RAVENNA: PERQUISITI SEI MEDICI CHE AVEVANO RIFIUTATO DI MANDARE I MIGRANTI AL CPR
La Procura di Ravenna ha posto sotto indagine sei medici per non aver accordato
il trasferimento in un CPR di alcuni cittadini privi di regolare titolo di
soggiorno. I medici sostenevano che le persone senza documenti non sarebbero
stati idonei dal punto di vista sanitario, al trattenimento nei CPR.
Nel quadro delle indagini, il reparto malattie infettive della città è stato
sottoposto ad una lunga perquisizione, iniziata all’alba tra i reparti con i
degenti, durante la giornata del 12 febbraio.
I sei medici, ai quali sono stati sequestrati i dispositivi per le comunicazioni
personali, si sono inoltre ritrovati esposti alla gogna mediatica e politica
della destra cittadina.
In risposta, ha preso posizione anche l’Ordine e la Federazione nazionale dei
medici che in una nota parla di “attacco all’autonomia dei medici”.
Sul caso si è esposta l’associazione Faenza Multietnica, di cui fa parte anche
Ilaria Mohamud Giama, ai microfoni di Radio Onda d’Urto, con la quale abbiamo
ricostruito la vicenda. Ascolta o scarica
A Ravenna, davanti all’ospedale colpito dall’inchiesta, si è svolto un flash mob
nel primo pomeriggio di lunedì 16 febbraio. Ci racconta come è andata Marco
Palagano della funzione pubblica CGIL di Ravenna. Ascolta o scarica
Le considerazioni politiche di Vanessa Guidi medica di bordo per Mediterranea
Saving Humans. Ascolta o scarica
Riportiamo il Comunicato stampa dell’associazione Faenza Multietnica.
Negli ultimi giorni Ravenna è diventata un laboratorio inquietante di politiche
repressive, discorsi razzisti normalizzati e criminalizzazione della
solidarietà. Una sequenza di eventi che non può essere letta come una somma di
episodi isolati, ma come il segno di una trasformazione profonda del clima
politico e culturale nel nostro Paese.
Nei giorni scorsi, il reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Ravenna è
stato oggetto di perquisizioni nell’ambito di un’indagine su certificazioni
mediche rilasciate per impedire il rimpatrio forzato nei CPR. Almeno sei medici
risultano indagati, con sequestri di dispositivi e comunicazioni personali. Si
tratta di un fatto gravissimo: colpire chi esercita il proprio dovere
professionale di tutela della salute significa mandare un messaggio
intimidatorio a tutto il personale sanitario, scoraggiando la difesa dei diritti
fondamentali delle persone più vulnerabili. La cura viene trattata come
sospetta, la solidarietà come reato.
In parallelo, è previsto un nuovo sbarco a Ravenna nel fine settimana, con la
nave dell’ONG Solidaire attesa tra sabato notte e domenica mattina con circa 120
persone soccorse in mare. Ancora una volta, Ravenna viene designata come porto
remoto, lontano dalle rotte di salvataggio, trasformando il Mediterraneo in una
zona di selezione politica delle vite degne e indegne di essere salvate.
Ma mentre le persone migranti continuano ad arrivare dopo viaggi segnati da
violenze e torture, cresce anche un discorso pubblico che legittima l’idea che
la loro presenza sia un problema da eliminare. Domani, infatti, a Faenza si è
svolto sabato mattina il banchetto per la raccolta firme sulla “remigrazione”,
un concetto promosso da ambienti dell’estrema destra europea che propone il
rimpatrio forzato non solo delle persone senza documenti, ma anche di cittadini
stranieri regolari e dei loro discendenti. Si tratta di un’idea che richiama
direttamente politiche di esclusione etnica e deportazione, mascherate da
proposta “democratica” e presentate nello spazio pubblico come una normale
opzione politica.
In questo clima, risultano particolarmente preoccupanti le dichiarazioni di
Michele De Pascale che contribuiscono a normalizzare l’esistenza e il
rafforzamento dei CPR, luoghi di detenzione amministrativa già denunciati da
numerose organizzazioni per i diritti umani come spazi di violenza, opacità e
sospensione dello stato di diritto. Parlare dei CPR come strumenti “necessari”
significa accettare l’idea che alcune persone possano essere private della
libertà senza aver commesso alcun reato, sulla base della sola origine
nazionale.
Quello che vediamo a Ravenna è una convergenza pericolosa: repressione contro
chi cura, criminalizzazione di chi salva vite, normalizzazione della detenzione
amministrativa e legittimazione pubblica di progetti politici apertamente
razzisti. È un processo che sposta progressivamente il confine del dicibile e
del possibile, rendendo accettabile ciò che fino a pochi anni fa sarebbe stato
considerato inaccettabile in una società democratica.
Come Faenza Multietnica denunciamo con forza questa deriva. La “remigrazione”, i
CPR e la persecuzione della solidarietà non sono risposte a problemi reali, ma
strumenti politici per costruire consenso attraverso la paura e la
disumanizzazione. Difendere i diritti delle persone migranti significa difendere
la democrazia stessa: quando si accetta che alcuni diritti siano sospesi per
alcuni, si apre la strada alla loro erosione per tutti.
Chiediamo la chiusura dei CPR, la fine della criminalizzazione dei medici, delle
ONG e delle reti solidali, e il rifiuto netto di ogni progetto politico che
promuova l’espulsione e la segregazione su base etnica. Ravenna e Faenza hanno
una storia antifascista e solidale che non può essere cancellata da chi vorrebbe
riportarci a politiche di esclusione e deportazione.