Epstein Files e la banalità del patriarcato
Parliamo degli Epstein Files con la giornata de Il fatto quotidiano Antonella
Zangaro che ne ha scritto molto. Sta uscendo fuori un materiale immenso e siamo
solo all'inizio, materiale che non ha però scaturito al momento nessun
procedimento penale. E' dal 1996 che alcune ragazze hanno cominciato a parlare
degli stupri che avvenivano da parte di uomini potenti amici di Epstein. Fino al
libro di Virginia Giuffrè che si è poi suicidata poco dopo non potendo più a
vivere con la violenza subita dal Principe Andrew Windsor. Una confraternita di
maschi che suggellano la propria appartenenza patriarcale violalndo i corpi
altrui.
Parliamo anche con Nina Ferrante, artista terrona a partire da una
sua riflessione (https://substack.com/home/post/p-187403480). Vedere nel buoi
cosa vuol dire per una donna in questa momento? Che mondo è quello che non
protegge le sue figlie dalle violenza della cricca di Epstein fino al genocidio
in Palestina? Una cerchia è di eletti sicuramente dotata delle eccezionali
capacità di decidere sui corpi, la vita e la morte di intere popolazioni, una
cerchia di eletti maschi che non dovranno mai vedere nel buio e a cui basta
girarsi dall'altra parte per sentirsi fuori dai cattivi.
Epstein files rilasciati soltanto a partire dal 2024 quindi dopo 40 anni dalle
prime denunce delle ragazze rappresentano proprio uno spaccato radicale e
inquietante del patriarcato e della sua banalità, intesa come la sistematica e
normale routine con cui il potere maschile oggettivizza e sfrutta i corpi
femminili.
Importante anche l'articolo di Carlotta Cossutta uscito su Il manifesto
https://ilmanifesto.it/epstein-files-i-corpi-delle-donne-nella-macchina-del-capitalismo