In Cina sono stati scoperti i resti di un dinosauro che aveva le ali
Lungo appena 57 centimetri dal muso alla punta della coda, con denti seghettati
e artigli ricurvi, un dinosauro coperto di penne vissuto circa 120 milioni di
anni fa nell’attuale provincia cinese del Liaoning ha finalmente un nome,
Norellraptor barsboldi, e una storia che riapre uno dei capitoli più dibattuti
dell’evoluzione. La scoperta è stata raccontata da uno studio pubblicato su
Nature Communications da un gruppo di ricercatori cinesi, slovacchi e italiani,
con primo firmatario Xuri Wang dell’Accademia cinese di scienze geologiche e tra
gli autori il paleontologo Andrea Cau del museo Ophis di Teramo.
Lo scheletro, completo e conservato in modo eccezionale, è stato trovato da un
contadino nei pressi di Lamadong, nella contea di Jianchang, e donato nel 2023
al museo della Hebei GEO University di Shijiazhuang da un benefattore che ha
chiesto di restare anonimo. Arriva dalla Formazione Jiufotang, un deposito di
rocce tra i più ricchi al mondo di dinosauri piumati e uccelli primitivi, dove
sono stati trovati anche i resti di Microraptor, il più noto tra i suoi stretti
parenti. L’analisi al microscopio di una sezione del radio, dove gli anni di
crescita si leggono un po’ come gli anelli di un tronco, dice che l’animale
aveva almeno 3 anni quando è morto e che non era ancora del tutto adulto.
Il nome è un doppio omaggio a due giganti della disciplina scomparsi nell’estate
del 2025 a 12 giorni l’uno dall’altro: l’americano Mark Norell, per anni alla
guida della paleontologia dell’American Museum of Natural History di New York, e
il mongolo Rinchen Barsbold, che già negli anni Ottanta notava come tratti
considerati esclusivi degli uccelli comparissero in linee diverse di dinosauri
carnivori, quasi una dichiarazione di metodo rispetto a ciò che lo studio arriva
a sostenere.
Lo scheletro di Norellraptor barsboldi – Foto: Wang et al., Nature
Communications
Norellraptor appartiene ai microraptorini, una sottofamiglia di dromeosauridi
(la stessa famiglia dei velociraptor resi celebri da Spielberg, ma in formato
tascabile) nota per le lunghe penne che in alcune specie rivestivano sia le
braccia sia le zampe posteriori, al punto da guadagnarsi la definizione di
dinosauri dalle quattro ali. Da anni ci si chiede se quelle ali e quelle degli
uccelli abbiano un’origine comune o se ciascun gruppo le abbia sviluppate per
conto proprio. Gli autori hanno ricostruito 194 trasformazioni anatomiche lungo
la storia del gruppo e hanno scoperto che circa il 30 per cento compare anche
nella linea che porta agli uccelli: sterno allungato, ulna più lunga dell’omero,
ossa del polso che si fondono con quelle della mano. Peccato che l’ordine in cui
queste novità si sono accumulate sia del tutto diverso, perché nei
microraptorini si accorciano prima le dita e solo dopo si fondono le ossa della
mano e si allunga lo sterno, mentre negli uccelli accade l’esatto contrario. Per
far rientrare i microraptorini nel ramo degli uccelli, l’albero genealogico
ricostruito nello studio dovrebbe ammettere 23 trasformazioni anatomiche in più
rispetto alla versione più lineare. Si tratterebbe di un’ipotesi così macchinosa
da risultare, secondo i ricercatori, poco credibile.
Secondo lo studio, quindi, non ci sarebbe stato un unico progetto evolutivo per
il volo, ma pressioni selettive diverse che hanno spinto gruppi differenti verso
soluzioni simili. Rui Pei, paleontologo dell’Istituto di paleontologia dei
vertebrati di Pechino estraneo alla ricerca, ha spiegato a Live Science che il
lavoro rafforza l’ipotesi che gli uccelli e i microraptorini abbiano sviluppato
la capacità di volare in modo indipendente, senza ereditarla da un antenato
comune. Scott Hartman, dell’Università del Wisconsin-Madison, anche lui esterno
allo studio, immagina un animale capace di alternare planata e battito d’ala.
Le tappe evolutive dei caratteri condivisi da microraptorini e uccelli – Foto:
Wang et al., Nature Communications
Le quattro ali finite nei titoli di mezzo mondo, però, su questo fossile non si
vedono. Gli autori scrivono che il piumaggio è conservato male, tanto che
lunghezza e forma delle penne restano difficili da stabilire. Sulle braccia ci
sarebbero con buona probabilità penne adatte al volo, mentre il resto delle
impronte mostra piume semplici e diritte. L’immagine del dinosauro a quattro ali
nasce quindi dal confronto con parenti meglio conservati, come Microraptor, e
dalla ricostruzione artistica che accompagna lo studio [nell’immagine di
copertina, NdA], non da un’osservazione diretta. Non è l’unica imprecisione
circolata: c’è chi, anche in Italia, ha presentato Norellraptor come una nuova
specie del genere Microraptor, mentre si tratta di un genere a sé, che
appartiene alla stessa sottofamiglia.
Resta infine la questione della provenienza, che, vista la zona del
ritrovamento, conta parecchio. Lo scheletro non è emerso da uno scavo
scientifico: lo ha trovato un contadino e solo in seguito è arrivato al museo.
In quella regione i fossili sono da decenni anche una merce, che gli abitanti
vendono, a volte ritoccando i ritrovamenti per farli valere di più. Il
precedente più clamoroso risale al 1999, quando il National Geographic presentò
al mondo l’Archaeoraptor, un reperto uscito illegalmente dalla Cina come
l’anello mancante tra dinosauri e uccelli, senza che nessuna rivista scientifica
lo avesse esaminato prima. Pochi mesi dopo si scoprì che era un falso composto
da pezzi di animali diversi assemblati insieme: il corpo apparteneva a un
uccello primitivo, la coda proprio a un Microraptor. Questa volta gli autori
assicurano di aver controllato che le ossa appartengano tutte allo stesso
animale, che siano quasi tutte ancora collegate tra loro nella posizione
originaria e che il luogo di ritrovamento sia quello dichiarato.
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