Il problema non è Chomsky, siamo noi
di Raúl Zibechi – 13 Febbraio 2026
C’è stato il culto della personalità che ha circondato Stalin, Lenin, Marx, più
recentemente Chávez e Lula, ma anche Pepe Mujica. Molti invece di guardare gli
zapatisti che si coprono il volto hanno coltivato il culto per Marcos.
«L’adorazione di personaggi pubblici, a cui vengono attribuiti enormi meriti, al
punto da renderli “quasi dei”, è un problema di vecchia data all’interno dei
movimenti di sinistra e di emancipazione… – scrive Raúl Zibechi – Forse la
lezione che ci sfugge dal caso Epstein-Chomsky è che dobbiamo essere più cauti
nel mitizzare i personaggi e più comunitari…»
L’adorazione di personaggi pubblici, a cui vengono attribuiti enormi meriti, al
punto da renderli “quasi dei”, è un problema di vecchia data all’interno dei
movimenti di sinistra e di emancipazione. Si esaltano le virtù, ma mai i
difetti. Una realtà viene inventata in toni di bianco e nero, escludendo
sfumature, zone d’ombra e tutto ciò che potrebbe mettere in ombra la figura
divinizzata.
La parola “grigio” stessa viene usata come aggettivo. “Una persona grigia” è
noiosa, senza merito, incapace di attrarci o catturare la nostra attenzione,
tanto meno qualsiasi tipo di ammirazione. Tuttavia, la realtà è dipinta a più
colori ed è molto più ricca del binomio bianco-nero. Con questa scissione,
spesso cerchiamo di lenire le nostre incertezze, fuggendo dalle sfumature
scomode che ci causano tanta insicurezza. Perché, ammettiamolo, gli esseri umani
bianchi occidentali cercano disperatamente sicurezza.
Molti esponenti della sinistra ammettono che il culto della personalità che
circondava Stalin fosse negativo, ma accettano il culto di Lenin o Marx, ad
esempio. Credo che, a questo punto, la cultura “emancipatrice” della sinistra
sia erede del movimento dell’uomo forte e del culto della monarchia così diffusi
nella storia umana, dalle prime società fino ai giorni nostri. Il fattore
aggravante è che i culti attuali si mascherano da emancipazione, ma in fondo
sono assurdi quanto la sottomissione a re e regine.
Ancora oggi, vediamo come questo culto continui la sua tremenda opera di
paralisi delle società, sia attraverso il sostegno acritico di Evo Morales o
di Hugo Chávez, per citare solo due esempi. Tutti i movimenti progressisti
dell’America Latina sono stati collegati a un uomo forte, da Néstor
Kirchner a Lula, passando per Correa e quelli già menzionati.
Nel caso di Chomsky, la gravità del suo stretto legame con il milionario
criminale pedofilo Epstein è evidente anche dopo essere stato condannato e le
sue malefatte note. Ma se Epstein non fosse stato un pedofilo, qualcosa sarebbe
cambiato? Possiamo convalidare che un personaggio pubblico di sinistra abbia
stretti legami con un milionario? Non vale alcuna amicizia, con chiunque, al di
sopra delle classi, delle posizioni politiche e dello status delle persone.
Senza dimenticare che Chomsky ha commesso altri peccati, come lavorare per
programmi militari.
Una persona come noi, i lettori di questa pagina, può relazionarsi con chiunque,
un Berlusconi, un Bolsonaro o un Putin? Non mi riferisco alle persone del basso
che hanno sostenuto questi personaggi, ma ai rapporti con le élite dominanti,
uno stile che si coltiva nei parlamenti di tutto il mondo, quando i deputati
sono in posizioni politiche opposte, mangiano allo stesso tavolo e finiscono per
socializzare negli stessi spazi.
Chomsky è semplicemente disgustoso. Più grave ancora perché si tratta di una
personalità pubblica che deve dare l’esempio e chiedere perdono quando sbaglia.
Quello che intendo con queste righe, è metterci uno specchio collettivo, come
dicono spesso gli zapatisti, per chiederci: e noi?
Quanti Chomsky ci sono nei nostri cervelli e cuori? Attribuire tutto il male al
linguista è come attribuire tutto il merito a un uomo forte, come Pepe
Mujica per esempio. Essendo uruguaiano, soffro ogni volta che persone del basso
in qualche angolo del pianeta, mi dice meraviglie di un personaggio che, in
questo paese, conosciamo e non ammiriamo, almeno chi scrive questo e gran parte
dei suoi amici.
Il culto della personalità rivela, inoltre, il nostro proverbiale
individualismo, poiché mettiamo tutti i valori positivi in una persona, ma non
in un collettivo. Fanno bene gli zapatisti a coprirsi il volto, a mettersi tutti
e tutte con il passamontagna e il paliacate. Si noti che l’intera cultura
capitalista ruota attorno alle persone, da Messi a Trump, sia per compiacere che
per rimproverare. Anche nel caso dello zapatismo, non sono uguali gli
atteggiamenti che abbiamo verso il capitano Marcos o verso uno qualsiasi dei
comandanti, compreso chi scrive questo.
Forse la lezione che ci sfugge dal caso Epstein-Chomsky è che dobbiamo essere
più cauti, più moderati nel mitizzare i personaggi. Ma soprattutto, essere più
comunitari, evidenziare il collettivo e la semplicità, l’innocenza delle ragazze
e dei ragazzi prima che il Sistema li conduca verso l’adorazione delle
celebrità.
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> Chomsky, Epstein e le contraddizioni che ci interrogano
Raul Zibechi
E’ è un giornalista, cronista radiofonico, scrittore, teorico politico e
militante uruguayano attivo nei movimenti sociali, popolari, ecologisti e
anti-globalizzazione dell’America Latina.
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