Le Marche prime in Italia per lupi morti a causa del bracconaggio
Nelle Marche, solo nelle prime sei settimane del 2005, la stampa locale ha
prodotto oltre 15-20 articoli sul tema “lupi”, tra avvistamenti e gestione,
mentre nello stesso periodo di quest’anno, gli articoli dedicati al lupo sono
oltre 15.
Da questi dati si potrebbe dedurre che la proliferazione del lupo nelle Marche
rappresenti indubbiamente il problema, se non addirittura l’emergenza, più seria
della regione, tale da prevalere sulle inefficienze della sanità, sulle
difficoltà del mondo economico, su gravi problemi ambientali, sull’aumento del
10% della disoccupazione solo nel secondo semestre del 2025.
Eppure, il tema lupo tiene banco nel mainstream regionale. Ma solo gli
avvistamenti, o presunti tali, di lupi vivi, mentre il tema della mortalità del
lupo viene completamente ignorato.
Il perché dell’interesse mediatico per questo animale è legato esclusivamente
alla logica del clickbait; ovvero alla tecnica editoriale e di web marketing
utilizzata per attirare l’attenzione degli utenti e spingerli a cliccare su
link, immagini o video. Si basa su titoli sensazionalistici, esagerati o
volutamente incompleti che creano curiosità. Ogni click sull’articolo apre
banner pubblicitari; più click ci sono su un articolo, più l’inserzionista è
stimolato a investire in promozione.
E come tutte le cose che attivano le nostre paure o fantasie, il lupo fa
notizia; basta un articolo con un presunto, se non finto avvistamento, con una
foto scaricata da google di un lupo che magari stava nella tundra, a far
impennare i click dei lettori social.
Non solo nelle Marche, ma in tutta la Penisola, questo modo di fare
informazione, unitamente alla capacità di lobbying di alcune organizzazioni
agricole e delle associazioni venatorie, ha portato lo scorso anno a livello
prima europeo, e poi nazionale, al declassamento del lupo a livello legislativo.
Da “specie rigorosamente protetta” a “specie protetta”, il decreto è stato
pubblicato a gennaio 2026.
Questo significa che da ora in poi ai lupi si potrà sparare con piani di
abbattimento controllati, fissando un “tasso massimo di prelievo” annuo. Le
Regioni possono definire i prelievi (modo ipocrita della politica legislativa
per definire gli abbattimenti), con un tetto massimo di 160 sull’intero suolo
nazionale. Per le Marche il numero fissato è di otto.
Al momento, per fortuna, questo iter procedurale si è bloccato, grazie alla
Regione Campania che ha espresso parere sfavorevole e ha stoppato lo schema di
decreto del Ministero dell’Ambiente. La motivazione, come ha spiegato
l’assessora Zabatta, “nasce da una lacuna fondamentale: la mancanza di dati
scientifici recenti e rappresentativi. La conservazione della biodiversità
richiede gestione, ma non si può stabilire una percentuale di abbattimento senza
conoscere il numero reale dei lupi presenti”.
Infatti siamo fermi al primo monitoraggio nazionale condotto fra il 2020 e il
2021 e coordinato dall’Istituto per la Protezione dell’Ambiente (ISPRA), che
fornisce i dati sui lupi grigi (Canis lupus) attualmente presenti in
Italia: circa 3.501 esemplari (valore medio in un intervallo fra 2.949 – 3.945
individui) distribuiti sul territorio nazionale, con circa 952 lupi nell’area
alpina, e circa 2.557 lungo l’area peninsulare e la dorsale appenninica, a
esclusione della Sardegna, dove il lupo è assente.
Indubbiamente negli ultimi anni c’è stato un aumento della popolazione, che lo
stesso ISPRA nel 2025 solo per l’arco alpino ha stimato intorno al 18%. Se
dessimo però invece dare retta al mainstream marchigiano, solo in questa regione
ci dovrebbero essere più lupi della complessiva stima presente in tutto il suolo
nazionale. Ma la ragione di questo doping mediatico è riconducibile alle
pressioni sulla politica da parte delle associazioni venatorie per prime,
preoccupate che la presenza maggiore del lupo abbia portato negli ultimi tempi
ad una riduzione drastica del cinghiale, che per i cacciatori rappresenta un
importante business. Nell’informazione mainstream delle Marche, invece non viene
fatta menzione del numero dei lupi rinvenuti morti negli ultimi anni. Al circo
mediatico non interessa certo diffondere i dati dello studio, pubblicato nel
novembre 2025, “La mortalità del lupo (Canis lupus) in Italia nel periodo
2019-2023” a cura di “Io non ho paura del lupo APS”, una delle realtà più attive
in Italia per la tutela e la convivenza con questo predatore.
La relazione fornisce un quadro aggiornato e approfondito sulla mortalità del
lupo nel quinquennio, e i dati utilizzati per questa analisi sono stati reperiti
presso gli enti competenti a livello nazionale e regionale per la raccolta e la
gestione delle informazioni relative alla fauna selvatica. L’obiettivo
principale è stato quello di quantificare il numero di esemplari di lupo
rinvenuti morti annualmente in Italia e di analizzare le cause di morte,
suddividendole per categorie omogenee e riconoscibili, al fine di comprenderne
la distribuzione e l’incidenza sul territorio nazionale.
In particolare, la relazione distingue tra cause naturali (ad esempio, mortalità
intraspecifica, malattie o invecchiamento), cause antropiche dirette (ossia il
bracconaggio, che generalmente avviene tramite uccisione con arma da fuoco,
trappole o avvelenamento), cause antropiche indirette (soprattutto investimenti
stradali e ferroviari) e cause indeterminate, ovvero quei casi in cui non è
stato possibile accertare i motivi del decesso.
Per quanto riguarda le Marche, i dati sono stati raccolti tramite interlocuzioni
tra l’associazione e il settore Forestazione e Politiche Faunistiche Venatorie
della Regione, l’Istituto Zooprofilattico Marche e Umbria e l’ISPRA.
A fronte di un totale di lupi rinvenuti morti in Italia pari a 1.639 (210 nel
2019, 278 nel 2020, 320 nel 2021, 382 nel 2022, 449 nel 2023), nelle Marche tra
il 2019 e il 2023 sono stati rinvenuti morti 173 lupi (25 nel 2019, 23 nel 2020,
31 nel 2021, 52 nel 2022, 42 nel 2023).
Il primo dato di confronto che si evidenzia è che la regione si colloca al
quarto posto per mortalità dopo il Piemonte, l’Emilia-Romagna e l’Abruzzo.
Rispetto alle cause accertate di mortalità, il 64% è dovuto a investimenti, il
21% al bracconaggio, il 12% a cause indeterminate e il 3 % a cause naturali.
Considerata l’estensione territoriale della regione, la densità della mortalità
è pari a 0,018 (n. individui/kmq di superficie). Un rapporto che pone le Marche
al secondo posto dopo l’Abruzzo rispetto a tutte le altre regioni, ma, dato più
grave, al primo posto per mortalità dovuta al bracconaggio.
I dati dello studio ci forniscono una situazione molto differente dalla
narrazione mainstream sul lupo, sia nelle Marche che nel resto d’Italia, che
però ha portato a rendere accettabile da parte dell’opinione pubblica il fatto
che ora si potranno abbattere i lupi.
Farci accettare qualcosa che, fino a poco tempo prima, la nostra sensibilità,
razionalità, cultura ed etica avrebbero considerato indicibile: questa è la
potenza del mainstream. Cosa questa, per la nostra quotidianità, molto più
pericolosa della, seppur remota, possibilità di trovarci davvero faccia a faccia
con un lupo.
Leonardo Animali