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La Ocean Viking evacua 33 naufraghi salvati dalla nave di supporto Maridrive 703
Nel primo pomeriggio la Ocean Viking di SOS MEDITERRRANEE, da ieri di nuovo nel Mediterraneo, ha evacuato 33 persone salvate dalla Maridrive 703, nave di supporto offshore a una delle piattaforme petrolifere nel Mediterraneo. Tra i sopravvissuti, provenienti soprattutto da Sudan, Ciad e Somalia, ci sono tre donne (di cui una incinta), tre bambine e due minori non accompagnati. Sette delle persone soccorse riportano lesioni, tra cui ustioni da carburante, un arto rotto e dolore generale. Tutti i sopravvissuti sono esausti dopo aver trascorso sette giorni in mare, per poi rimanere bloccati sulla Maridrive 703. Hanno inoltre riferito che un altro gruppo è stato respinto in Tunisia. Redazione Italia
La Ocean Viking torna in mare quasi quattro mesi dopo l’attacco della Guardia Costiera libica
Dopo il violento attacco da parte della Guardia Costiera libica avvenuto in agosto, che ha costretto a una sospensione di quattro mesi delle operazioni, la Ocean Viking è pronta a tornare in mare. Nonostante l’escalation di violenza nel Mediterraneo centrale, SOS MEDITERRANEE rimane ferma nella propria missione: salvare, proteggere e testimoniare le violazioni dei diritti umani in mare. Il 24 agosto 2025, la Ocean Viking è stata violentemente attaccata da una motovedetta della Guardia Costiera libica in acque internazionali. Centinaia di colpi sono stati sparati contro la nave, causando gravi danni all’imbarcazione di soccorso e mettendo a rischio la vita delle persone soccorse e dei soccorritori a bordo, rendendo necessaria un’immediata sospensione delle operazioni. «Questo attacco armato senza precedenti contro la nostra nave di soccorso ha rappresentato un punto di svolta per le nostre operazioni, ma la nostra determinazione a salvare vite umane resta immutata», ha dichiarato Valeria Taurino, direttrice generale di SOS MEDITERRANEE Italia. Durante il periodo di sospensione, il ponte di comando parzialmente distrutto è stato riparato e i sistemi e le attrezzature essenziali per le operazioni di soccorso sono stati ripristinati alla piena funzionalità. I nostri team hanno lavorato senza sosta per ripristinare l’imbarcazione, rafforzare la formazione sulla sicurezza e aggiornare le procedure operative, al fine di garantire un ritorno in mare sicuro senza compromettere la capacità di soccorso. Nessuna responsabilità per l’attacco Nonostante le azioni legali intraprese e le denunce pubbliche, i responsabili dell’attacco non sono stati identificati e le richieste di assunzione di responsabilità restano senza risposta. SOS MEDITERRANEE è determinata a proseguire nell’identificazione dei responsabili e a garantire che vengano chiamati a risponderne. Sono state presentate denunce penali in Italia e in Francia, mentre un’ulteriore denuncia è attualmente in fase di finalizzazione in Germania. «È inaccettabile che un attacco di questo tipo contro una nave umanitaria di soccorso sia rimasto senza conseguenze», ha affermato Valeria Taurino. «L’impunità alimenta ulteriore violenza nel Mediterraneo centrale. La responsabilità è essenziale non solo per la giustizia, ma anche per la sicurezza delle persone in pericolo e di tutti gli operatori umanitari che lavorano in mare».  Violenza in escalation nel Mediterraneo centrale Nel frattempo, la violenza nel Mediterraneo centrale continua ad intensificarsi e le violazioni dei diritti umani proseguono in totale impunità. Da agosto, ulteriori attacchi hanno preso di mira altre organizzazioni di ricerca e soccorso, così come persone in pericolo. Ottobre e novembre hanno registrato un forte aumento dei decessi e delle sparizioni segnalate nel Mediterraneo centrale, con 299 persone dichiarate morte o disperse. Alla Ocean Viking è stato impedito di essere in mare proprio quando una capacità di soccorso urgente era disperatamente necessaria. Urgente necessità di sostenere le operazioni di soccorso Il sostegno continuativo dei donatori resta essenziale per garantire la continuità delle operazioni di ricerca e soccorso lungo una delle rotte migratorie più mortali al mondo. Oggi più che mai, la nostra organizzazione fa affidamento sul sostegno del pubblico per mantenere le proprie attività nel lungo periodo. «Ogni vita salvata è una vittoria contro l’indifferenza. Continueremo questa missione finché potremo contare sulla solidarietà dei nostri sostenitori», ha concluso Valeria Taurino. DONA ORA   Redazione Italia
La Life Support diretta a Napoli con 113 naufraghi
Si è concluso pochi minuti dopo le 22 di ieri l’intervento di soccorso di 44 persone portate in salvo dalla Life Support, la nave di ricerca e soccorso di EMERGENCY, in acque internazionali della zona SAR maltese. Le 44 persone soccorse si aggiungono alle 69 tratte in salvo nella notte tra venerdì e sabato nella zona SAR libica. A bordo della Life Support ci sono ora complessivamente 113 naufraghi, tutti uomini, di cui 4 minori non accompagnati.  “La sera del 14 dicembre la Life Support ha effettuato il soccorso di una barca in difficoltà portando in salvo 44 persone. Siamo venuti a conoscenza del caso tramite un mayday relay ascoltato dalla radio VHF della nave, mentre stavamo cercando un’altra imbarcazione in pericolo” spiega Jonathan Nanì La Terra, capomissione della Life Support. “Abbiamo quindi fatto rotta sul caso segnalatoci via radio e dopo le 20 abbiamo trovato la barca in pericolo: un mezzo in vetroresina, sovraffollato e inclinato pericolosamente su un lato. I nostri gommoni di soccorso si sono avvicinati rapidamente e hanno stabilizzato il barchino, poi hanno iniziato a evacuare le persone che erano in mare già da quattro giorni; per questo erano stremate e avevano difficoltà a muoversi. Tutti i naufraghi sono stati portati a bordo della Life Support; tre di loro che erano profondamente debilitati e in stato di semi-incoscienza sono stati trasbordati in barella. Ora, dopo essere stati reidratati per via endovenosa, stanno meglio. La Life Support resta disponibile per intervenire su eventuali altri casi di mezzi in pericolo”.  I naufraghi, tutti uomini tra cui 4 minori non accompagnati, provengono da Bangladesh, Pakistan ed Egitto, Paesi devastati da conflitti armati, instabilità politica, povertà e crisi climatica. Le autorità hanno confermato alla Life Support il POS di Napoli e hanno autorizzato la nave di EMERGENCY a ritardare l’arrivo in porto per completare il tracciato di ricerca relativo al caso di mezzo in pericolo segnalato precedentemente, sempre in zona SAR Maltese. La Life Support sta compiendo la sua 39esima missione nel Mediterraneo centrale, operando in questa regione dal dicembre 2022. Durante questo periodo, la nave ha soccorso un totale di 3.234 persone.    Emergency
Salvataggi e porti lontani per le navi di Sea-Watch
Questa mattina la nave veloce di Sea-Watch, Aurora, è stata impegnata nel soccorso di 42 persone da un gommone sovraffollato. Tra loro c’è un neonato. Le autorità ci hanno assegnato Augusta come porto di sbarco, ignorando ancora una volta il diritto a sbarcare nel porto sicuro più vicino. Intanto la Sea-Watch 5 è in navigazione verso il porto lontano di La Spezia con a bordo 70 persone, salvate in due diverse operazioni di salvataggio negli ultimi giorni. Ieri i minori soccorsi e i loro familiari sono stati sbarcati a Pantelleria su disposizione del Tribunale dei Minori di Palermo. Sea Watch
Maltempo, SOS Humanity chiede invano un porto più vicino per lo sbarco delle 85 persone soccorse
Dopo aver soccorso 85 persone in pericolo in mare mercoledì, la nave di ricerca e soccorso Humanity 1 è attualmente costretta a ripararsi nel Golfo di Taranto a causa del maltempo in peggioramento mentre era in rotta verso il lontano porto di Ortona, che era stato assegnato dalle autorità italiane come porto sicuro. Ortona dista più di 1.300 chilometri dal luogo del salvataggio e l’attuale ritardo prolungherà ulteriormente il tempo che i sopravvissuti dovranno trascorrere a bordo, nonostante le loro condizioni fisiche e mentali già compromesse. “Questa lunga traversata è inutile e pericolosa per la salute fisica e mentale delle persone che abbiamo a bordo”, afferma Stefania, responsabile della protezione a bordo. “Abbiamo diversi casi di scabbia, infezioni respiratorie, febbre alta, dolori muscolari, malattie parassitarie e alcuni stanno ricevendo un trattamento antibiotico. I sopravvissuti sono partiti dalla Libia, dove alcuni ci hanno già rivelato di aver subito torture”. “Nonostante SOS Humanity abbia ripetutamente chiesto l’assegnazione di un porto vicino per lo sbarco in sicurezza delle 85 persone che abbiamo soccorso tre giorni fa, il Centro di coordinamento marittimo di Roma (MRCC) continua a rifiutarlo“ afferma Sofia Bifulco, coordinatrice della comunicazione a bordo della Humanity 1. “Il diritto internazionale prescrive in modo inequivocabile che i sopravvissuti in pericolo in mare debbano essere sbarcati senza indugio, e davanti a noi ci sono porti a poche ore di navigazione. Anziché esporre persone vulnerabili alle intemperie e prolungare le loro sofferenze per quasi sette giorni di transito inutile, deve essere loro concesso il diritto di sbarcare il più rapidamente possibile”.   Redazione Italia
Mediterraneo centrale: MSF riprende le attività di ricerca e soccorso con una nuova nave
Medici Senza Frontiere (MSF) annuncia la ripresa delle attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale, quasi un anno dopo essere stata costretta a interrompere le operazioni con la Geo Barents, l’ultima nave dell’organizzazione medico-umanitaria attiva da maggio 2021 a dicembre 2024. Oggi MSF torna nel Mediterraneo con la nave Oyvon, che in norvegese significa “speranza per l’isola”. L’imbarcazione, in passato una nave ambulanza in Norvegia, è stata completamente ristrutturata e attrezzata per effettuare operazioni di ricerca e soccorso in mare su una delle rotte migratorie più pericolose al mondo. ”Come organizzazione medico-umanitaria, la nostra presenza nel Mediterraneo e l’impegno nel supporto alle persone in movimento sono imprescindibili” dichiara Juan Matias Gil, capomissione di MSF per la ricerca e soccorso in mare. “Riprendiamo le operazioni perché abbiamo il dovere di soccorrere chi si trova in difficoltà in mare. Persone spesso costrette a partire su imbarcazioni insicure dopo aver vissuto in condizioni deplorevoli e disumane e aver subito detenzioni, abusi ed estorsioni in Libia”. Politiche restrittive rendono quasi impossibili le operazioni SAR MSF è stata costretta a sospendere le attività di soccorso della Geo Barents nel dicembre 2024, dopo oltre 2 anni di operazioni ostacolate da leggi e politiche italiane restrittive, in particolare dal Decreto Piantedosi e dall’assegnazione di porti lontani. Queste misure hanno reso impossibile il normale svolgimento delle operazioni per la Geo Barents: nonostante avesse la capacità di ospitare fino a 700 persone a bordo, alla nave venivano regolarmente assegnati porti lontani anche quando aveva a bordo solo 50 sopravvissuti. “La decisione di MSF di impiegare una nave più piccola e veloce è una risposta strategica a leggi e misure sempre più restrittive del governo italiano, che mirano a ostacolare le attività di ricerca e soccorso delle navi umanitarie” continua Gil di MSF. MSF torna nel Mediterraneo centrale anche per diffondere le testimonianze di chi fugge dalla Libia, per raccontare le violente intercettazioni in mare da parte della Guardia Costiera libica e di altri attori coinvolti, così come i respingimenti forzati in Libia, riconosciuti dai tribunali italiani e da altri organismi delle Nazioni Unite come violazioni del diritto internazionale marittimo, dei diritti umani e del diritto d’asilo. Negli ultimi mesi si è registrato un aumento di attacchi violenti in acque internazionali da parte della Guardia Costiera libica e di altri gruppi armati, diretti contro le persone migranti e le navi umanitarie di soccorso. L’equipaggio di MSF a bordo della nave Oyvon prevede la presenza di un medico e un infermiere, pronti a fornire cure mediche in situazioni di emergenza e ad assistere i pazienti in caso di ipotermia, inalazione di carburante, ustioni da benzina e ferite causate da abusi e detenzioni in Libia. MSF nel Mediterraneo Centrale Il Mediterraneo centrale resta una delle rotte migratorie più letali al mondo. Secondo l’IOM, almeno 25.630 uomini, donne e bambini sono morti o dispersi in questo tratto di mare dal 2014, di cui 1.810 solo nel 2024. In media nel 2024 sono morte 5 persone al giorno, rendendo lo scorso anno il più mortale dal 2017, nonostante la diminuzione delle partenze. Dal 2015 MSF è attiva nelle operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. MSF ha lavorato su 9 navi umanitarie (da sola o in partnership con altre organizzazioni) e ha soccorso più di 94.200 persone. Nel gennaio 2023, il Decreto Piantedosi (Decreto Legge 1/2023) ha introdotto in Italia un nuovo quadro normativo, applicabile esclusivamente alle navi civili adibite al soccorso, e una serie di sanzioni in caso di inadempienza, che prevedono da 10 a 20 giorni di fermo in porto fino alla confisca della nave. Dall’entrata in vigore del Decreto Piantedosi, la Geo Barents è stata sanzionata 4 volte, per un totale di 160 giorni di fermo forzato. Inoltre, tra dicembre 2022 e dicembre 2024, le misure ostruzionistiche imposte dal decreto hanno costretto la nave a percorrere 64.966 km in più dei previsti e a trascorrere 163 giorni in più in mare per raggiungere porti lontani nel nord Italia per lo sbarco delle persone sopravvissute, invece di approdare in porti più vicini nel Sud Italia. È fondamentale, avverte MSF, che l’Italia e gli Stati membri dell’Unione Europea garantiscano che gli attori civili impegnati nelle operazioni SAR possano operare liberamente per salvare vite in mare nel pieno rispetto delle leggi internazionali e marittime, ponendo la salvaguardia e la protezione della vita umana al centro delle politiche migratorie. Oyvon Oyvon batte bandiera tedesca. In passato ha operato come nave ambulanza in Norvegia prima di essere acquistata da MSF e adeguata alle attività di ricerca e soccorso. La sua lunghezza totale è di 20 metri, ha 2 ponti per accogliere le persone soccorse ed è dotata di 1 gommone veloce (rhib), che verrà utilizzato durante le operazioni di soccorso. Il team a bordo è composto da 10 persone, tutti operatori di MSF. Oyvon, in norvegese, significa “speranza per l’isola”.   Medecins sans Frontieres
Colpiti ma non fermi: la Ocean Viking si prepara a tornare in mare
Dall’attacco subito il 24 agosto da parte della Guardia Costiera Libica, la Ocean Viking è ancora ferma in porto per le riparazioni necessarie a garantire che la nave torni in mare in piena sicurezza e funzionalità. Da oltre due mesi la nostra squadra lavora senza sosta per tornare a salvare vite, ma l’obiettivo di ripristinare le condizioni ottimali per il ritorno in mare non è ancora stato raggiunto. A settembre abbiamo promosso un crowfunding e ci sono buone notizie. I due RHIB – i nostri gommoni veloci di salvataggio danneggiati durante l’attacco sono stati riparati e sono tornati a bordo della nave. Sono stati anche riparati i “Centifloats” forati dai proiettili: tubi galleggianti usati come paraurti e barriere per proteggere gli scafi, stabilizzare le manovre e creare corridoi d’imbarco sicuri. Le nuove finestre su misura per la plancia di comando, che andranno a sostituire quelle distrutte a colpi di mitra, arriveranno la prossima settimana. I vari componenti del team sono impegnati nei lavori di riparazione, in attesa di poter tornare a fare quello per cui hanno rischiato la vita: salvare persone in difficoltà e portarle in un posto dove possano sentirsi al sicuro. Nel frattempo, nel Mediterraneo centrale continua la strage silenziosa: nei giorni scorsi in diversi naufragi hanno perso la vita 3 bambini e una donna incinta, tra gli altri. “L’unica cosa che ha fatto il governo in questi mesi – spiega Valeria Taurino, direttrice generale di SOS MEDITERRANEE Italia – è stata rimanere immobile: immobile di fronte all’attacco ingiustificato e ingiustificabile che abbiamo subito e immobile di fronte al rinnovo automatico del Memorandum Italia Libia, che dal prossimo 2 novembre non sarà più modificabile. Abbiamo appaltato la gestione dell’immigrazione a uno Stato non sicuro, dove vengono sistematicamente violati i diritti umani e il diritto internazionale, solo per interessi politici e sulla pelle di uomini, donne e bambini innocenti: come associazione umanitaria non possiamo accettare questo epilogo, per questo riteniamo urgente tornare in mare a ribadire con forza che il diritto marittimo internazionale non è un’opzione trascurabile, ma dovrebbe essere alla base di ogni scelta compiuta in mare. Nonostante tutto quello che ci è capitato, torneremo presto dove c’è più bisogno di noi“. Redazione Italia
Il Tribunale di Trapani ci dà ragione: sospesa la detenzione di Mediterranea
Il Ministro dell’Interno Piantedosi aveva voluto costruire una pesante speculazione politica sul nostro caso, ma questa volta il diritto è più forte della propaganda. Il Tribunale di Trapani si è pronunciato in merito al ricorso presentato dal Comandante e dall’Armatore della nave MEDITERRANEA contro le pesanti sanzioni – 60 giorni di fermo amministrativo e 10mila euro di multa – comminate dal Ministero dell’Interno dopo la scelta dello scorso 23 agosto di rifiutare il lontano porto di Genova e fare invece rotta su quello di Trapani, per poter sbarcare le 10 persone soccorse al largo della Libia nel drammatico caso del 21 agosto. L’esito dell’udienza è clamoroso: la giudice Federica Emanuela Lipari ha accolto il ricorso cautelare e ha deciso la sospensione della detenzione della nave. Il Tribunale di Trapani, in attesa di pronunciarsi sul merito complessivo della vicenda, intanto “censura l’illegittimità del provvedimento [del Ministero dell’Interno] sotto il profilo della quantificazione della sanzione.” E – dando ragione alle argomentazioni presentate dalle nostre avvocate Cristina Laura Cecchini e Lucia Gennari – insiste sul fatto che il Viminale ha ignorato tutte le richieste “sempre motivate in ragione delle circostanze concrete” con cui dalla nave chiedevamo una “riassegnazione del porto sicuro di sbarco. Ma ancora più chiaro è il pronunciamento sulla legittimità delle nostre scelte: MEDITERRANEA ha fatto rotta su Trapani “a tutela delle persone tratte in salvo” … “tenuto conto delle loro condizioni di vulnerabilità e di fragilità, sia sul piano fisico che psicologico.” In sostanza la “trasgressione delle indicazioni delle autorità” è mossa da “esclusivo spirito solidaristico, a tutela dei soggetti fragili che si trovavano a bordo dell’imbarcazione” e quindi finalizzata “a salvaguardare gli obiettivi di tutela della vita e della salute in mare” di cui gli Stati dovrebbero essere portatori sulla base delle diritto internazionale che regola la materia. Infine il Tribunale afferma che la nave deve essere liberata al più presto perché altrimenti si pregiudicano gli “obiettivi umanitari e solidaristici”, ritenuti “particolarmente meritevoli di tutela poiché finalizzati alla salvaguardia della vita umana”, perseguiti da MEDITERRANEA. Il Ministro dell’Interno Piantedosi aveva voluto costruire una pesante speculazione politica sul nostro caso, voleva una punizione esemplare per colpire la nostra nave, il soccorso civile e la solidarietà in mare, rivendicando apertamente un atteggiamento gravemente lesivo dei diritti fondamentali delle persone salvate. Ma questa volta il diritto è più forte della propaganda governativa e di ordini e provvedimenti ingiusti e illegittimi. La vita e la salute delle persone vengono per prime e l’imposizione di un “porto lontano” si rivela per quello che è: una inutile e illegale crudeltà, oggi sconfitta. MEDITERRANEA tornerà presto in missione in mare, a fare invece quello che è giusto fare: soccorrere.   Mediterranea Saving Humans
41 naufraghi bloccati senza soccorsi su un mercantile in acque internazionali
Da due giorni 41 persone si trovano sul mercantile Maridive in acque internazionali. Il nostro aereo Seabird, tornato in volo dopo venti giorni di fermo amministrativo, è sulla scena, ma la nave non risponde alla radio. Miskar ci ha comunicato che il cibo sta finendo. Che cosa aspettano Italia e Malta a mandare una nave di soccorso e dare un porto sicuro? Sea Watch
Gli occhi di Frontex sul Mediterraneo centrale
1. Da anni le attività di tracciamento di Frontex e la sua collaborazione con la sedicente Guardia costiera “libica” sono oggetto di aspre critiche anche all’interno delle istituzioni europee, ma nel frattempo questa collaborazione nelle intercettazioni continua, e l’agenzia, che opera anche da basi italiane e maltesi, viene continuamente rinforzata. Anche se dal 2013 sono note le conseguenze dei respingimenti collettivi illegali verso la Libia operati su delega delle autorità italiane ed europee, come denunciato da AMNESTY International. Un punto di svolta decisivo è stato costituito dal Memorandum d’Intesa tra Italia e governo di Tripoli, firmato da Gentiloni nel febbraio 2017, nell’ambito del quale si sono implementate e sviluppate le attività di sorveglianza aerea di Frontex in collegamento con le autorità italiane, che hanno fornito motovedette ed addestramento, e con la sedicente Guardia costiera “libica”. Fino al 2020 anzi una centrale di coordinamento libico operava di fatto con il concorso essenziale degli assetti navali italiani dell’operazione NAURAS, nel porto militare di Abu Sittah a Tripoli. Anche il governo maltese ha ricevuto il supporto di assetti aerei Frontex ubicati nell’aeroporto di Luqa. La missione Themis di Frontex, fortemente voluta da Minniti nel 2017, proseguiva poi con Salvini, veniva rinnovata anche con il secondo governo Conte e con il governo Draghi e risulta tuttora operativa. Secondo un report pubblicato da IRPIMEDIA, nel corso del 2024, “le risorse di Frontex hanno effettuato oltre 10.800 ore di volo, di cui oltre 6.200 relative a operazioni con base a Malta e in Italia. La sorveglianza aerea di Frontex ha rilevato un totale di oltre 33.000 migranti, di cui oltre 30.000 in mare”. La stessa fonte riporta un articolo del sito Ares Osservatorio Difesa con riferimento «al comando operazioni aeronavali di Pratica di Mare», ai nuovi droni V-Bat in dotazione al corpo, e «al reparto di manovra aerea di Catania del gruppo aeronavale di Messina e al reparto di manovra aerea di Grottaglie del gruppo di Taranto». Notizie che confermano la stretta collaborazione tra gli assetti Frontex e la Guardia di finanza nelle attività di contrasto dell’immigrazione, che si definisce “illegale”, sulle rotte dalla Libia e dalla Tunisia. Secondo quanto si legge nel rapporto, “Alla fine del 2024, la sorveglianza aerea di Frontex sul Mediteraneo era assicurata da dieci velivoli”…, “tra cui diversi Eagles e Sparrows lanciati da Lamezia e Lampedusa”. 2. La suddivisione dei compiti tra Frontex e le autorità nazionali di controllo appare chiara. L’agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne opera in stretto collegamento con le unità di coordinamento nazionali, facenti capo al ministero dell’interno, ed è impegnata in prima linea nella scoperta e nel tracciamento con droni e aerei delle imbarcazioni in navigazione nel Mediterraneo centrale, anche in collegamento con le centrali di coordinamento nei paesi di partenza e di transito, come la Libia e la Tunisia. Mentre spetta alle autorità nazionali “ospitanti” la classificazione come evento migratorio “illegale” o evento di ricerca e soccorso (SAR), l’avvio immediato, in quest’ultimo caso, delle attività di salvataggio, anche con il coinvolgimento di unità civili, e l’assegnazione del porto di sbarco (POS) in un luogo sicuro, con l’avvio delle procedure per il riconoscimento della protezione internazionale. Una ricerca assai ben documentata, del gruppo LIMINAL dell’Università di Bologna pubblicata da Altreconomia a ottobre dello scorso anno, ha confermato il coinvolgimento dell’agenzia Frontex nei respingimenti collettivi in mare delegati ai libici ed ai tunisini, peraltro già rilevato nel 2022 da una precedente ricerca di Human rights watch (Hrw) dal titolo “Airborne complicity”. Nel frattempo l’accesso ai dati delle operazioni di tracciamento in mare delle imbarcazioni salpate dalla Libia e dalla Tunisia veniva sottoposto a crescenti limitazioni, in quanto la loro diffusione avrebbe potuto compromettere il buon esito delle attività di contrasto dell’immigrazione “illegale”. 3. Già nel febbraio del 2024 il direttore di Frontex Hans Leijtens ammetteva che in almeno in 2.200 casi, tra il 2020 e il 2023, la posizione delle imbarcazioni era stata inviata alla Guardia costiera libica. Come si continua a verificare ancora oggi, in misura presumibilmente ancora maggiore, se si leggono bene le dichiarazioni dei rappresentanti di governo che continuano ad individuare nella collaborazione con le diverse entità libiche la principale ragione del successo di quello che viene definito impropriamente come “blocco delle partenze”. Anche se in molti casi questo termine, smentito dai fatti, si traduce nella intercettazione in acque internazionali e nella riconduzione violenta di persone vulnerabili nei centri di detenzione variamente ubicati e gestiti in territorio libico. Intercettazioni altrettanto violente, secondo la stessa dinamica del sistema internazionale di contrasto dell’immigrazione “illegale” si sono verificate sulla rotta tunisina, e sono aumentate dopo la stipula nel 2023 del Memorandum UE-Tunisia. Le partenze non si sono mai fermate, in realtà, ma il numero delle vittime, in termini percentuali, è aumentato. La ricerca del gruppo LIMINAL ha dimostrato come “Frontex nasconde i pullback” classificando le numerose operazioni di intercettazione in mare come “prevenzione delle partenze”. Un dato che rende del tutto inattendibili i numeri sul “blocco delle partenze” forniti dal ministero dell’interno anche quest’anno, in occasione della tradizionale conferenza di Ferragosto. Un Rapporto di Statewatch dello scorso anno confermava la stretta collaborazione di Frontex nelle operazioni di respingimento collettivo (pushback) delegate alla sedicente Guardia costiera libica, chiamata ad intervenire dopo ogni avvistamento di imbarcazioni cariche di migranti in navigazione verso le coste italiane. Un attività di polizia internazionale che appare in contrasto con il Regolamento europeo n.656/2014, che antepone la salvaguardia dei diritti umani e l’esigenza di garantire lo sbarco in un porto sicuro (POS- Place of Safety) alle attività di contrasto dell’immigrazione “illegale”, in collaborazione con autorità che non garantiscono neppure il diritto alla vita e praticano sistematicamente trattamenti inumani e degradanti e detenzioni arbitrarie. 4. Piuttosto che subire condanne, malgrado denunce ben circostanziate, Frontex continua a ricevere un forte supporto politico ed economico dalla Commissione e dal Consiglio, ed è passata all’attacco di tutti coloro che ne hanno denunciato l’operato, chiedendo addirittura risarcimenti economici, dopo che la Corte di Giustizia dell’Unione europea, non riconoscendo alcuna responsabilità per i respingimenti collettivi illegali su delega operati su segnalazioni diffuse dall’agenzia, ha offerto una ennesima copertura alle operazioni svolte dall’Agenzia nel Mediterraneo, in collaborazione, oltre che con le autorità italiane, con le autorità libiche e tunisine. Anche la Corte Penale internazionale che sta indagando sui crimini contro l’umanità commessi in Libia ai danni delle persone migranti non ha ancora adottato provvedimenti che comportino l’interruzione delle attività di tracciamento in acque internazionali dei barconi carichi di migranti, non ai fini del soccorso, ma della collaborazione con libici e tunisini “per bloccare le partenze”. Nel 2025, secondo l’OIM Libia, più di 14.000 persone sono state intercettate e respinte forzatamente in Libia (aggiornamento del 5 agosto 2025). Nel 2024 erano 21.762. Questo numero è stato inferiore nel 2023, quando 17.190 persone sono state intercettate in mare e respinte in Libia. In questo contesto sono state bloccate con un provvedimento di fermo amministrativo adottato dall’ENAC, le attività di monitoraggio aereo dei mezzi del soccorso civile, che in passato avevano contribuito a salvare migliaia di vite, e si stanno rafforzando i sistemi di cooperazione con i libici delle diverse fazioni e con la Tunisia per un ulteriore” blocco delle partenze”. Un “blocco” che si realizza anche cancellando le tracce delle imbarcazioni segnalate ai libici ed ai tunisini, o perdute nelle acque del Mediterraneo centrale. Malgrado questo monitoraggio sempre più assiduo, e malgrado i “successi” nel blocco delle partenze, le imbarcazioni cariche di migranti continuano ad affondare, senza che nessuno le veda, magari proprio quando sono al limite delle nostre acque territoriali, in zona SAR italiana. In questi casi ci sono i corpi delle vittime, e la disperazione dei parenti, ma in pochi giorni anche questo dolore, ormai insopportabile per pochi, viene rimosso. E gli occhi di Frontex continuano a vigilare “a difesa dei nostri confini” e della nostra “sicurezza”. 5. Ormai uomini, donne, bambini che annegano sulla rotta libico-tunisina non fanno più notizia, anche perchè non devono intaccare la propaganda governativa secondo cui, con il calo degli “sbarchi”, sarebbero diminuite le vittime . Nel 2024 il rischio di perdere la vita sulla rotta è stato pari a 1 caso ogni 40 arrivi (era stato di 1 ogni 63 nel 2023) Mentre l’opinione pubblica dominante, con i suoi macabri commenti anche di fronte a questa ultima tragedia in mare, sembra dare ragione all’azione di governo, rimane documentato e prova incancellabile di responsabilità, che il tempo non potrà cancellare, anche se verrà apposto il segreto militare e se verranno intimiditi gli ultimi giornalisti indipendenti, il coinvolgimento costante di Frontex nelle attività di sorveglianza aerea nel Mediterraneo centrale. Attività che risultano in stretto collegamento con gli apparati militari e di sicurezza dei paesi ospitanti, e che comportano un intenso flusso di dati verso paesi che non garantiscono i diritti umani. Fino a quando le persone non finiscono in acqua, e se non raggiungono il limite delle acque territoriali, per Frontex e per le autorità italiane si tratta soltanto di eventi di immigrazione illegale, da monitorare a distanza, senza intervenire immediatamente. Anche se mancheranno, o verranno occultate, le prove per un accertamento di responsabilità in sede penale o davanti agli organi della giustizia internazionale, sono queste le ragioni profonde delle stragi che si continuano a ripetere sulle rotte dalla Libia e dalla Tunisia. Nessuno, davvero nessuno, potrà dire “io non sapevo”. Fulvio Vassallo Paleologo