Povertà e salute mentale: i dati della rete Caritas
Un aumento del 154% dei disturbi depressivi tra le persone assistite dalla rete
Caritas nell’ultimo decennio… Un disagio mentale che, nell’80% dei casi, si
intreccia con condizioni di povertà materiale, relazionale e sociale… Forti
disuguaglianze territoriali nell’accesso ai servizi di salute mentale, aggravate
dal definanziamento e dall’indebolimento dei presìdi territoriali…
Il Rapporto “Povertà e salute mentale. Relazione circolare e diritti negati”
elaborato da Caritas Italiana in collaborazione con la Conferenza Permanente per
la Salute Mentale nel Mondo Franco Basaglia restituisce l’immagine di una crisi
strutturale, che colpisce in modo particolare giovani, donne e persone con
esperienza migratoria, e che non può essere letta solo in chiave sanitaria.
I dati mostrano come le condizioni di precarietà lavorativa, insicurezza
abitativa, isolamento relazionale e fragilità economica aumentino il rischio di
sofferenza mentale e, allo stesso tempo, come il disturbo psichico possa
generare nuove forme di impoverimento, perdita di lavoro, di casa e di legami
sociali.
Nell’introduzione del Rapporto è posto all’attenzione che “le evidenze
epidemiologiche disponibili indicano che in Italia la diffusione dei disturbi
mentali è ampia e tutt’altro che marginale”
In specifico, il Rapporto rileva:
> Gli studi clinici stimano che la prevalenza di almeno un disturbo mentale nel
> corso della vita vari tra il 18,6% e il 28,5%, mentre nell’arco degli ultimi
> dodici mesi oscilli tra il 7,3% e il 15,6%.
>
> La depressione maggiore interessa tra il 10% e il 17% della popolazione nel
> corso della vita e circa il 2,6–3% nell’ultimo anno; i disturbi d’ansia
> colpiscono l’11–17% delle persone nel corso della vita e il 3–5% su base
> annuale.
>
> I disturbi psicotici, come la schizofrenia, presentano una prevalenza più
> contenuta ma stabile, pari a 3–6 casi ogni 1˙000 abitanti.
>
> In modo trasversale a tutti gli studi emerge un marcato divario di genere, con
> una prevalenza di ansia e depressione nettamente più elevata tra le donne.
L’aumento del disagio mentale trova riscontro anche nei dati amministrativi e di
utilizzo dei servizi: tra il 2019 e il 2023 gli utenti adulti dei servizi
psichiatrici sono aumentati, da 826˙000 a 854˙000, del 3%.
Nello stesso periodo si registra un significativo incremento, pari a circa il
20%, delle richieste di assistenza da cittadini stranieri residenti in Italia:
un fenomeno strettamente connesso all’acuirsi delle difficoltà economiche,
sociali e abitative in un contesto di crisi prolungata.
La correlazione tra povertà e salute mentale è bidirezionale.
Da un lato, la povertà aumenta il rischio di disturbi psicologici attraverso
stress cronico, esclusione sociale, stigma e difficoltà materiali (causalità
sociale); dall’altro, il disagio mentale può compromettere lavoro, reddito e
inserimento sociale, incrementando la povertà (selezione sociale). Questo
circolo vizioso è rafforzato da barriere economiche, sociali e simboliche
all’accesso alle cure e dalle disuguaglianze strutturali.
Oltre a reddito e lavoro, altri determinanti sociali influenzano la salute
mentale: reti di supporto, condizione abitativa, istruzione, status migratorio,
età e vulnerabilità legata a genere, cittadinanza o altre forme di
marginalizzazione.
In sintesi: povertà e disuguaglianze sociali determinano e amplificano il
disagio mentale, creando circoli di vulnerabilità e la relazione tra salute
mentale e condizioni socio-economiche è bidirezionale e interconnessa con
fattori strutturali, culturali e politici. È necessario quindi un approccio
intersezionale e strutturale che integri cura individuale, politiche sociali e
trasformazioni sistemiche per migliorare la salute mentale e ridurre le
disuguaglianze.
I dati che riferiscono della attività svolte dalla Caritas sono eloquenti.
Nel 2024 la rete Caritas in Italia ha assistito 277˙775 persone, di cui il 14,6%
presentava una vulnerabilità sanitaria. La sofferenza mentale interessa invece
il 4,4% delle persone accolte nei centri Caritas, una quota probabilmente
sottostimata a causa della difficoltà di intercettare il disagio psichico, dello
stigma sociale e dei sentimenti di vergogna che lo circondano, nonché della
natura spesso episodica dei colloqui. Complessivamente, le persone con
sofferenza psicologica seguite nel corso del 2024 sono state 7˙742. Le
problematiche psicologico-relazionali rappresentano la tipologia più diffusa
(38,5%), seguite dai disturbi depressivi (28,9%) e dalle patologie psichiatriche
(26,8%).
La sofferenza mentale si intreccia quasi sempre con altri bisogni fondamentali,
dando luogo a forme di “povertà cumulata”: quasi l’80% delle persone con disagio
psicologico presenta tre o più ambiti di bisogno, una quota nettamente superiore
rispetto ad altri profili. Le criticità riguardano soprattutto lavoro, casa,
salute, relazioni familiari, ma anche istruzione, disabilità e dipendenze,
configurando traiettorie di fragilità complesse e interdipendenti. Tra le
persone con sofferenza mentale emerge una maggiore cronicizzazione dello stato
di bisogno: circa il 40% è seguito dalla Caritas da cinque anni o più.
Ribadendo la necessità che la salute mentale sia realmente riconosciuta come
diritto fondamentale e bene comune, affermando che continuare a sottovalutarne
il valore significa indebolire la coesione sociale del Paese, il direttore di
Caritas Italiana, don Marco Pagniello, ha dichiarato: «Negli ultimi anni abbiamo
osservato da vicino un aumento significativo del disagio psicologico tra le
persone in condizione di fragilità socioeconomica. Nell’80% dei casi, il disagio
mentale si intreccia con povertà materiale, relazionale e sociale. È un fenomeno
sistemico che non può essere affrontato con risposte frammentate».
«La sofferenza mentale non può essere compresa né curata se isolata dalle
condizioni materiali e relazionali in cui prende forma – ha commentato il
cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della
Conferenza Episcopale Italiana intervenuto alla presentazione del rapporto – La
persona è sempre legata a una comunità e trova sé stessa ricreando la relazione
con questa».
Rapporto Caritas POVERTÀ E SALUTE MENTALE. RELAZIONE CIRCOLARE E DIRITTI NEGATI
Giovanni Caprio