Milano, la miseria dietro le Olimpiadi
E’ tutto normale, questo è il problema.
E’ normale che una città venga occupata, blindata, per due giorni per l’arrivo
di alcuni potenti della terra. E’ normale che si realizzino opere per queste
Olimpiadi, con enormi quantità di soldi pubblici, di cui godranno
fondamentalmente i privati. E’ normale che i prezzi delle case crescano, fino a
prezzi inavvicinabili per i più. E’ normale che si abbandoni il patrimonio
immobiliare pubblico e ancor meno se ne costruisca di nuovo.
E’ normale che i servizi sociali vengano tagliati, che nelle periferie cresca il
degrado. E’ normale che alcuni quartieri diventino IN e altri finiscano out. E’
normale che non vi siano soldi per ristrutturare spazi pubblici, giardini,
cascine, piscine, che darebbero vita a questa città.
E’ normale che non vi siano soldi per rimettere in sesto strutture scolastiche,
sanitarie, uffici pubblici, fatiscenti. E’ normale che non vi siano più cinema
nelle periferie. E’ normale che non si trovino nuovi autisti per i mezzi
pubblici, con condizioni di lavoro che non permettono di vivere in questa città.
E’ normale che i comitati dei cittadini cerchino di difendere spazi verdi e non
vengano neppure ascoltati.
E’ normale che si voglia distruggere uno storico e bellissimo stadio, del tutto
funzionante, per costruirne un altro a pochi metri di distanza. E’ normale che
vi siano soldi per grandi eventi, zone di lusso, concessioni edilizie per nuovi
e vecchi ricchi, centri commerciali, ma non vi siano mai soldi per le opere
pubbliche necessarie di cui godrebbero la gran parte degli abitanti.
E’ normale che ci siano delle gabbie dove chiudere dentro delle persone solo
perchè non hanno un pezzo di carta e lasciarle per mesi a soffrire e a
impazzire.
E’ normale.
Semplicemente perché, a chi governa, degli abitanti, non gliene frega nulla.
Panem et circenses.
La stessa Milano che brilla, che vede moltiplicarsi appartamenti di lusso è
quella che vedete in questo breve video: una normale mattina lungo viale
Toscana, oltre due cento metri di una lunga fila di persone in attesa di una
borsa di cibo. Ogni mattina, nella ricca Milano, a poco più di due chilometri da
piazza Duomo. Col caldo o col freddo, ci si mette in coda. E non è certo l’unico
centro di distribuzione.
Andrea De Lotto