. Inoltre sostiene che Cuba non è una minaccia per il suo Paese. Se dalla Casa Bianca temono che i cubani emigrino in massa verso gli Stati Uniti potrebbero fare la cosa più semplice: rimuovere le sanzioni che sono la causa dell’emigrazione e lasciare quindi libera l’isola di svilupparsi secondo le sue esigenze e progetti. Mi sembra una situazione in cui il cane si morde la coda. Da un lato le sanzioni servono alla Casa Bianca per fare pressioni sul governo mettendo la popolazione al centro delle loro politiche, rendendo la vita dei cubani sempre più difficile con la speranza di una ribellione interna. Dall’altra le sanzioni sempre più pressanti spingono i cubani a emigrare verso altre nazioni, Stati Uniti compresi. La strategia di massima pressione che gli Stati Uniti stanno portando avanti nei confronti di Cuba potrebbe davvero portare a un’emigrazione di massa, simile a quella dei primi anni Ottanta del secolo scorso. Non è certo poi che un cambio di governo sull’isola impedirebbe questo scenario. Penso piuttosto che se crollasse il sistema attuale si aprirebbe un’emigrazione di massa verso gli Stati Uniti, scenario che Donald Trump teme. La sua politica è sempre stata quella di un’emigrazione zero. Sarebbe difficile per lui spiegare ai suoi elettori un’invasione di migranti cubani dopo un’azione che avesse portato a un cambio di governo sull’isola. In questo quadro gli Stati Uniti, per giustificare le continue sanzioni contro Cuba, redigono rapporti nei quali l’isola continua ad essere vista come una minaccia per la loro sicurezza. Il Ministro degli Esteri di Cuba, Bruno Rodríguez Parrilla, ha denunciato che il governo degli Stati Uniti costruisce “giorno dopo giorno, senza alcuna scusa legittima, rapporti fraudolenti” per giustificare sia la “guerra economica spietata” che un’eventuale aggressione militare contro l’isola. In un messaggio su X, Rodríguez Parrilla ha affermato che “media specifici fanno il gioco” per Washington, promuovendo calunnie e facendo trapelare allusioni di aggressione e dichiarazioni ostili e interventiste da fonti del governo degli Stati Uniti. Il ministro ha ribadito, come ha sottolineato anche il Presidente Miguel Díaz-Canel, che Cuba non è una minaccia per gli Stati Uniti o per qualsiasi altro Paese e non vuole la guerra, ma difende la pace e allo stesso tempo si prepara ad affrontare qualsiasi aggressione esterna nell’esercizio del diritto alla legittima difesa riconosciuto nella Carta delle Nazioni Unite. Il presidente ha avvertito che qualsiasi azione di guerra provocherebbe “un bagno di sangue con conseguenze incalcolabili” e avrebbe un impatto distruttivo sulla pace e sulla stabilità regionale. www.occhisulmondo.info     Andrea Puccio
May 18, 2026
Pressenza
Le basi USA in Italia sono una minaccia per la pace, la democrazia e la nostra sicurezza
Le basi militari americane in Italia non sono tutte della NATO, alcune sono il frutto degli accordi post-bellici con un Paese vincitore (gli USA) che decise, all’indomani della Seconda guerra mondiale, di dislocare truppe e logistica militare in varie regioni del paese, in aree giudicate strategiche. Le basi USA sono un importante ingranaggio della macchina da guerra statunitense, ma hanno anche una funzione logistica in caso di guerre combattute in altre aree del Globo, specie quelle nell’area mediorientale e mediterranea. Le funzioni originarie erano anche di deterrenza, o di aperta minaccia, in Paesi nei quali operavano forti e radicati movimenti comunisti (come appunto in Italia). Nel corso degli anni alcune basi sono state ripensate, diminuiti i militari effettivi, le basi sono rimaste al loro posto adeguandosi via via ai nuovi scenari di guerra, compatibilmente con gli interessi e le necessità dell’apparato bellico statunitense, del resto quali e quanti armi siano custodite in basi USA dislocate in territorio italiano non è dato sapere. Per ricevere informazioni abbiamo atteso decenni acquisendole solo grazie a Wiki­leaks, nella seconda metà del dopo guerra le basi sono servite per addestrare Gladio in funzione anticomunista. Il nostro Paese ha garantito fino ai nostri giorni una piattaforma geostrategica unica in Europa alle forze militari americane, Camp Darby è definita da più parti una delle basi militari più grandi tra quelle fuori dal continente USA. E sulla presenza militare statunitense in Italia leggiamo: «Oggi le installazioni militari statunitensi operative in Italia sono otto, distribuite lungo tutta la penisola con funzioni complementari. Ospitano complessivamente oltre 12.000 militari, ai quali si aggiungono i più di 21.000 della VI Flotta della US Navy – con 40 navi e 175 aerei – di stanza nel Mediterraneo con base a Napoli» (clicca qui). Il dispositivo militare USA in Italia, dentro e fuori la NATO, è assai ramificato, come leggiamo su Il Fatto Quotidiano: «nel Mediterraneo e nel fianco sud della NATO, il territorio italiano è uno dei principali nodi logistici della presenza militare americana. In Italia operano circa tredicimila militari statunitensi distribuiti in decine di infrastrutture, in un sistema regolato da tre diversi trattati: il NATO Sofa del 1951, il Bilateral Infrastructure Agreement del 1954 e il Memorandum d’Intesa “Shell Agreement” del 1995». E, ancora, sempre dalla stessa fonte un ulteriore passaggio esemplificativo del ruolo strategico dell’Italia: «Se Aviano e Ghedi rappresentano il vertice della deterrenza nucleare, il baricentro operativo verso il Mediterraneo si trova in Sicilia, nella base di Sigonella. L’installazione è un hub aeronavale per la marina statunitense e ospita droni da sorveglianza e velivoli da ricognizione. Fondamentale in questo quadrante è anche la base di Niscemi, dove opera il MUOS, un potente sistema di comunicazioni satellitari che garantisce il collegamento tra tutti i velivoli, droni, navi e sottomarini americani. Accanto ai poli operativi esistono nodi logistici fondamentali come Camp Darby a Pisa, uno dei maggiori depositi di munizioni USA fuori dal territorio americano. Nel Veneto, a Vicenza, il complesso di Caserma Ederle ospita il quartier generale delle forze terrestri statunitensi in Italia». È bene sapere che il contenuto degli accordi bilaterali che regolano l’uso delle basi sono in gran parte segreti, dal versante italico c’è tutto l’interesse a non diffondere dati e contenuti, qualcosa sappiamo invece dagli USA con il Governo americano che stipula contratti con le aziende produttrici di armi destinate al Mediterraneo ossia alle basi USA sui nostri territori, per fare un esempio i droni della Global Hawk a Sigonella. L’Italia nel corso degli anni ha sempre risposto positivamente alle richieste USA prova ne sia quanto avvenuto con la base di Camp Darby collegata via acqua al porto di Livorno e via ferrovia alla rete infrastrutturale civile. Il ruolo degli Enti locali in queste opere è stato di attiva collaborazione, al resto ci hanno pensato politici locali e nazionali imponendo l’obbligo di riservatezza a tutela della sicurezza nazionale e internazionale, quell’obbligo agitato insieme al Codice penale che prevede anni di carcere per chi diffonda notizie che la popolazione locale dovrebbe invece avere specie in tempi di guerra. Le basi USA sono una minaccia per la pace, lo sono state per la democrazia e lo sono oggi per la nostra sicurezza. Ecco perché abbiamo organizzato un presidio venerdì 10 aprile scorso a Pisa, ore 16 Piazza XX settembre. Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Faro di Roma: L’insensatezza dell’istituzione degli eserciti: l’addestramento militare prepara a vedere l’altro come una minaccia da eliminare
DI LAURA TUSSI SU FARO DI ROMA DEL 28 MARZO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Laura Tussi, pubblicato su Faro di Roma il 28 marzo 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo, in particolare in relazione al ritorno della leva obbligatoria in Italia e in Europa. «Come sottolinea l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole, la logica militare non è difensiva ma strutturalmente offensiva: ogni esercito si prepara al peggio, accumula armi, perfeziona strategie di annientamento. Anche quando si parla di “difesa”, il linguaggio resta quello della distruzione. La sicurezza diventa quindi un paradosso: si cerca pace attraverso la preparazione alla guerra, denuncia Michele Lucivero, docente di Filosofia e Storia, noto per il suo impegno come responsabile dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell’Università, la cui attività si concentra sulla critica alla crescente presenza di militari, armi e propaganda bellica all’interno delle istituzioni scolastiche italiane…continua a leggere su www.farodiroma.it. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Diventa reato la solidarietà con la Palestina, il Senato approva
Via libera al ddl che adotta la definizione IHRA contestata da giuristi ed esperti ONU. PD diviso e in gran parte astenuto, mentre M5S e AVS votano contro. Il rischio denunciato da molte organizzazioni: trasformare la critica a Israele in sospetto di antisemitismo Il Senato ha compiuto un passo che […] L'articolo Diventa reato la solidarietà con la Palestina, il Senato approva su Contropiano.
March 7, 2026
Contropiano
Accademia ed enti di ricerca contro la trasformazione della definizione di antisemitismo dell’IHRA in legge
Noi studiosi, studiose e docenti italiane di diverse discipline, lavoratrici e lavoratori afferenti a istituzioni accademiche ed enti di ricerca italiani e non, esprimiamo grande preoccupazione per i diversi disegni di legge che mirano a introdurre in Italia la definizione operativa di antisemitismo dell’IHRA, ovvero l’International Holocaust Remembrance Alliance. Nonostante […] L'articolo Accademia ed enti di ricerca contro la trasformazione della definizione di antisemitismo dell’IHRA in legge su Contropiano.
December 16, 2025
Contropiano
Cuba, Colombia e Messico insorgono in difesa del Venezuela sotto assedio Usa
Alle pesanti intimidazioni USA ai danni del Venezuela, Cuba ha reagito con una dura condanna, considerandola una minaccia diretta alla stabilità e alla pace nella regione. La posizione ufficiale è stata espressa da diverse fonti, tra cui una dichiarazione della Casa de las Américas pubblicata dal quotidiano ufficiale del Partito […] L'articolo Cuba, Colombia e Messico insorgono in difesa del Venezuela sotto assedio Usa su Contropiano.
August 21, 2025
Contropiano
LIBANO: NONOSTANTE LA (FINTA) TREGUA ISRAELE CONTINUA A BOMBARDARE. IL PUNTO DA BEIRUT CON IL GIORNALISTA PASQUALE PORCIELLO
Il Libano continua a vivere un periodo di grande incertezza, tra la crisi politica ed economica interna e la costante minaccia di aggressioni israeliane. Nonostante la tregua firmata tra Hezbollah e Israele il 27 novembre 2024, i bombardamenti israeliani non si sono mai fermati. “Parlare di tregua è improprio”, afferma ai microfoni di Radio Onda d’Urto il giornalista Pasquale Porcello. Israele, infatti, continua a bombardare il sud del paese e a occupare villaggi libanesi, utilizzandoli come avamposti militari. L’accordo di novembre 2024 è stato di fatto unilaterale e non ha mai fermato la guerra. Nel frattempo il Libano è nel pieno delle elezioni municipali con una crescente disillusione popolare e sull’orlo del collasso economico. L’inflazione, la svalutazione della moneta e il dramma dei risparmi congelati stanno devastando la classe media libanese, mentre il sistema bancario crolla sotto il peso della corruzione e della gestione clientelare. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto l’approfondimento con il giornalista Pasquale Porciello, in collegamento da Beirut. Ascolta o scarica