Come far emergere il sommerso nel Lavoro Domestico. Le proposte di DOMINA
Il Lavoro Domestico coinvolge direttamente 902 mila famiglie datori di lavoro e
817 mila lavoratori regolari, per un totale di oltre 1,7 milioni di soggetti
censiti dall’INPS. Considerando anche la componente irregolare, che raggiunge un
tasso del 48,8%, il numero complessivo delle persone coinvolte supera i 3,3
milioni, confermando il lavoro domestico come uno dei comparti più rilevanti e
allo stesso tempo più vulnerabili del mercato del lavoro italiano. Dal lato
datoriale, la concentrazione maggiore si registra in Lombardia (170 mila) e
Lazio (152 mila), mentre tra i lavoratori permane una forte prevalenza di donne
(quasi il 90%) e di cittadini stranieri (circa il 70%). Tuttavia, si osserva una
crescita costante della componente italiana, che nel 2024 rappresenta oltre un
terzo della forza lavoro. E’ quanto si legge nel 7° Rapporto annuale realizzato
dall’Osservatorio DOMINA sul Lavoro Domestico, che presenta una visione
d’insieme della situazione del settore e, attraverso l’analisi qualitativa e
quantitativa, esamina i risvolti sociali ed economici del lavoro domestico a
livello locale, nazionale e internazionale. L’Osservatorio DOMINA sul Lavoro
Domestico è stato istituito nel 2019 da DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie
Datori di Lavoro Domestico (Firmataria del CCNL di categoria). Secondo i dati
INPS, nel 2024 la spesa delle famiglie italiane per il lavoro domestico si
attesta a 7,66 miliardi di euro. A livello regionale, la Lombardia rappresenta
da sola oltre un quinto della spesa complessiva (1,67 miliardi). Anche il Lazio
supera complessivamente il miliardo di euro, registrando il 14,1% di tutta la
spesa nazionale. In termini assoluti è evidente il peso delle regioni del
Centro-Nord. La prima regione del Sud è infatti la Campania, settima a livello
nazionale. Per quanto riguarda la retribuzione media annua dei lavoratori
domestici, i dati confermano una concentrazione nelle fasce medio-basse.
Complessivamente, ad esempio, sono più i lavoratori con una retribuzione annua
inferiore ai 3 mila euro (24,3%) rispetto a quelli con oltre 12 mila euro
(23,1%). Tuttavia, questo dato dipende molto dal numero di ore lavorate e dal
tipo di inquadramento contrattuale, particolarmente variabile nel settore del
lavoro domestico.
Il lavoro irregolare in ambito domestico rappresenta una delle forme più diffuse
e radicate di sommerso nel mercato del lavoro italiano. Nonostante l’importanza
crescente di questo settore il lavoro domestico continua a essere caratterizzato
da livelli di irregolarità particolarmente elevati e da condizioni contrattuali
spesso non conformi alla normativa vigente. “A fronte di un tasso medio
nazionale di irregolarità pari al 10%, si legge nel Rapporto, nel settore
domestico la percentuale sale fino al 48,8%, a dimostrazione della fragilità
strutturale che lo contraddistingue. Le cause di questa situazione sono
molteplici. In primo luogo, la natura privata e spesso urgente del rapporto di
lavoro domestico spinge molte famiglie a ricorrere rapidamente a una soluzione,
senza attivare un regolare contratto di lavoro”. Nel 2024 i lavoratori domestici
regolarmente dichiarati all’INPS sono stati 817 mila. Per la prima volta, si
registra un’inversione nei profili professionali prevalenti: il numero di
badanti (413 mila) ha superato quello delle colf (404 mila), evidenziando il
crescente fabbisogno di assistenza legato all’invecchiamento della popolazione.
Per stimare il numero di lavoratori irregolari presenti nel settore, si fa
riferimento all’ultimo tasso di irregolarità disponibile fornito dall’ISTAT,
pari al 48,8%. Applicando questa percentuale alla stima complessiva del lavoro
domestico, si ottiene una cifra indicativa di circa 779 mila lavoratori
impiegati in modo irregolare. Una condizione che può derivare sia dalla mancanza
di un contratto regolare sia dall’assenza di un permesso di soggiorno valido.
Questa presenza irregolare “costa” allo Stato in termini economici per il
mancato gettito erogato (tasse). La componente regolare registra entrate fiscali
per 1,3 miliardi tra contributi assistenziali/previdenziali e stima IRPEF e
addizionali locali. Si tratta quindi dell’impatto reale del lavoro domestico in
termini fiscali, a questo andrebbe aggiunta la quota di impatto potenziale
generato dalla componente irregolare, quantificabile in 391 milioni di euro. A
questi vanno aggiunti i contributi assistenziali e contributivi (1.131 milioni
di euro). Sommando gettito IRPEF ed entrate contributive, possiamo stimare un
gettito complessivo per le casse dello Stato pari a 1.522 milioni di euro. A
questo importo vanno però sottratti gli effetti indiretti legati alla componente
deducibile IRPEF del datore di lavoro e al bonus DL 3/2020 (integrazioni al
reddito), per cui lo Stato dovrebbe “restituire” circa 280 milioni, riducendo il
saldo delle entrate fiscali totali ad 1.242 milioni di euro.
Domina nel Rapporto avanza 5 interessanti proposte: 1. Introdurre il CASH BACK
per il lavoro domestico, permettendo al datore di lavoro di vedersi riconoscere
una somma economica quantificabile in via graduata da poter spendere solo per i
pagamenti di contributi INPS del lavoratore domestico. 2. Assunzione durante la
NASpI con trasferimento di una mensilità al datore di lavoro domestico per il
pagamento del lavoratore domestico come incentivo all’assunzione regolare. Il
contributo potrà essere fruibile solo nell’anno successivo all’assunzione
qualora rimanga in essere il medesimo lavoratore. 3. Detrazione del 10% dei
costi sostenuti durante l’anno per il lavoratore domestico, qualora il pagamento
sia effettuato tramite bonifici che prevedono l’agevolazione fiscale. 4.
Uguagliare la gestione della malattia dei lavoratori domestici a quella prevista
per gli altri lavoratori dipendenti, garantendo pari dignità e tutela economica
durante i periodi di assenza per motivi di salute. 5. Migliorare la gestione
della maternità, paternità e della genitorialità del lavoro domestico,
assicurando ai genitori e al bambino un’adeguata protezione, nel pieno rispetto
dei principi di equità e dignità del lavoro.
Qui per scaricare il Rapporto:
https://www.osservatoriolavorodomestico.it/rapporto-annuale/2025/.
Giovanni Caprio