Palermo, Vasto e Afragola: schemi simili di militarizzazione delle scuole
Le segnalazioni che arrivano all’Osservatorio contro la militarizzazione delle
scuole e delle università sulle iniziative delle scuole, sull’orientamento verso
percorsi post-scolastici o di formazione/informazione svolti in collaborazione
con le Forze Armate o con la polizia urbana, finiscono per assomigliarsi fra
loro in modo quasi ossessivo.
Allora, vorremmo scartare un po’ di lato, una mossa del cavallo per capire la
fisionomia degli istituti in cui si svolgono queste attività, come le loro
caratteristiche formative hanno a che fare con il tessuto socioculturale, umano
in cui sono ubicati. Raggruppiamo tre progetti di altrettanti Istituti Superiori
e ne apriamo le pagine dei siti istituzionali. Le prime immagini sono in tutti e
tre un circo mediatico, una girandola di loghi senza i quali sembra che le
scuole non possano più svolgere i compiti a cui sarebbero preposte: google
classroom, moodle, zoom, cisco, ecc, dispensatori di servizi, partner/padroni.
L’altro aspetto che li accumuna è la complicata mappa dei percorsi didattici
offerti. Grazie a circa 40 anni di micro/pseudo riforme, di accorpamenti
incoerenti, dettati solo dalla logica del risparmio, è difficile dividere la
scuola secondaria in licei e istituti tecnici, professionali. Tutti fanno tutto,
si direbbe, tutti sull’onda della polarità tecnica, informatica, tutti molto
STEM, come ormai d’obbligo, per sopravvivere. Proviamo ad andare ancora di lato,
vediamo se le intitolazioni ci possono suggerire qualcosa sulle fisionomie. Ne
dubitiamo, dato appunto il conformismo che le connota.
L’IIS di Palermo è dedicato a Ernesto Ascione, poeta, fotografo, napoletano. I
versi hanno struttura ritmica, una tecnica di versificazione è importante anche
per un poeta dialettale e per il verso libero; le attrezzature per fotografare
sono dispositivi sofisticati; insomma, tecniche antiche e tecnologia attuale. In
questa zona popolare di Palermo, chissà se le famiglie e gli studenti vedono il
nesso fra percorsi di ottica, odontoiatria, informatica, e perché no, pratica e
diritto dello sport, con il “poeta della fotografia”. Del resto, con buona pace
della coerenza, qui al Sud, nel tentativo di operare contro il cronico fenomeno
dei NEET (Not Education Employment Training), di contrastare la crisi del lavoro
che morde forte, i percorsi di orientamento non si fanno dal dentista o
dall’ottico, ma con le Forze Armate (clicca qui per il link).
L’IIS di Vasto (provincia di Chieti) è intitolato a Enrico Mattei, troppo noto
perché qui si ricordi il suo tragico percorso? Forse no. Mattei fu un
imprenditore di stato, a lui sono legati le vicende dell’ENI, il miracolo
economico del dopoguerra con al volano la Democrazia Cristiana, la volontà della
classe operaia italiana di migliorare le sue sorti, la decadenza del settore
industriale pubblico. Come sia finita, lo sappiamo. Palizzi, il plesso accorpato
al Mattei, non ha niente a che vedere con la cittadina di pietra e di mare
calabrese, anche se forse è il toponimo della via in cui è ubicata la struttura.
Qui l’orientamento prevede una felice gita a Roma, al Palazzo dell’Aeronautica,
perché il governo “multi-dominio” dell’aerospazio, nella “mutevole geopolitica
del mondo”, è la nuova frontiera, sotto l’ala – ancora! – del gruppo Leonardo.
La scuola Palizzi, forse prima di essere inghiottita dal Mattei, ha partecipato
e vinto un concorso, “Legalità e Merito”, promosso dall’Università Luiss. Alla
locuzione a cui fa capo la gara, guardiamo con il nostro solito occhio critico:
legalità confusa con legittimità e con la meritevole buona condotta del
cittadino? Sì, è probabile, anche se il progetto presentato ha una sua nobiltà.
Infatti, è basato sul diritto all’oblio della colpa, del reato commesso e
pagato, come narra l docufilm “Dimenticatemi”, basato su tre storie di carcere e
riabilitazione. Effettivamente – come scrive la giurista tedesca Katharina
Pistor – oggi, proprio la tecnologia è implacabile, la sua memoria è eterna, i
rei sono tracciati, mai davvero liberi, sempre in sospetto di altri eventuali
reati. Questo lo avranno spiegato ai ragazzi? (clicca qui per il link).
ITC di Afragola, città metropolitana di Napoli, è intitolato al Generale di
Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, del cui operato non so cosa ancora
arriva agli studenti. Anni Settanta, Torino, le Brigate Rosse; anni Ottanta,
Palermo, prefettura antimafia, assassinato nell’’82. Storia italiana che
ritorna, se si ha buona memoria, nella politica decretizia attuale: la legge si
fa rispettare con la repressione, le organizzazioni mafiose non hanno più
bisogno di uccidere, sono ben infiltrate nei potentati economici del Nord, sono
parte attiva negli appalti pubblici. Mentre la Legge 109 del 1996 sulla confisca
dei beni (lo scopo era impoverire le organizzazioni criminali), si imbroglia nei
nodi della burocrazia. E dunque Afragola? Ex ager campano di insediamento
coloniale dei legionari reduci, oggi con i suoi 61.000 abitanti, è uno dei 90
comuni della Terra dei Fuochi, come si legge sul sito dell’ARPAC (Agenzia
Regionale per la Protezione Ambientale Campania). Si segnala sui giornali locali
per alcune sparatorie in strada con i kalashnikov, per una azienda di mangimi
contaminati da escrementi e altra cronaca nera. E così l’orientamento per gli
alunni di quarto e quinto anno è verso le carriere nelle Forze Armate e nella
Polizia, con visite e incontri a cui sono accompagnati dagli insegnanti in
orario di lezione curriculare. Del resto, come promuovere carriere di studio e
ricerca sulla protezione dei suoli, sulla produzione che non violenti il
territorio, sul danno da consumo del suolo? Sembra quasi di proporre una favola,
un racconto distopico. Al Sud si muore sparati o inquinati, la questione
meridionale resta inalterata.
Cosa accomuna questi tre istituti, cosa rende simile la loro immagine pubblica e
la progettualità attraverso cui la manifestano? Il pragmatismo spregiudicato,
senza giudizio, con cui sposano tre aspetti della sottocultura scolastica di
questo periodo storico. Il tempo: schiacciato su un presente accettato nella sua
naturalità inamovibile, non c’è storia nella granulare nozione di attimo, di cui
le macchine tecno sono il simbolo.
Il lavoro: fondamento esistenziale, una tensione che non porta ad alcuna
speranza di riscatto sociale, azione senza riflessione nell’ansia di obbedienza
al comando, nella catena del valore del capitale umano.
Lo specialismo: scombinato in prassi disorganica, nel sottrarsi definitivo della
tecnologia dallo sguardo umanistico. Nessuna utopia concreta per i nostri
giovani. Nelle carriere prospettate c’è l’obbedienza, e quella piccola dose di
potere promessa a chi veste una divisa. In fondo, c’è sempre un subalterno a cui
indirizzare la propria frustrazione.
Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
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