Tag - Anticolonialismo

[2026-03-01] Un Ponte Per presenta “Adwa. Una vittoria africana” al Nuovo Cinema Aquila @ Nuovo Cinema Aquila
UN PONTE PER PRESENTA “ADWA. UNA VITTORIA AFRICANA” AL NUOVO CINEMA AQUILA Nuovo Cinema Aquila - via l'Aquila 66/74 (domenica, 1 marzo 18:00) Un Ponte Per presenta “Adwa. Una vittoria africana” al Cinema Aquila  Roma, 20 Febbraio 2026 – Una serata all’insegna del cinema e della memoria, nell’ambito della campagna per l’istituzione di una Giornata della Memoria per le Vittime del Colonialismo italiano: il 1° Marzo a Roma, al Nuovo Cinema Aquila, Un Ponte Per ha organizzato la proiezione del film “Adwa. Una vittoria africana” ((97’, Etiopia/Usa, 1999) del regista etiope Hailé Gerima, che sarà in collegamento da Washington.   Il film, che sarà proiettato in occasione del 130° anniversario della battaglia di Adwa (1896), è un’opera costruita come un contro-racconto che, intrecciando testimonianze orali, canti, allegorie e materiali d’archivio, compie il gesto fondamentale di rovesciare lo sguardo. Laddove le immagini e i documenti disponibili sono stati spesso filtrati dal punto di vista coloniale, Gerima li rilegge criticamente e li rimonta, facendoli dialogare con voci, memorie e narrazioni etiopi: la battaglia non appare più come una “parentesi” della storia italiana, ma come un evento centrale per l’Etiopia e per l’Africa, un’esperienza collettiva che parla di dignità, autodeterminazione e resistenza.   Il film restituisce inoltre spazio a una dimensione spesso oscurata: la partecipazione delle donne, non solo nella cura e nella logistica, ma dentro la trama politica e simbolica della resistenza.     La battaglia di Adwa  Il 1° marzo 1896, nel corso di una durissima battaglia combattuta nei pressi della città di Adwa, nel nord dell’Etiopia, l’esercito etiope inflisse una sconfitta decisiva alle truppe d’invasione italiane, arrestando per 40 anni il progetto di trasformare l’Etiopia in un protettorato coloniale. Quella di Adwa fu una battaglia estremamente cruenta. L’armata etiope poteva contare su un elevato numero di combattenti ma male armati. Il corpo di spedizione italiano era numericamente inferiore, ma equipaggiato con moderni armamenti europei.  Le perdite etiopi furono pesantissime: oltre 5.000 combattenti persero la vita in difesa della propria terra. Tanti furono anche i giovani italiani mandati a morire per una guerra non loro. Adwa fu però la prima grande sconfitta di una potenza europea inflitta da forze africane durante l’epoca coloniale, diventando un punto di riferimento simbolico per l’immaginario anti-coloniale e panafricano. In Etiopia la vittoria viene tutt’ora ricordata ogni anno il 2 di Marzo con l’”Adwa Victory Day”, oggi ricorrenza nazionale.    Nell’ambito del suo lavoro in Italia per il recupero della memoria dell’epoca coloniale e la decolonizzazione, Un Ponte Per ha scelto di ricordare la vittoria di Adwa non come “episodio lontano”, ma come snodo di memoria: perché senza fare i conti con il colonialismo e con le sue vittime non è possibile comprendere il presente.       Programma della serata   Nuovo Cinema Aquila (Via L’Aquila 66/74, Roma)  * Ore 18:00 – Introduzione e cerimonia del caffè. Intervengono: Alessandro Triulzi (Storico e africanista), saluto di Carmelo Giordano (Presidente dell’Associazione delle Comunità Etiopiche di Roma)   * Prima proiezione: ore 19.45   * Seconda proiezione: ore 20.45     Ingresso 7 euro.   Per informazioni: decoloniale@unponteper.it   
February 20, 2026
Gancio de Roma
[2026-02-01] Molte Guerre, Un Solo Sistema @ CIP Alessandrino
MOLTE GUERRE, UN SOLO SISTEMA CIP Alessandrino - Via delle Ciliegie, 42 (domenica, 1 febbraio 11:00) MOLTE GUERRE, UN SOLO SISTEMA Vieni a riflettere, a discutere, ad organizzarti, a resistere Domenica 1 Febbraio PROGRAMMA Mattina - ore 11:00 Dibattito: L'imperialismo risolve la crisi con la guerra, tutti gli scenari di guerra attuali sono collegati, discutiamone con Fabrizio Casari, giornalista direttore di altrenotizie.org Pranzo - ore 13:00 Pomeriggio - ore 15:00 Report da Palestina, Venezuela e gli altri scenari di guerra. La lotta e la solidarietà che possiamo sviluppare in Italia, con Unione Democratica Arabo-Palestinese, e Circ Internazionale. Aiutateci a sfamarvi prenotando al 3938619200
January 30, 2026
Gancio de Roma
[2026-02-07] Imperialismo - Tendenza alla guerra, corsa al riarmo @ Casa del Parco delle Energie
IMPERIALISMO - TENDENZA ALLA GUERRA, CORSA AL RIARMO Casa del Parco delle Energie - Via Prenestina, 175, 00176 Roma RM (sabato, 7 febbraio 10:30) IMPERIALISMO TENDENZA ALLA GUERRA E CORSA AL RIARMO La guerra come possibilità concreta è tornata prepotentemente al centro della scena politica internazionale. Parole e ragionamenti che solo fino a qualche tempo fa rappresentavano un tabù collettivo adesso risuonano nei programmi delle élite dominanti finendo coll'imporsi nel dibattito pubblico. “Il nemico è alle porte, anzi è già tra di noi, occorre serrare i ranghi, reprimere chi si oppone allo sforzo bellico e destinare sempre più risorse alle spese militari”. Un'iperbole? Nemmeno tanto, stando alle cronache di questi mesi. Sappiamo bene che, nel modo di produzione capitalistico, il celebre aforisma di Von Clausewitz andrebbe completamente ribaltato: è la politica ad essere la prosecuzione della guerra con altri mezzi e non certo il contrario. È vero pure, però, che per decenni i conflitti erano stati combattuti in forma asimmetrica alla periferia del sistema capitalistico, sotto forma di proxy war o magari mascherati da interventi di “polizia internazionale” o spacciati per “esportazione della democrazia”. Oggi invece la guerra, e non solo nelle sue forme ibride, torna a farsi simmetrica amplificando terribilmente il suo potenziale distruttivo fino a lambire la stessa metropoli imperialista. Pensiamo che questa “tendenza alla guerra” e la corsa al riarmo che sta gonfiando una nuova bolla borsistica non possano essere spiegati esclusivamente attraverso il tentativo da parte della borghesia internazionale di utilizzare la spesa bellica in chiave anticiclica, in una sorta di riedizione in salsa finanziaria di quel keynesismo militare che garantì l'uscita del capitalismo dalla crisi dei primi anni del secolo scorso. E ancor meno ci convincono le letture prettamente geopolitiche che finiscono per rappresentare gli Stati come organismi monolitici occultando i rapporti sociali su cui poggiano e proiettandoci in una sorta di enorme partita a Risiko. Ben più decisive in tal senso sono invece quelle cause materiali e strutturali che stanno portando all'esaurimento del ciclo di accumulazione che aveva negli Stati Uniti il proprio baricentro, o quanto meno alla crisi dell'egemonia statunitense, intesa qui come la descriveva Arrighi nei suoi lavori. Ovvero quella capacità, dimostrata per alcuni decenni da Washington, di esercitare le funzioni di leadership e di guida su un sistema di Stati sovrani modulando consenso e coercizione. Venuta meno la possibilità di contare sul soft power, non resta allora altro che l'esercizio di un dominio fondato su uno strapotere bellico finora incontrastato che può contare su oltre 700 basi militari sparse nel globo. La finanziarizzazione, la globalizzazione della produzione e la conseguente mondializzazione delle catene del valore, immaginate come soluzioni alla crisi dei processi di valorizzazione in cui il Capitale si dibatte dalla fine dei “gloriosi Trenta”, hanno invece finito per far emergere nuove potenze economiche. Queste oggi provano a risalire la catena del valore mettendo oggettivamente in discussione la supremazia statunitense, minandone soprattutto uno dei cardini fondamentali su cui si regge a partire dalla rottura unilaterale degli accordi di Bretton Woods e dalla fine del gold-dollar standard, ovvero la centralità e l'insostituibilità incontrastata del dollaro come moneta di scambio e di riserva internazionale. Nonostante nella fase attuale appaia evidente come i BRICS, e soprattutto la Cina, non abbiano alcuna intenzione (per il momento) di accelerare i processi di de dollarizzazione, è altrettanto evidente che la tenuta del dollaro - moneta in cui, è sempre bene ricordarlo, è denominato l'enorme debito federale statunitense - dipenda fortemente dal suo utilizzo da parte della Cina stessa nei suoi scambi commerciali. Pechino rappresenta da sola il 35% della produzione manifatturiera mondiale ed anche il solo alludere, come accaduto al vertice dei BRICS di Kazan del 2024, alla possibilità della creazione di un sistema di pagamenti alternativo al sistema Swift associato alla sostituzione del dollaro con un paniere di monete alternativo costituisce per gli Stati Uniti una minaccia esistenziale. Per riuscire ad analizzare le correnti profonde che spingono verso la guerra crediamo sia dunque indispensabile utilizzare gli strumenti fornitici dal marxismo e soprattutto tornare a maneggiare la categoria dell'imperialismo, dopo che per troppi anni, almeno alle nostre latitudini, era stata eliminata dalla “cassetta degli attrezzi” dei militanti politici perché ritenuta ormai obsoleta. L'abbaglio delle lucciole della globalizzazione aveva infatti convinto molti, troppi, dell'ormai prossimo esaurimento dello Stato Nazione come involucro politico necessario al Capitale in forza dell'avvento di un Impero che si stava facendo globale. La storia recente si è poi presa il compito di dimostrare tutta la fallacia di tali teorie. Tornare a parlare di imperialismo non può significare però semplicemente limitarsi a rileggere l'opuscolo leniniano riprendendo tal quali le teorie elaborate dai rivoluzionari all'inizio del secolo scorso. Perché l'imperialismo non è “una politica” che si può decidere di adottare o meno, ma una fase dello sviluppo economico del capitalismo. E allora bisognerà necessariamente tenere conto delle trasformazioni che, in questo secolo abbondante che ci separa dalla stesura dal fondamentale testo di Lenin, hanno investito il modo di produzione capitalistico. Ed è proprio questo il primo nucleo di riflessioni su cui intendiamo confrontarci e a cui chiederemo un surplus di analisi ai nostri relatori. Perché seppur nel nostro deficit analitico possiamo riuscire a tratteggiare anche velocemente alcuni degli elementi di continuità e discontinuità rispetto al contesto in cui Lenin, Bucharin e prima di loro Hilferding e Hobson delinearono le caratteristiche dello stadio imperialista, meno immediata è invece la definizione di quello che è o non è l'imperialismo oggi. Non si tratta, com'è facile comprendere, di un quesito meramente astratto, relegabile al solo campo della teoria politica, ma di una questione terribilmente concreta, uno strumento indispensabile per la prassi, un navigatore con cui orientarsi nel nuovo disordine globale individuando il nemico principale degli sfruttati in questa fase e le possibili linee di faglia tra le classi dominanti su cui provare ad agire. Facciamo un esempio concreto. Il genocidio in Palestina ha dimostrato come la determinazione nel mantenere il proprio status imperiale da parte di Washington non possa essere spiegata tirando in ballo la sola affinità ideologica con Tel Aviv. Pur di mantenere il proprio avamposto coloniale in un'area considerata strategica per il controllo dei flussi delle risorse energetiche, tanto le amministrazioni democratiche quanto quelle repubblicane, così come le cancellerie europee, non si sono fatte scrupoli nel sostenere militarmente, economicamente e diplomaticamente l'esercito sionista nella sua opera di sterminio e pulizia etnica. Questo ci dice anche che la Resistenza palestinese, indipendentemente dalle differenze ideologiche che ci separano dalla sua componente maggioritaria, rappresenta oggi il punto più alto della lotta contro l'imperialismo, e che sostenere questo non significa credere che “il nemico del nostro nemico debba per forza essere un nostro amico”, quanto più riuscire a cogliere la funzione oggettiva che movimenti e forze politiche sono chiamate a svolgere storicamente. C'è poi un secondo nucleo di ragionamenti che ci preme mettere a tema, e riguarda le trasformazioni che questa nuova conformazione imperialista imprime sul corpo sociale e politico delle classi. In uno dei suoi ultimi lavori la filosofa americana Nancy Fraser sottolinea come il primo imperialismo divida anche geograficamente gli “sfruttati” della metropoli. Per intenderci, l'operaio di fabbrica in lotta contro l'appropriazione padronale del plusvalore assoluto e relativo, a cui veniva comunque riconosciuto lo status di individuo e cittadino, dalle masse di “espropriati” destinate ad un lavoro non libero, con retribuzioni inferiori ai costi di riproduzione e senza alcuna forma di protezione politica delle periferie colonizzate e saccheggiate. Questa divisione, in realtà non così netta, era approfondita da una separazione che seguiva la linea del colore globale che metteva materialmente gli uni contro gli altri. Cittadini lavoratori bianchi da una parte e popolazioni schiavizzate e colonizzate dall'altra, ma comunque intimamente interconnessi nei processi di valorizzazione del Capitale. Anche in questo caso un esempio concreto può rendere meglio il concetto. Nei primi anni Sessanta dell'Ottocento, durante la Guerra Civile statunitense, quando il Nord impose un blocco alle navi sudiste, in Gran Bretagna la mancanza di rifornimento di cotone causò una improvvisa crisi industriale ed un aumento vertiginoso della disoccupazione. In tutte le zone che dipendevano dal cotone prodotto dagli schiavi la causa confederale guadagnò consensi anche tra gli strati operai e Liverpool divenne una roccaforte dei sostenitori dei sudisti. Come ha scritto recentemente Jason Moore: “dietro ogni Manchester c'era un Delta del Mississippi”. La capacità di cogliere le implicazioni politiche di questa contraddizione in seno alla classe e soprattutto l'abilità nel metterci mano rivolgendosi ai popoli oppressi fu uno dei capolavori politici di Lenin ed è ciò che ha fatto del movimento di decolonizzazione uno dei lasciti più importanti della Rivoluzione bolscevica. Sempre la Fraser osserva come invece oggi questa separazione sia saltata sottolineando come proprio la globalizzazione abbia prodotto un cambiamento geografico e demografico epocale. La classe operaia, per come l'abbiamo conosciuta nel ciclo di lotte degli anni 60-70, riempie ora le fabbriche e gli stabilimenti dei Paesi del Sud del mondo. Lo sfruttamento industriale su larga scala avviene, ormai, nei Paesi che non appartengono al centro, dove invece si è andata imponendo una terziarizzazione che ha frantumato la vecchia composizione di classe mettendo in crisi le rappresentanze politiche e sindacali. In questo modo sono emerse masse sempre più consistenti di lavoro povero e precario, dando luogo ad un'inedita ibridazione di sfruttamento/espropriazione. Ancora una volta, comprendere come agisca questa nuova configurazione imperialista sulla composizione di classe non rappresenta solo un esercizio sociologico, ma significa capire dove sono e, soprattutto, chi sono davvero “i nostri”, e quali dovranno e potranno essere i soggetti da intercettare ed organizzare nella costruzione di un nuovo blocco sociale. L'ultima questione che vorremmo mettere a tema è infine il risvolto securitario che il nuovo clima bellico si sta portando dietro. Assistiamo da tempo ad una recrudescenza dei dispositivi repressivi che si manifesta in diverse forme: dagli attacchi ai protagonisti del movimento di solidarietà con la Palestina agli sgomberi degli spazi occupati; dalla persecuzione giudiziaria dei militanti sindacali protagonisti della lotte della logistica alla criminalizzazione delle stesse forme di lotta con un inasprimento delle pene legate ai blocchi stradali e ai picchetti; dal passaggio subdolo all'amministrativizzazione di alcuni “reati politici” che si traduce in un accanimento finanziario nei confronti dei singoli militanti fino ad una produzione legislativa repressiva ad hoc come l'ultimo decreto sicurezza. Il taglio delle spese sociali in favore della corsa al riarmo che ci si prospetta davanti porterà con sé un ulteriore peggioramento delle condizioni di vita per segmenti importanti di popolazione. Nell'impossibilità di poter costruire consenso agendo attraverso politiche redistributive, l'individuazione di un nemico interno diventa una necessità impellente per le classi dominanti. Ciò che accade per le strade delle città statunitensi con la caccia all'uomo dell'ICE rappresenta quindi un'anticipazione nemmeno troppo distopica di quello che potrebbe attenderci. Siamo perfettamente consapevoli che si tratta di questioni enormi che non potranno certo essere esaurite in un convegno né da organizzazioni come le nostre; siamo altrettanto convinti, però, che la coscienza della propria insufficienza non può essere mai una scusa per l'inazione ma uno stimolo al porsi all'altezza che i tempi richiedono. Crediamo dunque necessario avviare una discussione in merito tutti insieme per costruire un percorso futuro condiviso come alternativa attiva al momento storico che stiamo vivendo. Vi invitiamo sabato 7 febbraio dalle 10:30 alla Sala Ovale della Casa del Parco delle Energie (Ex-Snia), via Prenestina 175, Roma. Del resto, come ci hanno insegnato i rivoluzionari cinesi: “Ogni lunga marcia inizia con un piccolo passo”
January 18, 2026
Gancio de Roma
[2026-01-22] Marocco GenZ212 @ Zazie nel metrò
MAROCCO GENZ212 Zazie nel metrò - Via Ettore Giovenale 16, Roma (giovedì, 22 gennaio 19:00) MAROCCO GENZ212 Le proteste che recentemente hanno investito il Marocco raccontano un paese segnato da profonde fratture sociali e politiche, disuguaglianze strutturali, repressione e rivendicazioni di giustizia sociale: dalle piazze alle periferie, le mobilitazioni contro il caro vita e l’erosione dei diritti reclamano più scuole e ospedali, non nuovi stadi per i Mondiali. Questa iniziativa nasce per raccontare e ascoltare le voci di una costellazione sociale composita — fatta di soggettività diverse, spesso colpite in modo differente dalle stesse politiche — che mettono in discussione il modello di sviluppo, le priorità del potere, come i mega-eventi sportivi, e l’autoritarismo che continua a strutturare lo Stato marocchino. NE PARLIAMO CON: ANNAFLAVIA MERLUZZI (GIORNALISTA) E ALCUN3 ATTIVIST3 DEL MOVIMENTO GENZ212 IN COLLEGAMENTO DA RABAT. GIOVEDÌ 22 GENNAIO ORE 19.00 ZAZIE NEL METRÒ VIA E. GIOVENALE 16 ROMAEST - PIGNETO
January 17, 2026
Gancio de Roma
[2025-12-06] Palestina: assemblea territoriale e studentesca a Marino @ Centro Sociale IPO'
PALESTINA: ASSEMBLEA TERRITORIALE E STUDENTESCA A MARINO Centro Sociale IPO' - Via Capo d'Acqua, 2 Marino (sabato, 6 dicembre 16:00) Assemblea territoriale e studentesca A Marino - Sabato 6 dicembre, ore 16:00 - Centro Sociale Ipò, Via Capo d'Acqua 2 Le manifestazioni che si sono tenute in tutta Italia circa due mesi fa, culminate nel corteo oceanico del 4 ottobre a Roma, hanno dimostrato come l’opposizione al genocidio sia ormai penetrata nella coscienza popolare. Non hanno fatto eccezione i Castelli Romani, dove diverse scuole si sono mobilitate in modo massiccio. A distanza di qualche settimana, risulta però evidente che le grandi scadenze centrali non bastano. L’annuncio della tregua ha diminuito l’attenzione mediatica sulla Palestina, senza tradursi nella sospensione dei massacri né della lotta di liberazione. La resistenza palestinese si oppone al colonialismo d’insediamento sionista da un secolo e non potrà che proseguire in futuro. Il movimento di solidarietà deve quindi diventare, a sua volta, una realtà politica di lunga durata, capace di radicarsi nelle lotte sociali e nella nostra vita quotidiana. La mobilitazione per la Palestina non va separata dai conflitti di classe, dalle vertenze in difesa dei nostri territori (come quelle contro gli inceneritori o la speculazione edilizia), dalle lotte di genere, dall’esigenza di conquistare spazi liberi dalle logiche del profitto. La Palestina ci riguarda cioè in prima persona, anche perché lo stato italiano è legato a doppio filo a quello sionista . Gli interessi che vincolano l’imperialismo di casa nostra a Israele sono gli stessi che impongono il riarmo in Europa, nel tentativo di preservare il declinante predominio occidentale sul resto del mondo. Sia per cercare di incidere sulle profonde complicità italiane, sia per collegare il sostegno alla resistenza palestinese con le altre istanze sociali, dobbiamo trovare forme di coordinamento territoriale che siano capaci di attecchire anche nelle periferie e nelle province, non solo in occasione dei cortei nazionali. Sostenere la lotta di liberazione anticoloniale della Palestina significa rifiutare il futuro di sfruttamento e guerra in cui vorrebbero costringerci. Significa contrastare un sistema che produce morte e lottare per la nostra stessa liberazione.
December 4, 2025
Gancio de Roma
[2025-11-20] Noche de Resistencia @ Strike s.p.a.
NOCHE DE RESISTENCIA Strike s.p.a. - via Umberto Partini 21 (giovedì, 20 novembre 18:00) NOCHE DE RESISTENCIA Siamo felici di annunciare il nostro primo evento benefit in sostegno dei compagnx in Perù ed Ecuador che lottano e resistono. Vi aspettiamo!🤝🏾
November 17, 2025
Gancio de Roma
[2025-11-19] Coltiviamo solidarietà - La cultura dell'ulivo e l'autodeterminazione alimentare in Palestina @ Vivèro - luogo di quartiere
COLTIVIAMO SOLIDARIETÀ - LA CULTURA DELL'ULIVO E L'AUTODETERMINAZIONE ALIMENTARE IN PALESTINA Vivèro - luogo di quartiere - Via Antonio Raimondi, 37 (mercoledì, 19 novembre 18:30) 🌱 Coltiviamo solidarietà 🇵🇸 La cultura dell'ulivo e l'autodeterminazione alimentare in Palestina 📆 Mercoledì 19 novembre dalle 18.30 ✊🏼 Serata a sostegno del progetto ACS Olivi cultura di pace🍉 ✌🏽Presentazione del progetto olivi cultura di pace con ACS (in collegamento dalla Cisgiordania) 🚜🤝🏾Prospettive di solidarietà agricola e lotte per l'autodeterminazione alimentare con Hatem Abed-Sabra, interprete, Comunità palestinese in Italia e con Andrea Fiori Sindaco di Montopoli in Sabina sulla campagna Montopoli chiama la pace 🫒degustazione dell'olio nuovo sabino con Azienda Agricola 2 Soli ||Az. Agricola Emiliano Marini || Az. AGr. Biologica Il Borgo del Viandante 🧆apericena benefit di inspirazione palestinese 👉🏽crowfounding https://shorturl.at/mhjWg 👉🏽progetto https://shorturl.at/3SB1Z
November 14, 2025
Gancio de Roma
[2025-10-12] Collettiva Fotografica Pigneto '25 @ Parchetto autogestito (Collettivo Recuperamo)
COLLETTIVA FOTOGRAFICA PIGNETO '25 Parchetto autogestito (Collettivo Recuperamo) - via del Pigneto 5f (domenica, 12 ottobre 11:30) Il 12 ottobre, alle ore 11.30 al Parchetto Recuperamo in via del Pigneto 5F, ritorna la Collettiva Fotografica Pigneto. L'evento è giunto ormai al suo terzo anno consecutivo grazie al lavoro delle realtà che lo costruiscono - Collettivo Recuperamo e Rotta Genuina - all* fotograf* che partecipano a questa iniziativa di collettivizzazione dello sguardo, all* ospiti che ogni anno ci raggiungono e ci aprono, attraverso la loro esperienza, finestre su mondi di cui ancora magari non sappiamo molto e alle altre persone e realtà che a vario titolo e modo aggiungono mattoni fondamentali per far sì che questa iniziativa cresca e risulti sempre più interessante e attuale. PROGRAMMA: Focus: come ogni anno la Collettiva sceglie un tema da approfondire durante la giornata. Quest'anno ne tratteremo uno di grande attualità: quello che lega colonialismo, estrattivismo, impatti ambientali e vertenze che vi si oppongono. Tant* ospiti che dall'Italia e dall'estero interverranno per raccontarci i loro lavori e le loro esperienze, attraverso un panel, un laboratorio e uno spettacolo di standup. Esposizione fotografica - tutto il giorno - Parchetto Recuperamo Libreria fotografica - tutto il giorno - la libreria fotografica Leporello, con sede al Pigneto, sarà presente con un banco libreria Mostre - tutto il giorno - la Collettiva ospiterà le mostre tematiche "La Sottile Linea Verde" lavoro fotografico su 5 grandi vertenze ambientaliste realizzata da CFFC per A Sud, "In Itinere" compendio fotografico di un lavoro del circolo sullo spopolamento delle aree interne del Lazio, "Quando Salgono Le Lumache" lavoro fotografico di Linda Turicchia sulle alluvioni in Emilia Romagna e "A Onor Del Nero" lavoro fotografico di Andrea Tedone sui movimenti che si oppongono alle grandi opere estrattiviste Letture portfolio - 11:30-15:00 - Irene Alison, nota photo editor, sarà presente con le sue letture portfolio Laboratorio deColoniale - 14:30-18:00 - con Rahel Sereke e Rachele Borghi - uno spazio di confronto e ricerca collettiva per orientarsi dentro le dinamiche della colonialità che abitano ancora i nostri sguardi, discorsi e territori Panel - 16:30 - testimonianze sul tema della giornata con Marica Di Pierri (A Sud), Andrea Tedone e Linda Turicchia We Stand (Up) With Palestine - 19:00 - Cabaret Decoloniale di Rachele Borghi, che mescola cabaret, pensiero critico e risate, per attraversare i temi del femminismo e della decolonialità, incoraggiare l'azione, alleanze, complicità e solidarietà con la Palestina Per prenotare le letture portfolio con Irene Alison potete contattarci via mail all'indirizzo cffcroma@gmail.com, mentre per prenotare il proprio posto al laboratorio con Rachele Borghi e Rahel Sereke bisogna compilare il form al link Registrazione al 𝐋𝐚𝐛𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐂𝐨𝐥𝐨𝐧𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐑𝐚𝐡𝐞𝐥 𝐒𝐞𝐫𝐞𝐤𝐞 & 𝐑𝐚𝐜𝐡𝐞𝐥𝐞 𝐁𝐨𝐫𝐠𝐡𝐢 - a cura di Rotta Genuina APS Per qualsiasi ulteriore informazione siamo disponibili sempre all'indirizzo cffcroma@gmail.com. L'evento è reso inoltre possibile dall'indispensabile contributo di Periferia Capitale, il programma per la città di Roma della Fondazione Charlemagne. Ci vediamo il 12 a via del Pigneto 5F: cancelli aperti dalle 11.30!
October 8, 2025
Gancio de Roma
[2025-10-12] Jojo Fest II edizione @ LOA Acrobax
JOJO FEST II EDIZIONE LOA Acrobax - Via della Vasca Navale 6, Rome, Metro B San Paolo (domenica, 12 ottobre 13:00) Il Comitato JoJofest rilancia la seconda edizione del Festival per Josef Yemane Tewelde, per tuttə Jojo, domenica 12 ottobre a partire dalle 13.00 presso L.O.A. Acrobax in via della Vasca Navale 6. La grande partecipazione all’evento del 6 ottobre dello scorso anno presso SNIA, ci ha spinto a voler rinnovare l’appuntamento condiviso di lotta e di festa nel ricordo del compagno e fratello Josef Yemane Tewelde, per tuttə Jojo, domenica 12 ottobre 2025. Come Comitato JoJofest, desideriamo celebrare la sua figura con una giornata aperta alla cittadinanza, che provi a colmare, attraverso l'incontro, il vuoto lasciato dalla sua scomparsa, avvenuta a marzo dello scorso anno. Per farlo, vogliamo immaginare uno spazio dedicato a tutti i percorsi politici che ha attraversato nel corso della sua vita, a partire da quello per la Libertà di Movimento. Perché pur appartenendo a realtà politiche diverse, il ricordo di Jojo, assieme alle lotte che ha portato avanti, sono il faro e la linea che ancora oggi ci unisce. Dai canali di ingresso sicuri, allo smantellamento dei C.P.R. dalla decostruzione del retaggio post-coloniale, alle lotte per il diritto alla casa e alla riforma per la legge sulla cittadinanza: tutti elementi sempre letti attraverso la prospettiva intersezionale, tenendo quindi assieme la questione del genere, dell'abilismo, della classe e ovviamente della cittadinanza. La forza di Josef è sempre stata quella di costruire ponti fra persone con identità diverse e fra realtà molto distanti. Immaginiamo quindi questo, come un appuntamento annuale per continuare a far camminare le sue lotte e il suo pensiero nella città attraversando le diverse realtà che aveva incontrato nel suo percorso di attivismo e lotta. Abbiamo inoltre scelto la data del 12 ottobre, che non rappresenta la celebrazione romantica della scoperta di un nuovo Continente, ma l’inizio del processo di conquista genocidaria del continente americano da parte dei colonizzatori europei. Nelle prossime settimane verrà definito il programma dettagliato della giornata, ma come per l’evento dello scorso anno, vogliamo unire musica, sport e cultura attorno ai temi dell’antirazzismo e dei diritti. In occasione dell’evento si terrà il 2° Trofeo Basket 3vs3 “Josef Yemane Tewelde”, si alterneranno performance musicali live, verrà allestita una mostra fotografica a cura della rete Stop CPR Roma e si terrà una tavola rotonda in merito alla Legge Sicurezza. “NESSUN CONFINE, SOLO ORIZZONTI.” “FREE PALESTINE.”
September 16, 2025
Gancio de Roma
[2025-09-08] Arene Decoloniali @ Parco della Torre di Tormarancia
ARENE DECOLONIALI Parco della Torre di Tormarancia - Viale di Tormarancia 31 (lunedì, 8 settembre 18:00) ARENE DECOLONIALI Roma, Parco della Torre di Tor Marancia | 8–14 settembre 2025 ARENE DECOLONIALI è il festival che mette al centro del dibattito pubblico il tema della decolonialità, cuore dell'approccio di Un Ponte Per alla cooperazione internazionale e alla solidarietà. Per una settimana, il Parco della Torre di Tor Marancia (Viale di Tor Marancia 31, Roma) diventa uno spazio di confronto e immaginazione politica per esplorare attraverso immagini, parole e memorie il passato coloniale e le sue eredità nel presente. Una programmazione che intreccia cinema d’autore, letteratura, fotografia e incontri pubblici, in un dialogo aperto tra arti e attivismo, storia e identità. Il festival è realizzato con il patrocinio del Municipio VIII del Comune di Roma. COSA ASPETTARSI La prima edizione 2025 ospita la proiezione di 10 tra film, documentari e cortometraggi provenienti da diversi contesti geografici, 6 presentazioni di libri, due mostre fotografiche e un reading bilingue arabo-italiano con accompagnamento musicale, per dare voce alle memorie rimosse e alle resistenze dei popoli colonizzati. I film sono sottotitolati in italiano e introdotti con la lingua dei segni. L’arena è accessibile alle persone con disabilità motorie. All'interno degli spazi anche uno stand libri a cura della Liberia Griot e un'area food a cura del Centro Culturale Ararat e di Resaka Brewing Tribe. L'ingresso è gratuito, senza prenotazione. OMAGGIO A PIER PAOLO PASOLINI Nel cinquantesimo anniversario della sua scomparsa, il festival apre con una retrospettiva dedicata a Pier Paolo Pasolini. Due giornate dedicate alle sue opere cinematografiche che esplorano il suo sguardo sull’alterità, con particolare attenzione al suo rapporto con l’Africa e l’Oriente. LE MOSTRE Durante il festival e successivamente, due mostre fotografiche per ampliare lo sguardo della riflessione: * “Patrimonio Scomodo – Memorie di un passato coloniale”: 18 pannelli ripercorronno tra foto e testi la storia della colonizzazione italiana della Libia. A cura di Annunziata D’Angelo e Elisa Russo. * “Il Leone, il Giudice e il Capestro”: 80 scatti - provenienti in gran parte dal fondo Bedendo - documentano la resistenza libica alla colonizzazione negli anni ’30 e la repressione fascista, fino all’esecuzione di Omar Al Muktar. Dal 16 settembre al 7 novembre presso la Casa della Memoria e della Storia, in collaborazione con il Laboratorio Storico Iconografico dell’Università Roma Tre. PREMIO ARENE DECOLONIALI Per riconoscere e valorizzare il contributo del cinema al movimento decoloniale, abbiamo istituito il Premio Arene Decoloniali, assegnato ogni anno a uno dei film in rassegna secondo il parere di esperti e del pubblico. Il premio consisterà ogni anno in una opera d’arte appositamente realizzata. (Regolamento del Premio Arene Decoloniali). COME RAGGIUNGERE IL FESTIVAL L'ingresso del Parco della Torre di Tor Marancia - in Viale di Tor Marancia 31 - è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, a pochi metri dalla fermata Colombo - Rufino delle linee bus 714, 716, 30 oppure dalla fermata Tor Marancia - Rufino della linea bus 160. Segue il programma. PROGRAMMA ARENE DECOLONIALI 1a Edizione 8-14 settembre 2025 Parco della Torre di Tor Marancia Viale di Tor Marancia 31, Roma LUNEDÌ 8 SETTEMBRE Pasolini & l’Oriente: I’Autore e l’Alterità  Questa serata è dedicata a uno sguardo critico su alcune opere cinematografiche di Pier paolo Pasolini, in particolare esplora l'immaginario orientale dell’autore, non come semplice esotismo, ma come costruzione autoriale complessa. Attraverso il suo "viaggio in Oriente", Pasolini interroga l'alterità e riflette sul proprio ruolo di autore europeo.   * Ore 18:30   Presentazione del libro Orient (to) Express. Film di viaggio, etno-grafie, teoria d'autore con l’autore, il professor Marco Dalla Gassa, esperto di orientalismo, letteratura araba o studi postcoloniali(Università Ca’ Foscari di Venezia). In dialogo con Leonardo De Franceschi, Dalla Gassa presenterà le opere di Pasolini proiettate a seguire in dialogo con il pubblico.  * Ore 20:30   Cortometraggio: Le mura di Sana’a (Yemen, 1971 | 14’)*  Pasolini lancia un appello per salvare la città antica di Sana’a, minacciata dalla modernizzazione. Un corto poetico e politico sul legame tra cultura e paesaggio urbano.   * Ore 21:00   Proiezione del film Il fiore delle Mille e una notte (Italia, 1974 | 129’, V.M. 18)  Ispirato ai racconti orientali, il film intreccia storie d’amore, avventura e desiderio in un mondo fiabesco e sensuale, dove la ricerca dell’altro è anche scoperta di sé.  Trigger points: nudità frequenti, scene esplicite di natura sessuale, riferimenti alla schiavitù e alla violenza.  MARTEDÌ 9 SETTEMBRE L’Africa come specchio dell’utopia rivoluzionaria In questa giornata si esploreranno i limiti e le intuizioni dello sguardo pasoliniano sul "Terzo Mondo". Pasolini parla dell’Africa e per l’Africa, ma da un punto di vista esterno, benché empatico e politicamente impegnato.   * Ore 20:00   Incontro introduttivo alla visione con il professor Vito Varricchio, (storia dell’Africa), in dialogo con Lorenzo Teodonio, storico per passione, autore di Razza Partigiana, studioso di critica decoloniale.   * Ore 21:00   Proiezione del film Appunti per un’Orestiade africana (Italia, 1970 | 65’). Film-saggio in forma di appunti visivi, in cui Pier Paolo Pasolini immagina una possibile trasposizione dell’Orestiade di Eschilo nell’Africa postcoloniale, intrecciando appunti visivi, musica e riflessioni politiche sul continente come spazio mitico e rivoluzionario.  Trigger points: riferimenti alla violenza e alla schiavitù (non rappresentati in modo esplicito).  MERCOLEDÌ 10 SETTEMBRE Patrimonio artistico e ri-significazioni  * Ore 18.30   Presentazione della iniziativa “Echi da Dogali” con Giulia Grechi e l’Associazione Tezeta; a seguire presentazione a cura di Rosa Anna Di Lella sulle collezioni dell'ex Museo Coloniale e sulle attività del Museo delle Civiltà (MUCIV). Con la collaborazione della Rete Yekatit12-19febbraio.  * Ore 21:00  Proiezione di Abandon de poste di Mohamed Bouhari (Marocco / Belgio, 2010 | ca.15). Confronto silenzioso tra una guardia giurata e una statua africana a grandezza naturale: la prima di turno davanti a un edificio, la seconda incatenata come gli antichi schiavi all’ingresso di una galleria d’arte. Sguardo ironico e disincantato sugli stereotipi del colonialismo e dello schiavismo attraverso le figure dei “nuovi schiavi” della società occidentale.  * Ore 21:30  Collegamento online con la regista* e proiezione del film Dahomey di Mati Diop (Francia/Senegal, 2024 | ca. 67’). Orso d’Oro al Festival int.le del cinema di Berlino, narra la restituzione al Benin di oggetti trafugati del Regno di Dahomey durante la colonizzazione e conservati al Musée du quai Branly di Parigi.   GIOVEDÌ 11 SETTEMBRE Visioni del rimosso coloniale  * Ore 18:30   Presentazione del libro Visioni del Rimosso, con le autrici e autori Daniela Ricci e Micaela Veronesi (Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza) in dialogo con Leonardo De Franceschi, Maria Coletti e la Rete Yekatit12-19febbraio.  * Ore 21:00  Proiezione del film ADWA - AN AFRICAN VICTORY, del regista Haile Gerima, (Etiopia/USA, 1999 | ca. 90’); Attraverso testimonianze, materiali d’archivio e narrazione storica, il film ricostruisce la battaglia di Adwa (1896), in cui le forze etiopi sconfissero l’esercito coloniale italiano. Un’opera militante che celebra la resistenza africana e la memoria collettiva contro il colonialismo.  Trigger points: Descrizioni e immagini di guerra e violenza coloniale.  * Ore 22:30   Collegamento con il regista Haile Gerima e il regista etiope-italiano Dagmawi Yimer, in dialogo con Micaela Veronesi e Daniela Ricci (Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza), a commento del film e dibattito  VENERDÌ 12 SETTEMBRE Resistenze Decoloniali * Ore 18:30   Presentazione e letture di estratti del libro Il Re Ombra di Maaza Mengiste, con l’autrice in collegamento, insieme a Alessandro Triulzi (Archivio Memorie Migranti); in collaborazione con la Rete Yekatit12-19febbraio. Modera Soumaila Diawara.  * Ore 21:30   Proiezione del film SEARCHING FOR AMANI (Kenya/USA, 2023 | Regia: Debra Aroko | ca. 87’ | Prodotto da Generation Africa – COE) Quando suo padre viene assassinato, Amani, un ragazzo di 13 anni, inizia a filmare per dare voce al proprio dolore e cercare risposte. Il documentario segue il suo percorso tra lutto, memoria e giustizia, offrendo uno sguardo intimo e coraggioso sulla violenza rurale in Kenya e sulla resilienza giovanile.  SABATO 13 SETTEMBRE Decolonizzare la scuola  * Ore 19:00   Presentazione del libro “Tra i Bianchi di scuola” di Espérance Hakuzwimana insieme a Daniela Ionita del Movimento italiani senza cittadinanza, lo scrittore Christian Raimo, in collegamento l’artista Takoua Ben Mohamed, e Angela Mona di Un Ponte Per.  * Ore 21:30   - Proiezione del film A.O.C di Samy Sidali (2022, Francia | ca. 18′) in cui Latefa e i suoi due figli, Walid e Ptissam, consigliati dall’amministrazione, francesizzano i loro nomi quando acquisiscono la cittadinanza francese. Il film è ispirato a una storia vera.   - A seguire il film Soleil Ô (Mauritania/Francia, 1970 | 98’) di M. Hondo. Un immigrato africano riesce ad arrivare a Parigi, si scontra con l'indifferenza, il rifiuto, l'umiliazione e il razzismo; presentazione del film a cura di Micaela Veronesi e Daniela Ricci (Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza).  - Proiezione del cortometraggio MUNA (Warda Mohamed, Regno Unito, 2023 | 19′). Muna, tredicenne britannico-somala, desidera partecipare alla gita scolastica. Prima della partenza, riceve la notizia della morte del nonno in Somalia. Durante il funerale scopre attraverso la musica tradizionale (l’oud) una nuova parte della propria identità e delle proprie radici.  DOMENICA 14 SETTEMBRE Tra poesia e memoria: testimonianze della colonizzazione italiana in Libia  * Ore 18:00   Introduzione a cura di UPP e presentazione delle poesie tradotte dal libico all’italiano del poeta Fadil al Shalmani, deportato a Favignana, le poesie saranno interpretate dal regista, giornalista e sceneggiatore Khalifa Abo Khraisse e dall’attrice Valbona Kunxhiu, accompagnati dalla proiezione del cortometraggio La terra dei padri di Francesco Di Gioia. A seguire, presentazione del libro Il mio solo tormento – Canto di el Agheila, di Rajab Abuhweish, scritto nel campo di concentramento italiano in Libia di El Agheila, con letture di Mario Eleno, Manuela Mosè (curatori dell’edizione italiana del poema). Durante le letture ci sarà un contributo musicaledi Luca Chiavinato, musicista che ha contribuito alla colonna sonora del film “L’ordine delle cose”.    * Ore 20:30   Colonialismo di ieri e Migrazioni di oggi  Introduzione al film “L’ordine delle cose” con Giulia Torrini, presidente di Un Ponte Per; Marina Pierlorenzi, presidente ANPI Roma; Papia Aktar, responsabile migrazioni ARCI Roma e Silvano Falocco, Rete Yekatit12-19Febbraio, Ass. Tezeta.  * Ore 21:15 Consegna del Premio “Arene Decoloniali”  Premiazione del film in rassegna che maggiormente abbia contribuito a colmare il rimosso della memoria coloniale  * Ore 21:30   Proiezione del film L’ordine delle cose di Andrea Segre, 2017, 115’. Un funzionario ha il compito di arginare l'immigrazione dalla Libia ma il suo viaggio ha un esito inatteso.  
September 3, 2025
Gancio de Roma